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lavoro pubblicato giovedì 14 agosto 2014
ultima lettura venerdì 15 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Non sono pazzo [Episodio 2]-Kapa

di Kapa. Letto 458 volte. Dallo scaffale Pulp

Papà continuava a chiedere perdono in ginocchio, e ricominciando a piangere disse queste parole, parole che non dimenticherò mai, perchè quella non fu la prima volta che papà le pronunciò.....

Riaprii gli occhi.Ero a letto, da solo. Dalla cucina sentii papà che piangeva, che supplicava la mamma di perdonarlo; diceva che non era colpa sua, diceva che era tutta colpa di Gianni, il suo migliore amico, che gli aveva fatto bere tutti quei cocktail, i quali lo avevano reso così nervoso e bellicoso.Mi alzai e mi avvicinai alla cucina di soppiatto.Papà era in ginocchio davanti alla mamma, lei invece era seduta su una sedia e scuoteva la testa come se non avesse ancora realizzato ciò che era successo quella notte alle 3, come se non credesse fosse possibile che papà, un uomo così serio, professionale e sicuro di sé avesse potuto fare questo, sia a lei che a me.Mi sporsi un po' di più per guardare meglio la mamma;aveva un livido enorme intorno all'occhio, uno sul polpaccio destro e un altro ancora sulla spalla, e sul viso aveva il segno enorme e arrossato di una mano . Papà continuava a chiedere perdono in ginocchio, e ricominciando a piangere disse queste parole, parole che non dimenticherò mai, perchè quella non fu la prima volta che papà le pronunciò: “Amore, te lo prometto sulla mia stessa vita e su quella di mia madre e di mio padre, non torcerò più un capello né a te né ad Andrea.Sono stato un bastardo, ma ti giuro che non ricapiterà mai più.Ti prego non lasciarmi, ho bisogno di te, del tuo amore e di Andrea”. La mamma fissò papà per una manciata di secondi con gli occhi rossi e lucidi, poi si inginocchiò anche lei davanti a papà e lo abbracciò, gli disse che lo avrebbe perdonato e lo baciò. Molto probabilmente papà avvertì la mia presenza e si voltò di scatto;io ero lì immobile come un piccolo putto, incapace di correre via, con l'immagine impressa di me stesso scaraventato contro il muro,mentre iniziavo a perdere i sensi.Papà continuava a fissarmi,sperando che andassi lì per abbracciarlo e perdonarlo proprio come aveva fatto mamma.Pensai a quello che aveva appena detto:non lo avrebbe fatto mai più; mi bastava sapere che non avrebbe più fatto del male alla mamma per perdonarlo, e poi lui erail mio super papà, il mio eroe preferito, perciò corsi da lui e sprofondai tra le sue braccia, in quello che fu un abbraccio accogliente e sicuro, perchè per me il posto più sicuro era tra le braccia del mio papà. I giorni trascorsero più felci e tranquilli che mai, e credo che quello fu il mese più bello di tutta la mia vita; dopo quello sfogo papà era diventato ancora più super.Ma passato quel mese di felicità, arrivò una sera in cui papà fece nuovamente tardi, e arrivò a casa ubriaco marcio. Entrò in casa aprendo la porta con tutta la forza che aveva in corpo, e fissò me e la mamma con gli occhi inniettati di sangue.La mamma capì cosa sarebbe successo e mi nascose dietro di lei.Ero terrorizzato.La prima volta che papà si arrabbiò così mi ritrovai ricoperto di lividi come lo era la mamma.Avevo paura. Papà si avvicinò barcollando ma con passo sicuro, accarezzò una ciocca di capelli alla mamma e con un gesto fulmineo li raccolse e la trascinò verso il tavolo;lei provò a liberarsi dalla presa dimenandosì,ma papà era troppo forte,e lei troppo gracile.Luila fece sedere con la forza, la legò lì con la cintura che si slacciò dai pantaloni e le mise in bocca una pallina legata ad un elastico che le avvolgeva il capo per impedire che urlasse e che i vicini capissero cosa stava succedendo.Poi si avvicinò a me come un giaguaro si avvicina alla propria preda e mi afferrò di scatto.Non potevo neanche immaginare ciò che mi aspettava.


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