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lavoro pubblicato mercoledì 20 agosto 2014
ultima lettura giovedì 21 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Monologo D'Agosto II

di DOMENICO DE FERRARO. Letto 385 volte. Dallo scaffale Viaggi

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MONOLOGO D’AGOSTO

La poesia mi trascina lontano in un mondo crudele mentre remoti ricordi trasformano i fantasmi dell’ intelletto in un delirio di frasi .

Ogni cosa sprofonda nel suo incubo ed io lasso perduto per codesti lidi prigioniero in questa dimensione inseguo la mia sorte.

Brucia con questa falsa estate una beltà inseguita tra i campi di grano decantando filastrocche schiocche, seduto insieme

ai personaggi delle favole fatte a telefono fuori al balcone.

Per strade affollate , insieme alla mia tristezza.

Perduto in questo laido canto che non acquieta il mesto dolore .

Ah sé potrei sconfiggere l’ avverso destino sconfiggere

l’ingiuria dei villani , placare l’ira dei ciclopi .

Tutto mi sembra vano , vago tremante ,come una foglia nel vento

aspettando giorni migliori . Cangiare il colore di questa vita

in questo incerto tempo illudendo lo spirito forse potrei .

Ma tutto ciò mi sembra inutile .

Se io potrei cambiare veste e lingua ,se potrei cambiare

verso e costume.

Se tutto fosse frutto della fantasia , io potrei divenire

un pesce che guizza nei mari ,essere un ottimo politico ,

essere quel sogno giulivo di quel bambino che ora passa

per codesta strada.

Eppure tutto è superfluo , nulla è certo l’ inganno mi lusinga

ed il giorno cangia aspetto mentre lo sposo oscuro

non comprende la sposa luminosa.

Illuso dal sistema , confuso in diversi ragionamenti

ogni cosa si compie secondo il volere del grande artefice .

Poveri noi quando giungeremo alla meta che abbiamo sempre

inseguito , mai avrà fine questo nostro pellegrinare ?

Confondendo il bello al falso , non si doma in me l’ira dell’arte

fin alla fine sospiro ed invoco il nome tuo nel vento.

Le tue frasi mi turbano , rendono ogni cosa assai difficile .

E se tutto fosse vero quello che si narra di te ?

Perché non fuggi , lascia andare via l’ingrata sorte

per la sua strada senza dirgli nulla senza guardarla in viso

senza avvicinare l’ orecchio al suo cuore?

Se fosse vero ciò che si dice l’andare solerti convinti

di sé come del per sé convinti di trovar ciò che si cerca

senza lasciarci le penne.

Il viaggio sarebbe piacevole , dimenticando il male ,

l’incubo d’un domani incerto che si ciba di racconti onirici

di canzoni anomale dai denti ingialliti in momenti difficili.

Lui vive , folle verseggia per favore fatelo smettere , la nausea

che provo mi rivolta lo stomaco ed il cervello.

Ed ogni cosa diviene simile al canto del gallo ubriaco, al canto delle allegre raganelle , al canto delle cicale nascoste tra il verde

dei rami degli alberi sui monti .

Eppure vorrei non odiarlo , andare ritornare

non credere all’inganno delle parole del curato.

Indossare l’ abito d’ un santo pellegrino camminare

tra i monti solitario senza chiedermi perché , ascoltare

il suono di versi orfici risuonanti in mezzo ai boschi lussureggianti. Ma nella mia misera visione spoglio m’appare l’uomo e la sua filosofia dopo aver visto sgozzare l’agnello scendo dai monti

m’avvio verso il mare, là ammaino le vele e verso nuove terre viaggio ed io sono perduto nel mistero della poesia

in mezzo al dire e al fare di questa oscura estate.



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