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lavoro pubblicato martedì 1 luglio 2014
ultima lettura mercoledì 25 marzo 2020

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L’AGONIA INARRESTABILE DEL MINIMALISMO POSTMODERNO SOCIAL WEB

di ilMoscone. Letto 724 volte. Dallo scaffale Filosofia

Nell'attuale clima imposto dalla comunicazione social web osservo due fenomeni chiari e distinti: i quattordici caratteri di Twitter e la minuscola usata dopo il punto fermo...

Nell'attuale clima imposto dalla comunicazione social web osservo due fenomeni chiari e distinti: i quattordici caratteri di Twitter e la minuscola usata dopo il punto fermo.
Ogni giorno stormi di utenti globalizzati attendono con ansia i nuovi cinguettii sgrammaticati dei centrattacco delle nazionali di calcio, dei politici arraffoni e arruffoni e degli avvocati difensori dei mostri seviziatori di provincia.
Costoro c’illumineranno sulle loro malefatte da simpatiche canaglie con quattordici ineffabili caratteri.
E in simultanea, nel caotico divenire quotidiano dei social forum, dei litblogs, delle chat, degli sms, delle mail e di tutti gli altri devastanti strumenti di tortura escogitati per radere al suolo il linguaggio, il minimalista postmoderno social web ci propinerà il suo nuovo parto approssimativo, stile analfabeta:
- io non sono capace di scrivere, e me ne vanto. però sono un genio perché l’ho messo in quel posto all'ortografia. e dammi tempo ancora un decennio e farò a tocchi anche la grammatica. ciao e grazie del tuo stupendevole commento, vado a fare un bel post su mio nipotino che ha passato la prova invalsi. Purtroppo è di sedici caratteri, ma adesso vado a limarlo -
Naturalmente quest’armata di minimalisti postmoderni social web non sbuca dal nulla.
Costoro hanno due maestri di pensiero e di riferimento, di cui vado a riferirvi i due principali e riassuntivi pensieri.
L’artista statunitense Sol LeWitt scoprì il minimalismo grazie a Dan Flavin, autore dell’opera Monument 1 for V.Tatlin (1964).
LeWitt comprese per primo l’idea dominante del minimalismo: l’opera d’arte risiedeva solo nell’idea, la realizzazione non era che un piacere passivo e tedioso. Non gli importava, per esempio, se una sua opera veniva distrutta, poteva anche farne a meno; ciò che veramente contava era il foglio di carta custodito in un cassetto sul quale aveva appuntato quell’idea.
E allora perché darsi la pena di sovrintendere alla produzione e alla struttura di una grande forma pittorica, scultorea, poetica e letteraria? Era sufficiente buttar giù una serie di indicazioni di massima e lasciare al lettore/fruitore il compito di realizzare nella sua mente l’opera.
Sì, ma c’è un piccolo problema LeWitt: se tu mi propini delle informazioni caotiche e illeggibili, che cosa realizzo cosa? Scusa se te lo chiedo, ma la tua opera Serial Project, I (1966) che cosa diamine significa?
Perlomeno i minimalisti in arte cercavano di proporre una forma di pudore: di fronte a una realtà degradata, refrattaria a ogni ideale e ormai spoglia e priva di qualsiasi forza di narrazione, l’atteggiamento più onesto e meno mistificatorio possibile era una sorta di essenzialità ridotta ai minimi termini, per ritrarre il nostro insensato e squallido mondo.
Invece i minimalisti postmoderni social web difendono la loro non posizione con l’arroganza e l’insolenza tipica del loro secondo maestro: Friedrich Nietzsche.
Il filosofo tedesco ha scritto nelle sue opere vagonate di cazzate che sono state utilizzate per compiere violenze d’ogni genere da fanatici settari d’ogni landa.
Ma non si può negare che non fosse un genio, ed ecco il pensiero che illustra come pochi la nostra complicata era:
“ Ciascuno di noi si sente al centro del mondo ed è il centro del mondo. Dunque il centro è dappertutto e cioè in nessun luogo. Ecco perché ciascuno vede il mondo e tutte le persone a suo modo e perché la verità assoluta non esiste, ma esiste solo la mia verità individuale, se ho la forza d'imporla. Ciascuno ha la propria ed è questa la fatica del vivere e il suo valore.”
Come sempre gli accadeva, Nietzsche viene abbagliato dalla forza della sua intuizione, e scambia la sua pensata per una gioiosa festa di liberazione dalla decadenza della civiltà occidentale, mentre invece è solo la diagnosi della grave malattia che è scoppiata virulenta nel nostro tempo: il narcisismo minimalista.
Lui pensava che questo essere il centro del mondo fosse una terapia e una cura alla decadenza della società occidentale, e in particolare cristiana, e invece si tratta solo della radiografia con referto del brutto male che tutti dobbiamo affrontare.
Per Nietzsche l’aspetto migliore del Postmodernismo è che ciascuno può essere ciò che si vuole e il centro del mondo, e nello stesso tempo, per i suoi critici ironici, il difetto peggiore del Postmodernismo è checiascuno può essere ciò che si vuole e il centro del mondo.
Tutti quanti viviamo in questo insopprimibile paradosso. Io lo trovo poco divertente.
Comprese tali sconcertanti e provocanti premesse, non sorprende che ogni giorno su Internet legioni di pseudoautori producano milioni di messaggi video, improntati quasi sempre ai modi della settimana enigmistica e quando va bene (raramente) caratterizzati da quelli degli artisti visuali minimalisti americani degli anni '70.
E non stupisce nemmeno il generale e continuo clima di rissa, di presunzione e di violenza verbale.
Non meraviglia l’agonia dei social forum e dei litblogs e di tutte le altre diavolerie web.
Il dilemma non sta nella loro gestione e nelle loro linee editoriali, ma nella crisi generale del medium di comunicazione, nell’agonia inarrestabile del minimalismo postmoderno social web.
Questo minimalismo post che arriva molesto ogni giorno mi risulta sempre più disgustoso e triste, con il suo modo poco serio e molto ludico, una sorta di risata nel tunnel degli orrori.
Alle volte è tecnicamente virtuoso (nel senso di barocco) ma umanamente indifferente, non infiammato dalla passione o dall'urgenza dei fatti umani; insomma qualcosa che è al novantanove per cento esangue e gratuito e trivialmente ruffiano e presuntuoso.
Alla fine di quest’agonia del minimalismo web ci troviamo tutti di fronte a una feroce alternativa:
  • O abdichiamo alla grande narrativa e alle grandi opere e alle grandi cose per farci tutti cose minime, virtuali, arroganti, insensate, caotiche, indecifrabili, social web, settimano-enigmisti che scrivono la minuscola dopo il punto fermo...
  • O ci abbarbichiamo a quella grandezza fino all'ultimo respiro, correndo il rischio di risultare retorici e patetici come quel noto soldato giapponese rimasto a difendere il suo atollo dopo il 1945.
Personalmente scelgo la seconda opzione, non amo la rassegnazione e “il sapersi accontentare” dei minimalisti postmoderni social web.
Il creatore, in ogni campo dell'arte, è come i personaggi della tragedia classica, come Aiace, Bruto, Seneca. Non si rassegna, non abdica, si trafigge sulla sua spada se è sconfitto.
Nel modo metaforico e non violento dell’arte, dove per fortuna non ci sono vittorie e sconfitte ma solo comprensione e amore per quello che si è e si fa, trafiggersi sulla propria spada significa tirare fuori i coglioni e fare vedere chi si è.
Qualcosa di ben altro rispetto al minimalismo postmoderno social web e alla sua tetra rassegnazione pusillanime e tracotante.



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