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lavoro pubblicato mercoledì 21 maggio 2014
ultima lettura martedì 1 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Nel buio della Ville Lumière

di AaronGrolli. Letto 534 volte. Dallo scaffale Pulp

Bevevo, bevevo... Non sapevo nemmeno da quanto tempo fossi lì, seduto su quella sedia sgualcita. Ore, giorni, mesi o forse solo piccoli minuti interminabili e dilatati. Non fumavo erba regolarmente da anni, anzi, non fumavo più nemmeno qu.....

Bevevo, bevevo...

Non sapevo nemmeno da quanto tempo fossi lì, seduto su quella sedia sgualcita. Ore, giorni, mesi o forse solo piccoli minuti interminabili e dilatati. Non fumavo erba regolarmente da anni, anzi, non fumavo più nemmeno quella roba, perciò quest'ultima ipotesi mi parve scomparire.

Mi versai un altro bicchiere di vino con la mano tremolante. Sorso. Tiro di sigaretta. Sguardo perso verso la Tour Eiffel.

Infondo Parigi non era così male, mi dicevano che avrei conosciuto gente di tutti i colori e razze, che avrei visto i più bei musei del mondo e i monumenti più maestosi. Tutte cazzate, a me della Ville Lumière, piaceva la vita buia. I vicoli laterali.

Le strade parallele non mi sono mai piaciute, sono banali e rumorose. Ho sempre cercato riparo negli angoli delle strade.

E lì in fondo a quell'orrendo vialetto, retrobottega di ristorantini e bistrots, sorgeva il Caffè la Paix.

Il locale era stato allestito dopo la chiusura di un bordello, lo stile bèlle époque tutto velluto e lustrini era ancora lì a darvi atto.

La porta del Caffè era una sorta di varco spazio-temporale.

La prima volta che ci entrai, quasi distrattamente, rinvenni subito dal mio torpore!

Divanetti con tessuto di pizzo, cameriere avvenenti, bifolchi simili a barboni attaccati al bancone. Sembrava di essere tornati in dietro di mezzo secolo. Non mi sarei meravigliato di rinvenire Rimbaud disteso nel cesso pieno di vomito.

Una volta uno dei reduci bevitori di assenzio mi disse:

"Tu sei giovane perdio! Eppure vivi in un mondo in cui ti hanno inculato la giovinezza. Sei passato dall'età in cui ti pulivano il culo, a un'infanzia piena di sogni che tu credevi sicuramente realizzabili, a quella in cui ti trovi ora, senza un cazzo di niente, col culo a terra, sporco e senza nemmeno la carta igienica per pulirlo!"

Era un mezzo clochard, senza nulla, ma si impose di offrirmi un bicchiere perchè gli facevo pena:

"Mi fai pena" disse "e non perchè sei ridotto male, sia chiaro.. Sei ben vestito, pulito, lucidato.. Eppure sento il fetore della tua anima che sta cominciando ad arrendersi al destino"

Bevvi un sorso di cognac, mentre in sottofondo una canzone di Charlie Parker "infiammava" per così dire quei quattro accattoni seduti in fondo alla sala in compagnia di quattro puttane da due soldi e dalla dubbia sessualità.

"In un mondo di arrampicatori sociali, non ci resta che arrampicarci al bancone del bar!" sbottò il vecchio di punto in bianco.

Lo ascoltavo ma i suoi discorsi mi scivolavano via, ormai facevano da sottofondo a quei cazzo di pensieri che quello stronzo mi aveva ficcato in testa.

Lo odiavo! Avrei voluto tirargli il bicchiere vuoto in testa...Eppure aveva ragione...

Chi cazzo era quel vecchio ubriacone con la faccia da caprone.

Mi alzai dallo sgabello e mi richiusi la giacca.

"Hey dove te ne vai giovane? Non ti ho ancora raccontato che cosa mi è successo ieri!" mi gridò.

Lo mandai a fare in culo con un gesto della mano, senza nemmeno voltarmi.

Quante volte avevo dato le spalle al mio destino. Avrei sbattuto la testa anche quella sera probabilmente.

Raggiunsi quella stanza dove soggiornavo. Tutto era silenzioso. L'atmosfera quasi magica.

Da lontano la Tour Eiffel illuminata sembrava prendersi gioco di me e della mia esistenza buia.

Niente di diverso, tutto come sempre. Il giradischi del panzone sul mio pianerottolo emetteva una canzone di Françoise Hardy. E mentre ascoltavo quel motivetto cercando di capire cosa facessero "tous les garçons et les filles de mon àge" alla fine degli anni '60, mi venne da ridere pensando alla banalità di quei versi.

Sarà che ogni epoca ha le sue difficoltà, come ogni età e luogo.

In fondo ciò che ci accomuna è il fatto di rimanere aggrappati a qualcosa come quel vecchio al suo squallido bancone.

Finii quel vinaccio da due soldi e decisi di stapparmi un'altra bottiglia, ma questa volta anche di volermi bene. Mi alzai dalla sedia sgualcita. Tirai fuori dalla vetrinetta del mobile della cucina una bottiglia di Inferno portato dall'Italia. Lo stappai, feci un sorso, spensi la sigaretta.

La Tour Eiffel mi fissava beffarda, come una puttana che sfida le tue voglie. La sfanculai!

Bevevo, bevevo...



Commenti

pubblicato il 31/05/2014 16.13.22
Mimmuzzo, ha scritto: Grazie: ho appena sfanculato la mia tosse. Io sfanculo più o meno tutto e tutti. Il tuo lavoro mi ha aiutato a capire che non sono solo in questa valle di lacrime.
pubblicato il 10/08/2014 6.45.04
kamate, ha scritto: L'Inferno è sempre un gran bel bere, specie quello di alcune cantine. Notevole. C'è un tropico del cancro che riecheggia tra le righe. Mi è piaciuto assai.

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