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lavoro pubblicato martedì 19 agosto 2014
ultima lettura martedì 15 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Dipinto in 3/4

di JNorvak82. Letto 597 volte. Dallo scaffale Pulp

…mentre la luce si alternava nel mondo cosparso di fiori azzurri, si allungavano impalpabili le ombre nel contrarsi del suono.  Là, vivendo nelle case dipinte da origami di luce, mentre il mondo affogava nel blu e s'illuminavano le a...

…mentre la luce si alternava nel mondo cosparso di fiori azzurri, si allungavano impalpabili le ombre nel contrarsi del suono.

Là, vivendo nelle case dipinte da origami di luce, mentre il mondo affogava nel blu e s'illuminavano le artificiali lanterne per nascondere le estremità delle tenebre; mentre tutto tornava naturale e scivolava nel sogno, nella porpora Arthur continuava a sorridere, palpando alla luce di una seta azzurra le fresche carni delle viventi amorose, ma non innamorate, rose dell'amore.

Si voltò verso le scale su cui anche io ero passato più volte per andare a cercare sollievo laddove se ne vanno i malinconici.

Arthur si voltò, ed una, leggera sorrise; ed ella come fluttuando avvenne.

Labbra carnose di rossetto scintillante, capelli raccolti, lunghi orecchini ed un vestito rosso. Trasparente. Nuda e perfetta dalle grandi mammelle, calze nere, sottili, legate con un fiocco, proprio sopra il ginocchio. Scarpette nere per i suoi piccoli piedi. Scarpette nere dico! con il tacco a spillo rosso.

Quando fu vicina si piegò in avanti verso il volto di Arthur dicendo con voce pacata, calda e sensuale: "Desidera?"

Arthur con gli occhi socchiusi dal vino, biascicò lentamente e con garbo, poi sorrise nell'ebbrezza e gentilmente, allungando una mano ricoperta da un sottile guanto bianco ordinò: "Vodka!"

"Un bicchiere?"

"Una bottiglia!"

"Bene!"

La ragazza se ne andò con l'ordinazione e Arthur si rilassò sulla poltrona servendosi un altro bicchiere di vino.

Era da solo in quel luogo, e accanto a lui se ne stavano sedute due belle signore dai pensieri disfatti come quelli che hanno il sapore del sale.

Arthur si accese una sigaretta mentre loro continuavano a fissarlo chiedendosi spregiudicati perché.

D'un tratto, apparve la cameriera con la vodka e tre bicchieri che adagiò sul tavolino ambrato che stava davanti ad Arthur. Lei aprì la bottiglia, e quando ebbe riempito i tre bicchieri se ne tornò da dove era venuta.

Talvolta anche a me portavano e riempivano più di un bicchiere, ma come Arthur io non ci ho mai fatto caso. E neppure in preda all'euforia, neppure cieco avrei sfiorato le bellezze che mi si trovavano davanti.

Ed ecco Arthur, prendere un taccuino ed una penna, scrivere qualcosa su di una pagina, staccarla e porla con garbo alle due signore, che lessero e si sforzarono di capire. Mentre leggevano Arthur le guardava, fissandole attraverso i suoi occhi scuri. Ecco, una rise, l'altra accennò un sorriso, divenne improvvisamente pallida, poi si voltò oltre la spalliera del divano su cui entrambe erano sedute e vomitò.

Arthur non si mosse, rimaneva serio, impassibile, incantato, a guardarle. Le ingorde cominciarono a ridere a crepapelle, le pareti del locale, coperte da quadri dipinti ad olio e stoffe dai colori rossastri, cominciarono a colare, a sciogliersi, rivelando oltre di esse, un buio fitto ed impenetrabile.

Arthur rimase serio prima di alzarsi e muoversi verso il nulla in silenzio mentre le due donne ridevano e ridevano davanti ai bicchieri di vodka.

Ed ecco, una sala da letto ed una donna: una bellissima donna dalla pelle bianca come avorio che giocava saltellando su di esso come una bambina. Nelle mani teneva un mazzo di chiavi, e mentre saltellava cantava ad Arthur che la guardava incuriosito, affascinato ed impaurito: "vuoi le chiavi? Tanto non te le do-o, tanto non te le do-o! Poi rideva saltellava sul letto, sgambettava e godeva.

Arthur allungò lentamente una mano, il sottile guanto bianco stava per sfiorarla quando lei prese con forza il ragazzo per il braccio e lo trascinò sul letto continuando a ridere e a canticchiare: "Tanto non te le do-o, tanto non te le do-o!"

Arthur, con un po' di timore la guardò negli occhi, profondi come un dolcissimo abisso di quiete, chiedendo gentilmente: "Chi sei?"

Lei si fermò. Si accasciò nell'argento delle lenzuola, e nell'argento pianse tenendo strette le chiavi in una mano. Mentre piangeva, ed aveva la voce tremante, ed il respiro lieve come quello delle fate, la bellissima donna disse: "Arthur, perché pensi… tu… cosa stai cercando?"

"Una risposta!"

Lei alzò la testa e con gli occhi languidi disse: "è la domanda… è la domanda, la domanda è la risposta Arthur!"

Arthur la fissava senza riuscire a capire.

"Vieni…" disse lei, e prendendolo dolcemente per un braccio alzò le lenzuola e continuò: "Dormi con me! Sono tanto sola e qui c'è tanto spazio!"

"Perché non te ne vai?" chiese Arthur mentre entrava a letto.

"Non posso"

"Perché?"

"Perché io Custodisco!"

"Che cosa?"

"La Verità!"

Arthur stava per entrare in estasi quando le coperte cominciarono a muoversi, così come il letto e l'oscurità che li circondava, rivelando figure umane contorsioniste lunghe e colorate come l'arcobaleno.

Arthur cadde, chiuse gli occhi dalla paura, e quando gli riaprì se ne andava danzante, tenendo tra le braccia una bella sirena per la vie antiche di un vicolo romantico. Accompagnati da un valzer che proveniva dalla finestra di una casa.

Violoncello e Pianoforte.

Ed entrambi si abbracciarono finalmente nell'azzurro.



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