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lavoro pubblicato venerdì 9 maggio 2014
ultima lettura martedì 18 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Alla ricerca dell'amore perduto,Capitolo II

di jeka86. Letto 379 volte. Dallo scaffale Fantasia

CAPITOLO II             Irlanda,I secolo a.C. Bryn si bagnò il labbro con la saliva e pulì la fronte di Ygerna dalla fuliggine.Tentò di ricacciare indietro le lacrime p...

CAPITOLO II

Irlanda,I secolo a.C.

Bryn si bagnò il labbro con la saliva e pulì la fronte di Ygerna dalla fuliggine.Tentò di ricacciare indietro le lacrime per non far trasparire tutto il dolore e la preoccupazione alla figlioletta.la piccola sarebbe andata a fare da sguattera presso la corte del re e Bryn non sapeva se e quando avrebbe potuto rivederla.Eppure la fanciulla sembrava non accorgersi della tristezza della madre,anzi era contenta.Aveva messo il suo vestito migliore perchè aveva capito che sarebbe andata a stare da persone importanti:andava dal re e sarebbe diventata una principessa.

<<Mi raccomando Ygerna fà tutto quello che ti viene detto e non fare capricci ,intesi?>>

<<Si,mamma>>

<<E poi vedrai ,starai meglio-aggiunse Bryn titubante-.Qualche volta forse verrai picchiata ma se sarai ubbidiente nessuno avrà motivo di farti del male. Sicuramente non saranno più violenti di tuo padre,quel farabutto ubriacone.Che Dispater possa prenderlo presto presso di sé e relegarlo negli Inferi!>>

Bryn parlava sottovoce mentre finiva di preparare la ragazzina,sibilando tra i denti stretti come per non far uscire tutta la rabbia e la disperazione che aveva in corpo.Stava facendo qualcosa che andava contro la sua volontà,ma era costretta e lo faceva soprattutto per il bene della piccola Yg. Aveva solo cinque anni e Bryn non era ancora pronta a separarsene.Come poteva evitarlo?Quale alternativa aveva?Suo marito,che odiava con tutta sé stessa, era sempre sbronzo e non riusciva a provvedere ai bisogni familiari.Le pecore che possedevano erano poche e insufficenti ai bisogni familiari ma nonostante ciò quel disgraziato di Ivor barattava quasi tutta la lana e il latte che ne ricavavano per procurarsi da bere.Poi tornava a casa e scaricava la sua frustazione sulla moglie e sulla figlioletta a forza di schiaffi e calci. Ygerna perciò era diventata la sua unica ragione di vita e Bryn sapeva che sarebbe morta non appena avrebbe lasciato la piccola al castello. Nonostante ciò doveva farsi forza e ricacciare indietro le lacrime. Non voleva far pesare la drammaticità della situazione alla fanciulla che in quel momento la stava guardando con uno sguardo pieno di gioia e di speranza.

<<Mamma perché non mi rispondi?>>

<<Come?>>-chiese Bryn che era stata strappata dai suoi pensieri-.

<<Se tu verrai con me poi chi preparerà da mangiare a papà?E chi gli laverà i vestiti? Lui si arrabbierà e ti verrà a cercare.Ti farà male come sempre ed io non voglio.Facciamolo venire con noi così se sarà cattivo chiamerò il re per farci difendere.Il re è l’uomo più forte del mondo mamma lo sai?Nemmeno papà può picchiarlo perché sennò verrebbe arrestato>>.

<<Si piccola mia lo so.E’ per questo che per adesso andrai solo tu al castello.Tra due-tre giorni io e tuo padre ti raggiungeremo e vivremo finalmente tutti insieme come una vera famiglia>> -mentì Bryn-.

<<Ma se poi papà non vorrà venire al castello e terrà qui anche a te?>>-chiese la bambina terrorizzata-

<<Non preoccuparti piccola mia questo non potrà mai accadere. Re Cerdic ti vuole al castello per servire la principessina Morwenna ed ha ordinato a tutti noi di venire con te.Peciò tuo padre sarà costretto a seguirci ed a comportarsi bene altrimenti il re si arrabbbierà.Tu lo sai vero che non si può disobbedire al re?>>.

Bryn in realtà aveva mentito ancora per cercare di edulcorare la situazione alla figlia e renderle meno doloroso il distacco.La verità era che lei non sarebbe andata al castello con Ygerna né ora né mai.La bambina sarebbe andata da sola e da sola avrebbe dovuto cavarsela.Era preocccupata Bryn,era molto preoccupata. Non era sicura che la figlia avesse capito appieno a cosa andasse incontro e cosa l’aspetasse.Ma d’altronde come poteva?Yg in fondo aveva solo cinque anni.

La menzogna comunque aveva funzionato perché la bambina annuì rincuorata e si strinse forte alla madre, che la spinse sbrigativamente fuori casa.

Camminarono per alcuni minuti fino a che, in prossimità del castello, la donna incontrò alcune guardie che le mostrarono l’entrata riservata alla servitù.Bryn accompagnò la figlia fin davanti alla porticciola che dava direttamente sulle cucine,salutandola frettolosamente per non tradirsi.Le promise che si sarebbero riviste presto e la lasciò nelle mani di una serva.Ygerna invece oltrepassò l’uscio con impazienza e si voltò per salutare la madre.Non sapeva che quella sarebbe stata l’ultima volta che l’avrebbe vista.

Le prime settimane al castello per Ygerna non furono affatto facili.Aspettò invano l’arrivo dei genitori fino a che non capì che l’avevano abbandonata. Passava ore intere a piangere mentre sbrigava la faccende.Certe volte capitava che per poter singhiozzare senza la paura di essere sentita e soprattutto per stare un po’ da sola si rifugiasse nei sotterranei , adibiti a dormitori per i garzoni degli ospiti e quindi spesso vuoti o semivuoti. Lontana dai genitori e perennemente stanca e affamata,Yg capì che la vita al castello non era e non sarebbe stata la favola che si aspettava.In breve perse tutte le speranze.Come se non bastasse aveva iniziato ad avere una tosse perenne,quasi cronica,dovuta ai continui sbalzi di temperatura tra il caldo umido delle cucine e il freddo dell’inverno irlandese al quale era esposta ogni volta che doveva prendere l’acqua,lavare i vestiti o fare la spesa al mercato.Gli unici momenti che le permettevano di sopportare questa situazione così pesante erano quelli in cui poteva stare un po’ da sola nei sotterranei del castello.Per la verità era vietato alla servitù andare nei sotterranei se non per sbrigare delle incombenze ma la cuoca del castello,la signora Aisla,le lasciava spesso del tempo libero,che lei sfruttava voracemente.Un giorno,mentre era sdraiata a riposare e riflettere nei sotterranei,Ygerna avvertì la presenza di qualcun altro nelle stanze e presa del panico si nascose.Fu così che vide per la prima volta il principe ereditario Ruadh,che a quel tempo aveva appena otto anni.Stava giocando con una spada di legno con suo coetaneo ma a parte l’età i due non avevano niente in comune.Ruadh maneggiava l’arnese con un portamento eretto e sicuro,fendendo l’aria con colpi talmente decisi da far sembrare che davanti ci fosse veramente il nemico L’altro invece colpiva a casaccio e con movimenti disarticolati,come se avesse paura di fare del male all’erede al trono.Per la piccola Ygerna fu una folgorazione.Il giovane principe la colpì così violentemente e inaspettatamente che ne fu sopraffatta.I suoi occhi lucidi di ammirazione guardavano con avidità quel bambino che giocava ad essere re,cogliendone tutti i più piccoli dettagli.Era così pulito e ben vestito da sembrare agli occhi della piccola che brillasse di luce propria.Non conosceva il principe ereditario eppure appena aveva visto Ruadh aveva capito che si trattava proprio di lui.I suoi movimenti e la sua persona erano talmente regali da non lasciarealcun dubbio.Ygerna se ne innamorò lì,subito,in quell’istante,e da quel momento cercò di recarsi nei sotterranei tutte le volte che poteva.

Parigi,Francia,marzo 1789

Jeanette era preoccupata,stanca e affranta.Aveva detto definitivamente addio a Renè poiché aveva capito che tra lui e Claudette era ormai una cosa seria e aveva sentito dire da loro amici in comune che tra i due si parlava già di matrimonio.Tutto però era rimandato a quando la situazione in Francia si sarebbe stabilizzata. C’era aria di fermento,di malcontento,e cominciava a serpeggiare la voce che si stesse progettando di attaccare la Bastiglia.Era questo soprattutto,più che la situazione sentimentale,a preoccupare adesso Jeanette.Era continuamente in uno stato di allerta,sentiva che stava succedendo qualcosa che non avrebbe portato a nulla di buono. Jeanette era ferma sostenitrice delle idee illuministiche :atea convinta ,da sempre riteneva che i privilegi del clero dovessero essere soppressi insieme con quelli dell’aristocrazia e della casa regnante.Ma c’era qualcosa nei discorsi di alcuni suoi amici,prima fra tutti Robespierre,che la preoccupava molto.Non condivideva soprattutto questa loro facilità nell’avallare la possibilità di giustiziare i cosiddetti “nemici del popolo”.Jeanette non sopportava l’idea di togliere la vita ad alcuno.

<<Che fai non lo bevi il caffè?>>chiese Marie.

<<Oh Marie .Sono così nervosa ultimamente. Questa battaglia che stiamo intraprendendo-voglio dire-è giusta,certamente,ma il pericolo di una deriva verso la violenza più becera c’è.Tu non credi?>>

<<Ah si,so a chi ti riferisci. Ma né Marat né Robespierre saranno tanto stupidi da condurre questo paese sull’orlo di una guerra civile,ti pare?>>.

<< Da quando Marie hai tutta questa fiducia nel genere maschile?>> le chiese Jeanette sorridendo e con fare canzonatorio.

<<Dai non fare la stupida!Lo sai che io gli uomini li rispetto.Solo che vorrei che gli stessi diritti fossero riconosciuti anche a noi donne. Certo però non faccio come te,che mi struggo d’amore per chi ha occhi solo per un’altra>> aggiunse Marie guardando l’amica in tralice.

Poi sospirò ,vedendo che alle sue parole Jean si rabbuiava, e le si sedette accanto.

<<Jean,mia cara,lo sai che io ti voglio bene ed è per questo che te lo dico:devi dimenticarlo>>.

<<Lo so.Credi che non lo sappia?Non sono una stupida.Però non è così facile.C’è stato troppo tra di noi per cancellare tutto così>>.

<<Io non ti capisco davvero.Proprio non capisco come possa struggerti così per un uomo.Quando poi potresti averne tutti quelli che vuoi.C’è Andrè ad esempio,che ti guarda con gli occhi a forma di cuore.Perchè non ti fai confortare da lui?>> -rise maliziosamente Marie-.

<<Io ad Andrè voglio bene.Ma non lo amo.Sento che non posso amare nessun altro>>.

<<Ah non eh.Adesso non ricomincerai con la storia del “siamo legati da una forza invisibile,siamo destinati a stare insieme”.E per favore non mi parlare ancora della voglia a forma di cuore!>>.

<<Bè ma è vero!Abbiamo la stessa voglia,lui sulla mano sinistra ed io in quella destra.Devi ammettere che è una coincidenza alquanto strana.E poi si lo so sembra assurdo ma sento che le nostre anime si appartengono.E’ così.>>.

<<Ah ma per favore! Sentire questi discorsi da una come te che si professa illuminista e razionalista.A sentirti parlare non si direbbe proprio.E poi senti,ascolta il mio consiglio:hai un bel ragazzo come Andrè che ha occhi solo per te. Mica te lo devi sposare,per carità!Però puoi passarci del tempo e magari dimenticare “occhioni blu”. Stasera intanto sarà da Madame Helvetius.Per il resto…la scelta è tua>>

<<Bella questa!E perché pensi che stasera sia da Madame Helvetius?Perchè ci sono io, non perché si interessa di politica. Non potrei mai innamorarmi di uno così!Indifferente a tutto ciò che lo circonda!>>.

<<Ma allora non hai capito niente di ciò che ti ho appena detto.Non te lo devi sposare,ma solo divertire un po’.Dopotutto mia cara gli uomini sono buoni a malapena a quello.Andiamo adesso o faremo tardi>>.

Roma,Italia,1946

Da quanto tempo stava aspettando in quella posizione?Esther non lo sapeva ma iniziava a sentire freddo e ad avere tutto il corpo intorpidito.Le sembrava fossero passate innumerevoli ore,anche perché il sole era appena nato quando erano venuti ed adesso invece era già alto nel cielo:lo vedeva dalla finestra che le stava di fronte.Aveva pianto. Era abbastanza sveglia e disincantata da temere per la vita dei propri genitori.E sua nonna,così anziana e dalla mobilità compromessa.come l’avrebbero trattata?Aveva come una specie di sesto senso nelle situazioni di pericolo. I peli della nuca le si rizzavano quando stava per succederle qualcosa di brutto e un brivido violento la sconquassava tutta. Quei brividi negli ultimi mesi l’avevano presa sempre più frequentamente e perciò aveva iniziato a pregare i suoi genitori di abbandonare l’Italia per ripiegare in Svizzera.Suo padre era stato irremovibile:l’aveva guardata con severità dicendole che queste sue paure erano infondate. Vivevano in Italia da generazioni e nessuno aveva mai torto loro un capello.Esther insisteva nel dire di percepire un pericolo imminente ,così Abraham l’aveva portata dal rabbino per parlare del peccato della superbia.Suo padre non volle mai più tornare sull’argomento e se per caso sentiva le parole “tedesco” o “Hitler” usciva fuori di senno .Gli occhi gli si iniettavano di sangue e la faccia in men che non si dica diventava tutta paonazza. Esther sapeva cosa volesse dire avere paura :l’aveva vista proprio in quei momenti, nel volto e negli occhi di suo padre .Sua sorella Miriam,che dopo il matrimonio con Aaron era andata a vivere in Germania,non aveva dato più sue notizie a partire dal luglio dello scorso anno.I vicini di casa avevano detto che dei militari erano venuti con dei grossi camion e avevano preso tutti gli ebrei della zona,compresi donne,bambini e anziani. Di loro non si sapeva cosa ne fosse stato,nè dove erano stati portati.Si parlava di campi di lavoro,ma nessuno sapeva di preciso dove si trovavano. Esther pensò con tenerezza infinita anche ai suoi due nipoti,Giosuè ed Ephraim.Come avrebbero potuto resistere due bambini così piccoli nei campi di lavoro?Ma che razza di guerra era questa?Perchè i tedeschi e gli italiani se la prendevano con i loro stessi connazionali ebrei?Esther non sapeva dare una risposta,riuscendo solo a piangere e singhiozzare con il pugno tra i denti per non far rumore.Si chiedeva a cosa sarebbe servitai tutta questa prudenza.L’avevano scoperta ed ora stava aspettando,senza saperne il motivo, il suo stesso aguzzino.Cosa stava facendo sdraiata lì,per terra,come una preda rintanata per sfuggire al suo predatore.Lei che invece quel predatore lo stava aspettando?Doveva fuggire,lo sapeva,ma la paura,o forse il freddo,o entrambi,glielo impediva.Non poteva aspettare senza far nulla,doveva escogitare qualcosa anche se non riusciva a pensare lucidamente, per colpa del terrore che ormai l’aveva invasa e della urla dei rastrellati che aveva continuato a sentire per tutto il giorno.Adesso però almeno quelle erano cessate.Esther guardò la finestra:il sole stava tramontando e presto si sarebbe fatto buio.Avrebbe aspettato la notte e poi sarebbe fuggita.Nell’attesa cercò di dormire un po’,spossata dagli eventi e dagli innumerevoli sentimenti che le stavano attraversando la mente e il corpo.Tra questi,oltre la paura e la rabbia,l’incertezza e l’atterrimento,ce n’era uno tutto nuovo,talmente nuovo che non era stato né riconosciuto né tantomeno preso in considerazione.


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