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lavoro pubblicato martedì 1 luglio 2014
ultima lettura martedì 7 gennaio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Vittoria e sconfitta, l’invidia le acceca

di trap56. Letto 565 volte. Dallo scaffale Poesia

Nel mezzo di un boschetto sorge amenala Casa di Riposo ‘Il Purgatorio'.Entrando v'imbattete in questa scena:   laddove per il solito è un mortorio,lassù, al secondo piano, senza lena,due vecchie van pietendo un colluttorio. &nb...

Nel mezzo di un boschetto sorge amena
la Casa di Riposo ‘Il Purgatorio'.
Entrando v'imbattete in questa scena:

laddove per il solito è un mortorio,
lassù, al secondo piano, senza lena,
due vecchie van pietendo un colluttorio.


1.

La prima par di nobile famiglia,
suntuosa nell'aspetto decadente.
Le lacrime le inzuppan la mantiglia,
la lingua batte dove duole il dente.
Col naso tira su la paccottiglia
sniffando come fosse rosa aulente.
"Mia cara, tu non sai quanto t'invidio,
te sgombra da ogni pubblico fastidio!"

Stan lì sedute sopra il pavimento,
poggiate, spalla a spalla, contro il muro.
Le voci sono un esile lamento.


2.

Quell'altra, che par viva di sussidio,
è mesta qual dimessa campagnola,
con l'aria di chi è in punto di suicidio.
Le lacrime van via come una ola
con note di implacabil stillicidio.
La bocca muove a scatti da tagliola:
"Signora, lei non sa quello che dice:
lei invidia chi la invidia da infelice!"

Negli abiti incrostati di cloruro
di sodio si riverbera il dolore
di vite che non bramano futuro.

3.

"Io son... io fui l'eterna vincitrice:
Vittoria! Per Romani e Greci alata,
avevo un culto e fama più che attrice
da Hollywood blandita e coccolata.
Ero io d'ogni bene la nutrice,
senza me l'esistenza era sciancata.
La vita mi pareva ed era un sogno
e tutti mi dicevan: "Io t'agogno!"

Non mette certamente buonumore
costei, che pur dovrebbe sprizzar gioia
e pare invece vinta dal languore.


4.

"Io molto di me stessa mi vergogno,
perché nessuno mai della Sconfitta
provò né desiderio né bisogno.
Finisco giù in cantina o su in soffitta
perché senza cipolla né scalogno
fò pianger quelli cui son stata inflitta.
A chi gli tocco m'odia e mi disprezza:
nessuno cantò mai la mia bellezza!"

Or questa pare lì che attenda il boia,
s'affligge e no, non vede soluzione.
È a terra come solo può una stuoia.


5

"Tu pensa quanto tragica amarezza
travaglia l'esistenza a Berlusconi
ch'è solito stravincere in scioltezza
ma vive schiavo delle sue tenzoni.
È molto più sereno un Caparezza
che pure non è il Re delle canzoni.
Chi vince spesso perde tutto il resto;
più accorto gli è il perdente, pur modesto.

Davvero sotto il cielo è confusione
se piange e si rattrista nel profondo
chi fa del predominio il suo blasone.


6

"Sarà, cara signora, ma io attesto
ch'è dura una batosta digerire.
Lei prenda il buon D'Alema, cui funesto
è stato il crack del sol dell'avvenire.
Abraso fu via via dal palinsesto
e ad altri vede in pugno le sue mire.
Movesi, vecchierel canuto e stanco,
rischiando d'esser preda al giovin branco.

Se vince non è detto sia giocondo;
battuto, l'uomo spesso si sconforta.
Ma allora, chi è felice a questo mondo?


7.

"Vittoria, sì, ma infine vince il banco,
finisci da inquilina al cimitero,
magari seppellita fianco a fianco
a quello cui portasti via il cimiero.
Tu intanto l'hai capito che io manco
di quello che tra i sensi fa il nocchiero?
Accentua il mio dolore l'esser cieca
ma credi, la mia invidia non è bieca"

Eh no, quell'altra proprio non s'è accorta
e adesso brancolando con la mano
la stringe, con un gesto che conforta.


8.

"Signora, la mia vista non mi arreca
di lei nessuna immagine, ‘ch'è spenta.
La invidio d'un'invidia che si spreca
in quello che lei stessa per sé inventa:
non vede, eppur si macera e poi impreca.
Vedesse come sono macilenta
a furia di rovesci ed insuccessi!
Pace avrò almeno all'ombra dei cipressi?"


L'invidia le accomuna nella pena,
blindate in demenzial contraddittorio.
Ciascuna vede l'altra una sirena

e rosica ai baglior dell'irrisorio .
Si vince o si soccombe nell'arena,
poi tutti ci arrendiamo all'obitorio.



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