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lavoro pubblicato giovedì 24 luglio 2014
ultima lettura martedì 19 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Basta un sorriso. (Parte IV)

di rumblingwriter. Letto 704 volte. Dallo scaffale Amore

Mi svegliai, dopo non so quanto tempo, con Lucas sopra di me che mi guardava spaventato. "Cosa…come…" Cercai di chiedergli cosa stava succedendo ma lui mi zittì con un leggero sibilo e mi prese in braccio. ..

Il mattino dopo, inutile dirlo, mi svegliai con una forte emicrania e gli occhi pesti per il troppo piangere.
Mi alzai a fatica e mi trascinai verso la cucina evitando di lanciare sguardi a specchi e superfici riflettenti, cercando nel mentre di autoconvincermi che, quello della sera prima, fosse stato uno sfogo dettato più dallo stress accumulato che da altro.
Mi girava la testa.
Lasciai di scatto il contenitore del caffè che stringevo tra le mani e mi gettai di volata in bagno, riuscendo a pelo ad arrivare alla tazza prima di liberarmi del contenuto del mio stomaco. Finire da sola il resto della bottiglia di rosato non era stata una brillante idea, dopotutto.
Cercai di pulire alla bene e meglio prima di alzarmi e andare al lavandino a sciacquarmi il viso.
L'acqua fresca mi stava facendo bene. Mi sentivo meglio.
Lavai anche i denti e uscii dal bagno dirigendomi a completare l'opera di preparazione caffè. Mi abbassai e raccolsi il barattolo.
Mentre stavo constatando che solo una piccola parte del contenuto era rimasta effettivamente all'interno,quando invece il resto era tutto sparso per la cucina, il campanello suonò e io mi alzai di scatto.

Mi svegliai, dopo non so quanto tempo, con Lucas sopra di me che mi guardava spaventato.
"Cosa…come…" Cercai di chiedergli cosa stava succedendo ma lui mi zittì con un leggero sibilo e mi prese in braccio.
Dopo avermi fatto adagiare sul divano, con punti chiaramente ancora zuppi delle mie lacrime, lo sentii dirigersi verso il frigorifero.
Tornò dopo poco con un bicchiere d'acqua fresca e un tovagliolo bagnato che mi passò con dolcezza sulla fronte.
"Che ti è successo Scricciolo? Fortuna che ti ho sentito cadere come una pera attraverso la porta. Ogni tanto gli infissi da quattro soldi vengono buone a qualcosa! Che hai fatto ieri sera dopo che me ne sono andato, un festino da sola?"
Sentivo la mia testa martellare e avevo gli occhi pesanti. Iniziai a realizzare che dovevo essere svenuta. Postumi da sbronza e movimenti improvvisi non si abbinano molto bene, a quanto pare. Fortuna che Lucas sapeva dove tenevo nascosta la chiave d'emergenza.
Mi ci erano volute settimane prima di decidere il posto perfetto dove metterla e, alla fine, avevo scelto di sfruttare lo spiraglio che si era formato tra il muro e lo stipite della porta parzialmente schiodato.
"Magari è stato il cinese… non sono riuscita a dormire molto stanotte e prima ho anche rimesso"
Mi guardò mentre continuavo a tenere con entrambe le mani il bicchiere che mi aveva porto, da cui traevo piccoli sorsi d'acqua, cercando nel mentre di sembrare più convincente possibile nel raccontare certe balle.
"Magari gli involtini…", disse allora lui, ma, considerato lo sguardo indagatore con cui mi fissava, sapevo che in realtà non se l'era bevuta.
"Ma perché sei venuto a bussarmi così preso, piuttosto?", cercare di sviare il discorso a quel punto mi sembrò la mossa migliore.
"Io… è solo che ieri sera… volevo scusarmi."
"Scusarti per cosa?", stavo iniziando a diventare rossa? Pregai che non fosse così.
"Mi è sembrato di averti messo a disagio. Sembravi rattristata quando me ne sono andato"
Era così.
"Probabilmente gli involtini stavano già iniziando a fare il loro sporco e deleterio lavoro. Davvero, non ero triste per niente", mentii io.
Finalmente trovai il coraggio di alzare i miei occhi e incrociare i suoi e vidi che stava sorridendo.
Stavolta ci aveva creduto.
"Beh, B… meglio. Ero preoccupato. Cioè, non meglio che tu stia male! Meglio… sì, ecco, perché non eri triste per colpa mia."
Restò ancora qualche minuto a farmi da infermiere, rimboccandomi la copertina di lana sui piedi e portandomi una tazza di thè appena fatto, prima salutarmi con un bacio sulla fronte e dirigersi alla porta per andare al lavoro.
"Cazzo, è venerdì! Il lavoro!", urlai io mentre lui era ancora sull'uscio. Ero talmente impegnata a disperarmi che non avevo nemmeno realizzato che l'indomani non sarei potuta stare a letto a farmi passare la sbronza triste.
"Tranquilla B, chiamo io il tuo ufficio".
Rientrò in casa e si fece dettare il numero del mio capoufficio, che rispose in tempo zero.
Ci fu solo un paio di scambio di battute. Lucas spiegò con calma di avermi trovata svenuta e poi fu tutto una profusione di 'capisco' conclusasi con 'sì, lo riferisco senza problemi a Bianca'.
"Il tuo capo dice di prenderti la giornata e anche tutto lunedì, se non ti sentirai ancora troppo bene. Mi ha fatto un monologo sull'importanza di presentarsi in forma al lavoro da cui ho tratto solo che non voleva vedere altri svenimenti in ufficio"
"Si riferiva alla mia collega Sarah. L'anno scorso è svenuta di colpo durante un meeting e quasi perdeva il bambino che nemmeno sapeva d'aspettare. Si è licenziata poco dopo."
"Oh… beh, questo spiega il terrore nella sua voce allora"
"Probabilmente dovrò assicurargli di non essere incinta, come prima cosa appena rimetto piede in ufficio. A meno che non fosse un involtino alieno… forse dovrei fare il test!"
Ci fu un attimo di silenzio e poi scoppiammo a ridere. La mia avita amorosa era talmente inesistente che, solo un intervento alieno o divino, poteva essere la causa di una mia gravidanza.
"Ora devo proprio andare Scricciolo, fai la brava e bevi tanta acqua… ok? Promesso?".
Era rimasto per tutto il tempo della telefonata con una mano sulla maniglia, e lo notai solo ora. Doveva essere in sconvolgente ritardo per colpa mia.
"Certo! Faccio la brava…ma adesso corri al lavoro! Le tende mica si scelgono da sole!"
"Spiritosa…" disse mentre usciva, con un sorrisino tra il dolce e il sarcastico stampato in faccia.


Dopo un paio di ore di vero sonno e una doccia calda, stavo decisamente meglio. Decisi che avrei tratto il massimo dalla mia giornata di vacanza inaspettata.
Pulirò casa! Pensai eccitata.
Iniziai dalla cucina, che era un macello dopo tutto quello che era successo. Raccolsi il caffè, misi i piatti nella lavastoviglie, pulii il bancone e buttai tutta la spazzatura accumulata tra divano e tavolo da pranzo.
Quando ebbi finito di gettare le scatole vuote del take away, mi resi conto che il mio spirito propositivo in stile casalinga anni cinquanta se ne era già andato e, per una volta, mi era venuta voglia di uscire a fare shopping.




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