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lavoro pubblicato lunedì 12 maggio 2014
ultima lettura giovedì 21 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

cap 1 INFANZIA un cappello sotto l'albero

di scrittore5968. Letto 520 volte. Dallo scaffale Viaggi

RAVAIOLI DANIELE IN .... “UN CAPPELLO SOTTO L’ALBERO” Romanzo autobiografico anno 2005 CAP.N. 1 INFANZIA La mia storia ?sca

RAVAIOLI

DANIELE

IN ....

UN CAPPELLO SOTTO L’ALBERO”


Romanzo autobiografico

anno 2005

CAP.N. 1

INFANZIA

La mia storia ?scandita da piccoli e grandi avvenimenti, comunque indimenticabili.

Se ripenso alla mia infanzia, mi tornano alla mente ricordi belli e altri meno belli. I Dottori disperavano di potermi salvare. Forse già così piccolo ,volevo vedere se mi volevano bene. Un mese di sofferenza,un mese di cure,tanto che poi ripresi a respirare tranquillamente,fino alla mia uscita .Vicino ,sentivo il calore dei parenti,mia nonna e dei miei zii. La mia presenza li a Ravenna durò poco tanto che qualche giorno dopo uscito dall’ospedale,con i miei genitori,tornai nel paese dove avrei abitato. Il piccolo paese dove andai a vivere,era Savignano Sul Rubicone,piccolo paese,di 17.000 abitanti. Il nostro appartamento,era in vista sula statale Emilia,dove a sinistra portava a cesena e Bologna,a destra Rimini ancona. Anche li ero circondato dall’affetto dei genitori e l’affetto dei parenti. E di mio fratello. Passarono i giorni passarono gli anni. Siamo nel 1969 .Compii i miei primi 6 anni. Giunse l’impatto con la scuola. I miei genitori prepararono merenda ,cartella quaderni,insomma tutto il necessario.Ero un bambino minuto, e chiuso. Infatti l’impatto con la scuola divenne difficile ,in più anche il Rapporto con gli altri bambini. Loro si avvicinavano per giocare ,io mi allontanavo. Il mio mondo era stare isolato. Il fatto preoccupava molto i miei genitori. Come la scuola del quale ero negato e non ne volevo sapere. Proprio in quegli anni mia madre si ammalò. Da mia nonna seppi che mia madre aveva un male incurabile. La diagnosi fu cirrosi epatica, non capii .Venne ricoverata spesso ed io non capivo il perché. Continuavo a giocare con mio fratello mentre lei si trovava la in quella stanza,d’ospedale assieme ad altri invece di stare insieme a noi.Le sue prime condizioni erano abbastanza buone. Andava e veniva. Era ritornata la famiglia unita,dicevo,invece purtroppo non fu così. Quel giorno erano le 19.00 della sera. In casa in cucina ,mio padre preparò la cena. Mia madre,si trovava in lamento in un angolo della credenza. Chiedeva aiuto. Stava male. Mio padre disse di smetterla piagnucolare che non aveva nulla. Giunse con la pentola ,la appoggio nervosamente sul tavolo .Urlò nuovamente ad alta voce di smetterla. Si vedeva ,stava davvero male. Mio padre la guardava con uno sguardo, scocciato ,nervoso. Continuava a dire di fare basta,quando ad un tratto,prese con rabbia quel piatto,e glie lo scaraventò in faccia. Perse sangue dalla fronte. Molto sangue. Nostro padre ci accompagnò in camera.Ritornò in cucina ,e disperato dal gesto prese nostra mamma e l'accompagnò in ospedale.Prima dio uscire ,ritornò in camera e disse: di fare i bravi che sarebbe arrivato subito. Salutammo mamma che non fu ingrado di rispondere e di li vedemmo la porta di casa chiudersi.Io avevo appena 9 anni ,mio fratello 11 Subito venne ricoverata.I suoi lamenti erano seri. Noi piccoli non sapevamo che lei era ammalata,e non ci rendevamo conto della sua sofferenza e di che malattia tenesse. Giorno per giorno ,mese per mese ,Il suo stato di malattia,peggiorava,e cure per quello che aveva non ce n’erano. Sicuramente ora che siamo nel duemila ,capisco che si doveva trattare di una malattia che ora noi chiamiamo “tumore”, mentre ai tempi si diceva ,lui/lei ha il”cancro”.Parliamo degli anni 70circa del quale il più fortunato sopravviveva ,con quelle cure poche che vi erano,lo sfortunato/a in questo caso mia madre,ha avuto il destino ,di beccare quello sbagliato,e di non potercela fare. E non è tutto mia madre il male che ha preso è stato causato.Adesso che siamo grandi ,specialmente io avrete già capito il come.potrebbero essere andate le cose.Naturalmente ,la verità non verrà mai a galla ma è possibile immaginare. Altre cose purtroppo non sono stato in grado di affrontarle ,più da vicino ,in quanto pur di non farmi del male ,chi sapeva tutto ha pensato bene di non oltrepassare la linea gialla,per non far succedere un pandemonio in modo che noi ,non ci ribellassimo nei confronti di papà . Giunsero i medici ,nella stanza a lei assegnata .Era gravissima e, ai medici non rimase altro che avvisare papà ,che la sofferenza di mamma era poca.(trenta giorni.). Io e mio fratello ,inconscio di ciò che stava accadendo spesso ma non sempre insieme a papà andammo a trovarla. Sicuramente lei era contenta,ma noi non ci si rendeva conto ,in quanto eravamo ancora piccoli. Da ciò che ricordo,le volte che giocò con noi erano molto poche.Momento per momento le fatiche sue crollavano.Per noi la voglia di giocare era ancora tanta,ma costretti da papà smettemmo immediatamente. Facendomi grande ho dimenticato tutto.non riesco a ricordare ,i momenti che con mamma passammo .Solo dalle fotografie ,immagino che inizialmente ,la nostra famiglia era allegra come tante altre.Poi il destino o chissà cosa ,ha portato la famiglia alla distruzzione.

Solo il piatto in testa mi è rimasta impressa e non dimenticherò mai. Ancora adesso i ricordi mi fanno molto soffrire,ma sono contento di ricordarlo nello scrivere,così in questo modo me la sento sempre più vicina,sentendo che di lassù,lei mi guarda,mi sorride ,e mi insegna ciò che non ha potuto fare quando era viva. Ricordo vagamente quel giorno,22 febbraio 1975. Io e mio fratello ,accompagnati da papà ,andammo a fare visita a mamma. Come sempre io essendo il più piccolo ero sempre quello che entrava in qualche modo di nascosto assieme a papà per non farmi vedere. Giunsi nella sua camera.33 letto9,lei guardava e sorrideva,sdraiata su quel letto bianco. Ad un tratto aiutata da papà la portammo un po’ fuori a prendere aria. Prima di giungere all’esterno ,sul balconcino,la vedemmo togliersi una ciabatta e scaraventarla nel muro urlando:Scarafaggi,ci sono Scarafaggi sul muro. Era la sua mente, oramai giunta al termine. Chi gli era vicino,io mio fratello,mio padre e tutti i parenti, non volevamo rassegnarci a quella mossa ultima,di dolore.Lanciò la ciabatta sul muro. La riaccompagnammo in camera ,si addormentò,Papà insieme ai parenti ci accompagnò a casa ,per poi ritornare in ospedale.Un dolore straziante per tutti , giunse alla stanza ,lei sembrava che dormisse,gli prese la mano ,e come un soffio lei si spense improvvisamente. giunsero i medici ma lei aveva gia dato l'ultimo respiro.

Ore 3 della notte

del 22 febbraio 1975

la mamma si è spenta.



pianse , urlò,davanti a quel viso cosi giovane. Appena 39 anni. Perché proprio lei.

Mia madre era una donna eccezionale. Ne ha passate tante nella sua vita, e pur di tenere stretto la famiglia,in quanto noi ancora piccoli a lottato sino alla morte.Il giorno dopo ,papà venne nella nostra camera.Ci disse di vestirci,che saremmo andati in un posto molto silenzioso.Non ci rendavamo conto ,e lo seguimmo.Usciti da casa prendemmo l'auto ,montammo su ,e via in ospedale.Le domande da parte nostra ,erano tante ,ma papà non volle dare risposta.Giungemmo così in ospedale.e come al solito io essendo il piu piccolo avevo problemi ad entrare.Comunque ,in qualche modo riuscii ad entrare anch'io.Arrivati alla camera mortuaria,già erano presenti tutti i miei zii,i miei cuginetti ,e tutto attorno belissimi fiori profumati.Aveva un belissimo vestito bianco.Il suo vestito che portò quando si sposò.Senbrava che stesse solo dormendo.



.Il giorno dopo

23 -2 1975

fu il giorno del funerale.



Era una giornata così bella, tutti erano lì vicini a lei, circondata di fiori profumati. Fuori gli uccelli fischiettavano, sembrava che le dicessero “svegliati, alzati, vieni ancora tra noi!”. Purtroppo la morte non dà speranza e in quel momento non rimaneva altro che rassegnarsi. La vidi nella bara, tra i fiori e tutti i parenti. Nessuno parlava. Era molto bella,Quel suo vestito bianco era sicuramente quello di quindo si sposò. Più la guardavo, più non capivo se stava solo dormendo. Passò il prete. Alzò quelle mani e mentre diceva una preghiera buttò quell’acqua santa,addosso di lei. Era l’ultimo saluto.In quel momento si,che ci rendemmo conto che la nostra mamma era andata via per sempre. Seguirono due persone la chiusero e la caricarono all’interno di quella macchina scura con la croce sopra. Tutti dietro partimmo dalla camera mortuaria dell’ospedale, fino a raggiungere il cimitero di Sant’Ermete,una frazione di Rimini.Li giunti a qualche kilometro dal cimitero una chiesa fermarono l’auto ,al piazzale della chiesa. La uscirono ,e la portarono all’interno della chiesa per poi appoggiarla in un banchetto davanti all’altare. Durante la funzione io e i miei cugini ancora giovanissimi pensavamo a giocare,non ci si rendeva conto che avevamo perso ,o almeno, avevo perso una persona a me cara.San Ermete.frazione rimini. Un paesino a 48 metri sul livello del mare. Con 21.118 abitanti .A pochi passi da quella chiesa si vedeva la villetta dei miei zii dove ancora abitava mia nonna (mamma di mia madre)che poi successivamente per vecchiaia ,mi abbandonò anche lei. Mio padre nel momento della funzione decise di stare fuori. Era scosso, in quanto risentito di quello che aveva commesso, Il piatto in testa nel momento che lei chiedeva aiuto.il tempo di mezz'ora ed ecco,udire il suono delle campane. La messa era finita. Si apri il portone e di li a poco uscirono quattro persone con in spalla la bara.Io, mio fratello,e i miei cuginetti,tutti davanti al corteo con in mano quelle bellissime e profumate corone di fiori. Mio padre ,dietro noi insieme ai parenti ,che piangevano la mancanza della mamma. A piedi ,raggiungemmo il piccolo cimitero di S. Ermete. Oramai ci si doveva solo rassegnare .Ancora essendo piccolo ,non mi rendevo conto ,del dolore che per la sua mancanza. Forse di più mio fratello che era più grande ne risentiva. Giungemmo al cimitero,e come entrati vedemmo una lapide aperta. Ecco quella era la nuova casa della nostra mamma. Ci avvicinammo a quel piedistallo,dopo venne appoggiata la bara. Tre minuti dopo segui il prete che per l’ultima volta diede l’ultima benedizione.









PREGHIERA

-Padre nostro che sei nei cieli…ecc….

A te signore chiediamo di chiamare nella tua casa la nostra sorella Caterina,

lettura

Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà. E chiunque vive e crede in me, non morrà mai in eterno. In verità, in verità vi dico, chi ascolta la mia parola, e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna, e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. Dato che è piaciuto all’Onnipotente Iddio, nella Sua saggia provvidenza, di togliere dal mondo il nostro caro,affidiamo il Suo corpo alla terra, cenere a Cenere, polvere a polvere, in attesa della risurrezione e dell’apparizione del nostro Signore Gesù Cristo; alla cui seconda venuta in gloria Egli verrà per giudicare i vivi ed i morti; ed i corpi corruttibili di coloro che sono morti in Lui saranno trasformati, e resi simili al Suo corpo glorioso; secondo le potenti operazioni per cui Egli è in grado di sottomettere a Sé stesso ogni cosa.



PREGHIERA

Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il Tuo nome. Venga il Tuo regno. Sia fatta la Tua volontà anche in terra com’è fatta nel cielo. Dacci oggi il nostro pane necessario. Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. E non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal male, perché Tuo è il Regno, la potenza e la gloria per sempre.

Amen

L’anima della nostra sorella Caterina riposi in Pace.

Amen.

Un dieci minuti di silenzio dopo di che tornarono gli uomini delle onoranza funebre,per inserirla quella che stava diventando la sua nuova casa. Improvvisamente mio padre urlò ,si appoggiò sopra la bara, e le chiese scusa .I parenti si avvicinarono a lui ,e lo tolsero da sopra per far svolgere il lavoro agli operatori. Nel giro di pochi minuti tutto era finito.









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