ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 


Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato martedì 19 agosto 2014
ultima lettura sabato 19 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Red Horse Sunshine

di JNorvak82. Letto 497 volte. Dallo scaffale Pulp

Cinque, Dieci, Venti, Dentro gli occhi e dietro ai denti, scivolando con i pesci più ne prendi e meno senti…   Il ragazzo si guardò allo specchio. "Che faccia!" rise, "dici a me? Dici a me?". Si guard&ograv...

Cinque, Dieci, Venti,

Dentro gli occhi e dietro ai denti,

scivolando con i pesci

più ne prendi e meno senti…

Il ragazzo si guardò allo specchio. "Che faccia!" rise, "dici a me? Dici a me?". Si guardò, era troppo tondo per somigliare a De Niro. Provò poi a fare delle facce da divo ma con scarsi risultati. Si vestì ed uscì di casa.

Salì in macchina e partì a tutta velocità. L'asfalto scivolava via liscio come i suoi pensieri che divenivano carne, musica, sesso, ancora musica, gambe di donne, omicidi e carezze, spettacoli sfolgoranti di cui solo lui era la star.

Accese la radio e cambiò stazione, cambiò ancora, ancora un'altra volta, dopodiché la spense. Guardava le altre macchine illuminate per le strade notturne. Persone che come lui si dirigevano verso il centro della città.

Jazz. Mise un disco di musica e si rilassò mentre le luci si facevano sempre più intense, sempre più colorate.

Sulla sua destra passò l'hotel dove da ragazzo perse la verginità; Il treestar: "Albero stella! ma tu pensa che cazzo di nome…!" Quella sera neppure se la ricordava più da quanto era ubriaco. Gli unici flash di ricordi che aveva erano un paio di mutandine rosa con una fragola disegnata e i capelli di lei, capelli mori lunghi e mossi… poi vodka, troppa vodka.

Svoltando ad un semaforo vide sull'angolo della strada alla sua destra il Bar of the Bars. In quel locale ci aveva fatto a cazzotti un numero indefinito di volte. Non ci andava più; i vecchi amici si erano allontanati altrove, ed il locale aveva cambiato gestione, passando da un'orgia di bifolchi cazzuti che non hanno niente da perdere, ad un centro di ritrovo per figli di papà, abili tiratori di cocaina, ma che se la fanno addosso al primo insulto. "Ecco!" pensò con gli occhi gonfi "Di loro c'è di che aver paura… magari fai un torto ad uno e quello paga un altro per colpirti alle spalle!" Sbuffò di rabbia "Nella maggior parte dei casi i soldi servono a comprare l'infamia delle persone!" Li per lì venne preso da uno scatto di rabbia repressa, picchiò duramente i pugni chiusi sul volante ed esclamò a voce alta: "èh no! i veri uomini si affrontano faccia a faccia a viso aperto!"

"Tzsè?" Era appena passato davanti alla casa della sua prima ragazza, le luci spente: "Chissà se ci abita ancora, oppure si è trasferita altrove, magari trovando l'amore su qualche isola lontana!" "Comunque sia, spero che tu stia bene!".

Ed Ancora il locale delle serate rock passate in compagnia di amici e qualche vecchia baldracca piena di metallo dalla testa ai piedi, la discoteca più piccola del mondo, ma con un giro di droga a livello industriale "Questa non la chiudono stai tranquillo! Tanto prima o poi a qualcuno gireranno le palle nel verso sbagliato e salterà tutto in aria!".

E le case delle puttane sopra a caffetterie di lusso, e ristoranti, e alberghi, pub, ancora alberghi e bordelli. "Questa è la città in cui vivo! meno male… altrimenti sai che noia!"

Barney Bigard continuava a filtrare tra i sedili della sua auto, nel fumo della sua sigaretta che moriva lentamente danzando in rigagnoli blu.

"Ecco il vicolo!" Stretta curva a destra. "Questo posto è sempre stato sudicio e lo sarà sempre!" In fondo, la strada era senza uscita e terminava di fronte ad un muro. Fine della corsa. Ma benché non si notasse niente dalla strada principale, alla fine del vicolo c'era un bel po' di posto per poter parcheggiare.

Ecco che sceso dall'auto, il ragazzo si avvicinò ad una porta di colore scuro.

Entrato, il ragazzo si sedette su uno dei divani che circondavano i tavoli del locale.

Pochi secondi dopo, ecco la barista: "Ciao Albert!" Lui si limitò a salutare alzando una mano, poi con voce stanca: "Ciao Anniene!"

"Che ti porto stasera?"

"C'è Lauren!"

"Si, è con un cliente, tra poco dovrebbe arrivare!"

Albert, storse la bocca: "uhm!"

"Che cosa hai detto che bevi?" Riprese la barista.

"Ah s… si, Vodka!"

"Va bene! Con ghiaccio?"

"Lo sai che non ci voglio mai il ghiaccio!"

"Lo so' lo so'!"

"E allora?"

"È la prassi; e poi, casomai cambiassi idea… non si sa mai!"

"Annien!?"

"Si?"

"Portami la mia vodka!"

Il locale sembrava deserto, non si sentiva volare una mosca. I tavoli erano circondati da alte tende che facevano da separé, così che nessuno potesse vedere chi vi fosse seduto. All'entrata c'era un enorme buttafuori, ed era lui, che in completa discrezione, accompagnato da una ragazza, ti faceva sedere al tuo posto. Se i tavoli fossero stati tutti occupati, sarebbe bastato tornare un'ora, un'ora e mezza dopo, oppure il gorilla neppure ti apriva la porta e saresti dovuto andare per forza a farti un giro altrove.

Albert si accese una sigaretta, ogni tavolo era provvisto di una abat-jour che emetteva una luce soffusa che lentamente e costantemente oscillava dal rosso al blu.

Era discreto, carino, nessuna rottura di cazzo, se non per qualche sprovveduto che si faceva sbattere fuori per aver osato tanto. Era un abisso incantevole in cui bere, un abisso di cui Albert face parte da un bel po' di tempo. Quel tanto che basta per essere conosciuto.

Venne al tavolo una bella donna "Ciao!"

"Ciao!"

"Posso sedermi?"

"Fa pure!"

Anniene arrivò con la vodka: "porto da bere anche per lei?"

"Si!"

"Che cosa ti porto?"

"Un bicchiere di vino!"

"Bianco o rosso?"

"Rosso!"

"Bene!" e detto questo Anniene scomparve dietro le tende.

Mentre i Dead Can Dance rilassavano l'udito delle persone, la bella donna seduta davanti ad Albert cominciò a parlare: "Allora…"

"Che c'è?"

"Io sono Patricia!"

"Io invece mi chiamo Albert!"

"Allora Albert… che cosa fai nella vita?"

"Bevo vodka!"

"E oltre a bere vodka?"

"Faccio il rappresentante per un'agenzia di assicurazioni!"

"E ti piace?"

"Muoio dalla voglia di tornare in ufficio!"

"A dire il vero, non mi sembri molto contento!"

"Giudica tu! Guadagno quel tanto che basta per poter tirare avanti da solo, e quando ho un po' di soldi vengo a spenderli qui! Che non vado in ferie saranno circa un… tre anni!?

"Povero, ecco perché hai quell'aria triste allora!"

"Tzsè!? questa non è tristezza… è peggio!"

"Ah si? e che cos'è?"

"Questa è felicità repressa!"

Poi Albert pensò: "Devo uscire da questo letamaio il più in fretta possibile!" Mentre Annien arrivò con il vino. La bella donna ringraziò cortesemente poi prima che la cameriera sparisse nuovamente dietro la tenda Albert la fermò cingendole un polso. "Se vedi Lauren dille che sono qui e che la sto cercando!"

"Stai tranquillo!" Rispose Anniene.

"Grazie!"

Poi la cameriera sparì e Albert rimase nuovamente solo con Patricia.

"Allora?"

"Allora cosa?"

"Perché non provi a cambiare lavoro?"

"E perché scusa?"

"Non so, magari qualcosa che ti piaccia fare!"

"Ascolta, io non sono un tipo a cui piaccia lavorare, quindi un lavoro per me vale l'altro… ho solamente scelto quello meno stressante per le mie capacità!"

"Hai hobby? Che musica ascolti?"

"Come hobby mi piace fumare sigarette, in quanto alla musica ascolto poco o niente, già che tutta l'arte stà andando a puttane!"

"Sei strano come tipo!"

"E perché?"

"Per le tue risposte!"

"Alle tue domande banali?"

"E sentiamo.. uomo! qual'è per te una domanda non banale!?"

"Una domanda non banale potrebbe essere ad esempio qual'è per te la cosa più difficile del mondo!"

"Io potrei risponderti dicendo scalare una montagna… la domanda sarebbe banale comunque!"

"Andiamo, non ho usato un'espressione banale per farti la domanda, di conseguenza rispondi!"

"Ok… ci provo… a risponderti in modo non banale…!" disse Patricia protraendosi verso di lui in modo alquanto sexy "La cosa più difficile del mondo è trovare un lavoro che ti tenga lontano dalla depressione!"

Albert accennò un sorriso come se avesse accusato il colpo ma non vi diede tanto peso. Poi disse: "Non per tutti!"

"Diciamo per la maggior parte!"

"Mah.. per me la cosa più difficile del mondo è un'altra!"

"Sentiamo! mio caro filosofo!"

"Morire con il sorriso sulle labbra! senza rimpianti!"

"Accidenti! ci vai giù pesante èh?"

"Che ci vuoi fare, io sono fatto così… ognuno ha la sua filosofia!"

"Sei tu o la vodka?"

Il bicchiere di Albert era finto mentre Patricia ne aveva bevuto meno della metà.

Anniene si avvicinò al tavolo per sparecchiare.

"Lauren? L'hai vista?"

"No!"

"Se la vedi dille…."

"Che sei qui, non ti preoccupare glielo dirò appena la vedo!" "Vuoi altro?"

"Si, per favore, portami la bottiglia!"

"Di un po' Albert…" disse Anniene con voce alterata "Hai deciso di colpo di farla finita?"

"Ma che dici? non lo vedi? Siamo in due! Porta la bottiglia di vodka e due bicchieri!"

Anniene si voltò verso Patricia: "Per te va bene?"

Patricia annuì: "E va bene!" proseguì Anniene "Però niente guai, altrimenti ti faccio sbattere fuori!"

"E non ti preoccupare, e muoviti che ho sete!"

"Si, si, torno subito!"

E Anniene scomparve ancora dietro le tende.

"E tu?" Proseguì Patricia

"Che cosa?"

"Non hai rimpianti!"

"Credimi.. ho tanti rimpianti quanti capelli!"

"Allora per te sarà più difficile morire!"

"Non lo so'! dipende… In tal caso spero di essere abbastanza sbronzo da non accorgermene!"

"Ed è per questo che bevi?"

"No!"

"E allora perché?"

"Perché mi piace, è all'ordine del giorno!"

Patricia era molto bella, Albert la fissò per qualche secondo poi accennò un sorriso.

"Adesso che c'è?" chiese Patricia.

"C'è che sei bella!"

Patricia sorrise nella calda atmosfera di un luogo appartato in un posto affollato di gente. Albert continuando ad ammirarla, tra i fumi dell'alcol le disse: "Sembri un volto di Modigliani!"

"Addirittura! Ah Ah Ah!"

"Lo trovi divertente?"

Anniene tornò puntuale con la bottiglia di vodka in seau à glacé di cristallo e due tumbler. Albert pagò.

"Grazie!" disse Anniene sorridendo.

"E con questi… termina il mio stipendio di questo mese!"

"Non pensi di dover spendere meno quando esci?" Chiese Patricia.

Anniene scomparve nuovamente ed Albert servì la vodka nei bicchieri: "Come dici?"

"Ho detto… Non ti sembra di spendere troppo in bere?"

"E chi sei! mia madre che mi dice come devo vivermela?"

"No! Noo! Anzi… è solo che mi sembra triste!"

"Ecco fatto!" Pensò Albert "Gira e rigira sono andato ad infilarmi nell'unico buco dove le squillo invece di dartela ti fanno la predica!"

"A cosa pensi?"

"A niente!"

"Uhm.. guarda che non la dai a bere a nessuno!"

"Ah! Questa è bella! pensi che ti dica una stronzata?"

Patricia annuì sorridendo.

"Io non mento mai!" disse seriamente Albert "E poi se non ti fidi di me puoi sempre cambiare tavolo, ce ne sono un sacco in questo posto!"

"Dimmi qualcosa che non so'!"

Albert si accese una sigaretta: "Sei sempre così diretta con tutte le persone che incontri?"

"Che c'è di male? Io sono fatta così!"

"Senti… non è che potresti farmi la cortesia di chiamare Anniene? Questa vodka comincia a farmi un certo effetto!"

"Ti stai ubriacando Albert?"

"A dire il vero… in questo momento mi sto arrapando!"

"Per me ti stai ubriacando!"

"No… ok, scusa! è solo che l'alcol mi fa uno strano effetto!

"Come a tutti!"

"E tu cos'hai?"

"Come dici?"

"Tu non bevi?"

"No grazie, al momento ho sempre da finire il mio vino!"

"Non ti piace la vodka?"

"Preferisco altro"

"Cioè… e Allora? Ne ho comprata una bottiglia!"

"Hai fatto tutto da solo!"

"Non crederai mica che mi scoli una bottiglia di vodka tutta da solo spero!?"

"Ah! a giudicare dalla piega che hai preso stasera non mi sorprenderei affatto!"

"Ma per chi mi hai preso scusa? per uno del centro alcolisti anonimi?"

"Certo che no! perlomeno loro cercano di smettere!"

"Va bene, ho capito… adesso basta! Alzati dal divano ed esci per cortesia!"

"Come prego?"

"Ho detto…fuori dalle palle! e chiama la tua amica!"

"Cercavo solo di dire ciò che penso sai?"

"Ah si?"

"Si!"

"Beh, forse non dovresti farlo, così, non so', intacchi il mio stato di quiete, e poi… per la puttana, ma chi sei? Il mio angelo custode che mi fai la predica?

Patricia sorrise: "può darsi!"

"see see! Come no! due volte che ci credo. Dai chiama Anniene, sono qui per incontrare una persona!"

"Interessante! chi è?"

"Si chiama Lauren!"

"E chi è? la tua fidanzata?"

"La mia fidanzata? Cosa? Ma dico, no guarda, forse è colpa dell'alcol non so'… di questi fottutussimi bicchieri di vodka, ma credo di averti detto oramai, già troppe cose!"

"Come non detto allora!"

"Ecco, appunto, come non detto!"

Patricia si alzò: "Allora me ne vado! Sicuro?"

Albert la guardò con aria da semi sbronzo, poi gentilmente le disse: "ma no dai! siediti che continuiamo a parlare ancora un altro po'!

"Bene! Benissimo Albert! Dove eravamo rimasti?

"Io… non me lo ricordo!"

"Ah ma si! al vino!"

"Già, già!"

"Io lo preferisco di gran lunga alla vodka, primo perché è più buono, e secondo perché è rosso come le mie labbra!"

"Rosso? Co…come le tu… tue labbra?"

"Si!" disse Patricia avvicinandosi con la bocca a quella di Albert. E parlando sensualmente proseguì: "Rosso come le mie labbra!". Poi si tirò in dietro toccò il vino che aveva nel bicchiere con la punta di un dito e voltatasi di profilo rispetto ad Albert si fece cadere una goccia sulle labbra che leccò sensualmente con la punta della lingua. Dopodiché si voltò verso il ragazzo e rise come una matta.

"Mio Dio! Tu sei pazza!" Disse Albert con il volto rosso per l'eccitazione: "Allora Patricia… cosa hai detto che fai nella vita?"

"Guarda Guarda!"

"Che c'è?"

"Finalmente una domanda!"

"E ti sorprendi? Anniene non si vede e tantomeno Lauren!

"È la tua ragazza?"

"No, non lo so'… cioè, mi piacerebbe, ma con il lavoro che fa è un casino!"

"Cercatene un'altra, ce ne sono tante qui!"

Patricia sorrise, terminò il vino e con tutta la sensualità che aveva in corpo serpeggiò sul posto palpandosi i seni e mostrando la lingua.

Albert che era seduto di fronte a lei si strozzò con l'ultimo sorso di vodka sgranando gli occhi per l'eccitazione. Si alzò immediatamente, e mise la testa fuori dalle tende che circondavano il tavolino alla ricerca di Anniene, e centinaia di volti spettrali, di sguardi, gli fecero accapponare la pelle, all'improvviso, da un urlo straziante apparve Anniene, con il suo solito sorriso da cameriera felice.

"No Albert! Se metti ancora il naso fuori dalle tende ti butteranno fuori a calci!"

"Lauren! Voglio Lauren!"

"Te l'ho detto Albert! Lauren è con un cliente. Sta lavorando!"

"No! Non ti credo!" ed urlò: "LAUREEENNNN!!!"

"Albert per favore calmati!"

Patricia lo chiamò "Albert?"

"Che c'è?"

"Andiamo Siediti!"

"No! Devo vedere Lauren!"

"Non puoi adesso!" disse Anniene.

"E chi lo dice?"

"È ubriaco fradicio!" disse qualcuno.

"Non sono affari tuoi! Che cazzo… e Vattene!"

Ed urlò ancora ed ancora.

Improvvisamente si sentì come trasportare con forza all'indietro. Attraversò l'oscurità in un baleno mentre urlava il nome della sua bella come se ne fosse stato ossessionato. Passò attraverso decine, centinaia di spettri, che si muovevano nell'ombra e mostravano i denti, alcuni lo deridevano. Dopo pochi secondi avvertì la frescura esterna, per un attimo gli sembrò di volare, ed in tutto quel trambusto gli parve meraviglioso. Immediatamente si ritrovò gli occhi a fissare l'asfalto ormai troppo vicino per cercare di proteggersi il volto con le mani.

Ci fu un tonfo, poi il rumore di una porta che si chiudeva. Vide le scarpe ancora ai suoi piedi, nuotare in una chiazza di vomito scuro, poi le chiavi dell'auto che girano nel quadro di accensione. Broommm. E subito dopo Albert aprì gli occhi con un fortissimo mal di testa ed un senso di nausea talmente grande da spingerlo ad andare in bagno a rimettere ancora.

Si piegò sul lavandino come se fosse fatto di gomma, si guardò allo specchio e notò che aveva il volto grattato, cosparso qua e la di tagli, graffi sanguinolenti e lividi, come lividi erano i suoi occhi neri, stanchi, senza sonno, ancora inabissati in un vortice alcolico senza speranza.

Nella sua testa sembrava che il cervello galleggiasse sbattendo sulle pareti del cranio, martellando pesantemente.

Il suono del campanello gli giunse alle orecchie come quello di una sega circolare mentre taglia un tassello d'acciaio. Stridente.

Le palpebre dell'occhio destro gli tremarono. E mentre si dirigeva, fluttuando, fino alla porta d'ingresso, si accese una sigaretta. Aprì la porta, e davanti a lui stavano due tipi, un signore molto più paffuto di lui ed una signora con gli occhiali da vista ed i capelli raccolti sotto un famoso berretto di colore blu.

"È lei il signor Arthur…! (colpo di tosse del collega)

"Si!"

"Bene! ci segua! deve rispondere ad alcune domande! Prima però… si vesta!"

Arthur portava solamente una maglietta a maniche corte, per il resto era completamente nudo.

La sua auto si trovava nel giardinetto della sua abitazione, sulla carrozzeria vi erano molte ammaccature, la sua cassetta per le lettere in fondo al viale di casa, era stata rimossa ed era finita sotto le ruote della sua auto. Il paletto di legno che la reggeva era stato stroncato in due. Fuori faceva caldo e c'era il sole.

In centrale un signore alto, magro, stempiato con il nasone, ed un paio di occhiali dalla montatura sottile lo fece sedere alla sua scrivania.

"Allora Arthur… Lei è stato buttato fuori da una discoteca la notte scorsa!"

"Io…io!"

"Se lo ricorda?"

Arthur se ne stava zitto, e fissava l'uomo che aveva di fronte: "lei beve?" chiese il poliziotto.

"Io... s…si… un po' a volte!"

"Un po' quanto?"

"Come tutti!"

"Come tutti dice? E secondo lei tutti entrano in una discoteca affollata di gente e combinano il casino che ha combinato lei ieri sera?"

"io, io… non ricordo… mi fa male la testa!"

"Allora le dirò che secondo quanto ci è stato detto dalle persone che si trovavano assieme a lei ieri sera ed hanno assistito alla scena, ci risulta che lei si sia diretto immediatamente verso il bar, e dopo aver ripetutamente importunato la barista ha dato in escandescenze!"

"io… io… ma…. ma io!"

"Lei ha spaccato tre costole ad un ragazzo, fracassandogli addosso uno sgabello del bar, poi, ha rotto il naso ad un altro, ha rotto tre denti ad una terza persona e sbattendogli il volto su di un tavolino di vetro gli ha causato un trauma cranico non indifferente lesionandogli anche gli occhi, ha disintegrato il vetro e le luci dietro al bancone del bar e poi lei ha lanciato un bicchiere pieno di vodka contro la barista che per fortuna è riuscita ad evitarlo, e la ringrazi pure, perché per quest'ultima cosa non ha sporto alcuna denuncia nei suoi confronti! Per buttarla fuori sono dovuti intervenire in nove..."

"Che?"

"Isabelle! la conosce?"

"Anniene?"

"Andiamo ragazzo, in quel locale non lavora nessuna Anniene, poi, che razza di nome è Anniene?"

"Io mi trovavo li per parlare con la mia ragazza!"

"La sua ragazza!"

"Si!"

"Come si chiama?"

"Lauren!"

"E lavora li?"

"Si!"

Il signore in giacca ed occhiali premette un pulsante che aveva sulla scrivania, collegato ad altri uffici tramite interfono. Una voce dall'altra parte: "Si signore?"

"Cercate una certa…"

"Lauren!" Suggerì Arthur.

"Lauren!"

"Vedete se riuscite a trovarla tra le persone che lavorano al Red Horse!"

"Certo! Provvediamo Subito!

Finito che ebbe di dare il comando staccò il dito dal ricevitore e riprese a parlare con Arthur: "Allora!"

"Cosa?"

"Lei ha causato circa novemila euro di danni al locale ieri sera!"

"Quanto?"

"Novemila euro, più o meno solo al locale per danni a cose, senza contare i danni morali, gli insulti e i tre ragazzi che ha mandato diretti all'ospedale!

Un suono rapido quanto acido fece tremare i timpani di Arthur scuotendogli il cervello. "Signore?"

"Si?"

"Non c'è nessuna Lauren!"

"Come immaginavo!"

Arthur non sapeva che fare, non ricordava niente della sera prima e non vedeva l'ora di tornarsene a casa per dormire e sognare, e mentre il poliziotto continuava a parlare e ad estrarre carte su carte, lui guardò fuori dalla finestra dell'ufficio che dava sulla città. Al di là dei palazzi, ed il fumo industriale, della monotonia e degli abusi, al di là del metallo e dell'immondizia, come preso da un bellissimo pensiero, un ricordo d'infanzia, Arthur sorrise. "Magari avrà trovato l'amore su qualche isola lontana!" "Comunque sia, spero che tu stia bene!" pensò. E fuori c'era il sole.



Commenti

pubblicato il 20/08/2014 23.40.14
DanielTeng, ha scritto: Questo mi piace, bello...
pubblicato il 21/08/2014 12.42.24
JNorvak82, ha scritto: Ti ringrazio! :)

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: