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lavoro pubblicato martedì 8 luglio 2014
ultima lettura martedì 11 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La vera storia di quel personaggio che frequentava il bar Centrale

di johnnymarco. Letto 550 volte. Dallo scaffale Generico

A Germano, in fin dei conti, segnare un goal non gli fregava niente. La palla non la buttava dentro la porta avversaria per far vincere la propria squ...

A Germano, in fin dei conti, segnare un goal non gli fregava niente. La palla non la buttava dentro la porta avversaria per far vincere la propria squadra e sicuramente non lo faceva per gloria personale. Non gli importava neanche della gioia che un suo goal procurava ai tifosi dello Sparta S. Rocco, squadra in cui giocava.

Germano la buttava dentro solo per lei ed era solo per lei che Germano ogni Domenica avrebbe venduto l’anima a chissà chi pur di segnare un goal. Lei si chiamava Irene e Germano scaraventava quel maledetto pallone in rete solo per Irene.

“Irene ti amo! Vuoi metterti con me?” chiese Germano tutto tremolante e con il cuore che gli sbatteva in petto manco se fosse stato morso da una tarantola. Germano glielo chiese una sera mentre Irene passeggiava con le sue stupide amiche e glielo chiese di botto, dopo che per darsi coraggio era venuto al bar da me e si era scolato una grappa tutta d’un fiato, lui che era addirittura astemio.

Irene restò di stucco per poi scoppiare a ridere e così fecero anche le sue amiche, logica e naturale conseguenza della loro stupidità.

Germano, rosso dalla vergogna e con il cuore che gli sbatteva ancor più forte in petto, capì di aver commesso una grande cavolata. Ma Germano non era tipo che mollava e così prese forza e gli disse a muso duro: “Cosa cazzo mi ridi? Ti ho appena detto che ti amo e ti ho chiesto se vuoi metterti con me. A stò punto è prevista una tua semplice risposta e non una stronzata di risata in compagnia delle tue amiche idiote che ti trascini appresso!”. Germano voltò le spalle e si incamminò con le mani in tasca e pieno di rabbia verso il bar. Per Germano, ragazzo timido ed introverso, quella frase fu una vera e propria rivoluzione. Fu il passaggio dalla musica adolescenziale a quella d’autore. Fu il salto dal mondo dello sbattimento al mondo delle responsabilità.

Ma fu in Irene che quella frase appena pronunciata da Germano scatenò più che una rivoluzione una vera guerra planetaria. Irene si rese conto di essersi comportata da ridicola. Zittì le sue amiche che ancora sghignazzavano e corse verso Germano.

“Senti Germano, scusa per poco fa. Non volevo offenderti”.

“Non fa niente. Non ti preoccupare”…

Iniziarono a parlare e più parlavano e più Germano abbandonava la sua timidezza. Era come se riuscisse ad essere se stesso solo con quella ragazzina mora con la frangetta e gli occhini nero intenso.

Irene si accorse che Germano, anche se continuava a ritenerlo un tipo un po’ strano, non era affatto male e poi era pure simpatico.

“Ma tu non giochi nella squadra del paese?” chiese Irene.

“Il mister non mi fa mai giocare e poi non è che mi interessa molto correre dietro ad un pallone”.

“E perché allora ci vai?”

“In paese non è che ci siano tante alternative, non trovi?”.

Si era fatto tardi e la mamma di Irene iniziò a tempestare il telefonino della figlia con squilli odiosi.

“Germano io devo rincasare. Domenica verrò a vederti giocare al campo. Ciao” e gli stampò un bacio sulla guancia destra, poi gli sorrise splendidamente e si avviò verso casa.

Germano rimase scioccamente immobile, tranne che per il suo cuore che riprese a battere follemente ed una lacrima che iniziò a rigargli il viso.

Lo Sparta S. Rocco perdeva in casa per 1 a 0 contro i Corsari di Montepesco quella Domenica. Germano se ne stava accucciato tutto infreddolito in un angolo della panchina. Mancavano circa otto minuti alla fine dell’incontro. Fu solo allora che vide Irene starsene tutta annoiata in mezzo agli spettatori.

“Mister mi faccia entrare” esclamò d’impeto Germano rivolto al suo allenatore.

“Cosa?” rispose lui, meravigliato e sorpreso.

“Mi faccia giocare” ribadì sicuro Germano.

Dopo essere rimasto un attimo in silenzio, il mister gli ordinò: “Togliti la tuta. Entrerai al posto di quella pippa di Alex. Sbrigati prima che cambi idea”.

Germano si affrettò nel prepararsi e dopo un breve riscaldamento avvenne la sostituzione. Alex uscì dal campo arrabbiato e non salutò neanche il compagno che stava per entrare. Tutti della squadra non capirono il perché di quella sostituzione.

Germano in cinque minuti scarsi di gioco riuscì a perdere tre palloni, a sbagliare due passaggi, a rimediare quattro spintoni ed un calcione nello stinco sinistro, ad essere rimproverato da quasi tutti i suoi compagni di squadra e maledetto dall’intera tifoseria ma soprattutto a segnare il goal del pareggio nell’ultimo secondo giocabile di partita quando in mischia furibonda creatasi in area avversaria riuscì a colpire la palla di puntazza secca e spedire il pallone in rete. Incredulo per ciò che era successo si voltò immediatamente in direzione di Irene e la vide lì sorriderlo, in tutta la sua raggiante bellezza con la frangetta che saltellava insieme a lei, mentre tutti i compagni di squadra gli zompavano addosso.

L’arbitro fischiò la fine e Germano e Irene restarono, lui in mezzo all’area di rigore e lei sugli spalti, a guardarsi e a sorridersi come, è inutile dirlo, sanno fare solo due persone innamorate. Non si curarono neanche del temporale che scoppiò all’improvviso e che fecero fuggire tutti gli altri: chi negli spogliatoi e chi nelle proprie macchine. Germano e Irene rimasero lì ridendo pazzi di gioia e di amore.

E fu così che Germano, da lì in poi, anche se i tifosi dello Sparta S. Rocco intonavano cori del tipo “E dai Germano facci un goal!!!”, lui la palla in rete la spingeva solo e solamente per il suo amore Irene.

FINE


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