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lavoro pubblicato domenica 20 luglio 2014
ultima lettura sabato 16 novembre 2019

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Il Dorso Del Drago

di DOMENICO DE FERRARO. Letto 605 volte. Dallo scaffale Viaggi

IL DORSO DEL DRAGO  Le parole sono  ombre  che  corrono sotto i muri della città invisibile, corrono tra le strade, corrono nei nostri sogni  sotto forma di madri addolorate ,senza una speranza  perdute in mille dub...


IL DORSO DEL DRAGO


Le parole sono ombre che corrono sotto i muri della città invisibile, corrono tra le strade, corrono nei nostri sogni sotto forma di madri addolorate ,senza una speranza perdute in mille dubbi ove ogni cosa si consuma, si perdono in questo delirio in mille visione fameliche. Chete note, parole migranti, concetti colorati , azzurre chimere ogni cosa diviene un perseguire espressioni possibili cercare altre congiunture ,altri interrogativi . Tutto è così dolce la morte insegue la vita, il sorriso una piccola lacrime. Si schiudono dimensioni personali reali momenti, utopici lirismi ,tutto quello che si desidera è una mano tesa nel buio. La terra ruota intorno al sole , gli astri solitari nell'universo si colorano di luce propria. La morte ha un viso, la sorte un altro, dialoghi che s'intrecciano, s'inseguono , salgono le scale insieme con il povero vecchio ,curvo con un occhio bendato, un povero gobbo ,una banda di bimbi monelli, il mondo in fondo ad un bicchiere di vino, il viso dei morti stesi ad asciugare al sole, il sorrisi degli innocenti che giocano nella nostra gioia che si rincorrono intorno a questo dolore per poi ritornare nel mio cuore in quel vicolo lungo ,curvo e sporco che conduce a casa. Giunto davanti alla porta di casa incontro il padrone dell'immobile, giacca e cravatta vuole l'affitto arretrato ,barcollò vorrei cantagliene quattro dirgli in faccia ciò che penso di quella sua stamberga , una stalla piena di scarafaggi e sorci ballerini che giocano a rincorrersi intorno al tavolo rubando briciole di pane. Ma sorrido, mi faccio serio, tossisco mi do un contegno gli dico domani le pago ogni cosa , le pago questa sofferenza, questo gelida umiliazione . Poi ripeto dentro di me non ci pensare anche questa passerà ,nel male ,nel bene siamo tutti fratelli legati a qualcosa di misterioso ,un destino che non ha occhi e mani , un destino sempre ben vestito che bussa sempre alla stessa porta di casa in genere a fine mese per riscuotere l'affitto. Ed io vorrei ritornare in osteria , stare con gli amici a bere vino , sognare una vita migliore. Sperare una pace possibile tra popoli divisi ed uniti in nome di un amore , un bene che ha il volto di milioni di persone sepolte in fossi comune, ammassati l'une sull'altre ed io bevo, bevo , vomito e sto male tanto male che cado per terra mentre sento ridere intorno a me tante persone. Un palco immerso e questa esistenza ed io salto ,volo, faccio capriole mi tramuto in una colomba in una ombra che va a spasso per la città con le mani in tasca in cerca del suo corpo della sua felicità . La vita ci ha reso crudeli, il sangue bevuto ,la carne mangiata , tutto un delirio un profondo baratro dove giacciano milioni di morti dove il viso dei propri cari si confondono con tanti altri , dove non c'è comprensione , dove un giorno abbiamo passeggiato insieme , lungo i verdi viali dell'infanzia, dove la morte ci ha reso partecipi di questa umanità , di questa effimera realtà. Volgi gli occhi ,chiudi le mani , apri questo cuore, elevati verso altre parvenze ,sistemi inverosimili , mogli che non hanno regole. Famiglie riunite intorno al sacro desco . La nonna ubriaca prima canta poi urla mio fratello di smetterla di tirare la coda al gatto. Questo è un bel giorno il mare e una tavola ed io mi ci tuffo , nuoto allegro , ignudo tra le onde, nuoto, nuoto fino allo sfinimento, fino al tramonto. Terre remote, fremiti che corrono dentro di me , vorrei capire, vorrei uscire fuori da questa angoscia operaia , aver la possibilità di scegliere chi essere .Sciogliere i lacci della sorte , legare i miei sandali al carro della vittoria ,partire ,andare lontano da questa povera casa in cui abito , oltre tutto questo male ,disgrazie dopo disgrazie false ideologie la morte verrà e si prenderà di nuovo i tuoi occhi, le tue mani ,il tuo cuore. Sopra nuvole bianche gonfie di speme , sopra questo vivere aprire una porta, spingere questi versi giù verso il mare , verso di te che attendi ,onda dopo onda sulla cresta dell’onda . Bianca spumeggiante ,sopra oltre ogni intendimento ,oltre ogni amore possibile la mia ombra raggiungerà mai questa breve felicità ? Ed io ci provo ,parto solo, piccolo, nero, con indosso tutto il dolore del mondo, vendo ciabatte , vestiti , vendo questo bene, questo sorriso, vendo cocco bello, vendo il mare, le stelle poi il signor presidente si congratula con me ed io sorriso, contento ,il vento mi prende tra le braccia mi porta giù verso chi sa dove non lo so. Che bello dico ,quanti paesi , quanti bagnanti vedo il vecchietto e la sua nipotina con le palette ,il venditore ambulante la sua ombra ed io nel vento passo ,saluto dall'alto mentre un gabbiano plana sull'acqua baciata dai raggi del sole. Una pioggia di raggi solari , trafiggono questa terra, la penetrano per giungere fino al cuore ,come neri carri armati sbaragliano ogni ostacolo, esplodono colpi su colpi ,distruggono, annientano è la colpa e delle parole dette con rancore, in momenti poco opportuni, parole che pesano nell’opinione pubblica lasciate libere di essere ciò che sono. Parole sussurrate dentro il proprio talamo , cresciute all’ombra , avvolte nella pelle insanguinata . Un fiume di sangue ora segna il confine tra il bene ed il male, tra due nazioni .Il mare riposa, il bimbo osserva , ha compreso, tutti noi abbiamo compreso un altro giorno e trascorso , oggi come ieri nell’ indifferenza dei secoli passati continuiamo a non comprendere le parole ed il loro intimo significato , il giusto senso che c’indichi come raggiungere la pace e la felicità.



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