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lavoro pubblicato sabato 12 aprile 2014
ultima lettura sabato 14 settembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Il cacciatore di draghi

di enomsi. Letto 736 volte. Dallo scaffale Fantasia

Il Cacciatore di draghiI ParteIn un tempo lontano, in cui i regni erano in guerra tra di loro, c’era un regno che viveva in pace, il reame del Metal, governato dal re Claus buono e saggio e aiutato dal suo consigliere Patrick.Nel regno del Metal ...

Il Cacciatore di draghi




I Parte
In un tempo lontano, in cui i regni erano in guerra tra di loro, c’era un regno che viveva in pace, il reame del Metal, governato dal re Claus buono e saggio e aiutato dal suo consigliere Patrick.
Nel regno del Metal ogni giorno era una festa, birra che scorreva a fiumi, belle donne e tanta musica nella locanda dell’Orange. In essa oltre al proprietario Valerius, detto bancone di fuoco, per aver bruciato con un drink il bancone della locanda, lavoravano la bella Jeid e il simpatico Stefan, mentre ai tavoli serviva Charlotte, chiamata la mondana.
I più rinomati nel regno erano Marcus L’inglese, gestore delle finanze, la cortigiana Valentin Ferrara, il fabbro Vain, innamorato di Charlotte e Alessandrus chiamato il bello, conquistatore di donne.
I quattro amici si vedevano tutte le sere alla locanda per bere, divertirsi e fare baldoria.
Da qualche tempo all’interno del gruppo circolava la voce che Vain fosse innamorato di Charlotte.
Una sera All’Orange uno dei quattro compagni, Alessandrus col sorriso, mentre stavano bevendo disse a Vain: allora ti sei innamorato di Charlotte, ma lo sai con quanti uomini è stata ? perché dovrebbe stare con te?.
Vain col viso imbronciato, sbattendo il pugno destro sul tavolo, gli rispose: Alessandrus se ci tieni alla lingua è meglio se tieni la bocca chiusa dato che ti serve.
Marcus con tono fermo e deciso intervenne: ragazzi non litigate, dobbiamo pensare a come fermare Maicol e Amuel, i fratelli Tenebro, il regno è in pericolo.
Valentin Ferrara, sorpresa, chiese a Marcus chi fossero i fratelli Tenebro. Marcus gli spiegò che i Tenebro erano due fratelli malfattori che si diceva, riuscissero a rubare tutto senza mai farsi vedere.
Valentin disse a Marcus: hai riferito al re Claus dell’arrivo dei fratelli Tenebro?
No non gliel’ho riferito, non volevo farlo preoccupare inoltre, tra un paio di giorni dovrebbe venire a trovarlo la sorella Luara. Della faccenda ce ne dobbiamo occupare noi e sto già pensando a un piano.
In quel momento varcò la soglia della locanda, una straniera, dal viso dolce, occhi verdi e con i capelli neri raccolti, indossava un completo scuro di pelle e stivali di cuoio. Si avvicinò al bancone, Jeid non avendola mai vista nella locanda, andò a chiedergli che cosa voleva, che cosa l’avesse portata lì. La donna sorridendo rispose che era di passaggio. Poi ordinò da bere: portami un whisky doppio.
La donna bevette il bourbon tutto d’un fiato. Finito di bere chiamò la barista ehi tu che mi hai appena servito, avvicinati!
Jeid si avvicinò lentamente, la donna riprese a parlare: dimmi come ti chiami, mi sembri una ragazza sveglia!
mi chiamo Jeid e invece tu forestiera ?
Io mi chiamo Vaiolet!.
In seguito Vaiolet chiese a Jeid se dopo il lavoro gli andava di farsi una camminata con lei, Jeid accettò. Rimasero d’accordo che Vaiolet l’avrebbe aspettata fuori dalla locanda.
Alessandrus avendo visto la donna ne rimase subito affascinato, quindi decise di andare a conquistarla facendosi aiutare come al solito da Jeid, gli chiese informazioni su di lei. Jeid con riserva, rivelò ad Alessandrus il suo nome e chiese all’amico di non metterla nei guai come al solito.
Alessandrus ringraziò l’amica e le promise di offrigli una birra in caso di successo.
Poi Alessandrus uscì dal locale e vide Vaiolet in lontananza, si avvicinò a lei accendendosi una sigaretta e tra una boccata e l’altra le si rivolse con tono suadente.
Sai le stelle mi hanno detto che stasera avrei raccolto un fiore bellissimo come una violetta, meravigliosa come lo sei tu.
Vaiolet girandosi verso di lui e seccata gli rispose: senti! non ti conosco e non so come fai a conoscere il mio nome ma se ci tieni alla pelle sparisci.
Alessandrus pensò che stesse scherzando e tornò all’attacco
so che con le mie parole posso essere sembrato sfacciato ma è solo quello che penso, quindi perdonami la mia invadenza. Vaiolet ancora più seccata rispose: a me non piace ripetere le cose due volte, sparisci!.
Alessandrus non avendo mai fallito ci riprovò per l’ultima volta, ma non fece in tempo ad aprire bocca che Vaiolet gli andò dietro la schiena puntandogli un coltello alla gola e minacciandolo con tono aggressivo, gli disse
idiota hai scherzato fin troppo con me, io non voglio ucciderti ma se ci tieni alla vita, scappa ora.
Poi lo lasciò libero e Alessandrus scappò via in un attimo.
Jeid alla chiusura dell’Orange, si incontrò con Vaiolet come d’accordo e andarono a fare una passeggiata, quest’ultima raccontò a Jeid della sua vita. Le disse che aveva girato molto per raccogliere informazioni su chi avesse ucciso il suo ragazzo Frensis e che infine aveva scoperto che gli assassini erano i fratelli tenebro. Riferì che sarebbero venuti presto nel regno del Metal, così avrebbe potuto vendicare il suo amore. Jeid in quel momento si fermò e rivolgendosi a lei disse
La vendetta non è mai la migliore soluzione, anche se sembra l’unica rimasta, in ogni caso non ti servirà per alleviare il tuo dolore, l’importante è che lui viva nei tuoi ricordi.
Vaiolet riprendendo a parlare le disse
prima di prendere questa decisione per molto tempo ho cercato di guardare avanti, fin quando ho capito che il mio rancore era troppo grande è l’unico modo per liberarlo è la vendetta.
Jeid chiese a Vaiolet se dopo la vendetta, sarebbe rimasta nel regno del Metal, lei rispose di no, disse che avrebbe continuato a girare il mondo e a visitare altri regni.
Ormai si era fatta notte fonda e Jeid decise di andare a dormire, ma prima chiese a Vaiolet dove avrebbe passato la notte, lei rispose che sarebbe andata a cercare un rifugio da qualche parte.
Jeid ci pensò un attimo e le chiese se le andava di rimanere da lei per la notte, Vaiolet accettò e insieme andarono verso casa.
Il giorno seguente Vaiolet si preparò per lo scontro con i fratelli Tenebro, brandì il suo pugnale forgiato con un metallo più spesso e resistente del normale e li andò ad aspettare all’ingresso del regno.
Jeid non trovandola in casa andò a cercarla e quando la trovò si avvicinò e le chiese cosa stesse aspettando all’ingresso del regno. Vaiolet voltandosi verso di lei le rispose
sto aspettando i fratelli Tenebro, dovrebbero arrivare da un momento all’altro.
Jeid stupita chiese a Vaiolet come faceva a sapere che i Tenebro erano vicini, lei disse che il suo pugnale era impregnato dell’odio verso i fratelli e che quando questi erano vicini, emanava dell’energia negativa.
Allora Vaiolet chiese a Jeid di ritornare a casa, si sarebbero riviste più tardi. Così Jeid decise di tornare a casa. Intanto i fratelli Tenebro erano sempre più vicini, Vaiolet fissava l’orizzonte aspettando i due assassini e dopo poco li vide arrivare.
Una volta davanti a lei Vaiolet si riferì a loro con aria soddisfatta dicendogli;
finalmente siete arrivati e da molto tempo che vi stavo aspettando per uccidervi e vendicarmi. I Tenebro sentendo quelle parole si misero a ridere. Poi tornarono seri e il maggiore dei fratelli, Maicol, si rivolse alla donna;
così tu ci vorresti uccidere ma lo sai chi siamo, noi siamo i fratelli Tenebro, in tutti i regni che abbiamo saccheggiato nessuno ci ha mai visto, siamo come fantasmi e tu stolta, come pensi di ucciderci!.
Vaiolet digrignando i denti disse;
siete solo dei bastardi, vendicherò il mio ragazzo Frensis. Maicol interruppe la donna;
hai detto Frensis! ora ricordo, siiiiiii quel ragazzo che abbiamo ucciso perché faceva resistenza.
Rivolgendosi al fratello Amuel,
ti ricordi di quel ragazzo che abbiamo ucciso perché faceva resistenza, gli abbiamo dovuto anche tagliare la lingua;
fratello si che me lo ricordo, quel ragazzo mentre lo stavamo uccidendo non faceva nient’altro che urlare il nome Vaiolet, tanto che gli abbiamo dovuto tagliare la lingua per farlo stare zitto. Maicol riprese la parola adesso mi sono stufato è tempo per te Vaiolet di morire ma prima dobbiamo decidere chi tra me e mio fratello ti ucciderà.
I due fratelli per decidere giocarono a morra cinese, come di solito, vinse Maicol;
Maicol: sarò io a prendere la tua vita, presto ti farò rincontrare con il tuo ragazzo, preparati.
Vaiolet si mise in posizione d’attacco, estrasse il suo pugnale, l’avversario fece lo stesso. Il suo pugnale era nero come l’oscurità della notte e il manico aveva delle strisce rosso sangue, come fossero lacrime, in quell’attimo iniziò lo scontro. Vaiolet attaccò, ma dopo una serie di assalti respinti, Maicol con un contrattacco veloce riuscì a ferirla al braccio. Vaiolet con un braccio dolorante ricominciò ad attaccare e dopo pochi secondi capì che se voleva colpirlo doveva essere ancora più veloce. Così fu sempre più veloce e lo attaccò senza sosta, fin quando Maicol scivolò e si ritrovò senza difese. A quel punto Vaiolet approfittò della sua debolezza e con un salto repentino gli balzò dietro le spalle lo pugnalò alla schiena e gli tagliò la gola. Maicol stramazzò a terra sanguinante, Amuel vedendo il fratello corse subito verso di lui si inginocchiò e gli disse;
fratello perché hai voluto combattere tu anche questa volta, non mi hai mai dato la possibilità di farti vedere quanto io sia forte e adesso hai pagato con la vita. Ma io ti giuro che ti vendicherò e ti farò vedere che sono alla tua altezza. Poi si alzò afferrò il suo pugnale e si scagliò contro Vaiolet, la quale schivò il suo colpo all’ultimo istante. La donna a sua volta si scagliò contro Amuel e lo colpì allo stomaco. Questi si accasciò morente affianco al fratello, Vaiolet soddisfatta e sfinita guardò di nuovo l’orizzonte ma questa volta con il sorriso sulle labbra. In quel momento si voltò come se si stesse gettando il passato alle spalle e si incamminò per tornare a casa di Jeid.
Quando la vide le raccontò tutto il combattimento, le disse che finalmente si era liberata di un grande peso, ora poteva guardare al futuro con serenità e ripartire.
Jeid accompagnò Vaiolet fuori dal regno del Metal, dove con un abbraccio si salutarono. In poco tempo si sparse la voce che i fratelli Tenebro erano morti e che il Regno era salvo.
Si festeggiò come non era mai stato fatto prima, c’erano ubriachi ad ogni angolo, la musica si udiva ovunque.
Nella grande festa, Alessandrus ubriaco cercò il suo amico Vain e insieme andarono a bere alla locanda dell’Orange. Lì Alessandrus, svelò al suo amico il segreto per conquistare le donne;
Amico mio, il mio successo con le donne è dovuto al fatto che io le tratto con i guanti di velluto, per me sono come delle rose, ma la cosa più importante e che nel corteggiarle ci metto l’amore. Immagino che ti starai chiedendo se nella mia vita ci sia stata una donna che mi abbia fatto innamorare? Bhe, una c’è stata, era bellissima, aveva la passione dentro e una classe infinita, eravamo innamorati, ma uno scherzo del destino ha voluto che lei se ne andasse, da quel momento non l’ho più vista e non ho potuto dirgli quello che provavo. Amico, se posso darti un consiglio, non fare il mio stesso errore, se sei veramente innamorato di Charlotte, parlaci, digli tutto quello che provi, non lasciartela sfuggire, mi sa che ho parlato fino alla noia, è ora di andare, ci vediamo amico. Vain ripensando alle parole di Alessandrus decise di parlare con Charlotte. Vain allora si mise a cercala e quando la trovò le chiese di poterle parlare, Charlotte acconsentì e se ne andarono via insieme.
Vain le confessò l’amore che provava per lei e che desiderava starle accanto per sempre. Ascoltando quelle parole charlotte trattenne il respiro per un attimo, poi disse che anche lei lo amava e voleva stare con lui. I due amoreggiarono tutta la notte. Nella notte Alessandrus barcollando, era quasi ritornato all’Orange, quando incontrò Jeid, che aveva finito il turno, vedendo quest’ultimo disse;
scemo, guarda come ti sei ridotto, non ti reggi neanche in piedi. Alessandrus, cadde in avanti, Jeid lo afferrò e lo abbracciò e i due passarono la notte insieme.

2 ° Parte
I giorni passarono lieti nel regno del Metal e tutto filava liscio, quando all’improvviso, il regno fu attaccato da tre draghi giganteschi ma i cittadini riuscirono a fuggire, mettendosi in salvo.
I mostri sputafuoco bruciarono tutto, tranne la locanda dell’Orange e il castello del re, grazie all’intervento del coraggioso Vain, che con una spada forgiata da lui, ricoperta di spuntoni e molto resistente, riuscì ad allontanarli momentaneamente, riportando però gravi ferite.
Il consigliere Patrick, informò il re Claus dell’avvenuto attacco dei draghi, il monarca allora fece chiamare lo scrivano Jesus Rivellin, il quale recapitò una lettera al leggendario cacciatore di draghi Simuns. Nella lettera chiedeva i suoi servigi per scongiurare un nuovo attacco.
Chi aveva visto Simuns, lo descriveva come una persona dal fisico imponente, dai capelli lisci rossi e dagli occhi neri come l’oscurità, indossava un giubbotto fatto con pelle di drago, una maglietta nera, jeans strappati e stivali a punta. Ricevuta la lettera, Simuns si preparò per il lungo viaggio verso il regno del Metal insieme alla sua pesante balestra con le frecce dalle punte d’acciaio. Richiamò la moto che lui stesso aveva forgiato, rivestita anch’essa della pelle dei draghi. Le cui ruote erano ricoperte da spuntoni chiodati e occhi di drago come fanali.
Simuns durante il suo lungo viaggio incontrò Luara, la sorella del re Claus, i due si conobbero e diventarono amici. Arrivati nel regno del Metal, videro la devastazione portata dai draghi, così si recarono subito dal re che li ricevette rinfrancato.
Luara e il re Claus si abbracciarono calorosamente, lei preoccupata chiese al fratello come stava, Claus la rassicurò e raccontò ai due nuovi arrivati quello che era accaduto. Dopo il viaggio Luara andò a riposare in una delle stanze del castello. Claus rivolgendosi a Simuns disse;
hai letto la lettera immagino, ti ho fatto venire da così lontano perché ti considero il migliore cacciatore di draghi del mondo e spero che ci salverai da quei mostri. Sono disposto a ricompensarti con denaro e oro, l’importante e che il regno del Metal, continui a vivere in pace.
Il cacciatore di draghi ci pensò e rispose: va bene, vi aiuterò, tuttavia per la mia ricompensa non accetterò nulla di quello che mi avete proposto perché non mi da piacere, io vi chiedo una sola cosa, delle donne con cui divertirmi.
Il re accettò e dopo aver raggiunto l’accordo, Simuns iniziò subito a cercare indizi chiedendo a chi li avesse visti, il loro aspetto. Tutti gli consigliarono di parlare con il fabbro Vain, che era stato capace di allontanarli anche se per poco. Quando trovò Vain lo interrogò approfonditamente. Quest’ultimo gli disse che si trattava di tre draghi, che avevano delle cicatrici sul dorso, a queste parole Simuns ebbe un soprassalto perché quelle ferite le aveva inflitte proprio lui a quei dragoni in passato ma sapeva di averli uccisi. Ottenute le informazioni che gli occorrevano, il cacciatore ritornò dal re per informarlo del suo piano per la cattura dei draghi, in quel momento arrivò anche Luara, che invitò Simuns a fare una camminata con lei, dunque i due salutarono il re e andarono. Passeggiando Luara raccontò al suo amico la storia del regno del Metal. Gli spiegò che il regno era stato il primo a essere costruito e che in seguito vennero gli altri confinanti, inoltre, gli disse che il reame aveva sempre vissuto in pace, rispettando gli altri regni e grazie a suo fratello, diventato re, la tradizione continuava. Tuttavia con l’attacco dei draghi, il regno si era indebolito e con esso anche la sua serenità.
Per questo spero che tu uccida i draghi come hai giurato di fare.
Simuns accennò un sorriso e rispose: io non ho mai fallito, ho ucciso orde e orde di draghi e questi non sono diversi dagli altri, periranno. Proseguendo chiese a Luara perché non viveva nel regno insieme al fratello, lei rispose che non gli piaceva vivere nel castello e aveva una biblioteca da gestire fuori dal confine. Proseguendo a camminare chiese al cacciatore di draghi se avesse fatto sempre quel mestiere, Simuns rispose che era stato tramandato nella sua famiglia di generazione in generazione, lui aveva imparato tutto dal padre, il combattimento, la strategia, l’onore e i valori.
Noi abbiamo una longevità maggiore rispetto a voi umani. Luara cambiò discorso e gli chiese se aveva mai conosciuto l’amore, Simuns con aria seriosa replicò: no non l’ho mai conosciuto, io le donne le ho sempre usate per divertimento.
Luara stizzita per quelle parole decise di ritornare al castello così salutò il cacciatore di draghi e se ne andò.
Più tardi Simuns si recò nel luogo dove avrebbe atteso l’arrivo dei suoi avversari per catturarli e ucciderli e lì rimase per diverse ore. Solo il giorno seguente i mostri alati si decisero ad arrivare ed attaccarono di nuovo il regno, due andarono ad uccidere il re, il terzo andò ad attaccare il cacciatore di draghi e a mettere scompiglio nel popolo.
All’arrivo dei draghi il re Claus fece nascondere la sorella in una delle stanze segrete del castello. I mostri riuscirono a distruggere la torre del castello ritrovandosi faccia a faccia col re. Il più grande dei draghi gli si avvicinò e disse: tu hai dato la difesa del tuo popolo nelle mani di un cacciatore di draghi che non ha mai amato nessuno tranne se stesso. La sua mano è guidata dalla bramosia di raccogliere un’altra delle nostre teste e per questo oggi pagherai con la tua vita.
Il re spaventato e cosciente di stare per morire rispose: ti sbagli ho affidato le difese del mio popolo al migliore cacciatore di draghi che conosco e non mi importa chi è ne da che cosa è spinto, so che sta pagando per le sue scelte e non ho rimpianti verso il mio popolo che ho amato e rispettato.
Il drago disse: e cosi sia, e insieme all’altro uccisero il re per poi volare via.
Nel frattempo Simuns uccise il drago e si precipitò al castello ma ormai era troppo tardi, il re era morto e la sorella ne piangeva il corpo senza vita, presa dal dolore e dalla rabbia cacciò via il cacciatore dicendo: è tutta colpa tua se mio fratello è morto, mi avevi fatto un giuramento e hai fallito, vattene io non ti voglio più vedere.
Simuns si allontanò e andò a sfogarsi nella locanda dell’Orange dove dopo un paio di bicchieri si ubriacò e iniziò a raccontare la sua storia a Valerrius. Disse di come aveva fallito e aveva deluso Luara, di essere colpevole della morte del re e che ormai non poteva fare più niente. In quel momento entro Alessandrus, che rivolgendosi a Simuns disse: e tu saresti il famoso cacciatore di draghi Simuns! Be se pensi davvero che la morte del re sia colpa tua allora non lo sei anzi in questo momento mi sembri un ubriacone. Ma se sbaglio e sei davvero il cacciatore sanguinario che dicono, allora finisci il lavoro che hai iniziato, riporta la pace nel regno. Prima di lasciare la locanda Alessandrus offrì l’ultimo bicchiere a Simuns e poi se ne andò. Lammazza draghi fini il suo bicchiere e fu costretto da Valerrius ad abbandonare la locanda, usci dall’ostello barcollando e dopo un paio di metri si distese a terra appoggiandosi a un masso dove dormi tutta la notte. All’indomani Luara mentre era in cammino per ritornare nella sua città incontro Simuns ancora disteso a terra, lo aiutò ad alzarsi e gli domandò cosa gli fosse successo.
Simuns le disse che aveva alzato il gomito quella notte per dimenticare il suo fallimento e la responsabilità di aver causato la morte del re.
Luara lo rassicurò che se il fratello era morto non era colpa sua e in quel momento era pieno di dolore e rabbia e non voleva vedere nessuno, infine aggiunse che stava ripartendo per tornare a casa, dove avrebbe continuato a gestire la biblioteca, quindi lo salutò e se ne andò.
Simuns ripensò alle parole di Alessandrus e decise di non lasciare incompiuta la sua opera e riportare la pace nel regno. Capì tuttavia che non poteva farcela da solo, quindi radunò il popolo e chiese il loro aiuto. Tutti accettarono e insieme prepararono un piano per catturare i nemici. Il giorno seguente i draghi giunsero di nuovo nel regno ma furono sorpresi nel vedere che era deserto, quando a un tratto gli abitanti uscirono fuori e con una rete speciale riuscirono a catturarli e a portarli da Simuns. Il cacciatore avendoli davanti estrasse la balestra e prima di ucciderli domandò al grande drago: io ti ho ucciso in passato, come fai a essere vivo ? il drago emise un urlo lungo e poi rispose: noi draghi prendiamo forza dall’odio e dal sangue degli uomini, quando ci hai uccisi non pensavamo di ritornare in vita ma dopo secoli siamo stati risvegliati da un odio talmente forte che neanche noi sapevamo da dove provenisse.
Fin quando non abbiamo visto le anime dei nostri fratelli che ci riportavano in vita, grazie al loro odio verso di te. Questo ci ha permesso di uccidere il re e di portare il caos nel regno del metal. Simuns caricò la balestra con due frecce e disse: voi draghi avete ucciso molte persone innocenti come io ho ucciso i vostri fratelli ma oggi tutto questo finirà. Poi scagliò le due frecce che trafissero contemporaneamente i draghi togliendogli la vita.
Il cacciatore ritornò dai cittadini comunicando loro la lieta notizia, li informò che sarebbe ripartito poiché la sua missione era terminata e aggiunse che sarebbe ritornato in futuro per vedere le condizioni del regno. Il popolo lo ringraziò e subito dopo Simuns ripartì in sella alla sua moto.
A due anni di distanza dall’attacco dei draghi il regno fu ricostruito, anche grazie all’aiuto dei suoi abitanti. Un anno dopo la sua ricostruzione Luara prese la decisione di ritornare per diventare regina e guidare l’Impero come aveva fatto suo fratello, seguendo i suoi principi. Il regno continuò a vivere in pace e Luara fu presto amata dal suo popolo. Nello stesso anno Simuns ritornò a visitare il regno per vederne le condizioni e rimase colpito da come fosse vivo.
Per questo rimase del tempo a parlare con i cittadini, uno di loro gli comunicò che Luara era tornata e risiedeva al castello. L’ammazza draghi si recò alla fortezza e rimase stupito nel vedere Luara sul trono, i due amici si abbracciarono. Poi la sorella del re spiegò al cacciatore, che aveva preso la decisione di tornare per guidare il regno seguendo i principi del fratello e per continuare la tradizione. Simuns le raccontò quello che era accaduto dopo la sua partenza e che ora era tornato per vedere la rinascita dell’Impero. Luara rimase in silenzio, poi gli chiese se avrebbe voluto guidare il regno insieme a lei. Simuns accettò ma volle restare comunque cacciatore di draghi. Con il passare del tempo la loro amicizia divenne amore e dal loro amore nacque un figlio che chiamarono Dreig. Questi era come il padre, intelligente, forte e longevo. Negli anni successivi Simuns addestrò il figlio per fargli seguire le sue orme, gli tramandò tutto quello che aveva imparato a sua volta da suo padre.
Raggiunta la maggiore età, Dreig rimase vicino alla madre che veniva consumata dal tempo, mentre il cacciatore era sempre in missione e tornava di rado. Più i giorni passavano, più l’odio di Dreig per il padre cresceva. Quando divenne adulto vedendo la madre morire, il suo odio fini con il divorarlo e così giurò a se stesso di volerla vendicare, uccidendo il padre.
Nei giorni seguenti alla morte della madre, Dreig la sostituì sul trono iniziando a governare in maniera spietata, sottomettendo il popolo e dichiarando guerra ai regni vicini, per unificarli al suo. Il cacciatore di draghi venuto a conoscenza della follia del figlio decise di ritornare per fermarlo. Al suo ritorno si trovò faccia a faccia con Dreig e disse: figlio ferma questa pazzia, ricorda i principi e i valori che ti ho insegnato. Hai ridotto i cittadini alla fame e hai dichiarato guerra agli altri imperi.
Dreig interruppe il padre dicendo: padre taci, io ho cancellato i tuoi insegnamenti, voglio accrescere il mio potere, dominare altri imperi e il tuo amato popolo meritava tutto questo. Li hai trattati troppo bene ma ciò che desidero è soprattutto vendicare mia madre e ucciderti.
Simuns non capendo disse: Dreig ho sempre voluto bene a te e alla mamma, ho sempre voluto che tu continuassi la dinastia dei cacciatori di draghi, come puoi dirmi questo!
Dreig rispose: ma non te ne rendi conto, ci hai lasciati soli, in tutto questo tempo non ho fatto nient’altro che odiarti e aspettare questo giorno per vendicarla.
L’ammazza draghi sapeva che l’unico modo per fermarlo era ucciderlo anche a costo della vita, quindi disse: figlio capisco i tuoi sentimenti e so che l’unico modo per fermarti è combattere, quindi iniziamo. Lo scontro fu cruento, padre e figlio si ferirono mortalmente fin quando si arrivò all’epilogo. I due si uccisero a vicenda trafiggendosi con le spade, morenti stramazzarono a terra e Simuns esalando l’ultimo respiro disse: perdonami figlio e poi morì, subito dopo morì anche dreig, con le lacrime agli occhi. Il popolo fece una grande sepoltura per loro e nessuno si dimenticò mai del regno del metal.
Fine



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