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lavoro pubblicato martedì 3 giugno 2014
ultima lettura domenica 27 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Non svegliate i sogni

di trap56. Letto 671 volte. Dallo scaffale Fiabe

  Driiin!  - ?  - Buongiorno signore, vorrei…  - Il Folletto ce l’abbiamo già e…  - Ma io non vendo il Folletto!  - Ah no? mi pareva… comunque non ci serve nemmeno la  Treccani...

Driiin!

- ?

- Buongiorno signore, vorrei…

- Il Folletto ce l’abbiamo già e…

- Ma io non vendo il Folletto!

- Ah no? mi pareva… comunque non ci serve nemmeno la Treccani: l’ho comperata il mese scorso. Su eBay.

- eBay…?

- Su eBay, sì. Un affare, non la voleva nessuno: quel bestione di enciclopedia occupa troppo spazio. Io invece avevo il pallino da tanto e adesso sta di là in sala. Mia moglie è contenta perché ha il suo Folletto e può fare la polvere alla mia Treccani.

- E’ polverosa?

- La uso poco, è roba vecchia. Giusto per le parole crociate: sono un nostalgico del Bartezzaghi padre. Il figlio… altra stoffa, se la sogna la classe del padre!

- Eco, io sono un venditore di sogni, se vuol vedere qualcosa…

- Gliel’ho già detto: mia moglie con il suo sogno fa già la polvere al mio. Cosa vuole, non siamo nemmeno più tanto giovani… non ci interessano i suoi sogni.

- Non si può vivere senza sogni! Tutti ne abbiamo.

- Io no, soffro di disturbi del sonno: prendo psicofarmaci e la mattina mi ricordo niente.

- E’ tremendo, chissà come soffre!

- Mavalà, è peggio quando ti svegli e ti spacchi la testa per tirarne fuori almeno uno che sai come va a finire. Tutti così: sul più bello ti svegli e loro… plop!

- I nostri no: mi faccia entrare e glieli mostro. Non ho venduto ancora niente, la gente non ne vuol sapere. A forza di non venderli qualcuno è un po’ invecchiato, ma i sogni sono come il vino: invecchiando…

- … diventano aceto. Come la Treccani. Bisogna stare al passo coi tempi. Oggi ci vuole il marketing, caro lei.

- Ma noi vendiamo sogni, non facciamo televendite!

Quasi piange, sembra accasciarsi.

- Appunto, già vendete aria fritta, merce che non si tocca…

- Questo non glielo permetto! I nostri sogni sono estratti da miniere nelle viscere della Terra. I nostri minatori rischiano la vita per individuarli e strapparli alla roccia che li imprigiona. Ogni sogno portato in superficie è come un tesoro recuperato in qualche isola dei Caraibi. Poi li facciamo lavorare dai migliori artigiani, per renderli appetibili agli uomini, che…

- Senta, lei mi è anche simpatico, ma mi sta facendo perdere un sacco di tempo. Provi al piano di sopra, c’è una coppia giovane, quelli hanno tutta la vita davanti.

- Lasci almeno che le mostri il campionario, abbiamo autentici gioielli. Non mi mandi via anche lei, nessuno vuol comperare, mi licenzieranno.

Lo guarda meglio: è magro, pallido; il vestito è un po’ stinto, le scarpe sanno di vita vissuta.

Mette mano al portafoglio:

- Va bè, le dò cinquanta euro e mi prendo la valigetta, anche se non mi sembra proprio di pelle.

Allunga la banconota al venditore e arpiona la maniglia della valigetta. L’altro, allibito, balbetta sillabe sconnesse, afferra a sua volta la maniglia. Il tiramolla è breve, perché l’uomo della Treccani è massiccio. Un ultimo strattone e la valigia si apre. Di colpo…

Le note digitalizzate dell’ ‘Inno alla gioia’ vietano ad Antonio Esteban di ficcare il naso nella valigia dei sogni. Grugnisce: già non gli piacciono i racconti dove si scopre che il protagonista stava sognando; ma vedersi troncato un sogno sui sogni… è troppo!

Suonano alla porta. Ancora in pigiama si trascina e apre: non è il venditore di sogni venuto a sciogliergli l’enigma, ma il ragazzo dei telegrammi.

Lo lascia uscire, strappa la busta e legge:

«Antonio Esteban Skarmeta vincitore premio Grinzane per migliore opera letteraria tradotta per cinema con Il postino di Neruda Stop Congratulazioni Stop».

Chiude gli occhi, piange.

… e dietro le lacrime il piazzista, sorriso malinconico sotto una cascata di riccioli neri, gli strizza l’occhio. Impertinente.



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