ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato domenica 24 agosto 2014
ultima lettura mercoledì 23 settembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La soluzione alla banalità quotidiana

di Adriano. Letto 689 volte. Dallo scaffale Generico

Era seduta sul divano in pelle dura. Aveva le gambe incrociate e il suo pc sulle ginocchia. Spingeva sui tasti come un picchio sulla corteccia di un albero. Gli auricolari fissi nelle orecchie la isolavano da tutti gli altri che le passavano vicino, fr...

Era seduta sul divano in pelle dura. Aveva le gambe incrociate e il suo pc sulle ginocchia. Spingeva sui tasti come un picchio sulla corteccia di un albero. Gli auricolari fissi nelle orecchie la isolavano da tutti gli altri che le passavano vicino, frenetici e veloci. Io la fissai un momento e mi sembrò come se non ci fosse altra soluzione che fermarmi e chiacchierare con lei. Mi sembrò un sacrilegio passarle davanti e non dedicarle una parola. Mi fermai di nanzi a lei e aspettai che sollevasse lo sguardo dallo schermo. Lo fece. Si tolse l'auricolare sinistro e mi guardò. Io esordì dicendo - che fai?- lei mi rispose - scrivo qualcosa- spostando il computer per non farmi leggere quello che aveva scritto. - Cosa scrivi?- notai la sua vergogna. - Niente lascia perdere, non penso ti possa interessare-. Senza che me ne rendessi conto sviò la conversazione su un altro fronte. Restammo parecchio tempo a parlarci su quel divano e con tanto stupore notai quanto il mare avesse da invidiare quella ragazza di cui non ricordo il nome. Ascoltava De Andrè, le piaeva fare l'amore, amava il teatro, scriveva quando ne aveva voglia, le piaceva il disordire, le parole, conoscere, vivere, guardare, amava sia le donne che gli uomoni, credeva nell'anarchia come unica soluzione. A cosa? A tutto. Io iniziavo a credere in lei come unica soluzione. A cosa? Alla banalità quotidiana. Dopo la salutai, sapevo di rincontrarla lì, eravamo nello stesso albergo. Così fu. Parlammo altre e altre volte ed io ero sempre più convinto della sua grandezza.
Passarono dieci giorni da quello e dovevamo salutarci. Prima di andare via mi lasciò un foglietto piegato male, che se me lo avesse dato un'altra persona sarei rimasoto offeso. Quando era già lontano, lo aprì.
All'interno di quelle righe era nascosta la freschezza di essere liberi, la gioia di un domani migliore di oggi. Era nascosta la felicità di un tale che le sorrideva quando le parlava e che la guardava come un sacerdote al battesimo di una bimba. La cosa più bella era la data riportata sul fondo.
10 giorni fa.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: