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lavoro pubblicato mercoledì 30 luglio 2014
ultima lettura martedì 22 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Disdicevole

di MadameWu. Letto 391 volte. Dallo scaffale Viaggi

Al tropico tutto cresce a dismisura in tempi da record; fai un buco nella foresta e dopo due ore ci son già delle liane che si stanno riagganciando ad altre liane che si attorcigliano a degli arbusti che prima non c'erano ma adesso son già.....


Al tropico tutto cresce a dismisura in tempi da record; fai un buco nella foresta e dopo due ore ci son già delle liane che si stanno riagganciando ad altre liane che si attorcigliano a degli arbusti che prima non c'erano ma adesso son già lì che spuntan fuori.

La foresta pluviale è un posto dove vita e morte convivono spudoratamente; non che nel resto del pianeta le cose funzionino diversamente, ma la foresta non ha pudori, la vita e la morte si inseguono continuamente sotto i tuoi occhi e basta un niente, basta toccare un ramo che ti sembra innocuo e invece spruzza veleno, che ti ritrovi cibo per vermi e pantere.

E tutto sembra star lì per favorire il continuo riciclo delle esistenze , dai fiori ai frutti fatti apposta per attirare povere vittime che finiranno tritate da fauci erbose , alle bestie dalle infinite strategie di morte e sopravvivenza.
Ci si mangia gli uni con gli altri, questo è ciò che balza all'occhio, mors tua vita mea, e nulla viene sprecato, tutto ha una sua utilità anche dopo aver smesso di respirare.

Siamo solo noi umani che , vittime di tanta ignoranza, finiamo per diventare non solo dannosi al Pianeta ma perdiamo anche la chance di tornare a circolare in un qualsiasi altro essere vivente.
L'abominio maggiore son gli avelli , contenitori di cemento dove vengon murate le bare, che altro non sono che scatole di metallo chiuse ermeticamente a loro volta, dove la carne viene rinchiusa subendo l'onta dell'isolamento totale dal resto del mondo; carne inscatolata, sigillata come se si dovesse allontanare il più possibile da ciò che è vivo per non appestarlo col suo morbo mortale.

La morte va nascosta, murata dentro, va tenuta lontano dalla vita il più possibile di modo che ci si possa illudere che non esista.

E dunque si rinchiude la carne , la si nasconde dentro loculi in cui evapora e si dissolve senza riciclarsi in un'altra vita, in questa inutilità assoluta che decreta inesorabilmente la sua definitiva morte. Che orrore!

Ci sono civiltà ben più progredite della nostra dove questo orrore è impensabile.
I Parsi, per esempio, espongono i loro morti sulle cime delle torri del silenzio dove corvi e avvoltoi si occupano di spolpare i corpi fino all'osso. La carne viene liberata dalla sua morte e diviene cibo che si farà corvo. Ali nere e becchi gialli , vivi, liberi, che volano nel cielo.

Eppure molti, qui in occidente, pensano che ciò sia disdicevole...

Io vorrei finire in mare, farmi cibo per murene e pesci palla, vorrei disciogliermi nella corrente e disperdere le mie molecole scambiando legami chimici con alghe, coralli e nudibranchi.

Ma vivendo in una società "civile", dovrò accontentarmi di esser bruciata.



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