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lavoro pubblicato sabato 12 aprile 2014
ultima lettura mercoledì 26 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Giù le mani dalla mia magia! (ABRACADABRA)

di Gelo. Letto 392 volte. Dallo scaffale Fantasia

"Ciò che una persona comune chiamerebbe in vari modi, in realtà ha un solo vero nome: potere, il mio potere, parte di esso ..."...

"Ciò che una persona comune chiamerebbe in vari modi, in realtà ha un solo vero nome: potere, il mio potere, parte di esso ..." questo pensiero turbava la vita del mago da diverso tempo, non era possibile che qualcuno pretendesse, così, bellamente, senza merito alcuno, senza dare nulla in cambio, senza motivo di godere dei suoi poteri positivi. Lui era sempre stato gentile sotto quest'aspetto, era uno che donava le sue energie positive a destra e a manca, dava benessere un po' a tutti con la sua magia, lo faceva perché si diceva "a furia di aiutare queste teste di cazzo, prima o dopo, qualcuno ricambierà il favore, insomma, permetterà alla mia magia di rimbalzare su di lui e raggingere anche me!". E sì, perché sebbene fosse un grande mago e stregone certe cose non le poteva fare manco lui, una di queste era l'usare la sua stessa magia per sé stesso, per stare meglio, doveva usare per forza dei tramiti, era una vera e propria legge dell'Universo, non poteva farci nulla. Allo stesso modo con i suoi poteri negativi non poteva farsi del male, e l'aveva tentato tante volte, lui voleva uccidersi, non aveva più voglia di continuare, la magia non è tutta rose e fiori.
A volte si sentiva savio, per quante cose riusciva a fare con la realtà, per quello che sapeva sull'aldilà. Altre volte metteva in discussione ogni cosa, compresa l'esistenza della magia, e si sentiva uno zero, uno zero.
Aveva un centinaio di nomi, la maggior parte se li era dati da solo, perché lui era un solo.
Col tempo si accorse che, vuoi quel che vuoi, ma nessuno più si faceva usare in cambio di un po' di benessere, ma che tutti quel benessere cercavano di risucchiarglielo. Egli per un po' non ci fece manco caso, ma col passare del tempo si sentiva sempre peggio, sempre più stravolto, stanco, spossato. Allora l'odio prese il sopravvento, divenne pesantemente misantropo. Ripescò dal passato i suoi antichi studi dell'occulto, quelli per arrivare a governare il dolore negli altri, e poco dopo il suo desiderio fu di portare quel dolore fino alla soglia della vita, fino alla morte.
Girava per la città sprigionando tutta la negatività che aveva in corpo, saette nere gli passavano sopra la testa, ma solo lui le vedeva.
"Giù le mani dal mio potere! Basta! Questi tentativi di usarmi tutte le volte sono patetici. I peggiori fra voi, umani, tentano di infilarsi nei miei pensieri per strapparmi con l'inganno la benevolenza, per stare bene deridendomi alle spalle, per riempirsi lasciandomi qui nell'oblio. No! Non funziona così! Bisogna dare qualcosa in cambio per ricevere. E sappiatelo, i pensieri a volte mi ipnotizzano, ma poi mi risveglio dal torpore, ritorna la vendetta al primo posto in me. Solo io uso il mio potere. Sono io che decido chi tramite me deve stare bene e chi deve stare male. Arrangiatevi, senza magia, senza potere".


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