ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato giovedì 15 maggio 2014
ultima lettura giovedì 14 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Sogno Della Casa Rossa

di DOMENICO DE FERRARO. Letto 523 volte. Dallo scaffale Fiabe

0 0 1 683 3897 Privato 32 9 4571 14.0 96 800x600 Normal 0 14 false false false IT JA X-NONE .......

IL SOGNO DELLA CASA ROSSA

Presa dalla fame ,una volpe bramava l’uva d’un alto pergolato , tentandola con tutte le sue forze . Come questa non potè afferrare, allontanandosi disse: Non è ancora fatta ,non voglio mangiarla acerba” Chi tenta a screditare con parole quanto non può fare deve ascrivere a sé questo discorso.

“Dalle Favole di Fedro”

C’era una volta una piccola casa dipinta di rosso solitaria in mezzo ad una povera campagna situata tra alcuni alberi che gli facevano ombra,ove aleggiano le follie di un umanità dimenticata nel tempo che scorre insieme all’ ebbrezza ,ridenti giorni tra verdi prati in fiore, rincorrendo spensierati le multicolorate farfalle della virtù. Immersa nella natura , la piccola casa riposava , rammentando il tempo in cui fu giovane: Qui fui costruita con il legno degli alberi maestri della montagna imponente, con i sassi del fiume ridente. Sono passate molte stagioni , son diventata vecchia , pensare che dentro queste mie stanze son cresciute generazioni e generazioni di uomini e donne. Ho visto nascere e morire, uomini e idee ,albe e tramonti ,spensierati giorni nel veder riuniti intorno al tavolo sempre un po’ scorbutico , intere famiglie , trascinato contro suo malgrado di qua e di là a sua insaputa. Sentire cantare gli strumenti di lavoro , la zappa e la falce il secchio e l’aratro, quel burlone del trattore stonato come una campana con i suoi acuti di petto. Osservare danzare la fiamma nel caminetto poi addormentarsi tra la cenere e i tizzoni ardenti. Un gigantesco Albero ai lati della vecchia casa silenzioso lascia cadere alcune foglie sopra al tetto: Tra i miei rami quanti aquiloni si sono impigliati e con essi quanti pensieri tristi e felici , sentimenti d’ogni tempo passioni mai vissute. Ma con l’aiuto del venerabile vento li ho riportati a terra e lasciati catturati di nuovo dalle mani del pio fanciullo. La vecchia casa sorride: Eri cosi forte , frondoso, le tue foglie facevano la gioia dei volatili di passaggio , della comara cornacchia che amava apparecchiare tè e pasticcini per ogni uccellino lassù in cima mentre i tuoi lunghi rami come mille braccia cullavano alla ombra d’un tempo lieto chiunque lo desiderasse . Momenti che rendevano dolce il dormire del fattore stanco di ritorno dal lavoro che s’appisolava pigro sopra l’amaca tesa tra i tuoi rami nodosi e silenti. L’ Albero quasi commosso ,asciugandosi gli occhi con un grande fazzoletto di foglie : Rammenti quella notte di tempesta quando un fulmine bruciò martino l’albero di pino e colpì il camino birichino. La chioccia impaurita fuggi sulla luna ed il cane inferocito abbaiò tutta la notte contro i lampi che si divertivano ad illuminare figure e forme della natura muta ai margini della città di cemento ,fatta di case nuove che non avevano mai conosciuta te la vecchia casa rossa ,solitaria in mezzo alla brulla campagna. La casetta inforcando gli occhiali : Ricordo , come posso dimenticare tutto ciò caro mio. Accidenti se messo a piovere di nuovo, bisognerà dire all’omino della pioggia di smetterla di piangere son gia tanto triste io , che le sue lacrime mi rendono ancora più malinconica. Speriamo domani s’affacci di nuovo il sole tra le nuvole per ritornare a sorridere lieta in allegri giorni. Ascoltare il canticchiare delle oche per l’aia in festa , la canzone del gallo matto senza cappello. E mentre finivo di raccontare questa storia ,gironzolando per stanze silenziose , rammento di quel sogno che lessi una volta tanto tempo fa, d’una sedia che correva a prendere il tram. Era molto tardi e la sedia correva in fretta ,saltellando , sulle sue quattro gambe . A un tratto ne perse una e vacillò pericolosamente. Per fortuna un giovane passante fu pronto a raccogliere la gamba e a rimettergliela a posto . E mentre gliela rimetteva , le raccomandava : Ma non corra così ,c’è più tempo che vita. Giovanotto rispose la sedia mi lasci stare, in questo modo nell’ascoltare le sue parole mi farà perdere sicuramente il tram che allungamento attendo. Vede l’immaginazione è una funzione dell’esperienza , ed ella è madre d’ogni sapienza. La morale di questo sogno credo sia scritta in fretta in un vecchio libro di fiabe , dimenticato in angolo della vecchia casa del sogno che feci un mattino mentre cercavo di afferrare il sole per le gambe. Chi vuole sorridere ,sorrida non c’è pena per colui che sa sorridere ,l’inchiostro di questa penna scaccia via ogni tristezza.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: