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lavoro pubblicato domenica 24 agosto 2014
ultima lettura martedì 18 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

la storia del mio...

di MirkoAlbanese. Letto 502 volte. Dallo scaffale Fantasia

Prima storia de "i racconti di sulsuria" (a breve verra pubblicato come libro) l'unica nn collegata a tutte le altre ed è più un esercizio la mia prospettiva più che una vera parte del libro....

La storia del mio…



La osservavo ogni giorno, ogni volta che usciva di casa.

Chissà se si accorgeva di me.

Chissà se si ricordava di me.

Lei camminava leggiadra tra le gialle foglie di castagno che ricoprivano il sentiero.

Facevamo la strada insieme almeno dieci volte a luna.

Con il caldo e le mosche che ci ronzavano intorno, con la neve silenziosa.

Non mi vedeva mai ma io c’ero.

Ero bravo a muovermi agile nel bosco, la mia famiglia mi ammirava e mi rispettava per la mia bravura, anche se non capiva quello che facevo.

Camminando era già giunta fino al cadavere del vecchio pioppo.

Io ero dieci metri alla sua destra, ma lei non poteva vedermi.

Col suo passo leggiadro era quasi arrivata al torrentello senza pesci.

Come sempre io avevo dovuto farla passare, poi quando nessuno poteva vedermi passavo il sentiero, salivo sul costone sinistro e la raggiungevo.

Come ogni volta si fermò a bere dalla piccola cascata del ruscello.

Non mi vedeva, ma lei doveva sapere che c’ero, tutti avevano timore di attraversare quel tratto di bosco, tutti tranne lei.

Chissà, forse sapeva che ero lì a guardarla, a proteggerla.

Lei s’incamminò di nuovo e io nel bosco la seguivo.

Come ogni volta, saremmo arrivati alla casetta marrone dall’odore aspro.

Lei sarebbe entrata e lì sarebbe rimasta fin quasi al tramonto, non si faceva mai sorprendere dalle tenebre nel bosco.

Avremmo camminato insieme fino alla sua casa e ci saremmo separati di nuovo.

Ma questa volta era diverso: c’era qualcuno nel sentiero, uno di loro.

Lui alzò la zampa ed emise un ringhio, lei alzò ed emise un latrato di risposta.

Adoravo i suoi latrati, la sentivo latrare poco.

Adoravo i suoi latrati, una volta la sentivo sempre latrare.

Lei si avvicinò a lui. Cosa faceva! Era pazza, doveva scappare, lui era il pericolo! Colui che uccide per uccidere, l’animale che caccia tutti gli animali.

Mi avvicinavo cauto, avrebbe potuto farmi male, una volta mi aveva fatto molto male.

Ringhiavano l’uno verso l’altro.

Il ringhio di lui era basso e cupo.

Il ringhio di lei era delicato.

Erano a pochi alberi da me, il suo profumo di fiori e frutta secca si mescolava con quello di lui, con l’odore della morte.

Con una zampa lui le afferrò la criniera, lei guaì.

Con l’altra zampa lui estrasse la sua arma.

Avevo paura di quell’arma, mio fratello era morto colpito da lei.

Molti della mia specie avevano perso la vita colpiti dagli strani oggetti del cacciatore.

Lui appoggiò l’arma alla gola di lei.

Lei latrava e lo strano oggetto brillava alla luce dei pochi raggi solari che trapelavano nel bosco.

Io uscii dal mio nascondiglio, il mio pelo era irto sulla schiena. Dalla bocca perdevo la bava e il mio ringhio uscì forte e malevolo.

Il mio ringhio, forte da coprire il suo brutto ringhio e i suoi dolci latrati, lo fece voltare.

Eravamo uno di fronte all’altro.

Volevo il suo sangue, adesso lui era la mia preda.

Non avevo mai cacciato da solo.

Non avevo mai cacciato un uomo.

Ma per lei l’avrei fatto.

Ci scagliammo l’uno contro l’altro.

L’arma entrò dentro me, la sentivo bruciare, ma le mie zanne avevano la sua gola: volevo il suo sangue.

La pancia e la zampa bruciavano, come una sola volta nella vita avevano bruciato ed era sempre stato lui a bruciarmi, con l’arma rumorosa.

Sentivo le sue forze scemare.

Sentivo quel gusto in bocca.

Avevo il suo sangue, avevo ucciso la mia preda.

Cercai di rialzarmi, di andare verso di lei, ma non ci riuscii.

Lei mi toccò.

Sfiorò la mia schiena, sotto l’attaccatura del collo, dove tre inverni prima lui, con la sua arma rumorosa, mi aveva fatto bruciare e mi riconobbe.

Le gocce di rugiada scesero lente dai suoi occhi.

Non ho mai capito perché la rugiada scendesse dai suoi occhi, era capitato anche tre inverni prima, quando mi trovò ferito in un cespuglio vicino alla sua tana.

E anche nell’estate, quando dopo avermi aiutato e nutrito mi aveva riconsegnato al bosco.

Le sue zampe mi accarezzavano la schiena, mentre la rugiada continuava a scendere dai suoi occhi.

Ringhiava e latrava al mio orecchio.

Dolce come le sinfonie che il vento invernale suona tra gli alberi spogli, i miei occhi si chiusero.

Sentivo la sua dolce melodia, le sue zampe sulla mia schiena e qualcosa di caldo e viscido che colava sotto di me.

La melodia si interruppe e con essa tutti i rumori del bosco.

Sentivo solo le sue zampe e qualcosa che scivolava via da me… forse la mia vita.



Il titolo completo è: La storia del mio cappuccetto rosso.





Commenti

pubblicato il 24/08/2014 23.40.51
Sandy32, ha scritto: Davvero bello e originale!

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