ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato sabato 12 luglio 2014
ultima lettura sabato 15 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Cappuccetto Rosso

di Pablito. Letto 570 volte. Dallo scaffale Fantasia

1.C'era una volta in paese non troppo lontanto una ragazza dagli occhi castani, di nome Alice.Un nome l'aveva, ma tutti la chiamavano Cappuccetto Ross...

1.C'era una volta in paese non troppo lontanto una ragazza dagli occhi castani, di nome Alice.
Un nome l'aveva, ma tutti la chiamavano Cappuccetto Rosso, perchè portava sempre un mantello color porpora, che teneva sempre addosso.
Cappuccetto Rosso era una ragazza di 15 anni e come tutte le sue coetanee stava attraversando la fase dell'adolescenza, anche se in modo del tutto imprevista.
Si svegliava ogni mattina controvoglia, con un viso, incorniciato dai capelli bruni sempre in disordine, che nascondeva i suoi tratti dolci e la faceva somigliare a un fantasma.
Era l'opposto di ciò che una ragazza sarebbe dovuta essere...
A Cappuccetto piaceva molto leggere libri di ogni tipo e scriveva ogni giorno su un quaderno, storie e racconti che non faceva leggere a nessuno;
Amava la musica, ma solo quella che i cantastorie suonavano nella piazza del paese quando arrivavano le parti più cruenti dei loro racconti, e più di ogni altra cosa adorava andare sulla Grande Collina, dove ammirava di notte la luna che si rifletteva nel mare.
Il mare... Alice aveva sempre sognato di andarci, sentiva dentro di sè che a differenza degli altri, lei sapeva stare nelle acque più profonde senza affogare.
Sentiva di poter attraversare quel tappeto di vetro che ammirava in lontananza, ma non aveva mai neppure pensato di poterci andare.
Era diversa, questo lo sapeva.
Mentre tutte le altre ragazze stavano tra di loro come galline con i boccoli biondi e le vestiti rosa, Cappuccetto se ne stava per conto suo, nel suo mantello color porpora e con il cappuccio che le nascondeva i ricci bruni, pensando tra se e se su cose che le Galline non avrebbero mai notato.
Rosso aveva tante cose per la testa, e non erano cose come l'amore o i vestiti.
Rosso era intelligente, e non si era persa di sicuro tra i pensieri zuccherosi tipici delle Galline; preferiva concentrarsi su cose più affascinanti.
Cose come la morte.
Certo detto così sembrerebbe macabro che una ragazza abbia il chiodo fisso della morte, ma Alice, come per ogni cosa, aveva una sua visione della morte.
Per lei era qualcosa di semplice e impossibile, e forse proprio l'impossibilitá di capirla la motivava ancora di più a cercare risposte.
"Forse era vero", si diceva, "siamo nati per morire... e nulla ha senso", ma preferiva pensare che oltre a quello che vedeva, a quello che capiva e non capiva, c'era qualcosa di ancora più stupendo.
E quel qualcosa, aveva sicuramente origine con la Morte.
Naturalmente Cappuccetto Rosso non parlava con nessuno di queste cose, a parte con un suo amico d'infanzia.
Stefano aveva la sua stessa etá, ma l'intelligenza di lei li portava a una netta seppur invisibile differenza di etá, che si sentiva quando nei discorsi tra i due, Rosso parlava con la scioltezza di una donna mentre Stefano quasi balbettava, per paura di sbagliare.
Spesso quando camminavano insieme per la strada, le Galline, che non avevano nulla da fare, sparlavano in continuazione su di loro.
Forse erano solo invidiose di Rosso, che seppur col suo fare non troppo femminile, restava sempre più bella di loro, che impiegavano la mattina a riempirsi la faccia di ogni cosa per apparire presentabili.
Rosso si svegliava sì come un fantasma, ma dopo poco il volto riprendeva lo sguardo aggraziato che a volte dimenticava sul cuscino e senza nulla Cappuccetto Rosso era forse la più carina del paese, con il mantello color porpora e la chioma chiusa in una treccia.
La sua grazia non restava chiusa nel mantello, e lo sgardo dolce di Cappuccetto Rosso aveva colpito il cuore di un ragazzo nel paese.
Il figlio del mugnaio era il ragazzo più desiderato, spesso era circondato da molte belle fanciulle che lo segiuvano forse per moda o forse perchè, seppur non fosse stupendo, il suo aspetto da sedicenne emanava virilitá, attirando sempre qualcuna.
Rosso non si era mai avvicinata al "suo Gabi", come lo canzonava Stefano, se non quella volta in cui al pozzo Gabriele le aveva ceduto il posto, e le loro mano si erano sfiorate.
Rosso aveva capito che quello era ciò una delle Galline avrebbe chiamato "Amore", qualcosa di irrazionale come la morte, ma più insignificante e inutile per lei.
"L'amore è una debolezza" si diceva, ogni volta che i suoi occhi incontravano quelli di Gabi, e cercando di resistere finì per odiare e amare Gabriele...
Quel giorno c'era la festa della Luna, poichè da quella sera, per tre giorni la luna si sarebbe mostrata in tutta la sua grandezza.
Era impossibile, eppure in quel posto accaadeva, seppur ogni venti anni.
Era una festa importante, che aveva luogo per gran parte della notte e ogni uomo o ragazzo avrebbe invitato la sua amata per danzare nella piazza al chiaror della luna.
Proprio quel giorno, i genitori di Rosso le diedero un motivo per farsi odiare.
"Un matrimonio combinato ?!" Aveva urlato Cappuccetto Rosso, "ho quindici anni !".
Sua madre e suo padre le spiegarono che quello era l'unico modo per tener ancora alto il vecchio nome della famiglia, che era tutto ciò che era rimasto di un antica famiglia ricca e stimata da cui discenddvano.
Il problema era ora trovare soldi, dato che la bottega del padre non fruttava nolto e l'antico patrimonio era andato perduto negli anni.
"E lui chi sarebbe ?"
"Be'... conosci Gabriele ? Il figlio del mugnaio ? (...)"
Rosso non aveva capito più niente da allora, aveva percepito qualcosa sulla sorella di Gabi, che dopo aver filato l'oro era diventata nobile.
Il discorso continuava giudato dalle parole della madre, ma dopo un attimo a fissare il nulla, Rosso prese e corse via.
Correva ansimando, senza sapere neanche dove andare, finchè quasi istintivamente prese il sentiero che percorreva in segreto la notte e arrivò alla Grande Collina.
La collina finiva con precipizio, dal quale si vedevano il villaggio e il bisco che lo confinava, e laggiù, in fondo, il tappeto di vetro che oggi si muoveva come se fosse stato arrabbiato pure lui.
Il sole stava tramontando e dopo non molto sarebbe cominciata la Festa della Luna.

2."Forse è perchè ti chiami Alice"
"Cosa ?", rispose alice appena si accorse di non essere sola sulla Grande Collina.
"Dicono che tutto ciò che appartiene al mare, al mare deve tornare.
Forse è per questo che ti piace tanto, perchè il tuo nome signifa 'del mare'."
"Oh... be' forse"
Rosso non sentiva molto spesso il suo nome, ma in quel momento per lei non avevano molta importanza discorsi poetici.
"Ti hanno mandato i miei ?"
Lo sguardo di Rosso si era fatto cupo, per un momento Stefano era riuscito a distrarla.
Ma solo per un momento.
"Che importanza fa ? Sono qui. Ma tu dovresti tornare a casa."
"Quella non è "casa".Vogliono farmi sposare lo stupido figlio del mugnaio !"
"Lo so, mi dispiace. Ma Gabi non era..."
"Oh, taci! Non capisci.."
Cappuccetto Rosso si alzò da terra, e senza guardare neanche l'amico se ne andò.
Stefano non era il massimo quando cercava di consolare qualcuno...
Nessuno capiva.
Forse era solo perchè Gabi era il suo amato-odiato, forse era perchè non poteva sopportare che qualcuno decidesse per lei.
Era assurdo.
Con lo sguardo triste e il cappuccio che la nascondeva più del solito, Rosso ritornò a "casa", dove la attendevano i genitori e ,purtroppo, Gabi.
La cucina era sempre stata tetra, con le tende viola e i mobili di legno scuro, ma con le tre persone a cui non voleva parlare, appariva ancora più odiosa.
"Allora", esordì il padre, "Abbiamo invitato Gabriele"
"Lo vedo", gli occhi di Rosso erano pieni gioia, come quando a sei anni nel tentativo di catturare una rondine era salita sul tetto e cadendo si era rotta un braccio e una costola.
"Ehm.. Potreste fare una passeggiata prima della Festa"
Gabi sorrideva e con la camicia azzurra che indossava nelle occasioni speciali, Rosso lo trovava dannatamente, imperfettamente perfetto, mentre lui le dedicava un altro sorriso.
Era più forte di lei, ne era attratta, eppure non lo sopportava e solo Dio sa quante storie non proprio a lieto fine aveva immaginato ogni volta che Gabi non le aveva dedicato uno sguardo per strada...
Il sole era tramontato e quasi con arroganza, era arrivata la Luna che si faceva largo tra le nuvole per essere la sola protagonista.
"Sai, sei... davvero carina quando sorridi.
Sei bella come la perla più splendente del cielo", le aveva detto Gabi mentre si avvicinavano al paese, dato che la casa di Rosso era isolata dal resto.
"Come una stella ?"
"No, come la luna."
Rosso finse un sorriso e si scostò quando lui sembrava volerla prendere per mano.
Non che non le piacesse il romanticismo, ma le frasi Zuccherose le lasciava con piacere alle Galline.
Come ho giá detto aveva una visione particolare di tutto.
Non si immaginava come la luna, grande e presuntuosa; lei si vedeva più come uno degli ultimi raggi rossi del Sole prima di nascondersi nel mare, come il rantolo di un dio che muore, o come una stella cadente, che superava le altre in bellezza, ma restava in cielo per poco, perchè se ne andava libera senza essere legata un solo cielo.
Arrivarono finalmente alla piazza, tra i complimenti di Gabi per ogni cosa e i sorrisi falsi di Cappuccetto Rosso.
In piazza era già tutto pronto, con le ghirlande e le decorazioni da ogni parte.
Big Ed, Edorardo, era l'uomo più ricco del paese e sua figlia Charlotte, una delle Galline, avrebbe dato il via alla festa.
I giovani andarono tutti incontro alle loro fanciulle e inchinandosi chiedevano loro di dandare per la Luna, e Gabi si ingicocchiò davanti a Cappuccetto Rosso.
Danzarono insieme e Rosso vide tra tutte le coppie anche Stefano, proprio con Charlotte.
Dentro di sè Rosso si sentiva come tradita, come se il lato spavaldo e coraggioso dell'amico fosse stato tenuto nascosto solo per qualcun altro.
La serata non fu tra le migliori, e dopo due ora di danze Cappuccetto Rosso volle sedersi e lasciare ballare gli altri per quella Luna arrogante.
Gabi si riunì con gli amici, che lo portarono verso al tavolo degli alcolici.
Rosso stava lì, seduta vicino al pozzo, sola nel suo mantello color porpora, coi capelli sciolti dalla solita treccia.
Il bel vestito che la mamma le aveva prepararto era stretto, come il corpetto che la soffocava e sembrava che la serata passata con il suo amato fosse stata un disastro.
Lo odiava nel profondo, perchè si stava ubriacando con gli amici, invece che stare con quella che sarebbe dovuta essere la sua fidanzata, eppure se fosse stato vicino a lei non l'avrebbe sopportato per niente.
Gabi aveva finito una bottiglia di alcol e ora si avvicinava a Rosso, quasi costringendola a ballare con lui.
"Sei ubriaco, tornatene a casa !" Cercava di dirgli Rosso, e quando Gabi stava per diventare violento, il suo bel viso incontrò il pugno di Stefano, che aveva mollato Charlotte in mezzo a tutti.
"Grazie", era riuscita a mormorare.
"Tutto a posto ? Ti ha fatto male questo deficiente ??"
"Era solo ubriaco... E io voglio andare a casa."
"Ti accompagno"
"NO. No, voglio stare sola. Tu torna da Charlotte"
"Sei sicura ?"
"Sì, passerò per il bosco, farò più in fretta."
E messo il cappuccio, senza dare tempo per repliche, Rosso si avviò.

3.Passò tra la gente che osservava i giovani ballare, senza quasi che nessuno si accorgesse per la prima vola del suo mantello.
Ma a Rosso non importava, anzi preferiva essere invisibile, mentre si ritirava dopo che il suo "fidanzato" si era ubriacato.
Lo odiava, lo odiava tanto.
Sapeva che non sarebbe stata una gran serata, ma Gabi le aveva dato un motivo per andarsene dalla festa.
Raggiunse il bosco e ci entrò con calma, non aveva fretta.
Non voleva tornare a casa, era ancora arrabbiata con i suoi per la storia del matrimonio, voleva raggiungere la casa della nonna.
Quando era piccola, Cappuccetto Rosso aveva passato tanto tempo con la nonna, che le raccontava sempre strane leggende che avevano stuzzicato l'intelligenza di Rosso fin da piccola.
Aveva passato tanto tempo dalla nonna, dato che in passato i suoi genitori erano in viaggio per commerci che ora non trattavano più, per questo "casa" era per lei stare dalla nonna.
"Casa è quel posto che dopo averlo lasciato, ti manca" aveva imparato e nessun posto le era mai mancato a parte la casetta nel mezzo del bosco in cui aveva vissuto l'infanzia.
La sua meta distava non molto poco, ma prima di mezzanotte Rosso era sicura di arrivare.
Erano ormai parecchi minuti che camminava, scostando la gonna marrone dai rovi nei queli spesso si impigliava, e decise di fare una pausa.
Si sedette accanto ad un albero, e si mise ad ascoltare i rumori che la notte porta con sè.
Era assopita nei suoi pensieri, quando dei rumori che si facevano sempre più vicini la allertarono.
Sembrava un cane affamato. No. Era un lupo, un lupo grande più di lei che si teneva goffamente su due zampe.
Rosso si nascose dietro l'albero più che poteva, ma il suo mantello era difficile da non vedere.
Il lupo era fermo, a pochi metri da lei, fermo.
Il silenzio si ruppe con l'arrivo di una freccia, che sfiorò il muso del lupo e si conficcò nell'albero.
La bestia se ne andò di corsa, correndo velocemente sulle zampe posteriori.
"Siete ferita ? Quel lupo vi ha fatto del male ?"
Cappuccetto Rosso si arrabbiò, era la seconda volta che un uomo la salvava.
Non sopportava neppure questo, la classica storia del principe azzuro che salvava le damigelle in pericolo.
"No, è tutto a posto. Grazie"
Rosso si mostrò al suo salvatore, un giovane sei diciassette anni con gli occhi di ghiaccio e i capelli d'oro che teneva all'indietro.
"Vi ringrazio signor... ?"
"Oh, Roberto. Ma tutti mi chiamano Wolf", disse lui con ancora l'arco in mano.
"E voi siete ?"
"Alice, ma tutti mi chiamano Cappuccetto Rosso."
"A me va bene Alice.
Dunque, Alice, vi consiglio di non addentrarvi più nel bosco di notte, se me lo permettete ?"
"Be', Wolf, anche se ve lo permettessi non seguirei mai un consiglio dato da uno sconosciuto."
"Ma conoscete il mio nome !"
Cappuccetto Rosso sorrideva al giovane come non faceva da tempo.
Era nata subito un'intesa tra i due, qualcosa che non era Amore, ma aveva la sua stessa irrazionalitá.
Camminarono insieme, mentre Wolf la accompagnava dalla nonna.
Wolf era un brigante, che rapinava i ricchi signori che passavano per il bosco.
Rosso gli raccontò in breve gran parte della sua storia, che lui assimilava con attenzione...
"Ora non sono più uno sconosciuto, potreste darmi del 'tu'"
"Siete il principe azzurro che mi ha salvata, non posso non darvi del 'voi'"
Arrivarono a destinazione e venne il momento di dividersi.
"Spero di rivedervi Alice, magari in un dolce incubo"
"Sarò lieta di rivedervi Principe"
E con un sorriso, si lasciarono davanti alla casa della nonna.
In Wolf c'era qualcosa di diverso.
Era un principe azzurro senza soldi, avvenente e forse arrogante.
Ma tutto questo a Rosso piaceva...
La nonna la accolse con gioia in casa, senza chiedere spiegazioni, che Rosso non avrebbe comunque dato.
Non le importava di ciò che avrebbero pensato tutti, voleva stare lontana almeno per poco da tutti i problemi che il giorno della festa della Luna era sorti.
Wolf era riuscito a distrarla e seppur conoscendo la sua storia non aveva cercato di consolarla, ma al contrario aveva continuato a prenderla in giro con parole da corteggiatore arrogante.
E come ho detto, tutto questo a Rosso piaceva.
Era mezzanotte e Cappuccetto Rosso svuotò la mente, si distese sul letto e incontrò il suo principe in un dolce incubo.

4.Il sole aveva giá rivendicato il suo posto nel cielo quando Cappuccetto Rosso si svegliò.
La casa profumava di vaniglia amara come quando era bambina e laa nonna aveva preparato la colazione.
Cappuccetto Rosso mangiò raccontandole di Gabi e della Festa della Luna, tralasciando l'incontro con Wolf.
Parlarono molto e dopo due ore dal suo risveglio, Rosso si mise in cammino.
Di giorno il bosco non sembrava così intrigante come durante la camminata di Wolf, che quella mattina Cappuccetto Rosso non trovò...
La piazza del paese era ormai vuota, le ghirlande erano per terra e solo qualche nastro colorato restava come ricordo della prima notte in onore della Luna.
Attraversò la piazza e arrivò alla strada che portava a casa sua, ma non si sentiva ancora pronta per tornarci e così imboccò il sentiero che portava alla Grande Collina.
Se ne stava seduta nel suo solito mantello color porpora, con in mente pensieri che nemmeno lei sapeva decifrare.
"Stefano non sono in vena di discorsi sdolcinati", disse dopo aver sentito dei passi dietro di lei.
"Ciao Alice"
Il ragazzo dietro a lei portava una camicia strappata e rovinata, e la faccia non era delle migliori, ma così conciato fece impazzire Rosso appena lo vide.
Si voltò dopo aver riconosciuto una voce familiare, che però non era di Stefano.
"Gabriele..."
"Sapevo che ti avrei trovata qui.
Volevo chiederti scusa per ieri, per tutto.
Quello non ero io."
"Eri ubriaco."
"Sì e anche per prima.
Ero nervoso. Cercavo di piacerti, ma ho sbagliato tutto. E poi be'...
Mi dispiace."
Le parole di Gabi erano sincere e Rosso gli sorrise, forse solo perchè si sentiva "potente" sul suo Gagriele.
"Va bene...", disse Cappuccetto Rosso, anche solo per rompere il silenzio.
Non andava bene. Per niente.
Per qualunque cosa Gabriele avesse fatto, Rosso probabilmente avrebbe avuto da ridire, era il prezzo del suo amore-odio, però ovviamente non andava bene per niente che il suo fidanzato si ubriacasse quando doveva stare con lei.
..
"Dobbiamo parlarti..."
"Grandioso", aveva pensato Rosso quando appena entrata aveva sentito le voci dei suoi che non promettevano nulla di buono.
"Magari si vorrano scusare per il matrimonio...". Sperava che non avessero voluto sgridarla per la nottata fuori.
Mentre entrava in cucina sentiva ancora i due bisbigliare tra loro, "dobbiamo essere delicati, caro", "ma deve saperlo alla fine"...
"Che succede ?"
"Vedi Alice...", stava dicendo la mamma.
"Stefano è morto", continuò senza dolcezza il padre, guadagnondosi uno degli sguardi omicida che Rosso da sempre temeva.
"Così, come se avesse detto "il tavolo dondola". È morto il mio migliore amico !", gridava la sua mente.
"Alice ieri sera aveva cercato di seguirti nel bosco, ma un lupo, forse un mostro..." la voce della madre si ruppe.
"Devo andare"
Forse le piaceva scappare, ma questa volta era qualcosa di serio.
Eppure non aveva sentito niente la notte e il bosco non aveva nulla con sè che testimoniasse quello che aveva saputo.
No. Era impossibile. Non era vero...
Il paese aveva preso vita e la notizia; come le era giunta, si era sparsa e al pozzo era l'argomento del giorno.
"Un mostro, è stato un mostro !"
"Sì, Big Ed l'ha visto !"
"Povero ragazzo..."
La gente parlava e parlava, ma Cappuccetto Rosso aveva sentito quello che voleva.
Bussò alla porta nervosamente, e aprì Charlotte con gli occhi rossi.
"Ti prego devo parlare con tuo padre"
Charlotte con un gesto le indicò il salotto e Rosso vi andò in un lampo.
"Big Ed, vi prego devo parlarvi."
In salotto stava seduto un uomo abbastanza grasso con gli occhi tristi, che non ci mise molto ad accorgersi di Rosso.
"Sei Alice, Cappuccetto Rosso"
"Sì ed ero un amica di Stefano, dovete dirmi cosa gli è successo"
Rosso parlava di fretta,e forse una lacrima le era scesa lungo una guancia.
"Io... mi dispiace tanto per il tuo amico.
Io ero andato a cercarlo, quando per la seconda volta aveva lasciato mia figlia.
Era andato a cercarti.
Ho camminato per un po' prima di raggiungerlo, ma quando era a una decina di metri da me, qualcosa di terribile e oscuro lo prese.
Sentivo le sue urla miste ai ringhi del lupo e quando sono arrivato da lui correndo, c'erano stracci dei suoi vestiti per terra che portavano alla bestia.
Era un lupo grande più di me e te con gli occhi di ghiaccio e lo sguardo di un demone.
Era girato sulla carcassa del povero Stefano, e poi si è voltato verso di me
Mi ha guardato, quel servo di Satana, ma mi ha risparmiato ed è corso via.
C'era del sangue sui vestiti. Quel mostro l'ha ucciso e poi l'ha divorato."
Cappuccetto Rosso stava piangendo ora, le lacrime non si nascondevano più.
Alice era strana, ma il dolore lo provava.
Oltre a Stefano non aveva amici e lui era un vero amico.
"Dobbiamo pregare Dio che quella bestia sia sazia dopo il sacrificio di Stefano o tutti noi moriremo."
Stefano era davvero morto, ed era morto per Cappuccetto Rosso.

(continua...)



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: