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lavoro pubblicato domenica 24 agosto 2014
ultima lettura martedì 29 gennaio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Vita di un cane

di DanielTeng. Letto 378 volte. Dallo scaffale Pulp

Fiorello non vale un cazzo come cantante. Secondo me è un bravo presentatore, ma non dovrebbe cantare. Il fatto è che lui ha sempre imitato i cantanti “veri”. Ha fatto anche un disco dove interpretava brani di cantanti famosi.............

Fiorello non vale un cazzo come cantante. Secondo me è un bravo presentatore, ma non dovrebbe cantare. Il fatto è che lui ha sempre imitato i cantanti “veri”. Ha fatto anche un disco dove interpretava brani di cantanti famosi rifacendone la voce tale e quale...E poi ne ha risentito, per esempio, quando cantava “Dimmi Dimmi Perché” sembrava facesse il verso a Celentano o a Renato Zero. Non ha un suo stile, una sua voce, una sua personalità. Meglio che lascio perdere questo argomento! Bah!

Questi personaggi del mondo dello spettacolo, della televisione, della moda, dello sport, si accoppiano e scambiano l'uno con l'altra alla faccia nostra che al massimo ci facciamo delle seghe o andiamo a puttane. Questa gente ha una vita totalmente diversa dalla nostra. Dalla mia. Io sono tutto casa e lavoro. Quando non sono al lavoro sono a casa e guardo la tv. Vedo e sento queste cose di quelli lì e mi girano le palle.

Quando sono al lavoro, non è male. Svolgo mansioni d'ufficio assieme ad altri cinque impiegati. Non so come mai ma non sono riuscito a legare troppo coi miei colleghi. I primi tempi mi parlavano, mi invitavano a prendere il caffè...Poi, un po' alla volta, hanno smesso di considerarmi e mi rode un po' lo stomaco quando li vedo fare comunella o li sento ridere alle mie spalle. Cani bastardi. Ci sono dei momenti belli nella mia giornata di lavoro, come la pausa pranzo. Alle dodici e trenta in punto i miei colleghi escono dall'ufficio, io allora mi apposto accucciato dalla finestra, aspetto che escano dal portone e sputo di sotto. Se uno di loro guarda in su e dice: “Ma piove?” Allora so che ho mirato bene.

Mi piace stare un po' alla finestra a guardare fuori. Guardo gli autobus passare con la gente dentro. A seconda dell'umore gli faccio gestacci: ombrello,dito medio o mi sgrullo l'uccello in mano.Spesso mi intristisco, di solito se è una giornata grigia.

Una collega, Gigliola, quando non c'è il direttore , porta in ufficio il suo cane rompipalle. Uno stronzetto di barboncino che si chiama Minù. Questa merdina, ogni volta che mi alzo dalla sedia, mi si attacca ad una gamba e si sbatte,si agita come posseduto. Una volta era così eccitato che mi ha sbrodolato sui pantaloni. E la Gigliola mi fa ridacchiando: “Sarà che sei il suo tipo!” E gli altri dietro a ridere. Che gran stronza. L'altro ieri, nella pausa pranzo, ha lasciato Minù legato alla scrivania. L'ho riempito di calci quel barboncino del cazzo.

(L'autore di questo racconto assicura che non è stato maltrattato nessun Minù nella composizione dello scritto.)



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