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lavoro pubblicato mercoledì 9 aprile 2014
ultima lettura lunedì 21 settembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Aurora: Quei due, tre secondi.

di Maurizio74. Letto 910 volte. Dallo scaffale Generico

Abito in un modesto villino con mamma, papà e mia sorella Aurora. Io mi chiamo Silvio e tra me e mia sorella ci sono 6 anni di diversità...

Abito in un modesto villino con mamma, papà e mia sorella Aurora. Io mi chiamo Silvio e tra me e mia sorella ci sono 6 anni di diversità. Io di anni ne ho 22, Aurora ne ha 18. Da piccoli Il nostro rapporto era come quello di Tom & Jerry, ci si faceva scherzi, che durarono finché lei non divenne maggiorenne. Da quel giorno la vidi con occhi diversi. Da ragazzina divenne donna. Per via del lavoro dei nostri genitori, noi trascorrevamo i pomeriggi in casa da soli tra lo studiare e, la tv. ( A volte la aiutavo nei compiti ). A volte studiavamo assieme in sala, a volte ognuno nella propria camera. Era un giovedì pomeriggio di autunno, Io studiavo in camera mia e, Aurora nella sua. ( Le nostre camere sono una difronte al altra ). Dalla camera di Aurora proveniva della musica. Interruppi lo studio perché ero disturbato dal volume un po' alto. Quindi andai a dirle di abbassare il volume. Aprii la porta di camera sua e quello che vidi, mi lasciò sconcertato. Richiusi subito la porta, lei non si accorse di nulla. E ritornai in camera mia. La scena che vidi anche se per due o tre secondi, non voleva andarsene. La mia sorellina si stava facendo un ditalino. Era sdraiata sul letto con solo indosso il reggiseno e tenendo gli occhi chiusi si stava masturbando facendosi un ditalino. Il cazzo mi stava diventando duro. Anche se non lo volevo, mi stavo eccitando. Di là c'era la mia sorellina. Volevo tanto irrompere da lei e ficcargli i cazzo dentro al posto del dito. Il cazzo mi stava esplodendo, non c'è la facevo più lo tirai fuori e cominciai a farmi una sega. Pensando a lei che si faceva un dito. E di come io la volessi in quel momento. Ero eccitatissimo. Dopo poco venni copiosamente sul tappeto. Durante la cena le dissi: che poteva tenere il volume un po più basso. Era sera. E faticavo a prendere sonno. Stavo ripensando a quella scena del pomeriggio. Il cazzo mi si indurì nuovamente. Scesi dal letto, e stando in piedi iniziai nuovamente a menarmelo, pensando a lei e alla scena. Continua.........


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