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lavoro pubblicato martedì 3 giugno 2014
ultima lettura giovedì 11 luglio 2019

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LA VENDETTA DEL VERME

di perlanera1964. Letto 725 volte. Dallo scaffale Fantasia

LA VENDETTA DEL VERME“Mamma, dai, posso uscire, solo un’oretta, tanto i compiti li ho già terminati, e dai, per favore, ti supplico!”, Andrea guardava la madre con gli occhi lucidi, sperando che le lacrime avrebbero liberato la...

LA VENDETTA DEL VERME


“Mamma, dai, posso uscire, solo un’oretta, tanto i compiti li ho già terminati, e dai, per favore, ti supplico!”, Andrea guardava la madre con gli occhi lucidi, sperando che le lacrime avrebbero liberato la donna dal terrore che aveva nei confronti del professore.
Infatti la risposta fu quella di sempre “figlia mia, lo sai com’è fatto il professore, le femmine non escono da sole, il fuoco accanto alla paglia brucia…”, la solita tiritera di ogni giorno.
Tutti in paese lo chiamavano così, il professore, persino in casa Andrea, il fratello Giuseppe, la moglie Filomena dovevano rivolgersi al professore dandogli del voi, come questi pretendeva.
Il professore era un uomo cattivo, abietto, infido, la sua crudeltà lo induceva a godere nell’infliggere a chiunque gli capitasse a tiro ogni meschinità che la sua mente machiavellica riuscisse a concepire.
I tratti del viso riflettevano queste sue caratteristiche: sopracciglia nerissime e spesse sovrastavano occhi piccoli ed infossati che incutevano timore al solo guardarlo, labbra sottilissime, naso adunco.
In casa terrorizzava Andrea e Filomena, al contrario idolatrava Giuseppe, il figlio maschio tanto agognato; quando rientrava da scuola, preannunciato dai suoi passi pesanti e cadenzati a guisa di un militare, come lo era stato il padre in epoca fascista, le due donne si facevano invisibili e pregavano che almeno quel giorno le risparmiasse.
Ogni giorno, invece, era la medesima scena, le proprie frustrazioni il professore le scaricava con calci e pugni soprattutto su Andrea, lei era la femmina che non avrebbe voluto, una bocca in più da sfamare, spilorcio com’era, “mangiapane a tradimento”, “handicappata mentale”, “deficiente come tua madre” erano i complimenti più carini con i quali la vezzeggiava.
Oramai, da quando Filomena era riuscita a dargli il figlio maschio, era Andrea l’oggetto delle sue sfuriate, senza motivo, solo perché era una femmina e le femmine servono solo per la vecchiaia, come ripeteva la madre del professore.
Ovvio che il professore fosse anche misogino.
A scuola aveva in potere tutti i malcapitati alunni, nonché i colleghi, i quali lo temevano e disprezzavano al pari dei suoi stessi familiari.
Solo chi lo assecondava, solo chi era più pusillanime di lui, solo costoro avevano qualche possibilità di cavarsela.
Andrea odiava con tutta se stessa quel mostro che aveva fatto morire di crepacuore Filomena, almeno lei ora era in pace, ricordava con nostalgia l’amato nonno materno, rammentava con chiarezza le parole che le aveva sussurrato all’orecchio mentre andava via: “piccola mia, ricordati sempre, ogni tuo desiderio si avvererà se tu lo vorrai intensamente, io da lassù ti starò vicino”.
Ogni sera, quando il professore decretava che era ora di andare a dormire, di solito dopo carosello in modo da non consumare luce, lei andava a letto, iniziava a ripetere come un mantra sempre le medesime parole: “nonnino mio, se ci sei ancora, fallo sparire, fallo diventare un lombrico che io o possa schiacciare come lui schiaccia me”, andava avanti così anche per ore, sino a quando non cadeva preda di un sonno profondo, popolato da mille incubi.
Un giorno Andrea, com’era solita fare ogni mattina, sistemò sul letto la camicia, dal colletto unto e bisunto che a lavarle tanto si consumavano sia le camicie sia l’acqua, i calzini, i pantaloni, attese che il professore uscisse per dare una rassettata alla casa e mettersi a studiare per l’imminente esame, a lei, femmina, non era stato permesso frequentare l’università, ci andava solo per dare gli esami.
Quel giorno il professore non tornò a pranzo, Andrea pensò che fosse impegnato in un consiglio d’istituto, la sera capì che qualcosa non andava, l’uomo non aveva mai fatto così tardi.
La ragazza si cambiò e uscì da casa per andare a cercarlo, il telefono era chiuso con un lucchetto, a tarda serata decise di andare dai Carabinieri, i quali la tranquillizzarono, l’indomani l’avrebbero cercato.
Era oramai notte inoltrata, Andrea sollevò la coperta del suo letto e, inorridita, scorse un grosso, lurido lombrico, nero, che si contorceva spasmodicamente, un solo istante pensò: “ecco, il mio desiderio si è avverato”, naturalmente sapeva che era impossibile, il professore sarebbe ritornato più baldanzoso che mai.
Andrea con un pezzetto di carta, disgustata, prese il grosso verme e pensò di schiacciarlo, poi, pensando all’odore poco gradevole che avrebbe ammorbato tutta la casa, decise di buttarlo in giardino.
Del professore non se ne seppe più nulla, vane furono tutte le ricerche, sembrava svanito, nessuno versò una sola lacrima, Andrea ringraziò il suo adorato nonnino per averla liberata, chissà come, da quel mostro.
Trascorsero gli anni, Andrea continuava a vivere nella vecchia casa dei genitori, ogni giorno le pareva di scorgere in giardino, tra i tanti, il solito lombrico nero e grosso che aveva trovato nel proprio letto la sera della scomparsa del padre, ovviamente ciò, si ripeteva, era impossibile.
Un giorno Andrea iniziò a star male, iniziarono prima forti dolori alle gambe, poi alla schiena, un diabolico prurito le perforava la testa, la memoria man mano l’abbandonava, non riusciva quasi a parlare, sentiva dentro di sé qualcosa che la divorava.
Tutti i vari medici interpellati nel corso di quei tre anni non le seppero dire il motivo di quel deperimento, ormai pesava appena 40 chili.
Finalmente un gastroenterologo le prescrisse una risonanza magnetica al cervello ed un esame particolare per la ricerca di parassiti nell’intestino.
Il giorno della visita, Andrea, ritirati i referti, si recò dal medico con la speranza che almeno lui ci capisse qualcosa.
Lo specialista impiegò un po’ di tempo a visionare tutto, la guardò e le disse “ neuro cisticercosi, finalmente signora abbiamo scoperto il suo male, lei ha semplicemente una taenia solium che è migrata nel suo cervello….”, il medico continuava a parlare, ad Andrea pareva di impazzire, una voce, quella del professore, le diceva “ mangiapane a tradimento, sono sempre stato con te, ora sei il sostegno della mia vecchiaia”, Andrea in un lampo pensò a quel brutto lombrico nero, non lo vedeva più da circa tre anni.
Il grosso lombrico nero si stava cibando di lei.







Commenti

pubblicato il 04/06/2014 21.37.45
AdventurousTaster, ha scritto: Tremendo... Un buon finale a sorpresa con il cattivo cattivo fino in fondo...... Scusa ma... Nel posto dove vive Andrea non ci sono gazze con i piccoli da sfamare??

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