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lavoro pubblicato sabato 23 agosto 2014
ultima lettura domenica 19 maggio 2019

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La Beata Veronica da Binasco e Sant'Agostino

di rusticus. Letto 862 volte. Dallo scaffale Storia

Mario Capodicasa curatore di una edizione delle Confessioni  così ci presenta nella prefazione  la figura di Agostino “ La sua grandezza, come teologo, filosofo, mistico, scrittore, psicologo, è data dalla sintesi armo...


Mario Capodicasa curatore di una edizione delle Confessioni così ci presenta nella prefazione la figura di Agostino “ La sua grandezza, come teologo, filosofo, mistico, scrittore, psicologo, è data dalla sintesi armoniosa e splendente delle sue doti,.... se rifletti bene e lo segui nelle sue speculazioni e nella sua dialettica ravvisi Aristotele, Atanasio; se ti invade il fiume della sua eloquenza ravvisi Cicerone, Crisostomo; se ti commuove la genuina parola del cuore che è sempre alta poesia ravvisi Pindaro, Virgilio; se riesci a penetrare nel suo cuore lo vedrai simile a quello di Paolo, generoso come quello di Pietro” .

Veronica da Binasco, al contrario, una delle tante figlie spirituali del Santo di Tagaste è una povera ed ignorante contadina: quali dunque i punti di contatto, quale il possibile raffronto tra questi due Santi tanto dissimili per origine, cultura e periodi storici?

Il cammino di fede parte per entrambi da Milano: la Milano romana di Ambrogio per il primo, la Milano ducale di Lodovico il Moro per la seconda; protagonista di spicco Agostino, difensore della fede cristiana a Cartagine, la nuova Roma, missionaria nella Roma dei Papi Veronica; singolare poi il fatto che la Diocesi di Pavia ne conservi le venerate spoglie sottoposte entrambe a varie vicissitudini e peregrinazioni: da Ippona in Sardegna nel Logoduro e da qui in S. Pietro in Ciel d’Oro a Pavia quelle di S. Agostino e, a pochi chilometri, nella Parrocchiale di Binasco quelle della Beata Veronica dopo la traslazione dal Convento agostiniano di Santa Marta in Milano.

Generato a nuova vita e abbandonate le giovanili dissolutezze, dopo l’incontro in Milano con Ambrogio ed aver ricevuto il battesimo, Agostino il novello presbitero e poi vescovo di Ippona, ritornato in patria, all’epoca del nascente culto cristiano, organizza nel 411 d.C. il primo dei concilii di Cartagine. Oggi, nell’odierna Tunisia, uno dei luoghi che lo videro indiscusso protagonista, le Terme di Gargilius, sono ridotte a pochi ruderi e si nota solo qualche sbrecciata colonna a rompere l’ondeggiare di selve di gialli ranuncoli e di solitari papaveri di color scarlatto. Così doveva essere questo luogo, lontano e a lei sconosciuto, secoli dopo anche ai tempi di Giovannina ma non dissimile, quale immagine, dall’odorante e fiorita campagna di Cicognola dove la fanciulla rendeva con il suo lavoro mena faticosa la vita dei genitori ed attendeva nel silenzio di realizzare il suo sogno: una chiamata misteriosa farsi monaca!

Così nell’immaginario della mente ora, chiudendo gli occhi, confondendo i luoghi, il passato con il presente e il presente con il passato, e come se vedessimo Agostino passar lieve su quel campo e prendere per mano Nina. Per lei ignorante ma dalla fede genuina accanto alle parole di Cristo “ Ti benedico o Padre Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” non valevano forse per lei, ferma nella fede cattolica, le parole di Agostino per il manicheo Fausto ? : “ E’ vero che, benché ignorante, poteva benissimo possedere la verità in materia religiosa, ……………. Monito anche per noi portati a giudicare il prossimo ed a valutarne i comportamenti in termini di fede e religiosità.

Se poi, non volessimo cedere all’immaginazione e riaprendo gli occhi cancellassimo questa intima visione e lasciare, nostro malgrado, quel campo fiorito, ecco come la piccola Nina, ormai divenuta Veronica, rapita in estasi ed in celestiali visioni, ci soccorre nell’indicare come di fatto ed in modo straordinario avvennero il suo primo incontro e poi quelli successivi con Agostino: basta infatti darle voce aprendo le pagine di quel “libricino” di Isidoro de Isolanis “La Vita della Beata Veronica da Binasco” nella bella traduzione dal latino di Don Ermanno Segù e di Don Giacomo Ravizza .

Così gli occhi e la mente scorrono lentamente su queste pagine: “ Nell’anno 1487 dal parto della Vergine Maria, mentre Veronica si dedicava all’orazione notturna, le apparve il Beato Agostino per tre volte…Agostino era ricoperto di un manto di seta e di una veste di porpora. Si vedeva l’aspetto tipico di un essere divino. Sul capo portava una fulgentissima mitra. Dapprima Veronica si spaventò di quella luce immensa, quindi esultò per le gioie celesti.” (Libro secondo-Capitolo secondo: L’apparizione di sant’Agostino). E poi continuando nella lettura :”Durante la festa particolare di S. Agostino, tralasciando con lo spirito i sensi terrestri, vide queste cose: il nostro santo padre Agostino in abito pontificio e con sotto una veste di color rosso avanzava tra i santi Nicola da Tolentino e Guglielmo…Con una mitra che splendeva d’oro e di pietre preziose..reggeva in mano una nicchia d’oro di meravigliosa fattura. La mente umana non comprende quanto fosse la bellezza, incredibile lo splendore” ( Libro quinto- Capitolo undicesimo: La manifestazione della festività di S. Agostino).

Detto di questi incontri creati dalla immaginazione e vissuti nell’estasi, ora con riferimento alla cronaca e alla storia sappiamo per certo che da Milano punto di partenza , come già detto, della conversione di Agostino, Nina si avvia alla vita religiosa e spirituale, iniziando proprio da un Convento agostiniano quello di S. Marta, la sua missione di conversa questuante e poi di missionaria per le vie di Milano, Como, Firenze, Roma. Nella provincia romana del Nord Africa,allora il colto e dotto Vescovo Agostino, formatosi nelle scuole di retorica di Cartagine e di Roma, riduceva al silenzio e disputava con successo grazie anche alla sua arte oratoria ( Aurelius Augustinus poi Doctor Gratiae) le tesi ed argomentazioni di manichei, donatisti ed altri scismatici oppositori della fede cattolica, così Veronica nel nome di Cristo e della verità parlerà ai ricchi ed ai potenti del suo tempo siano essi i Duchi di Milano, Lodovico il Moro e Beatrice d’Este nonché lo stesso Vicario del suo amato Cristo: Papa Borgia, richiamando ora in Milano a più onesti comportamenti la poco morigerata corte ducale e poi a Roma sede dei Papi, lei, l’analfabeta contadina di Cicognola, con umili e tremanti parole, ma per Divina Provvidenza toccanti e persuasive, indicherà la strada della conversione al poco raccomandabile in termini di virtù e costumi Papa Borgia-Alessandro VI.

Artefici entrambi della luccicante e sempre rinnovata, giorno per giorno da nuovi mattoni e da nuovi castoni, casa del Padre, cercheremmo invano di differenziare il loro contributo a questa edificazione: tra gli operai e gli artefici del Regno di Dio non esiste distinzione tra orafi e badilanti!

Allora in Africa, il demonio sotto le sembianze di scellerati e debosciati giovani cartaginesi induceva il giovane Agostino ai piaceri della carne nei lupanari della città e lo conduceva alle frivolezze dei giardini delle Terme di Antonino, ora, sconvolto dalla angelica purezza di Veronica, il diavolo le si presenta, nel buio di una piccola cella, nel suo più reale e bestiale aspetto e ne lacera, ne percuote, ne trafigge le povere e misere carni.

Nonostante queste diaboliche torture e tentazioni, sia per Agostino che per Veronica le porte degli inferi non hanno prevalso; nel sorgere a vita nuova del primo scorgi il segno della misericordia divina nei confronti del singolo peccatore, nella sofferenza corporale di Veronica, intimamente connessa con il sacrificio della Croce, vi trovi il tributo individuale alla redenzione e alla remissione dei peccati dell’umanità. Quando pecchi e ti smarrisci Agostino ti dice che puoi risorgere, Veronica ti aiuta a risorgere!



Commenti

pubblicato il 23/08/2014 9.07.46
mauro84, ha scritto: molto interessante... complimenti per la teologia con la quale dai dettagli al tutto! Meritevole!

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