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lavoro pubblicato domenica 11 maggio 2014
ultima lettura domenica 6 ottobre 2019

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Ritorno

di hal42. Letto 737 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Il trillo della campanella rimbombò nella sua testa, dissolvendo per qualche istante i pensieri che l'affollavano. Doveva andarsene e ...

Il trillo della campanella rimbombò nella sua testa, dissolvendo per qualche istante i pensieri che l'affollavano. Doveva andarsene e subito. Il treno era stracolmo e dovette aspettare qualche minuto prima di potersi sedere. Era un treno vecchio, imbottito di gente dalla faccia stanca e annoiata dalla solita routine, nessuno mostrava la sua impazienza di partire. Si sedette in un posto accanto al finestrino in fondo alla carrozza, al suo fianco c'era uno sedile vuoto, lì appoggiò parte delle sue borse. Guardò fuori dal finestrino con nostalgia, pensando che quella con tutta probabilità sarebbe stata l'ultima volta che avrebbe osservato quel paesaggio tanto familiare. - Posso sedermi?- Una mano gli toccò la spalla, si voltò di scatto colto di sorpresa. Vide un uomo particolarmente alto, con penetranti occhi blu. Aveva un'aria gioviale e simpatica. Emise un borbottio di assenso e cominciò a spostare le sue cose, leggermente scocciato. « Dai bagagli si direbbe che vi state trasferendo. Nemo, piacere di conoscerla.». Nuovamente annuì sovrappensiero. Non gli andava che un perfetto sconosciuto si intromettesse nei suoi affari. D'altronde l'uomo gli stava inspiegabilmente simpatico e strinse silenziosamente la mano tesa davanti a lui. La mano si ritirò e l'uomo attese con aria interrogativa, a quel punto si vide nuovamente costretto a cedere: «Felix.». L'uomo parve soddisfatto e sorrise: «Siete un uomo di poche parole.». La stessa forza che l'aveva costretto a rispondere lo assediò: « Oggi non è un giorno come gli altri. Mi trovo davanti ad una svolta!». Nemo lo guardò intensamente, le sue iridi avevano una luce strana, per qualche secondo giurò di averle viste cambiare colore e fondersi con le pupille, il che ovviamente era impossibile. L'incantesimo si spezzò, distolse frettolosamente lo sguardo e tornò ad osservare il finestrino, senza riuscire a togliersi dalla mente quegli occhi spettrali. Lo straniero dovette aver notato qualcosa, perché lo richiamò: « Felix! ». Il suo nome risuonò come un ordine, si volto di scatto e ascoltò assorto Nemo chiedergli perché si trovasse su quel treno. Dovette rispondere, non c'era altro modo. Si trovava in uno stato quasi ipnotico, ma per quanto la situazione fosse paradossale si sentiva calmo, libero: andava tutto bene. Parlare lo faceva sentire meglio. Percepiva le sue stesse parole come estranee, un fiume che lo attraversava, purificandolo e rinvigorendolo. La sua vita gli passò davanti freneticamente: ogni immagine, ogni ricordo, una volta esposto, svaniva. Il suo essere si stava dissolvendo, ma ciò che rimaneva non era il vuoto. Prima l''infanzia poi toccò all'adolescenza, così pesante. Le catene che l'avevano costretto in quel periodo si sciolsero. Rivide Anna, ciò che l'aveva spinto a salire su quel treno e ad abbandonare la sua casa, anche lei scomparve. Quasi tutta la sua esistenza era stata estirpata dalla sua mente, ma ciò che davvero importava non era cosa mancava, ma cosa rimaneva. Era libero, libero dal suo passato e quindi dal futuro. Nessuna aspettativa lo perseguitava, nessun rimorso, non c'era più nulla da osservare. Per qualche secondo riuscì a focalizzare la mente sulla realtà e vide quell'uomo, qualunque cosa fosse, fissarlo. Gli occhi pulsavano, parevano composti di plasma liquido, non avevano nulla di umano. Lo stava assorbendo completamente, donandogli una nuova vita, una vita libera dal desiderio di essere colmata. L'essere vide quell'ultima luce di consapevolezza nei suoi occhi e lo accompagnò dolcemente in un sonno profondo, senza sogni, mentre il suo nome veniva estirpato con la sua stessa essenza.


Lea stava soffocando, l'atmosfera di quel treno era troppo pesante per lo stato in cui si trovava. Il bambino iniziò a scalciare, protestando anche lui per lo scarso ossigeno. Decise quindi di alzarsi, almeno per sgranchirsi qualche minuto dopo un viaggio di quasi 4 ore. Non doveva mancare molto al capolinea, quindi prese i suoi bagagli e scivolò lentamente fino in fondo del vagone. Là era seduto un uomo addormentato e di fianco a lui era rimasto miracolosamente un posto libero. Colpita da una piacevole arietta proveniente dalle scale pensò che all'uomo non sarebbe dispiaciuto avere compagnia dato che non sembrava avere nessuna intenzione di svegliarsi. Per tutto il tempo rimanente lo sconosciuto non mosse un muscolo. Dopo poco più di mezzora sentì la campana che annunciava il capolinea. Si alzò e afferrò faticosamente il bagaglio che pendeva malfermo dallo scomparto superiore, un attimo di squilibrio e ricadde sul sedile, urtando l'uomo addormentato. Il bagaglio precipitò con un tonfo sonoro e si aprì rovesciando a terra tutti i suoi oggetti. Intanto il treno rallentò e la gente iniziò ad affollarsi per scendere, senza badare alle sue cose disseminate per il corridoio. Si vide così costretta ad aspettare che tutti fossero passati per recuperare quel poco che restava della sua valigia. L'uomo accanto a lei intanto si era svegliato e la stava fissando con uno sguardo vacuo mentre raccoglieva gli ultimi oggetti. Lea, incuriosita, gli si avvicinò e gli chiese dove stesse andando. «Ha importanza?» Non c'era né tristezza né retorica nella sua voce, chiunque fosse non aveva idea di cosa stesse facendo. Le sorrise, un sorriso innocente e sincero, come quello di un bambino. « Mi faccia vedere il biglietto, forse posso aiutarla!» L'uomo si mise a frugare tra le tasche senza smettere di guardarla sorridendo. Tirò fuori il portafoglio e glielo porse. Lei lo prese stupita e sbirciò il nome tra i documenti: « Felix? E' davvero un bel nome.».L'uomo le rispose senza esitare:« Sì, lo era.». Lea annuì, sentì il bisogno di andarsene, pensò alla sorella che doveva essere in stazione ad attenderla. Restituì il portafogli all'uomo, lo salutò e si voltò senza riuscire a togliersi quel sorriso dalla testa.


Il fischio ad alta frequenza segnalò l'atterraggio imminente. Nemo alzò gli occhi verso il cielo notturno e vide il veicolo splendere tra le stelle per qualche secondo prima di perdere qualsiasi forma rilevabile. Aveva aspettato quel momento da molto tempo, ora che aveva raccolto i suoi nomi, poteva finalmente tornare a casa. Salì sull'astronave e guardò la terra farsi sempre più piccola.





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