ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato domenica 27 aprile 2014
ultima lettura martedì 12 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Compagnia dell'Acciaio - Prologo

di peppers. Letto 656 volte. Dallo scaffale Fantasia

LA COMPAGNIA DELL'ACCIAIO  - Prologo Città Elfica di Uran, Dacia. I Ciclo della Ruota del Destino.   Nara fendette la penombra del corridoio tenendo gli occhi fissi alla porta d’ebano che immetteva nello studi...

LA COMPAGNIA DELL'ACCIAIO - Prologo

Città Elfica di Uran, Dacia. I Ciclo della Ruota del Destino.

Nara fendette la penombra del corridoio tenendo gli occhi fissi alla porta d’ebano che immetteva nello studio della Regina. Entrò senza perdere il passo, non attendendo di essere annunciata.

«Abbiamo nuove informazioni, Maestà» disse, rilasciando sulla scrivania di Shaneera un plico di fogli rilegati.

Dalla parte opposta della stanza, la Dama Nera pose un fiammifero sulla fiamma di una candela e attese finché la punta dell’asticella prese a crepitare, annerendosi e accartocciandosi su se stessa.

«In merito a cosa?»

«Aggregazioni sospette in città.»

Shaneera scivolò verso una scrivania posta in mezzo a due tavolini rotondi e identici, sui cui numerose candele riposavano in un ordine bizzarramente preciso. Le gambe dello scrittoio, sagomate a zampa di leone, si mostravano vistosamente arcuate a causa del peso di troppi libri. Qualcuno aveva tolto tutti volumi, ammucchiandoli per il pavimento in attesa di una nuova sistemazione. Ma il ripiano non era più sgombro, perché Shaneera aveva coperto il pregiato intarsio di madreperla con altri gruppi di candele.

«Possibili gruppi eversivi, mia Signora.» continuò Nara, modulando accuratamente il tono della voce.

Nonostante la minaccia sottesa, l’elfa non ottenne l’attenzione della Dama Nera più di quanto non avesse fatto al suo ingresso. Shaneera atteggiò le labbra in un’espressione compresa fra un sorriso e una smorfia.

«Congregazioni effimere» aggiunse, con voce piatta. «Grani di polvere che si smembreranno al primo alito di vento.»

Con un gesto delicato passò il fiammifero su una candela viola ancora spenta: lo stoppino brillò e nello stesso istante una scia scarlatta iniziò a pulsare intermittente, dibattendosi all’interno del corpo di cera. La Regina degli Elfi Onirici accese in religioso silenzio alcune candele della propria collezione, poi lasciò cadere il fiammifero sul pavimento, estinguendone la fiamma con la punta del sandalo dorato.

«Maestà, questo caso è diverso da tutti gli altri.» Il viso della Prima Sacerdotessa fremette, per riacquistare quasi immediatamente il proprio altezzoso contegno. «È necessario che siate a conoscenza dei dettagli.»

Gli occhi profondi, costellati di rughe, seguirono Shaneera mentre profondeva un inchino verso lo scrittoio costellato di lumini. La commistione di incenso, fumo e profumi esotici rendevano l’aria dello studio pesante e soffocante.

«Non si tratta di oppositori politici, né di gruppi riformisti. Non sono manifestanti, e non è la religione a unirli.»

Nara raggiunse il centro della stanza, spazzando il pavimento con lo strascico grigio della veste sacerdotale.

«Non battono nessuna bandiera, mia Signora.»

La Regina lasciò ricadere le braccia lungo il corpo e si voltò, guardando per la prima volta l’anziana elfa dalla schiena ingobbita.

«Non sembrano covare alcuna minaccia particolare. Eppure sembri turbata, Nara.» La luce delle candele popolava di ombre il drappeggio cobalto della Regina. «Devono pur avere qualcosa di notevole per scomodare la Prima Sacerdotessa, e la Regina di Uran in persona.»

La penombra risaltava il riflesso violaceo di capelli della Dama Nera, facendo apparire ancora giovane il suo viso. Ma nemmeno l’oscurità più profonda avrebbe potuto mascherare l’età dei suoi occhi, due zaffiri sprofondati in un abisso di conoscenza.

Nara intrecciò le mani sul grembo, esibendo un lieve inchino.

«È stata la natura bizzarra degli appartenenti, unitamente all’incapacità di inquadrarne le intenzioni, a catturare la mia attenzione.»

Shaneera inarcò un sopraciglio e tornò a sedersi alla propria scrivania, rimanendo in silenzio a osservare il plico, ancora chiuso, che la sacerdotessa le aveva consegnato. Nara attese con pazienza. La Regina accarezzò i bordi della ruvida copertina di cuoio, poi aprì il volume: sfarfallò rapidamente tutte le pagine, si immerse nell’odore di pergamena invecchiata, tornando infine alla prima pagina del libro.

«Ceylon, Cane Nero.» Shaneera scandì lentamente ogni sillaba del nome, poi sollevò gli occhi dalla scrittura minuziosa. «Un guerriero dall’inoppugnabile talento, la sua esperienza fa impallidire alcuni fra i migliori guerrieri che Uran abbia partorito.»

«Un soldato di ventura, pronto a vendere la propria spada al miglior offerente» replicò Nara, strizzando gli occhi. «Un guerriero di dubbia fedeltà, mia Signora.»

Shaneera riprese la lettura senza alcuna fretta, tamburellando con le dita sulla scrivania.

«I gemelli Arhìn e Arhàn» disse, cambiando posizione sulla poltrona. «Una coppia giovane e promettente. Lei è una sacerdotessa dall’incrollabile determinazione. Il fratello, un elfo capace di muoversi con disinvoltura tanto fra l’elité quanto nei bassifondi di Uran.»

«Lei è una sacerdotessa discola e con i modi di un ragazzaccio, avida di successi e con gli occhi puntati in alto, Maestà.» Nara inclinò la testa su un lato, incrociando le braccia al petto. «Lui un galletto effeminato pronto a scroccare ai nobili per poi sparire in mezzo alla feccia della città.»

Shaneera esibì un sorriso affilato, proseguendo la lettura con rinnovata curiosità.

«Rashan, il Lupo Solitario» disse poco più tardi, mentre un’ombra di perplessità adombrava i suoi occhi. «Si dice che non esista serratura che non riesca a forzare. Oltre che per le sue dita, è rinomato per essere avverso a qualunque tipo di squadra. Mi sorprende che sia stato coinvolto in tutto ciò.»

«Un guerriero mediocre dall’animo feroce, che ha abusato di erbe allucinogene al punto da sviluppare una vera dipendenza». Nara ritrasse le labbra in un ringhio di frustrazione, spostando il peso del corpo da un piede all’altro. «Adesso sperpera tutto ciò che riesce a guadagnare nel Mercato Nero della Tateesha, dissanguando le scorte delle sacerdotesse. Qualche losco accordo gli assicura una stanza della Taverna dell’Impiccato. Una vera piaga per Uran, Maestà.»

La Dama Nera riprese a sfogliare il libro, in procinto di raggiungere la fine, mentre giochicchiava con una ciocca viola.

«Sothar, La Carcassa.» disse «Un guerriero di insolita tempra e dalla vivace intelligenza. Un elfo senza dubbio eccentrico, ideale per chiudere il gruppo.»

«La sua vivace intelligenza è stata capace di un’offesa oscena nei vostri confronti, mia Signora. Un peccato che avete punito con il taglio della lingua. Giustamente punito, aggiungerei.» Nara scosse la testa con veemenza protendendo le braccia in avanti. «Ha un attaccamento morboso nei confronti di tutto ciò che ha a che fare con la morte. Un elfo ripugnante, che puzza come un cavallo e veste pezzi di armature diverse. L’elemento ideale per chiudere questo gruppo di fenomeni da baraccone.»

Un nugolo di rughe solcò la fronte pensierosa della Regina, mentre richiudeva la copertina, si rialzava e raggiungeva con fare sinuoso la finestra che dava sull’esterno del palazzo, dominando l’intera città di Uran.

«Non avrei saputo creare un gruppo migliore» disse, appoggiando una mano al vetro.

Gli occhi scrutarono, vagabondi, i tetti spioventi coperti di tegole scure delle case ammassate in quartieri angusti. Le strade si riducevano a fessure polverose che serpeggiavano fra piazzuole dove l’erba cresceva incolta.

«Sono soggetti bizzarri, che insieme formano un gruppo dal potenziale non irrilevante.» sussurrò Nara, appoggiando una mano sulla spalla della Dama Nera. «Sono pericolosi, Shaneera.»

«Un crogiolo di abilità e inclinazioni disparate. Una scommessa dal risultato imprevedibile.»

la Regina degli Elfi Onirici mormorava distante. Nelle strade di Uran gli Elfi Onirici si accalcavano in una folla rumorosa e sgargiante. Quattro schiavi umani sorreggevano una portantina, fra le cui tende si intravide il volto di una matrona adirata perché il transito di una schiera di soldati aveva interrotto il proprio passaggio.

«Hanno un nome, Nara?» chiese Shaneera destandosi dalle proprie meditazioni.

«Non sembrano aver adottato alcuna denominazione particolare, o se lo hanno fatto se ne guardano bene dal lasciarla trapelare. Del resto, cosa può accomunarli?»

All’angolo di una piazza, ai piedi di un albero di fico dalle foglie grigiastre sul punto di avvizzire, una ragazza in vesti sacerdotali simili a quelli di Nara predicava la Verità della Dea Varghas a un gruppo di ragazzini.

«Compagnia dell’Acciaio mi sembra un nome appropriato.» disse la Dama Nera.

Nara emise un roco rantolo di disapprovazione, poi fece scendere la mano dalla spalla al braccio della Regina, stringendolo appena.

«Il nostro compito dovrebbe essere soffocare questo gruppo prima che possa affermarsi come possibile centro di potere, non dare loro un nome.»

«Non penso di volerli dividere, Nara.»

«Mia Signora, la vostra parola è legge» disse la Prima Sacerdotessa in tono metallico, staccandosi dalla schiena di Shaneera. «Ma temo stiate sottovalutando la gravità della situazione.»

«Lo pensi davvero, Nara?»

I quartieri più in vista di Uran attorniavano l’imponente Piazza Centrale, un’oasi di aria nella soffocante calura delle strade, come le fette di un’torta di pietra nera. Ancora più lontano, oltre la linea delle ultime case, si spalancava la Fossa: nel quartiere degradato della città, lo scarto degli Elfi Onirici viveva in baracche di fortuna, costretto a marcire e sguazzare fra esalazioni sulfuree e pozze d’acqua torbida.

«Vi sorprenderebbe scoprire le persone coinvolte nella rete di contatti del gruppo. Ashter, il Mercante di Schiavi, è solo uno dei clienti più assidui e facoltosi che gravita loro intorno, ma la lista è lunga e comprende ...»

«Credi nelle coincidenze, Nara?» la interruppe Shaneera.

La Prima Sacerdotessa si lisciò il vestito e rizzò ben alta la testa prima di rispondere.

«Se le coincidenze esistono, non vivono qui a Uran, mia Signora. La Dea Varghas apre le porte del mondo della mente, distribuendoci i suoi doni affinché ognuno possa plasmare la vita seconda la propria volontà.»

«E le vite si intrecciano formando un’intricata ragnatela.» le fece eco Shaneera «Io vedo un disegno, Nara. Un disegno che nasce dalla libera scelta di ognuno, ma che cresce e si sviluppa in modi assai bizzarri e finisce col coinvolgerci tutti.»

Cadde un silenzio carico d’intesa. La Prima Sacerdotessa si umettò le labbra, ma non proferì alcuna parola. Sorresse lo sguardo della Dama Nera, stringendo i pugni con tale forza da far sbiancare le nocche.

«La Compagnia dell’Acciaio deve essere smembrata.» suggerì, infine.

«La Compagnia dell’Acciaio continuerà a operare. E i tuoi occhi vigileranno, riferendomi ogni sua mossa.»

Nara irrigidì la schiena e si profuse in un inchino forzato, ritirandosi verso l’uscita.

«Sarà fatto, Maestà.»

Poco prima di varcare la porta d’ebano, si fermò per lanciare un’ultima occhiata alla Regina: Shaneera aveva aggiunto una nuova candela alle tante già accese. Lo studio, costellato di lumini e con un forte odore di incenso, sembrava avvolto in un’aura di irrealtà, come un varco aperto su un’altra dimensione.

«State commettendo un errore di valutazione, mia Signora» disse d’un fiato. «Un giorno potreste essere chiamata a pagarne le conseguenze.»

Le parole schioccarono con la forza di una frusta, ma Shaneera le accolse flemmatica, restituendo il colpo.

«Accetto la sfida, mia cara.»



Commenti

pubblicato il 13/05/2014 13.56.49
LoSpugna, ha scritto: Molto bello e dettagliato, fa comparire nella mente tutte le scene descritte con emozioni e movimenti,pensieri e colori. Forse non mi ha convinto il fatto dell'elfa dalla schiena'' ingobbita'' e la nomenclatura'' Elfi Onirici ''ma mi è comunque piaciuto molto, complimenti e spero che continui a scriverne cosi che la storia continui.

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: