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lavoro pubblicato lunedì 21 luglio 2014
ultima lettura sabato 22 febbraio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'ottavo peccato. Parte prima: Introietto. Capitolo 3.

di Teo7. Letto 603 volte. Dallo scaffale Generico

Tornato a sedersi chiamò la signorina, Louise Lacroix, chiedendolese avesse altri appuntamenti in programma e, alla rispostanegativa, fermo e impassibile, la ringraziò concedendole il restodella giornata libero.Lei rispose, professionalme.....

Tornato a sedersi chiamò la signorina, Louise Lacroix, chiedendole
se avesse altri appuntamenti in programma e, alla risposta
negativa, fermo e impassibile, la ringraziò concedendole il resto
della giornata libero.
Lei rispose, professionalmente, che prima di andare avrebbe
terminato il lavoro lasciato a metà. Voltandosi mostrò la sua lunga
chioma bionda morbida sulle spalle, liscia come seta e lucente
come oro. Nonostante la fioca luce della stanza, i suoi capelli
brillavano come acqua di sorgente rivolta verso oriente, dove il
primo sole del mattino abbraccia delicato ogni dono della terra.
Con la sua andatura sinuosa ed elegante lasciò solo il dottor Sullivan,
per recarsi a terminare ciò che aveva dichiarato aver lasciato
incompiuto.
Il dottore si lasciò allora cadere sulla poltrona cercando un momento
di rilassamento. Sentiva di meritare il riposo, d'altronde
dopo una riunione del Consiglio era sempre bene sedersi e riflettere.
Pensava alle angosciose questioni poste dalla riunione su come
aiutare i pazienti e ai suggerimenti sul modo di agire in determinate
situazioni anche se, le volte che aveva accennato ad esporre i
problemi di uno dei suoi assistiti, nessuno era stato in grado di
dare delucidazioni convincenti.
Ogni soluzione offerta sembrava storia già vissuta, passato ritoccato
ad hoc per la situazione di turno, posta per non tacere senza
alcun senso o significato vero. Oggetti osservati da prospettive
sempre uguali, prive di luce, da occhi dormienti ormai stanchi
anche solo di vedere, che tralasciavano il guardare ed evitando
completamente l'osservare. Assiomi lontani anni luce dal presente
e forse mai stati sulla via del futuro.
Crollava allora su quella poltrona come infossato nel buco nero di
una supernova mai sazia, nella quale tempo e spazio si fondono
perdendo ogni significato, tanto da renderlo così invulnerabile da
non riuscire a non continuare a pensare al pulsare di quell'immagine
riflessa nello specchio ai piedi della croce, quando invece la
professione doveva essere il suo primo pensiero.
A tratti tornavano le parole di Moore e brividi correvano lungo la
schiena. Il volto riflesso era di un perdente sconfitto da ciò che
aveva attorno oppure solo lo sguardo della vittoria contro l'uomo
fallace e imperfetto?
Trascorse alcune ore completamente abbandonato sullo schienale
della poltrona, sino al momento in cui lo stomaco non iniziò a
reclamare uno dei compensi giornalieri, facendo perdere energie al
fisico tanto da spalancargli gli occhi mostrando, per un istante, una
forte luce bianca.
Ristabilito il contatto con i propri sensi uscì all'aria aperta per
recarsi, vista l'ora adatta, alla locanda poco lontana dal proprio
studio per cercare di mettere a tacere i proclami dello stomaco.
Scelse, come sempre, il suo tavolo preferito. Ordinò cibo e bevande
ed iniziò a sfogliare il quotidiano preso poco prima dal
tavolo vicino senza, tuttavia, interessarsi dei contenuti limitandosi
ad osservare distrattamente le figure.
Perso tra le solite inutili notizie, per qualche momento, riuscì a non
pensare alle fitte alle tempie e allo stomaco provocate dalla fame.
I dolori chetarono e nel momento in cui alzò lo sguardo verso la
cucina, il cameriere gli stava andando in contro con un vassoio
colmo di cibo. Dietro di lui, come dischiusa da un cofanetto dei
ricordi, comparve la signorina Davies Lyn, compagna di studi ai
tempi dell'università.
- Buon appetito -
- Grazie Lyn! Quanto tempo è passato, rischiavo di non riconoscerti.
Posso invitarti? -
- Perché no? Hai ragione è passato molto tempo dall'ultima
volta -
Nello stesso istante in cui lei acconsentì provò un senso di malinconia.
La domanda era stata rivolta per educazione e non con vera
intenzione. Ormai, però, non poteva più tornare indietro.
Tuttavia, Lyn Davies era una persona squisita, gentile, affabile,
con una memoria terrificante: riusciva a ricordare ogni minimo
particolare del passato. Per lo meno di quello riguardante loro due.
Ebbero infatti una relazione iniziata e finita in breve tempo lasciando
però spessi solchi di amicizia e affetto lungo le loro strade.
Risero per tutta la cena parlando dei loro trascorsi assieme, delle
tante ammiratrici del dottore delle quali non si accorse mai; troppo
impegnato ad ammirare la sua amata già a quei tempi. Degli
insegnanti che intendevano poco o nulla delle idee del giovane
David e di quelli che, al contrario, lo incoraggiavano a spingersi
oltre. Dei compagni di studio, vita natural durante impegnati in
attività mondane, adepti della movida e abitanti della notte.
Lei parlava con malinconia ma senza tristezza, con una gioia
particolare negli occhi ed un dolce sorriso sulle labbra. I ricordi si
intrecciavano con il vino, rendendo l'invito, poco prima considerato
un errore, un piacevole incontro capace di portarli ancora una
volta nel periodo più vivace della vita dell'uomo.
In un turbinio di fugaci corse verso l'insaziabile sensazione di un
passato che pareva tanto vicino al futuro da fondersi perfettamente
con esso, generando quel momento di irreale presente, così vivido
negli occhi e nelle parole dei due.
Terminato il pasto e il vino si salutarono per dividersi nuovamente,
senza sapere quanto tempo sarebbe passato fino al prossimo
incontro.
La malinconia successiva all'invito aveva lasciato posto ad un
particolare sentimento di gioia. I ricordi furono un momento di
stacco dalla realtà che si trovava a vivere. Stretto nella morsa di un
destino avverso, i momenti trascorsi sino all'abbandono della
compagna di tavola lasciavano nei suoi occhi una felicità opaca ma
pur sempre ben voluta.
Rientrato a casa il vero presente tornò lucido e acuto al centro
della mente e l'opacità della gioia diventò più melmosa. Nella sua
solitudine rivide, ancora una volta, lo specchio a terra; il sangue
ghiacciata, bevve d'un fiato e si coricò alla ricerca della calma.


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