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lavoro pubblicato giovedì 14 agosto 2014
ultima lettura venerdì 9 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il caso delle Tre Farfalle

di Archibald1991. Letto 919 volte. Dallo scaffale Sogni

Non vi era molto di cui discorrere nella Piazza di Cerro Veronese in quel malinconico pomeriggio estivo del 7 Luglio 2014. Da queste parti la popolazione è un crogiolo indefinito di residenti, gente che proviene da montagne ancora più lon...

Non vi era molto di cui discorrere nella Piazza di Cerro Veronese in quel malinconico pomeriggio estivo del 7 Luglio 2014. Da queste parti la popolazione è un crogiolo indefinito di residenti, gente che proviene da montagne ancora più lontane in cerca di un po' di città, e cittadini che espiano i loro peccati urbani e metropolitani saccheggiando la Lessinia delle sue emozioni e dei suoi profumi.
Chi sicuramente fatica a fare della propria vita un'opera d'arte, come imporrebbe l assioma D'annunziano, è chi in queste terre è cresciuto senza avere mai la concreta possibilità di migrare, di seguire la propria strada, di uscire da quel caldo, sicuro, ma vertiginosamente stretto sentiero che la sua famiglia aveva generazione dopo generazione scavato negli altipiani dell'incertezza per garantirgli un avvenire sereno. Sarebbe troppo facile dipingere su una tela grinzosa con tempere spente e colori freddi le figure del panettiere del paese, piuttosto che del gelataio o dello staff di ragazze assuefatte dalla nicotina che si avvicendavo vorticosamente al Bucaneve, quartier generale del villaggio che insieme alla Pizzeria Araldo permetteva alla cittadina di Cerro di essere spesso inserita negli itinerari dei gastronauti; tutte queste figure si possono fotografare con una vecchia Polaroid, se ne possono far sviluppare le sagome, e si può accatastarle tra tutte quelle inutili e soprattutto inutilizzate cianfrusaglie con cui soffochiamo le nostre soffitte, sperando di soffocare così anche la nostra sete di ricordi e l'inquietante consapevolezza che il passato non tornerà mai più. Per descrivere il personaggio che animerà il nostro racconto e ci distoglierà momentaneamente dagli affanni quotidiani occorrono ben altri strumenti, occorre quella tempera che avevate accantonato perché si era sporcata con dell'altro colore, occorre quella penna che scrive divinamente ma che a tratti pare abbia finito l'inchiostro, occorre quella macchina fotografica di ultimissima generazione che però non sapete ancora come utilizzare, che solo se le donerete dedizione e zelo ricambierà con la moneta dell'efficienza e dello stupore.
Andrea Salici, 35 anni, poliziotto dall'età di 22 ma qualcuno sostiene che non sia mai stato nient' altro nella sua vita, fisico statuario e occhi chiari, una storia di vita alle spalle a cui sarebbe ingiusto accennare sapendo che per narrarne anche solo un aneddoto occorrerebbe un'intera giornata del Decameron Boccacciano. Fidanzato, senz' altro, da 7/8 anni, ma non con la stessa ragazza, sostenitore praticante della tesi che il matrimonio sia un cliché, una forma di omologazione e la formale concretizzazione dell'insicurezza reciproca caratterizzante le coppie odierne, detesta la vita di ufficio e, come tutti i professionisti dei piccoli paesi, accentra su di sé anche i ruoli di confessore degli animi tormentati ed imprescindibile aiutante per le anziane signore che anno dopo anno sfidano in un'eroica gara di longevità il cerro secolare che domina la piazza principale e dà il nome al paese. Amava la scrittura e vi viveva a contatto ogni giorno, dai verbali di polizia ai piccoli racconti per hobby, dalle poesie spiritose e sconce per fidanzate ed amici, alle mail ai superiori ma, come il commesso del negozio d'abbigliamento che non riusciva a confessare il suo amore per i manichini, così Andrea non riusciva a vivere mai appieno questa passione, e tutto ciò gli dava una sensazione di irrequietezza che ne minava serenità ed operatività.
Quel pomeriggio era uno di quei pomeriggi che in centrale c' era poco lavoro, e possiamo ammettere senza beneficio di dubbio che non fosse una stranezza; del resto se non vi erano i quindicenni ubriachi a sconvolgere le notti di sonno ormai quasi eterno degli anziani, provocandone le lamentele ufficiali e formalizzate, e se nessun gatto scappava di casa, disposto a barattare il profumo del tonno in scatola con l'aroma di quello procacciato nella spazzatura, che sa un po' di libertà e tanto di illusione, non erano molti i motivi di allarme per Andrea e i suoi colleghi. Così, incurante del plico di verbali da revisionare e sprezzante del gregge di nubi che iniziava ad occupare con prepotenza il cielo, Andrea pensò di recarsi dal parroco del paese a confidarsi riguardo una misteriosa questione che lo riguardava. Le scelte linguistiche non sono mai immotivate o forzate quando si compone in prosa, possono esserlo talvolta in lirica, per questioni metriche, di rima o di assonanza, ma stavolta la scelta di attingere dall'area semantica del mistero non è casuale. E pazienza se non parleremo oggi dei Misteri Eleusini e dei riti iniziatici, ma se dobbiamo accontentarci del significato più comune ed immediato della parola: fatto inspiegabile, associato alla sfera del paranormale o della pseudoscienza.
Il Trentacinquenne poliziotto, che inizia a fornirci ragioni per interessarsi alle sue sorti, si avviò verso la Chiesa del paese camminando ad un passo clamorosamente incoerente con la sua età anagrafica e, nel giro di un numero di minuti che viene difficile misurare con gli strumenti che conosciamo, giunse alle porte del grande edificio in marmo e cemento, straordinariamente elegante e pomposo in relazione al paese dove si insediava. Andrea fece scorrere lo sguardo lungo i grandi affreschi illustranti la Salvezza, e pensò dentro di sé che per quanto non credesse né in Dio né nella Chiesa doveva riconoscere che quelle che lui considerava poco più di favole erano state un meraviglioso pretesto per animare secoli di irripetibile espressione artistica. Il suo sguardo non fece nemmeno in tempo ad abbassarsi che subito si imbatté in quello di Padre Nicola, un uomo che, dovessimo collocarlo storicamente, pareva essersi appena assentato da una riunione della Santa Inquisizione, ritenendo i suoi colleghi troppo magnanimi e determinato a portare avanti il suo business di soprusi in privato. Volto ed espressione seriosi, occhi scuri e corporatura robusta, si potrebbero definire scuri anche i capelli se non vi fossero due lunghe stempiature, simili a Canali di Suez, che ne diradavano la capigliatura allontanando quel che restava dell'antica chioma dalla nostra vista.
Non avrebbe avuto senso interrogarsi sull'età di quell'inquietante figura, né porsi domande sul suo passato, sarebbe stato poco più utile di masticare una gomma durante la risoluzione di un'equazione, di certo vi era solo che l'abbigliamento e la postura erano gli ultimi retaggi di un ' antica eleganza, ormai persa, non necessariamente smarrita, più probabilmente ceduta alla Chiesa che governava e vegliava dal pulpito, come un leone nella savana arroccato sulla sua rupe.
Il dialogo tra Andrea e Nicola degenerò rapidamente in convenevoli, non avrebbe senso scomodare dei virgolettati per riportarne gli scambi, lasciamo il potere del "due punti aperte virgolette" a chi fatica a riempire le pagine e si avvale del discorso diretto per attrarre un pubblico ormai inebriato di sonnifero, del resto i due burattini che seguiamo dialogare dalle gradinate dell'anfiteatro in cui vi ho condotti non discussero altro che di tempo e di quotidianità, nelle loro prime battute. Se vi è una cosa che all'uomo riesce a meraviglia è imbastire intere conversazioni parlando clamorosamente di nulla, diffidate sempre da chi incontrandovi per strada sposta il discorso sul meteo, e guardate con sospetto chi vi lascia troppi secondi per rispondere alla rituale domanda "come stai?" poiché a chi davvero importa delle vostre sorti da saltimbanco non occorre far domande.
Terminato l'angosciante teatrino e appurato di comune e scientifico accordo che quella era una giornata uggiosa, che la Chiesa era sempre più vuota e grande, e infine che da quando Cinzia era rimasta incinta non vendeva più lo stesso cioccolato, Andrea si avvicinò a Nicola furtivamente, ma iniziando lievemente a pressare la sua smisurata e spigolosa bolla di intimità. Per chi conosceva bene il Salici era facile riconoscere tramite il linguaggio del corpo che il nostro burattino nelle mani del fato stava per confessare qualcosa che solo ad un anziano prete di villaggio si può confidare. I due si allontanarono dall'altare e si avviarono verso il giardino esterno, dove flora e fauna, ad un occhio attento, sembravano ridestarsi di colpo da un annale torpore, incuriosite dall'inaspettata visita. Ma non vi era tempo per riconciliarsi con la vita bucolica, poiché Padre Nicola, esperto arrampicatore ed inarrestabile camminatore, avanzava a falcate lunghe come i momenti di silenzio tra lui e il suo interlocutore verso il piccolo cimitero di Cerro, ricreando quella che era la classica passeggiata che aveva illuso di vita ed attivismo l 'esistenza di chissà quanti preti prima di lui. Andrea teneva le mani dietro la schiena, giunte, come Don Abbondio nell'avvicinarsi ai Bravi, stringendo, al posto del breviario, un taccuino con qualche appunto, che teneva aperto con l'indice per non perderne il segno. La strana coppia, che avrebbe fatto mordere le dita anche a Neil Simon per il rammarico di non averla rappresentata in quelle vesti, proseguiva il suo percorso facendosi strada tra gli arbusti del disagio e cercando con lo sguardo per terra sassi adatti a rompere il ghiaccio che paralizzava la conversazione. Alla fine il Salici prese coraggio, alzò lo sguardo, e parlò.
Ma lasciamo che ora la narrazione navighi le tranquille e sicure acque del succitato virgolettato, da bistrattare quando l ' intreccio lo richiede ma in questo caso necessario per poter rivivere quella strana conversazione senza smarrirne alcun prezioso dettaglio.
"Sa Padre, non si può certo dire che i miei sonni siano tranquilli e spensierati come quelli del resto dei nostri compaesani, vi è qualcosa che davvero non riesco a spiegarmi, e che quindi mi turba".
"Mi lasci indovinare, riguarda il caso delle 3 farfalle?"
Andrea impallidì "Precisamente, lei come fa ad esserne a conoscenza?"
"Il caso delle 3 farfalle" altro non era che un'espressione mondana per descrivere le sparizioni di 3 giovani avvenute in Lessinia negli ultimi anni, sparizioni che destarono l'interesse non solo dei media, ma anche quello di qualche scalcinato pseudo romanziere che vi aveva ricamato attorno inquietanti storie ed esoteriche interpretazioni. Andrea visibilmente sorpreso attendeva spiegazioni da Padre Nicola, non capacitandosi dell'interesse di un ecclesiastico nei confronti di un fatto di cronaca nera, e attendeva il responso torturando il taccuino che stringeva tra le dita, con l ' inconscia speranza che la mente dell'uomo che aveva al suo fianco fosse leggibile quanto i propri appunti.
Nicola prese la parola " Vede Salici, la gente ama l'idea di sapere e di conoscere, così una volta conosciuto un mare, una volta visitata una montagna, la gente si sente in grado di affermare di preferire l 'uno all'altra. Allo stesso modo voi, e le altre persone, conosciuto un prete, ritenente che tutti siano ad esso simili, e che quindi non vi siano differenze tra me e padre Pierandrea, che vi insegnò a scrivere in tenera età."
Andrea era sempre più confuso, non trovava espressioni per arginare la marea di parole ed informazioni che usciva dalla bocca del Prete, tutto quel sentenziare e divagare sulla sua infanzia lo rendeva indifeso e disorientato, come chi a notte inoltrata vaga su un gommone in mezzo al mare, proprio mentre questo inizia a rumoreggiare e a muovere ciò che su di lui s'adagia.
Nicola proseguì "Le sparizioni del bancario, dell'avvocato e del commercialista, o per meglio dire del musicista, del pittore e dello scultore, non possono non apparire ad una mente come la vostra collegate da un fil di ferro, violento e pericoloso per chi non lo nota. Se avesse prestato più attenzione si sarebbe reso conto che non solo sono legate nelle dinamiche, ma sono allineate anche in questo cimitero"
Andrea non fece in tempo ad impallidire e ribattere, che seduta stante vide schierate come tre caravelle le tombe delle tre persone scomparse, poste una accanto all'altra secondo una strana disposizione.
"Mi sta spaventando, Padre" sussurrò Andrea.
"Mio caro Salici, conosce Neruda? si abitui ad abbandonare la sua concezione medica tradizionale meccanicistica di decesso, si levi con violenza i guanti della scientifica e realizzi che la morte coglie chiunque si disaffeziona alla via, abbandonando le proprie passioni. Lo chiamano processo di maturazione, ma è la speranza che lascia spazio alla rassegnazione. Lei, mi dica Salici, da quanto non scrive?"
"Seriamente? saranno 7 anni".
"E quante ali ha una farfalla, Salici?"
"Sono 4, sono 4 le ali Padre"
"E allora si volti". Andrea, leggero e agile come mai prima in vita, si girò di scatto e vide che accanto alle 3 tombe vi era una nuova lapide: Andrea Salici, 7 luglio 1979-7 luglio 2014".
Era una ventilata mattina dell'8 luglio 2014, Andrea Salici si alzò dal letto sudato e con gli occhi che esodavano dalle orbite, si lavò e si vestì con una straordinaria e ansiosa energia, si diresse verso il proprio ufficio e salutò tutti con rinnovata passione. Una penna al posto della tastiera, una moleskine al posto del Palmare, ardenti sogni al posto del database con i verbali. Non smise di fare il poliziotto, ma lo fece diversamente, poiché quando verremo giudicati, non saremo valutati per le strade che avremo intrapreso, per i sentieri che imboccheremo, ma per il passo con cui avanzeremo e il motivetto che fischietteremo.



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