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lavoro pubblicato lunedì 28 luglio 2014
ultima lettura domenica 12 gennaio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Molteno!!!!

di sybarrett. Letto 809 volte. Dallo scaffale Generico

Sabato ci vado, lo giuro.Ci vado e lo compro. Trecentonovantanove euro in dodici "comode" rate, interessi zero. Predisposizione al bluetooth, vivavoce e mille altre cazzate che non utilizzerò mai. L'importante è non perdersi pi&...

Sabato ci vado, lo giuro.
Ci vado e lo compro. Trecentonovantanove euro in dodici "comode" rate, interessi zero. Predisposizione al bluetooth, vivavoce e mille altre cazzate che non utilizzerò mai. L'importante è non perdersi più. Tom tom, sei mio.
Eppure, secondo le indicazioni del mio collega Luca, dovrebbe essere qui. La strada, tracciata con mano ferma su un foglio di riciclo, sembrava non lasciare dubbi. Sembrava, appunto.
E invece eccomi qui, perso, alla ricerca della "celebre" Ben Calt, leader nel florido mercato della produzione di fan-coil. Maledetto Luca, lui e la su carta riciclata del cazzo; da quando ha sposato quella ecologista convinta non è più lui. Alla consueta cena di Natale con tutti i colleghi l'ho visto ordinare orgoglioso un' "insalata primavera" e, pochi minuti più tardi, trattenere a stento le lacrime davanti alla fiorentina otto-etti-dico-otto che il cameriere ha portato a Gigi, il mago Oronzo dell'ufficio.
Annone, Castello Brianza, Ponticello, Oggiono, Molteno.
Molteno? Molteno?? Dove ho già sentito questo paese? Fammi pensare. Ah si, certo! E' il paese della "brianza velenosa" dove è vissuto e morto Battisti.
Beh, tanto velenosa non mi sembra per la verità. Le colline, il verde, gli alberi in fiore non saranno paragonabili alla nuovissima Zelanda ma, sinceramente, mi ero immaginato di peggio.
Infilo nel lettore il cd tre della raccolta "Battisti e Mogol" e sparo a manetta. Chiodo, il mio amico esperto di impianti hifi per auto e invidiato da tutte le donne per via della sua taglia quaranta, ha fatto un buon lavoro. Tremilacentocinquanta euro sono tanti, ma, devo ammetterlo, sono stati spesi bene. Una C2 con tutti questi watt probabilmente ce l'ho solo io.

"Sogno un cimitero di campagna e io là, all'ombra di un ciliegio in ombra senza età..."

Eccola là, "Ben Calt" a 100 metri. Sono arrivato.

Eppure era qua, in mezzo a tutti gli altri, sulla mensola. Led Zeppelin, Pink Floyd, Genesis. Eccolo: "Lucio Battisti - Biografia". A rigor di logica quello che cerco dovrebbe trovarsi in fondo al libro. Infatti.
Foto. Didascalia : "Cimitero di Molteno (LC)".
Sabato pomeriggio. Bella giornata. Un cazzo da fare. Lucio, arrivo.
Percorrendo le poche decine di chilometri che mi separano da Molteno, cerco di rivivere le tappe della mia amicizia con Lucio. Ricordo che in adolescenza un compagno di scuola aveva tentato di farmelo masticare, con scarsi risultati. Avevo storto il naso, mi sembrava musica per vecchi. Pochi, pochissimi anni dopo Lucio, che attendeva fiducioso il suo momento, si è fatto trovare lì, pronto a soccorrermi e a gridare parole che io stesso avrei scritto se non ci avesse pensato lui anni prima! Lucio, prima o dopo tutti bussano alla tua porta.
Entro in paese sulle note di "Il mio canto libero". Attraverso boschi abbandonati, ma non per questo sopravvissuti vergini e mi infilo nella via che porta al cimitero. I classici cipressi ai lati, l'erba ben tagliata e i fiori di primavera appena spuntati emanano un profumo allegro, piacevolmente fresco e in contrasto (forse, solo all'apparenza) con il luogo che sorvegliano.
"La veste dei fantasmi del passato, cadendo lascia un quadro immacolato". Tutti abbiamo una seconda possibilità, penso mentre rivolgo lo sguardo alle lapidi che intravedo all'interno. Anche loro.
Chiudo la macchina, posteggiata in un parcheggio praticamente vuoto, eccezion fatta per una Micra Rossa. Passandoci accanto pratico uno dei miei "sport" preferiti : sbirciare sulle targhe i nomi e i paesi delle concessionarie. Ebbene sì, sono un nostalgico delle care vecchie targhe con la sigla della città. L'unico modo che mi è rimasto per capire la provenienza di un'automobile è questo. La Micra è stata acquistata da Ghinzani, Calusco d'adda.


Sistematina alla giacca. Cellulare spento. Segno della croce.
La bella giornata rende giustizia ai fiori tanto curati e ordinati. Il cimitero, in rispettoso silenzio, mi rende omaggio e sembra chiedersi "Chi è costui?". Avendo cura di mostrare un'espressione pacifica e serena, tipica dell'ospite inatteso, avanzo deciso sul corridoio centrale. Dovrebbe essere là in fondo, dietro a quegli alberi.
Sulla guida c'era scritto "discreta", a me sembra proprio imboscata. Imboscata e mal curata.
Leggo bene : Lucio Battisti. Non c'è dubbio, la tomba è questa, mi aspettavo ben altro. Spostando lo sguardo poco più in là cambio velocemente idea: una ragazza sta pregando proprio davanti alla lapide di Lucio.
Ha un fiore,che racchiude nelle mani congiunte. Capelli nerissimi, leggermente mossi e ben curati. Carnagione scura, due grandi occhi caffè.
Un corpo snello, sottolineato da un paio di Diesel e da una camicetta bianca di cotone leggermente aperta sul seno. Seconda abbondante. Guardo meglio : terza piena.
Ancora uno sguardo al sedere,la risposta femminile al David di Michelangelo. Vorrei prendermi a schiaffi. Non è né il posto né il momento adatto per pensare a queste cose, cosa dirà Lucio? Sorrido e sussurro "Innocenti evasioni" e istintivamente strizzo l'occhio verso la foto di Lucio che sembra capire.
Mi viene un dubbio e cerco di trasmetterlo a Lucio: non è che siamo di fronte alla tipica ragazza tutta perfetta ma che, proprio sul più bello, quando stai per trovare il coraggio di farti avanti per conoscerla, apre la bocca ed esce una resa senza condizioni della lega nazionale dentisti italiani : "abbiamo fatto tutto il possibile"?
Proprio in quel istante lei si accorge di me, interrompe la sua preghiera e mi regala un sorriso. Spettacolo. Denti bianchissimi, resi ancora più lucenti da quella pelle ambrata. Lucio, che faccio?
Ricambio il sorriso, probabilmente arrossisco e mi metto immediatamente a pregare. Oddio quant'è bella Lucio.
"Dopo avere mangiato la frutta,
si alza e chiede dove c'è il letto,
poi scompare dietro la porta,
la sento mi chiama, la vedo in pigiama,
e lei si avvicina e lei si avvicina,vicina vicina vicina vicina...
Dio mio no Dio mio no, cosa fai che cosa fai..."
Panico Lucio. Panico.
Un singhiozzo interrompe il "dialogo" fra noi maschiacci. E' lei. Lacrime copiose percorrono bramose la strada che separa gli occhi-caffè dalla lapide-marmo. Le gote, pochi minuti prima dorate, si accendono. Lei, con le mani ancora congiunte, china in avanti, coccola il suo fiore.
Prima di poter definire una ragazza "bellissima", Lucio, la si deve veder piangere. Alcune, in quei momenti, tornano paurosamente normali, altre prendono il volo. Lucio, vedo le ali spuntare da questo angelo.
Devo intervenire, chiederle se ha bisogno di qualcosa, o, semplicemente, avvicinarmi ed abbracciarla. Mentre decido sul da farsi la ragazza estrae un foglietto dalla tasca dei jeans, si inginocchia sulla lapide, posa il biglietto sul marmo e delicatamente ci appoggia sopra il fiore. Si alza, si segna, e corre via.
Rimango così, per parecchi minuti, in piedi con le mani conserte, impressionato da quanto visto. Povera ragazza, sembrava proprio sconvolta. Chissà cosa le è successo? Osservo in giro, ma il mio sguardo non trova nessuno. Nessuno che abbia visto oltre a me, nessuno che faccia spallucce e mi dica "E che ci vuole fare?". Guardo Lucio, anche lui non sembra aver risposte per me. Poco più sotto, il foglietto.
No, non posso farlo, non sarebbe corretto. Non sono cavoli miei. E poi Lucio si offenderebbe, vero?
Certo,lui l'avrà già letto, non vi è dubbio. E poi se non lo raccolgo io lo farà il guardiano del cimitero, o, peggio ancora,la linguacciuta pettegola del paese.
Io lo prendo.
"Lucio, hai fatto di tutto per trattenermi,grazie. Ora però è davvero finita. Non ne posso più.

L'universo che respira
e sospinge la tua sfera
e la luce che ti sfiora
cosa vuoi?
Voglio te, una vita.
Far l'amore nelle vigne.
Cade l'acqua ma non mi spegne.
Voglio te.
Oltre il monte
c'è un gran ponte.
Una terra senza serra,
dove i frutti son di tutti.

Vale"

Lucio! Devo andare!
Mi infilo il biglietto in tasca e mi metto a correre, più veloce che posso. Come sospettavo la Micra nel parcheggio non c'è più! Mi infilo in macchina e parto sgommando. Potrei commettere un errore, ma qualcosa mi dice che l'intuizione è giusta, che non sbaglierò. Certo, sarei tenuto a chiamare polizia, pompieri o chissà chi altro, ma come potrei spiegare? Conoscendo i personaggi poi, sono sicuro che troverei l'appuntato di Roccafiorita (provincia di Messina), appena trasferitosi qui al nord e con le idee poco chiare sul da farsi in casi di presunto suicida in azione. Meglio muoversi da soli, e in fretta.
La C2 procede spedita, supera brillantemente accaldate massaie di ritorno dalla spesa settimanale, evita elegantemente anziani diretti verso il bar per la consueta partita al due, dribbla con scioltezza i ciclisti turnisti che questa settimana "fanno il primo e guai a non approfittarne per pedalare un pò".
Poi, a Merate, il caos. Colonna di macchine completamente ferme e gente che picchia il pugno sul volante, chiedendosi per quale misterioso motivo il traffico sia bloccato in quel punto, di sabato pomeriggio. Le ipotesi più gettonate sono due : incidente? lavori in corso? Se fossi a scuola brillantemente alzerei la mano e, esponendo la mia idea sui fatti, stupirei tutti, professore e compagni di banco. Qualcuno la contesterebbe senza appello, altri butterebbero lì un improbabile "Stavo per dirlo io".
Il ponte di Paderno è ancora lontano. Il popolo di autisti che frequenta le strade nei fine settimana è di tutt'altra categoria rispetto agli animali da asfalto che sgommano in settimana. Decido quindi di procedere per vie secondarie per avvicinarmi al ponte. Non c'è tempo da perdere.
Davanti mi fa strada un Passat familiare : marito incazzato con la moglie a fianco per un terribile pomeriggio all'Ikea. Sa il fatto suo e, seguendolo, mi ritrovo ben presto al Bel sit. Sono a ridosso del ponte di Paderno, fermo ad uno stop : ci sono arrivato da una via secondaria e, davanti a me, c'è la fila di macchine ferme, col motore spento.
Scendo dalla macchina e guardo verso il ponte. Il mio sesto senso non mi ha tradito.
La situazione è più grave di quanto immaginassi: due macchine dei carabinieri che bloccano gli ingressi al ponte e, verso il centro, due autoambulanze con lo sportello aperto. Tanti agenti con poche idee sul da farsi distribuiti su tutta la striscia di asfalto sospesa a 80 metri di altezza sull'Adda. In basso due gommoni con sommozzatori attendono lo sviluppo degli eventi.
In mezzo, a cavalcioni sul parapetto, lei. Sono a molti metri di distanza ma la vedo bene. La riconosco dalla camicia bianca e dai jeans aderenti. Poco distante, parcheggiata sul ponte, la Micra rossa. Un carabiniere graduato, capelli grigi, le parla da qualche metro di distanza. Cerca di convincerla a demordere, ad allontanarsi dal parapetto. Lei non lo guarda, e, probabilmente, nemmeno lo ascolta. Il suo sguardo è rivolto verso l'alto, verso il cielo.
Non conosco questa ragazza Lucio, non so quale sia la sua storia, non so perché soffre, so solo il suo nome. E che ti vuole bene Lucio. Sì, posso fare qualcosa, ho degli elementi in mano che nessun altro conosce qui, devo giocare le mie carte.
Dico ai due automobilisti fermi davanti a me che dovrei uscire dallo stop per proseguire dritto, verso il ristorante Toscano. Un po' scocciati per via dei tre minuti di "spettacolo" che si perdono, salgono in macchina e, dopo qualche manovra, mi lasciano lo spazio strettamente necessario per passare con la C2.
La strada che porta al ristorante scende sul versante lecchese dell'Adda, proprio sotto il ponte. Il locale deve alla posizione "strategica" e alla bella vista che offre il successo pluridecennale e il menu-ti-lascio-in-mutande.
Parcheggio proprio davanti al ristorante e controllo se la situazione si è evoluta: niente da fare. Vale è ancora lì sopra, immobile. La prospettiva da quaggiù è ancora più inquietante.
Ho posteggiato la C2 con il retro rivolto al ponte. Alzo lo sportello e, utilizzando il coltellino multiuso acquistato all'adunata degli alpini e rimasto ancora vergine fino a quel momento, regolo la vite dei due amplificatori sistemati nel baule. Ok, sono al massimo. Speriamo funzioni.
Estraggo dal porta-cd "Battisti e Mogol Volume 2". Traccia sette. Volume a manetta. Lucio, canta come sai tu.

"E se davvero tu vuoi vivere una vita luminosa e più fragrantecancella col coraggio quella supplica dagli occhitroppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnantee quasi sempre dietro la collina è il soleMa perché tu non ti vuoi azzurra e lucente?"

La C2 sobbalza. Il suono, nitido, riecheggia per la valle e, ne sono sicuro, arriva fino a lassù, sul ponte. D'altra parte la distanza che mi separa da Vale non è molta e i watts sanno il fatto loro.
Apro il bauletto e sfodero il bellissimo (quanto nuovissimo e illibato) binocolo, secondo tragico acquisto dell'adunata degli alpini di Asiago, agevolato da grappa di dubbia provenienza.
Guardo in alto col cuore a mille. Riesco a distinguere bene Vale e a notare la sua incredibile reazione.
E' visibilmente frastornata e credo, non si sa spiegare come la voce di Lucio possa averla raggiunta. Probabilmente si sta chiedendo se il biglietto lasciato sulla sua lapide possa essere arrivato più in alto di quanto potesse immaginare.
Fra lo sbigottimento del "pubblico" formatosi nel frattempo nei dintorni del ponte, Vale, in equilibrio precario, si solleva. E' in piedi sul parapetto.
E' lì, come un angelo, con le braccia aperte verso il cielo e lo sguardo perso nel vuoto.
La C2 insiste:
"e respirando brezze che dilagano su terre senza limiti e confinici allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicinie più in alto e più in làora figli dell'immensità.."

Molte donne gridano, c'è chi copre con la mano gli occhi dei bambini, immaginando il peggio.
Vale rimane così, per qualche secondo, quando finalmente si lascia cadere all'indietro, proprio fra le braccia del carabiniere.
In un attimo le sono tutti addosso e viene portata via in ambulanza.
Spengo la radio della C2 e mi dileguo velocemente. Bravo Lucio, siamo una bella squadra noi due!




Tre mesi dopo, estate

- Amore? Non dirmi che hai dimenticato la birra! -
- Ehm...mi picchi se ti rispondo di sì? Comunque c'è la Fanta fresca nella borsa termica! -
- Ma Valeeeeeee! Lo sai che la Fanta proprio non mi piace! E poi ha solo il 12% di succo d'arancia. Ti sei mai chiesta cosa ci mettono nel restante 88%?
Vale mi guarda e sorride, sorride e non risponde. E' uno spettacolo. Fa molto caldo e ha la fronte leggermente sudata. Nei capelli un po' d'erba, probabilmente residuo dei preparativi del picnic.
In una mano il tramezzino Philadelphia-prosciutto che ho preparato stamattina e nell'altra una margherita.
- Ti sei almeno ricordata di cambiare le pile alla radio, cara la mia sbadatona?- Strizzo l'occhio a Vale che, per tutta risposta, pigia il tasto ON. Radio Capital, ovviamente.

"Sì viaggiareevitando le buche più dure,senza per questo cadere nelle tue pauregentilmente senza fumo con amoredolcemente viaggiarerallentare per poi accelerarecon un ritmo fluente di vita nel cuoregentilmente senza strappi al motore.."
- Toh ...guarda chi si sente amore -
Valentina si infila in bocca l'ultimo pezzo di tramezzino, si alza e, ridendo a crepapelle, comincia a girare su se stessa con le braccia a elicottero. Vale gira, gira e ride.
Mi alzo e comincio a volteggiare anch'io. Roteo sempre più veloce, in mezzo all'erba che mi avvolge fino alle ginocchia. Poi, quando sto per perdere l'equilibrio, afferro Valentina per i fianchi e la trascino a terra con me. Il profumo d'erba di luglio è intenso ma piacevole.
Delicatamente la bacio. Poi mi faccio più serio : - Hai sentito il dottore cos'ha detto? Niente sforzi! Guarda invece cosa mi combini!-
Vale mi stringe a sé, mi bacia sulla guancia e mi sussurra nell'orecchio "Va bene, non lo faccio più, caro il mio paparino premuroso".

"E tornare a viaggiare......"


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