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lavoro pubblicato giovedì 14 agosto 2014
ultima lettura domenica 10 marzo 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Non sono pazzo [Episodio 1]-Kapa

di Kapa. Letto 592 volte. Dallo scaffale Pulp

Non sono pazzo, ve lo giuro.Ho fatto quel che ho fatto perché non potevo più sopportare; ero stanco, se foste stati al mio posto avreste capito e probabilmente avreste agito allo stesso modo.Dovete credermi, non sono pazzo!....

Non sono pazzo, ve lo giuro.Ho fatto quel che ho fatto perché non potevo più sopportare; ero stanco, se foste stati al mio posto avreste capito e probabilmente avreste agito allo stesso modo.Dovete credermi, non sono pazzo! Sono un ragazzo normale, come voi, ma con un'infanzia più triste e dolorosa, un'infanzia senza giochi e senza gioie, senza feste e senza amici, senza fiere e senza giostre, senza affetto e senza amore.

Quello pazzo non sono io.Lui! Lui era pazzo, lui che ha rovinato le nostre vite, lui che ha trasgredito delle promesse, lui che mi ha portato a questo.

Avevo 4 anni la prima volta che successe.Erano le 3 di notte, e papà entrò in casa ubriaco imprecando e urlando il nome della mamma, che era in cucina ad aspettarlo.Lei mi aveva ordinato di rimanere a letto e di tenere la porta della mia camera chiusa a chiave, qualunque cosa sarebbe successa e qualunque cosa avessi sentito. Sentii urlare mio padre; diceva alla mamma brutte parole, ma allora ne conoscevo solo alcune.Era la prima volta che sentii papà arrabbiato; é sempre stato dolce, educato e premuroso, ma quella sera non sembrava lui.I miei pensieri furono interrotti dal rumore di un piatto o di un bicchiere che si ruppe; in quel momento la mamma iniziò a piangere e papà le ordinò furioso di smetterla, le diede della puttana e disse che era tutta colpa sua.Non so di cosa stesse parlando, ma non mi importava, cercavo solo di capire cos' erano quei colpi che sentivo; ad ogni colpo sembrava che la mamma piangesse più debolmente e a volte sembrava che le scappasse un urlo di dolore.Mi alzai dal letto per origliare alla porta, e sentii dei passi pesanti venire verso la mia stanza.Sentii mia madre urlare in lacrime di non farlo, di non prendersela con me, di prendersela con lei perché era tutta colpa sua.Lui tornò indietro, un botto, questa volta più forte, e dopo quel botto la mamma non disse più niente e smise di piangere.Poi i passi di papà tornarono verso la mia stanza, provò con forza ad aprirla, ma non ci riuscì perché era chiusa a chiave. Con voce dura mi urlò "Andrea apri subito questa fottuta porta!".Io gli risposi che la mamma mi aveva ordinato di tenerla chiusa a chiave finché lei non mi avesse detto di aprire.Allora lui con voce più dolce e tranquilla mi disse:"Andrea, sono papà...mamma ti sta preparando la cioccolata calda, proprio come piace a te, e mi ha chiesto di venire per dirti di uscire e di raggiungerci in cucina". Io mi fidavo di lui, era il mio super papà, e sapevo che lui non mi avrebbe mai fatto del male.Gli aprii.Appena lo vidi pensai di saltargli in braccio ed abbracciarlo, perché mi spaventó il rimanere chiuso a chiave nella mia camera, e tutti quei rumori, e la mamma che piangeva...ma non ebbi neanche il tempo di battere le palpebre che fui scaraventato contro il muro.Per un minuto vidi tutto offuscato, e mi faceva male la schiena; papà si avvicinò, mi sollevò da terra per il colletto del pigiama, il mio preferito, e mi tirò un ceffone. Mi urlò contro che ero un piccolo stronzo , che gli avevo rovinato la vita e che non sarei mai dovuto nascere.



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