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lavoro pubblicato sabato 19 aprile 2014
ultima lettura domenica 22 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Insieme senza pensare (parte 8)

di momo3196. Letto 792 volte. Dallo scaffale Amore

“Giulia svegliati… forza è ora. Dai alzati!” era mia madre e per quanto gli volessi bene in quel momento le avrei tirato il cuscino in faccia, ma mi limitai a sbruffare ed a nascondere il viso. Faceva freddo  e mi avvolsi...

“Giulia svegliati… forza è ora. Dai alzati!” era mia madre e per quanto gli volessi bene in quel momento le avrei tirato il cuscino in faccia, ma mi limitai a sbruffare ed a nascondere il viso. Faceva freddo e mi avvolsi nelle coperte; però adesso avevo caldo così cominciai a spingere le lenzuola verso il pavimento. Mi stiracchiai per bene e mi toccai la guancia, era umida ,viscida. Aprii gli occhi e vidi che nella mano avevo una specie di bava, poi alzai gli occhi e vidi mio fratello che sorrideva. Avevo capito, che schifo! La bava viscida e umida era sua “brutto imbecille! Come ti sei permesso!” gli gridai e mi alzai talmente veloce che lui per scappare scivolò sul pavimento e cadde per terra. Cominciai a ridere, aveva fatto un bel volo. Gli stava bene … almeno la prossima volta ci penserà due volte prima di fare una schifezza del genere.

Presi il cellulare dal letto una maglia lunga, leggins e reggiseno e corsi in bagno, prima che quel cretino potesse occuparlo. Mi chiusi dentro e vidi l’ora… era tardissimo, dovevo sbrigarmi. Quel giorno non dovevo andare a scuola, bensì ad un corso di lingua inglese. Si teneva vicino casa di mio padre e per questo era molto comoda, inoltre il professore era di madrelingua straniera e anche molto affascinante. Aveva, forse, non più di 26 anni e ogni volta mi faceva ridere. La nostra lezione era come uno scambio di informazioni: lui mi insegnava l’inglese ed io l’italiano dando anche qualche informazione su cosa visitare a Roma e quali mezzi erano più diretti e meno affollati. Nel chiacchierare avevamo perso la condizione del tempo e finii la lezione 15 minuti più tardi. Scesi le scale e uscii dal portone, mi misi un paio di cuffiette nelle orecchie e mi avviai verso la metro. Salita sul treno, estremamente pieno , avevo la faccia schiacciata al vetro delle porte. Mi feci un po’ di spazio dando delle gomitate a destra e a manca. Dopo che il mio viso aveva ripreso la sua forma normale, dai vetri della metro vidi una faccia familiare. Misi a fuoco più che potevo, lo riconobbi era Fabrizio. Il mio cuore cominciò a battere forte e senza accorgermene le mie labbra formarono un sorriso. Eravamo troppo lontani per salutarci e parlare, pertanto mi limitai ad agitare la mano.

Le porte della metro si aprirono e mi accorsi che scese alla mia stessa fermata. Dopo l’ultima volta che c’eravamo visti , non avevo voglia di parlare con lui; ma più io aumentavo il passo per uscire da quella maledetta fermata, più lo vedevo che si avvicinava. Arrivatomi a fianco, mentre salivamo le scale, mi chiese dove stavo andando. Io, infastidita da quella domanda, gli risposi che stavo andando a casa di mia nonna. “ Ah… ed è qua vicino?” domandò. Già intravedevo nel suo sguardo divertimento. Stava escogitando qualcosa. “Si è a due passi da qui… E tu dove vai?”

“Ho appena incontrato la mia ragazza e sto ritornando a casa; sai, vivo anch’io a due passi da qua. Ti va di accompagnarmi?”

Ecco cosa tramava. Ecco il punto dove voleva arrivare e per giunta era pure fidanzato. Quindi tutto ciò che era successo l’altra volta: il ballo, quelle parole… Erano solo un gioco. Cominciai a sentirmi male, mi girava la testa ed ero arrabbiata con lui per come mi aveva preso in giro. Cosicché, senza dire una parola, feci per andarmene.

Mi sentii prendere per il braccio. Cavolo, ma era un vizio?! Mi rigirai verso di lui. Eravamo di nuovo uno di fronte all’altro. I miei occhi non riuscivano a distaccare lo sguardo dalle sue labbra. Era serio, nessun sorrisetto da pervertito, nessuna smorfia. Non parlava e quel momento sembrò un’eternità. Mi mozzicai il labbro, se non iniziava a parlare l’avrei baciato. “ancora non mi hai risposto”. Alzai lo sguardo e vide che una lacrima scendeva dalla mia guancia. Lo stavo guardando negli occhi e sembrava preoccupato “Perché piangi? Non ho fatto niente!”. Mi asciugai le lacrime con la manica della maglia non ricordandomi che ero truccata, pertanto mi sporcai di nero il viso. Lui iniziò ha ridere “Ti sei sporcata tutta” , poi si leccò un dito e cominciò ha pulirmi la faccia. Ero diventata tutta rossa dalla vergogna, poi gli dissi schiarendomi la voce “Perché vuoi che ti accompagni? Non dovrebbe essere al contrario?”

“Hai detto bene! Di solito,però, l’uomo accompagna la donna quando sono fidanzati e noi non lo siamo. Ma se vuoi che io ti accompagni, bastava chiederlo. Non c’era bisogno di piangere!”

“No! Grazie, non voglio né accompagnarti e né che tu lo faccia per me… Quindi ciao!”

“Aspetta!” cominciò a correre “Perché fai così? Lo sai che tra me e te c’è chimica” disse alzando un sopraciglio. Ma di cosa stava parlando? Due secondi fa mi aveva detto che era fidanzato e poi mi parla di chimica?

“Senti” gli dissi mentre ci avvicinammo al portone “Non so a che gioco stai giocando, ma io non voglio giocare… finiscila con queste battutine e vai a casa, che prima che ti incontrassi, ero felice”.

“Io non sto giocando a nessun gioco” urlò.

“Abbassa la voce!”

“Vuoi sapere cosa sta succedendo? Mi piaci e vorrei uscire con te, ma tu sei sempre così… cosi… bho… non so neanche come descriverti. Sei arrabbiata con me, ma non capisco che ti ho fatto!”

Rimasi a bocca aperta, ero paralizzata. Sembrava che un proiettile mi avesse colpita. Poi mi ripresi “Ma se due minuti fa mi hai detto che sei fidanzato”

Sorrise “Ah… ecco perché piangevi”

“No! Non era per quello, avevo un moscerino nell’occhio” mentii

“Certo, certo come no. Comunque si sono fidanzato, ma l’ho conosciuta due settimane fà. Se ti avessi incontrata prima adesso non stavo insieme a lei , ma con te”.

Arrossii di nuovo. Ero lusingata da quello che aveva detto e mi sentivo di un gradino superiore rispetto a quella ragazza, che neanche conoscevo.

“ Allora esci con me? O vuoi che mi metta in ginocchio?”

Mi immaginai la scena, e scoppiai a ridere. Lui mi guardava perplesso, non capiva se lo stessi prendendo in giro. Poi gli risposi “Lasciala e io uscirò con te”. Sorrise. Presi le chiavi e, quando stavo per mettere le chiavi nella serratura mi prese la mano. Mi fece accarezzare la sua guancia e la posò sul suo cuore. Sentivo i suoi battiti che andavano sempre più veloci. “Questi sono per te”.

Non ero più rossa in viso, ma viola. Le orecchie mi fumavano. Ci fù un minuto di silenzio, poi cominciò ad avvicinarsi sempre di più. Io cercai di allontanarmi, ma dietro di me c’era il portone ancora chiuso. Il mio cuore stava impazzando. Non sapevo che fare. Arrivata al limite chiusi gli occhi. Stavo aspettando di sentirmi toccare le labbra e, invece, le sue mi baciarono la fronte. Riaprii gli occhi, lui mi sorrise e se ne andò.



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