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lavoro pubblicato martedì 27 maggio 2014
ultima lettura domenica 23 febbraio 2020

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BANSHEE cap.4 Lucius

di ilcartaiomatto. Letto 584 volte. Dallo scaffale Amicizia

Mentre mi dirigevo da Rasheed, pensavo a che cosa poteva esserci sotto a tutta questa storia. Troppo strana, troppo ingarbugliata. Il percorso per arr...

Mentre mi dirigevo da Rasheed, pensavo a che cosa poteva esserci sotto a tutta questa storia. Troppo strana, troppo ingarbugliata. Il percorso per arrivare da chi avrebbe potuto decifrare la mail e forse chiarirmi un po’ le idee stava finendo; stavo per arrivare , forse, alla verità o quantomeno ad una spiegazione delle situazioni che erano capitate fino a quel momento. Arrivai finalmente a destinazione e mentre mi avvicinavo al citofono del palazzo stavo tremando. Citofonai e una voce dall’altro capo mi rispose; spiegai chi ero e perché ero lì e un suono metallico mi fece capire che il portone era aperto. Quarto piano sentì dal citofono ed entrai. Presi l’ascensore e salii fino al piano indicato e trovai una porta socchiusa, tremante la spinsi ed entrai. Mi accolse un omino indiano che sarà pesato 50 kili e non più alto di un metro e cinquanta. Mi presentai ma mi interruppe dicendo che il prof Dalai lo aveva avvisato che sarei passato da lui per una consulenza e visto che non andava a trovarlo nessuno capì subito che ero io il visitatore mandato da Dalai. Mi fece accomodare su una sedia di fianco ad un piccolo tavolino in radica penso molto antico; lui si sedette di fronte a me ma dietro un grosso tavolo penso in noce. Mi chiese di fargli vedere cosa avevo portato e gli porsi i fogli dove avevo stampato la foto con la mail. Li prese e notai che nel suo comportamento qualcosa stava cambiando, stava diventando “luminoso”, nel senso che nel suo viso si stava accendendo una luce e sembrava brillare. Pensai fosse un fenomeno dovuto alle luci della stanza ma una cosa mi scosse; appena iniziò a guardare il foglio le lampadine della stanza scoppiarono una dopo l’altra lasciandoci al buio e nonostante il buio il suo viso era illuminato. Mise il foglio sul tavolo , si voltò e prese un grosso libro. Lo sfogliò avanti e indietro e lo ripose. Fece così con altri tre libri, sfogliandoli e riponendoli; il suo viso continuava ad essere illuminato ma vedevo il dubbio nel suo sguardo. Prese un quinto libro più piccolo degli altri e lo pose sul tavolo di fianco al foglio con la mail; magicamente il libro si aprì e iniziò a sfogliarsi da solo fino a fermarsi su una pagina ben precisa. A quel punto il volto di Rasheed smise di essere illuminato e tornò al suo colore caramello normale e anche le luci della stanza , misteriosamente , si riaccesero riportando la stanza al suo stato iniziale. Rasheed mi guardò e vide nel mio sguardo il voler sapere cosa stava succedendo in quella stanza e soprattutto cosa c’era scritto nella mail. Iniziò:” allora Marco devo dirti che non vedevo una scritta del genere da molti anni. Ero molto giovane e a mio padre arrivò una lettera senza mittente e scritta con gli stessi caratteri, lui la lesse e sbiancò; dopo cinque giorni sparì nel nulla. Non ci spiegavamo come fosse possibile una cosa del genere ma trovammo un foglio scritto da lui con scritto – sono venuti a prendermi, Rashy cerca la soluzione-. Dopo il ritrovamento di quel biglietto dedicai la mia vita a capire che cosa voleva dire mio padre con quelle poche righe. Dopo molti anni riuscì a capire tutto e questa tua mail è la prova che sono tornati dopo anni ma sono tornati”. Avevo ascoltato tutto con estrema attenzione e mi era gelato il sangue quando ho sentito quello che il padre di Rasheed aveva lasciato scritto; erano le stesse parole che mi aveva detto Camilla: Papà mi verranno a prendere. Ero fermo, immobile non riuscivo a muovere un muscolo; ero paralizzato finché Rasheed mi disse:” Marco verranno a prenderti ma non so né dove né quando e soprattutto chi verrà”. Mi vide fermo immobile e mi strinse una mano e a quel punto mi uscirono delle parole forse senza che io volessi:” non prenderanno me ma mia figlia “. Rasheed mi guardò e mi disse:” devi individuarli e fermarli prima che la portino via, ma ricorda che sono spiriti cattivi e senza scrupoli, Banshee li chiamano. Non posso dirti di più per adesso ma devi capire chi sono e tieni presente che si mimetizzano con gli umani in modo naturale. Ma hai una possibilità di scoprirli; non sopportano il fuoco e appena lo vedono cercano di scappare perché solo toccandolo potrebbero far vedere il loro vero aspetto. Chi scappa dal fuoco è un Banshee. Ora vai e scopri chi vuole portare via tua figlia, io analizzerò più a fondo la mail per cercare indizi che possano esserti utili”. Gli risposi che probabilmente sapevo chi c’era dietro tutto questo, lo salutai e uscii di corsa. Dovevo arrivare in ospedale per proteggere Camilla, non sapevo come fare ma per portarla via dovevano passare sul mio corpo. Presi la macchina e mi diressi verso l’ospedale cercando di arrivare in tempo.

Il dottore cercava di capire cosa avesse Camilla e la stava sottoponendo a una serie di esami accurati e approfonditi per capire la causa di quegli svenimenti. Sophie era fuori dalla stanza e stava aspettando che Camilla tornasse dagli esami quando le si avvicinò un ragazzo che la prese per un braccio. “Lucius e tu che ci fai qui?”. “Mi hanno mandato a fare quello che tu non sei più capace di fare. Dovevi averla già presa la bambina e invece ti sei lasciata scappare l’occasione; sai che più si aspetta più persone innocenti verranno coinvolte e potrebbero morire”. Si era vero quello che diceva Lucius, aspettare non era stata mai la cosa giusta ma Sophie non se l’era sentita di farlo in quella occasione ma se avevano mandato Lucius voleva dire che LUI non voleva più aspettare. Ma non poteva farsi portare via la “presa” da uno come lui; troppo crudele e non si sarebbe fatto fermare da nessuno e chiunque si fosse messo sulla sua strada sarebbe morto. “ La prenderò non ti preoccupare, ma la bimba non deve soffrire e soprattutto nessuno ci deve andare di mezzo, per quello sto aspettando l’ospedale non è il posto più giusto per farlo”. Mentre Sophie pronunciava queste parole non si accorse che dietro di loro c’era la mamma di Camilla che stava ascoltando. “ Perché dovete portare via la mia piccola !” urlò la donna; tutte le persone presenti in corsia si girarono chiedendosi cosa stesse succedendo; Lucius e Sophie si guardarono e Sophie sapeva già cosa stava per succedere ma on fece in tempo a fermarlo. Lucius prese la donna e la trascinò in camera impedendole di urlare. La donna si dimenava ma lui la teneva ferma solo con la forza della mente; si poteva leggere il terrore nei suoi occhi e a quel punto Lucius alzò una mano e la mise di fronte alla bocca della donna. La vita presente in lei venne come aspirata dalla mano di Lucius e la donna piano piano si accasciò e una volta che tutta la “vita “ presente in lei la abbandonò morì. Sophie entrò nella stanza per cercare di fermare Lucius ma ormai non c’era più niente da fare, la donna era morta ma Sophie aveva un problema più grande da risolvere ora; si stava avvicinando una guardia dell’ospedale alla stanza. Correva velocemente verso di lei e Sophie sapeva benissimo che se Lucius l’avesse visto anche la guardia sarebbe morta; per questo corse via dalla stanza sperando che la guardia la inseguisse per risparmiargli la vita. Purtroppo la guardia non la seguì e si fermò sulla porta della stanza; vide l’uomo e vide la donna per terra. Estrasse la pistola e intimò all’uomo di stare fermo ed alzare le mani. Lucius non fece che alzare la sua mano in direzione della guardia e la pistola gli scappò di mano. Poi come prima si avvicinò alla guardia che non riusciva a muoversi e gli mise la mano davanti alla bocca e gli portò via la “vita”. La guardia si accasciò e morì. A quel punto Lucius uscì dalla stanza e andò in direzione di Sophie; insieme si diressero nei parcheggi sotterranei dell’ospedale. “Hai visto che cosa mi hai fatto fare? Due persone sono morte per causa tua e della tua poca volontà di portare a termine il lavoro; dovresti smetterla e ritirarti e lasciare spazio ai giovani. Ora me ne vado ma ricorda che la prossima volta che tornerò non me ne andrò via a mani vuote; fai il tuo dovere o sarò costretto a farlo io e sappi che ho l’appoggio totale del CAPO”. Svanì in una nuvola di fumo nero e denso e lasciò così Sophie pensante e indecisa sul da farsi. Sapeva che Lucius diceva la verità e che se fosse tornato non sarebbe andato via a mani vuote. Sapeva anche se che se aveva detto di avere l’appoggio totale del CAPO era vero e questo era un ostacolo insormontabile anche per lei, lei che era nelle grazie del CAPO ma che forse questa volta aveva tirato troppo la corda. Ieri era venuto a trovarla direttamente il CAPO, e oggi era arrivato Lucius; la cosa non era buona per nessuno . Tornò su di sopra e fece appena in tempo a vedere gli infermieri che portavano via in barella i due corpi privi di vita. Si convinse che doveva svolgere il suo lavoro al più presto possibile, Lucius voleva il suo posto a tutti i costi e come dimostrato oggi non si sarebbe fermato davanti a niente e a nessuno; era molto potente, non come lei ma molto potente ed era giovane, ambizioso e desideroso di scalare i vertici non preoccupandosi di nessuno. Doveva prendere Camilla il prima possibile ed andare via.

Ero ancora in macchina e mi stavo dirigendo verso l’ospedale; mancava poco e mi arrivò una telefonata. Era la polizia che mi informava che la mia ex moglie era morta per cause ancora da accertare in ospedale. Non le volevo bene ma la cosa mi scosse parecchio, chiesi di Camilla e mi dissero che non sapevano, non era presente sulla scena del delitto. Mi prese il panico, potevano averla già presa? Possibile che nessuno si fosse accorto di nulla? Feci gli ultimi chilometri che mi separavano dall’ospedale a tutta velocità e dopo dieci minuti arrivai in ospedale. Corsi subito nella camera di Camilla ma non la trovai; chiesi alle infermiere dove fosse e mi dissero che era con il dottore al quarto piano per fare degli esami. Dovevo andare dalla polizia e chiedere aiuto e in quel momento vidi Sophie che mi vide e mi salutò con un cenno amichevole della mano. Appena mi arrivò vicino le dissi:” so perché sei qui e so che ci dietro tu alla morte della mia ex moglie; ma non prenderai Camilla te lo impedirò in qualunque modo”. Mi guardò come se non sapesse cosa stavo dicendo e stava per dirmi qualcosa. Non la feci parlare e tirai fuori l’accendino; lei vedendolo si girò e si diresse verso l’uscita. Questo confermava quello che mi aveva detto Rasheed; Sophie era un Banshee ed era li per portare via Camilla. Ma perché non lo aveva ancora fatto e soprattutto visto che aveva ucciso la mia ex moglie e una guardia dell’ospedale, perché se ne era andata senza battere ciglio? Ora dovevo solo trovare Camilla e portarla via da li; dovevo proteggerla da Sophie e da chiunque insieme a lei volesse prendere la mia bambina. Ero io contro il mondo occulto degli spiriti; speravo ardentemente che Rasheed scoprisse qualcosa di più sul perché proprio Camilla e sul come fare per impedire che la portassero via.



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