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lavoro pubblicato giovedì 19 giugno 2014
ultima lettura giovedì 14 marzo 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Angel and Demons Night Capitolo Due

di Smith982. Letto 408 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo Due: Il viale dei ricordiI festeggiamenti nella grande sala continuano senza interruzioni, nessuno ancora nota la mancanzadel presidente. Persone che mangiano, ballano e ridono per l'arrivo del nuovo anno, mentre al pianosuperiore nello studio...

Capitolo Due: Il viale dei ricordi
I festeggiamenti nella grande sala continuano senza interruzioni, nessuno ancora nota la mancanza
del presidente. Persone che mangiano, ballano e ridono per l'arrivo del nuovo anno, mentre al piano
superiore nello studio ovale una Yelena inginocchiata a terra piange lacrime amare.
Il dolore non si è placato e la rabbia che gli scorre dentro la rende ancora più fragile, nel buio e nel
silenzio dello studio, solo i suoi singhiozzi creano rumore.
< Ti ho dato la mia vita … e tu sei andato VIA....> è forte quell'urlo, così forte che dovrebbe
superare i pesanti muri dello studio ovale e giungere fino alla sala, eppure nessuno lo ode. Nessun
mistero su quanto accade, almeno per Yelena , le cose sono molto chiare. La White House, la
residenza del presidente, non era una comune tenuta, ma qualcosa di molto più grande e segreto. Per
anni era stata dimora della famiglia Smith. Per anni ed anni quella famiglia era stata la più
importante e potente famiglia d'America, sin da quando il patriarca, John Smith non venne eletto
presidente . Fu il primo e dopo di lui suo figlio Frank Smith divenne presidente per due mandati
consecutivi, il regno degli Smith era solo all'inizio. Una dinastia nata per comandare, così i tabloid
li definirono, di padre in figlio, come se fosse una monarchia la presidenza degli Stati Uniti d
'America passò da Frank ad Angel J. Il maggiore dei tre fratelli Smith, il Lord , con questo nome
Yelena lo aveva conosciuto e poi il più piccolo degli Smith, Jack, il matto l'ultimo di una lunga serie
di presidenti, prima che lei diventasse la donna più potente del mondo libero.
Quella dimora gli aveva visti passare tutti, era stata modificata all interno senza che nessuno sapesse
nulla , mura insonorizzate , sensori di rilevamento per essere mistici, un area riservata direttamente
collegata con la CIA e con la Fucina, la base della sua razza. In quella dimora la risolutrice, ora solo
una pallida ombra di se stessa poteva urlare e dare sfogo alla sua rabbia ma nessuno l avrebbe mai
sentita, la punizione del presidente, così l aveva denominata Angel una volta, ora quella punizione
pesa su di lei , come la maledizione della verità che il secondo genito della famiglia Smith gli aveva
lasciato in custodia.
Minuti che passano, il tempo che scorre via, senza che lei si accorga di nulla, immersa nel suo
dolore e nel suo voler provare odio per quell'uomo che alla fine la porta solo a piangere con più
dolore. Attimi che non sembrano passare e ricordi che gli trapassano mente e cuore, immagini ,
suoni, parole e il sorriso di lui che non riesce a cancellare, < mi fidavo di te... > lo sussurra appena ,
con la voce bloccata in gola, labbra che ora sentono solo il sapore salato delle lacrime che non
smettono di scendere , rigandole il viso con maggior vigore. Distrutta da un peso che non aveva
chiesto, schiacciata dalla mancanza di un uomo che era diventato il centro del suo mondo a cui non
era mai riuscita dire nulla di quello che sentiva per lui. Ricordi pesanti, che fanno male e che cerca
di scacciare da lei prendendosi la testa tra la mani, come a volergli dire, fermati, basta ricordare ,
eppure questo non accade, sono forti in lei i momenti, gli attimi in cui lo vide per l ultima volta in
quella piazza, con lei, la bionda, i loro figli nel momento in cui c era bisogno di fare gli eroi.
Ricorda le urla dello spagnolo, la forza immensa di quella famiglia che si butto incontro al pericolo
per la salvezza di tutti, sente il dolore delle ferite dell'epoca, il sapore di sangue che torna alla bocca
come in quella notte... < NOOOOO> un urlo disumano , quasi bestiale nel rivedere quei momenti e
poi il vuoto. Lo spagnolo in ginocchio ed in lacrime, la faccia della forense incredula e spaventata,
quella strana donna con i codini e l abbigliamento gotico che tanto il direttore della CIA ammirava e
proteggeva e poi se stessa, a terra nella polvere, non c'era più un campione, non vi era più una
signora oscura che aveva giurato di proteggere la terra, tutto era finito , il mondo era cambiato in
attimo in cui tutto era cosi chiaro, ma solo per lei. Pochi istanti e poi tutto sembrò non essere
accaduto per nessuno, ma lei sapeva, lei ricordava e non era cambiata. Non aveva perso i ricordi,
non aveva perso i suoi poteri era ancora diversa in un mondo di essere umani, così diversa da
credere di poter sopportare il peso, gli incubi e la schiacciante verità che ora , la sta letteralmente
uccidendo da dentro.
<Dov'è il presidente?> la voce dura dell'agente McDugan. Alto , robusto, sul metro e ottanta,
brizzolato, volto serio, occhi scuri come il carbone, segnato dall'età ma pur sempre vigile e degno di
rispetto, < Ti ho chiesto dove si trova il presidente , rispondimi Foster.>
Il giovane agente Foster, ventisei anni, un metro e settanta, spavaldo, arrogante, un tipo alla so tutto
io, ora impietrito al centro della sala difronte all anziano agente.. <io... io...> La paura di rispondere
è palese nel giovane, con lo sguardo di McDugan che sembra paralizzarlo, < Lascia stare
mammoletta, io e te facciamo i conti dopo, richiama gli altri, vi siete divertiti abbastanza, io salgo di
sopra , forse si trova nel suo studio e sarà meglio per te che io la trovi li, altrimenti inizia a
preparare i bagagli per la Siberia.> Quella minaccia verbale non ha nulla di buono, non era di certo l
essere buono che l anziano agente aveva in mente. < Io salgo, muovi quel culo e fai come ti ho
detto.> Le ultime parole per poi voltarsi e muoversi con rapidità nonostante l età verso le scale,
salite come un atleta al massimo della forma.
Diverso da altri l anziano McDugan, agente della CIA esperto, uomo sul campo, assegnato alla
sicurezza del presidente dopo la scomparsa del direttore. Ligio al suo dovere, impeccabile, per una
sola volta in trentacinque anni di servizio, si era concesso un capodanno in famiglia, era sicuro e
tranquillo che non per una volta non sarebbe accaduto nulla al presidente. Yelena era diversa da chi
l aveva preceduta, ligia al protocollo e alle disposizioni di sicurezza, mai dall inizio del suo mandato
aveva dato preoccupazioni, non c era motivo quindi di rifiutare di stare a casa, lasciando il lavoro
alla sua squadra, eppure in cuor suo , non era convinto, aveva atteso la mezzanotte con sua moglie
Mary, i suoi figli con mogli e nipoti al seguito ma non era riuscito a non pensare al presidente.
Indossato l abito nero e preso il bacio di sua moglie ormai rassegnata si era diretto alla Withe House
ed aveva visto giusto. Era bastato un colpo d'occhi per rendersi conto che il presidente non era nella
sala, avrebbe fatto scontare quella mancanza a Foster e al resto della squadra solo dopo, ora il suo
compito era trovare la donna più potente del mondo libero e sperare che non fosse accaduto nulla di
grave, non sarebbe mai riuscito a perdonarsi per una cosa del genere. <Maledette scale> Salite come
un atleta ma il fiato corto e l' età sono ben udibili nella voce di McDugan, che con passi pesanti e
udibili sta per raggiungere la porta dello studio. < Signora, sono McDugan , si trova nella studio?>
La voce forte e chiara, nella frase pronunciata una volta raggiunta la porta d'ingresso allo studio
ovale, < Sto per entrare, mi sente, è li dentro?> La mano che istintivamente va alla fondina sotto la
giacca, diretta al calcio della sua beretta d ordinanza, < Mi sente, sto per entrare.> Nessun rumore,
nessun suono, per quanto esperto l'anziano agente non può sapere che tutto è insonorizzato e che
Yelena può sentirlo, ma che lui non può sentire ne captare i singhiozzi ed il pianto della donna. In
condizioni normali Yelena non avrebbe avuto problemi a trovare un modo per farsi sentire, Angel
aveva installato apposta un sistema di annullamento da utilizzare solo nelle giornate normali, ma in
quelle condizioni nessuno lo avrebbe messo in funzione. < Presidente sto entrando> la mano ora va
ad estrarre l arma, sganciandola dalla fondina, la postura dell uomo in nero cambia, la mano alla
maniglia, una posizione di difesa, un click della porta ….
Schiacciata dal dolore Yelena non sentiva nulla , se non la voce dei ricordi. Non percepiva nulla del
mondo reale, tanto meno la presenza di McDugan sulle scale e poi alla porta dello studio. La sua
mente era in balia di quella verità atroce che portava dentro, il suo cuore affranto per la perdita di
quell uomo che per lei significava la ragione di vivere. Non era li , solo il suo corpo in ginocchio era
presente, i ricordi la dominavano come il suono di quella voce, < Lena alzati e fuggi via, non
devono trovarti qui, vai ora... e un ordine....> La voce di quell'uomo che tanto prova ad odiare senza
risultato che sente nella mente. Un sobbalzo al cuore, gli occhi che ora sembrano tornare ad essere
controllati dal cervello, che cercano la fonte di quella voce, le lacrime che non smettono di scendere
, <To.....> la voce è fermata ancora una volta in gola, ma stavolta non è il dolore a farlo ma il
rumore della porta che si apre. Il panico in lei, la paura di essere vista e poi ancora quelle parole
nella mente, < Lena .. ora .. vai...> Non sa se siano vere o se sono ancora frutto dei suoi ricordi, ma
decide di dargli ascolto, un mare di fiamme la investe in tutto il corpo, nello stesso istante in cui l
agente McDugan apre la porta...
< Presidente> Un entrata da manuale, in copertura con la spalla e la pistola impugnata pronta ad
essere usata, ma quello che l'agente si trova di fronte è solo una stanza vuota, < Ma ….>
Sconcertato, solo un istante prima era sicuro che il presidente si trovasse li, eppure ora in quello
studio, c era solo lui. < Accidenti...> arrabbiato mentre ripone l arma nella fondina, iniziando a fare
il giro dell'ufficio presidenziale. Occhi vigili ed attenti che passano in rassegna tutto, fino alla
vetrata, <ma cosa è successo qui?> Se lo domanda, avvicinandosi , notando grazie alla luce che
entra da essa i pezzi del calice ridotto in frantumi , < Un calice …..> lo riconosce, sa che fa parte
del servizio presidenziale che si usa nelle grandi occasioni, chinandosi per osservare meglio i
piccoli frammenti < non c'è traccia di liquidi, non ce sangue, eppure il calice è un frantumi , deve
essere successo qualcosa.. meglio....> La frase non viene terminata, bloccata sul nascere dal respiro
che l agente si sente alle spalle. Veloce ed addestrato si volta di scatto, anche se l ' età inizia a farsi
sentire in azioni del genere. Un colpo era di sicuro nelle intenzioni di McDugan, ma il vuoto è l
unica cosa che viene colpita, per poi lasciare spazio all'incredulità sul volto dell'anziano agente, che
non sembra credere ai suoi occhi, < Non è possibile … ma voi siete...> La figura nell'ombra che si
trova difronte è riconoscibile in volto, illuminato in quasi tutte le sue parti dalla luce della vetrata, <
Voi non avete visto nulla agente, tornerete di sotto e dirette alla squadra che il presidente vuole
restare sola e che scenderà più tardi.> Un ordine dato con voce calma, che lascia impietrito
McDugan, < Ma voi … > Il cenno dell'uomo che si porta il dito indice al volto, come ad indicare il
silenzio e che poi viene spostato nuovamente, < voi non avete visto niente, è un ordine, non vorrete
disobbedire ad un mio ordine diretto? Uscite di qui, al resto penserò io e non fate parola con
nessuno di quello che avete visto questa notte , ora andate.> Ancora un ordine, che stavolta in
silenzio viene eseguito. McDugan è un uomo ligio al dovere e agli ordini dei suoi superiori, non è
abituato a fare di testa sua , tanto da dirigersi alla porta , uscendo richiudendola alle sue spalle,
utilizzando poi il suo orologio comunicatore CIA, < Qui McDugan, l aquila vuole stare da sola,
codice verde, richiama gli altri Foster, falso allarme.> Avrà da pensare per il resto della notte e dei
prossimi giorni l'anziano agente, mentre all interno dello studio ovale, il misterioso individuo con
un ceno della mano evoca alcune piccole fiamme, ridando vita al calice rotto, raccogliendolo da
terra, cosi da riporlo sulla scrivania di Yelena, < Lena... mi dispiace....> Sono parole che Yelena
ormai lontana non potrà udire, mentre delle fiamme vive avvolgeranno quella figura dagli occhi
azzurri, tristi e colmi di lacrime di sangue, con lo studio lasciato ora al vuoto ed al silenzio.


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