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lavoro pubblicato lunedì 7 aprile 2014
ultima lettura lunedì 24 giugno 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Aria di cambiamenti - Atto I

di soufflegirl. Letto 492 volte. Dallo scaffale Fantascienza

In un futuro in cui un adolescente può improvvisamente andare incontro a una strana metamorfosi, un ragazzo perde tutto quando si trasforma da un giorno all'altro in una ragazza. Riuscirà a trovare un equilibrio?

Raccolgo qui i primi sette capitoli della mia serie "Aria di cambiamenti", originariamente pubblicata su www.efpfanfic.net. Nella mia testa, questi capitoli rappresentano il primo atto di una più grande storia in tre parti.

Questo racconto tratta temi delicati quali la ricerca di un equilibrio con la propria sessualità e identità di genere, la discriminazione e relazioni omosessuali. Se questo tipo di contenuti vi disturba, non proseguite la lettura, non sarebbe interessante.

La storia è ambientata nell'universo "Twisted" creato da Morpheus, con il permesso dell'autore.

Spero mi perdonerete se la qualità della storia lascia a desiderare, dopotutto è il mio primo racconto e sono solo una dilettante.

Buona lettura...


Alla mia fidanzata, che sa fin troppo bene cosa significa essere diversa.

Capitolo 1: Una notte indimenticabile

La schermata di vittoria apparve sulla TV e Matt posò a terra il controller con un sorriso soddisfatto, poi baciò la sua fidanzata Kate che al momento lo stava abbracciando da dietro.

"Te l'ho detto, questo punto del gioco è difficile; anche con un gruppo di alto livello serve una certa abilità. E' sempre così in Final Fantasy, ci sono una serie di aree segrete dove puoi battere dei boss, ma sono molto forti."

Kate sorrise e gli accarezzò la nuca. "Grazie mio cavaliere. Hai ucciso il drago malvagio per me! Andrò a preparare del tè."

Lo sguardo di Matt la seguì fino alla porta, e lui si chiese ancora una volta com'era possibile che una bella ragazza come lei uscisse con un tipo come lui. Era così diversa dalle altre ragazze che conosceva. Era appassionata di videogiochi, anime, fumetti e giochi di ruolo. Eppure, si comportava e si vestiva in modo piuttosto femminile. Si conoscevano fin dall'infanzia.

Matt Lewis non era decisamente fortunato con le ragazze, né particolarmente attraente. Sebbene fosse alto e largo di spalle, era un po' sovrappeso e nonostante si fosse appena diplomato alle superiori aveva ancora un po' di acne in viso. I suoi principali interessi erano videogiochi e fumetti. Insomma, sembrava lo stereotipo del nerd.

Kate tornò con due tazze di tè fumanti e dei biscotti e ne porse una a Matt prima di baciarlo sulle labbra, le sue dita che gli scorrevano teneramente tra i capelli.

"Senti, questo fine settimana i miei sono fuori città. Ti va di venire a trovarmi?"

"Eccome!"

"Fantastico! Ho appena trovato un mucchio di nuovi anime al negozio. Possiamo guardarli insieme e poi puoi restare a dormire da me. Ai tuoi zii non dovrebbe importare vero?"

"E quando mai a loro importa qualcosa di cosa faccio?"



"Hey Matt! Come va?"

Matt alzò gli occhi dal suo fumetto e vide un ragazzo dall'aspetto strano che gli sorrideva. Era alto, vestito in abiti colorati e i suoi capelli avevano un colore indefinito e cangiante.

"Ciao Steve. Come al solito..."

Steve Diamond era un Cambiato: uomini e donne che, per via di una strana alterazione genetica, andavano incontro durante l'adolescenza a una specie di metamorfosi. I cambiamenti erano improvvisi, imprevedibili e andavano da modifiche minori all'aspetto o al comportamento fino a modifiche estreme, spaventose o pericolose.

Una volta Steve era assolutamente incapace in qualunque forma di espressione artistica, ma il suo Cambiamento l'aveva trasformato in un artista talentuoso e creativo, bravissimo nella pittura, nel disegno e nella recitazione. Inoltre gli aveva donato la sua nuova strana capigliatura e un Trucco, una sorta di capacità soprannaturale: quella di evocare e comandare immagini spettrali nell'aria. Molti Cambiati possedevano Trucchi, e anche in questo caso la loro natura era estremamente varia.

Anche il padre di Matt era un Cambiato, ma dato che sua madre non lo era lui aveva solo una possibilità su due di andare incontro a un Cambiamento. E a giudicare dalla sua non più giovanissima età, pareva averla scampata.
In una piccola cittadina come quella le loro erano le uniche due famiglie di Cambiati, e sia i genitori di Steve, entrambi Cambiati, che il padre di Matt venivano da Spiral, la città col più grande numero di Cambiati negli Stati Uniti. Per questo, non era sorprendente che fossero cresciuti insieme. I genitori di Steve e Chelsea, la sua sorella minore, erano ospiti regolari in casa di Matt fino a quando, alcuni anni prima, i suoi genitori morirono in un incidente d'auto. Così Matt fu costretto a andare a vivere da sua zia Mary, la sorella di sua madre.

"Allora, Steve, tu e Janice siete ancora disponibili per la partita di
gioco di ruolo stasera?"

Tra il suo aspetto stravagante e le sue capacità artistiche, Steve era diventato subito molto popolare con le ragazze. La sua attuale fidanzata, Janice, sembrava fatta apposta per lui: una bravissima chitarrista con un look da "ribelle rock"

"Certo. Dovrebbe venire anche Chelsea. Con te e Kate siamo 4 giocatori e un DM. Dovrebbe andare bene. Con tutto il tempo che ho speso a preparare l'avventura non voglio che finisca in un nulla di fatto."

I due ragazzi iniziarono a camminare verso la solita destinazione delle loro passeggiate: la fumetteria dall'altra parte del parco.
Era un pomeriggio assolato d'estate, i bambini giocavano nell'erba mentre gruppetti di ragazzi delle medie e delle superiori se ne andavano in giro. Matt notò un paio di ragazze della sua vecchia scuola che chiacchieravano a mangiavano un gelato. Matt aveva speso l'ultimo mese dopo il diploma così, andando in giro con Steve e Kate, di solito fermandosi in fumetteria o al negozio di computer. Talvolta accompagnava Kate al centro commerciale a comprare qualche vestito. Altri giorni, andavano a fare una passeggiata o un giro in bici sulle rive del lago.
Una pausa pigra e comoda tra le superiori e i tempi duri dell'università a venire.

"Allora, Matt, hai più deciso cosa fare con l'università?"

"Ci sto ancora pensando." Matt era un bravo studente, ma aveva un'idea molto vaga di cosa avrebbe voluto fare nella vita. "Credo che proverò ad entrare al college a Spiral però. E' una città abbastanza grande e sono stanco di tutte le voci su mio padre qui. Non che i miei zii siano molto felici della mia idea."

Erano passati solo pochi decenni da quando erano comparsi i Cambiati. Molte persone ne erano ancora sospettose e spaventate, e alcune erano apertamente ostili. Sfortunatamente, la maggior parte della popolazione in città sembrava far parte di questa categoria, quindi Matt era spesso un bersaglio per via di suo padre.

"Toh, guarda. Il mostro e il mezzosangue. Andate a comprare altri giocattoli?"

La voce apparteneva ad un ragazzo alto e atletico, il peggior bullo dei suoi giorni scolastici nonché figlio di una delle migliori amiche di sua zia. Stava appoggiato a un albero insieme a un paio di amici.

"Smettila, Adrian"

"Non sei un po' vecchio per quella roba? O forse non sei uomo abbastanza per fare dell'altro?"

Adrian si spostò per tagliare la strada a Matt e gli urtò la spalla.

"Non ho intenzione di attaccare rissa con te, Adrian" Matt rispose calmo.

"Vedi? Sei una femminuccia. L'ho sempre detto." Adrian sogghignò mentre i suoi amici ridevano, poi si allontanarono nella direzione da cui Steve e Matt erano venuti.

"Stronzi." disse Steve "Adrian è solo invidioso. Lo sanno tutti che ha una cotta per Kate."



"Bene, ci siamo tutti!"

I cinque erano riuniti nella stanza di Matt. Kate era arrivata per prima, a dare una mano a Matt a preparare tutto. Poi arrivarono Steve con Janice e Chelsea. Anche se di solito era molto timida e silenziosa, Chelsea era molto affezionata a Matt e lo ammirava almeno quanto il fratello. In realtà Matt sospettava che avesse una cotta per lui.

"Ehi, questo posto è bellissimo" esclamò. "Non ero ancora venuta a trovarti da quando abiti coi tuoi zii." Corse a una libreria piena di action figures.

"Wow! Le intere collezioni di Capitan Harlock e Sailor Moon! Questa si che è roba vecchia, deve esserti costata parecchio!"

"Non vecchia, vintage, prego." rispose Matt con un sorriso di soddisfazione. "Sono regali dei miei genitori. Sapevano quanto mi piacessero, e hanno continuato a radunarli in segreto fino a completare le collezioni, poi me le regalarono."

Chelsea si voltò, i capelli bruni che incorniciavano quello sguardo dolce che rivolgeva a chiunque pensasse fosse triste. "Ti mancano molto?"

Il viso di Matt si scurì. "Un po'. Sai, è stato un brutto colpo perderli entrambi nello stesso momento. E i miei zii non fanno granché per rendermi la vita più semplice." Si voltò verso Janice, che ascoltava la loro conversazione, e spiegò: "Fanno parte di una specie di setta religiosa che dice che i Cambiati sono i figli di Satana o qualcosa così. Non mi è nemmeno permesso di vivere con loro. Loro abitano in un appartamento differente al piano di sopra. Non possono "mischiarsi con quelli dal sangue contaminato" o qualcosa del genere. Quando va bene, li infastidisco; quando va male si vergognano di me."

"Si, mi ricordo come hanno sempre cercato di impedirti di frequentare me e Chelsea. Fortunatamente hanno desistito." aggiunse Steve.

"Su, basta con le cose tristi." Steve si alzò e chiamò tutti con un cenno della mano. Grazie alle sue capacità Steve era un fantastico narratore e otteneva sempre quel ruolo nelle loro partite.
Tutti si riunirono intorno a un basso tavolino al centro della stanza, sedendosi su poltrone e cuscini vari. Kate cominciò a distribuire snack e bibite.

"Questa avventura è un'idea di Kate, e immagino piacerà particolarmente alle ragazze qui. Siete pronti a godervi un po' di cara vecchia avventura in stile ragazze magiche? Scegliete il vostro personaggio, dadi e matita. Stanotte, amici miei, il regno incantato conta su di voi!"



"Cavolo, che fregatura." Chelsea posò la matita mentre il suo ultimo lancio di dadi condannava il suo personaggio a una morte orribile.

"L'avevo detto che avremmo dovuto combatterlo di fronte al castello. Lì avremmo potuto utilizzare il potere delle stelle." commentò Kate.

Steve si alzò in piedi, muovendo le mani per comandare le piccole figurine che rappresentavano i combattenti. A mezz'aria scintillava una figura in armatura scura circondata dai cadaveri di guardie e armigeri, il corpo spezzato della sua ultima vittima ancora infilzato alla sua lama. Tutto ciò che la separava dall'ingresso della sala del trono era una giovane ragazza dai capelli viola in un vestito tutto orpelli.

"Il re dei demoni estrae la spada dal petto della tua compagna e lecca il sangue sulla lama. Folli! - esclama - come avete osato ostacolarmi? Come potevate sperare di fermare la mia armata oscura?"

"Non ti temo, demone! Possiedo il potere della luce!" Matt rispose, guardando Steve dritto negli occhi.

Il personaggio di Matt era l'ultimo rimasto. Avevano combattuto il re dei demoni fino all'ultimo. Era ferito e stanco, e sapeva che ancora pochi colpi sarebbero bastati a sconfiggerlo definitivamente. Tutti nella stanza guardavano rapiti i due giocatori: questa era la battaglia finale, qui il futuro del regno incantato sarebbe stato deciso dal potere della magia e dei dadi.

"Hahahahaha! Sei solo una miserabile apprendista, e la tua debole magia non è nulla in confronto al mio potere. Distruggerò il tuo corpo e berrò la tua anima!"

"Per gli dei, mai!" Matt si alzò in piedi brandendo la matita come una bacchetta magica. "Per il potere della luce, trasformazione!"

Tutto accadde in un attimo. Matt sentì un brivido come di elettricità percorrere il suo corpo. Il suo grido fu mozzato a metà da un senso di bruciore e pressione al petto che gli tolse il fiato. Poi, mentre un lampo di luce illuminava la stanza, cadde a terra e perse i sensi.


Capitolo 2: Controllo danni
Mentre Matt riprendeva i sensi, poteva sentire voci concitate intorno a lei.

"E' un mostro, Craig. Come suo padre!"

"Meglio che abbiate una buona spiegazione per tutti questi danni! Avete visto quel buco nel soffitto?"

"Non è un mostro, per favore allontanatevi. Ha bisogno di spazio per respirare."

Lo sguardo di Matt mise a fuoco il viso di Steve. Zia Mary stava al suo fianco con un'espressione di orrore. Poteva vedere la schiena dello zio Craig intento a litigare con qualcuno.

"Calma amico, prenditi un momento per tornare alla realtà."

"Cosa... cosa è successo?" chiese Matt con un soffio di voce

"Pare che tu sia andato incontro al tuo Cambiamento."

Il mondo lentamente si fece più coerente e Matt si rese conto di essere sdraiata - sdraiata? - con la schiena su un cuscino. Si sentiva molto debole. Il braccio di Steve le - le? - cinse la schiena aiutandola - aiutandola? - ad alzarsi. Stava veramente riferendosi a sé al femminile? Non poteva essere un buon segno.

La stanza era un casino. I mobili intorno a Matt erano bruciacchiati, come se fossero stati esposti a un forte calore. I resti carbonizzati di fogli di carta erano sparsi ovunque e stringeva ancora in mano la matita, ridotta a uno scheletro bruciato. Una piccola parte del soffitto era persino crollata.

La prima differenza che colpì Matt fu che tutto sembrava più grande, come se si trovasse seduta più in basso del solito.

"Ora, non andare in panico Matt. Hai avuto una trasformazione piuttosto drastica." disse Steve.

"Drastica? E' una ragazza!" gridò Zia Mary.

Matt guardò immediatamente in basso e le sue paure furono confermate. I resti malridotti dei suoi vestiti riuscivano a malapena a nascondere una figura esile. Capelli viola, i suoi capelli, cadevano a coprire due ammassi di carne che non potevano che essere definiti seni. Mosse un braccio e il suo sguardo cadde su di una mano dalla forma delicata e decisamente femminile.

Matt lanciò un grido acuto, poi crollò su Steve, piangendo sommessamente.

"Calma, calma. Ce la farai, Matt." Steve la stringeva forte contro il petto. "Chelsea, chiama papà. Digli di venire a prenderci. Matt avrà bisogno di assistenza medica."

"Va meglio adesso?" Steve chiese alcuni minuti dopo.

Matt singhiozzò, poi annuì asciugandosi le lacrime. Steve la aiutò ad alzarsi in piedi.

"Scusami, sono solo..." Matt cominciò, con una voce acuta e stranamente melodiosa. Avrebbe potuto appartenere a una ragazzina.

Kate, che fino a quel momento stava discutendo con lo zio Craig, le corse vicino e la abbracciò. "Mi dispiace tanto, Matt."

Pochi minuti dopo il campanello suonò e Kate aprì la porta per far entrare un uomo alto e atletico, che portava una borsa. "Papà!" esclamò Chelsea. Era il dottor Lawrence Diamond, il padre di Steve.

Lo zio Craig si mosse incontro al nuovo venuto. "Ehi! Non voglio altri di voi mostri qua dentro!"

Tuttavia, l'uomo lo ignorò procedendo dritto verso il figlio. "Steve. E' Matt?" chiese, indicando la figura a fianco a lui. "Si, sono io." rispose lei. "Comodo avere un medico sempre a disposizione eh, Steve?" aggiunse nervosamente.

"Bene, fate spazio, tutti quanti. Lasciatemi fare il mio lavoro. Come stai? Se hai voglia di fare battute devi sentirti meglio. Steve per favore, prendi il mio fonendoscopio."

"Sto meglio, solo è stato un grosso shock trovarmi... così."

"Ci credo. Ora fai silenzio per un momento per favore, devo ascoltare il tuo cuore."



Matt sedeva su una poltrona nel salotto dei Diamond, con addosso un accappatoio che le aveva prestato Chelsea. Il padre di Steve l'aveva velocemente visitata, e quando si era accertato che non ci fossero pericoli per la sua vita si erano spostati tutti a casa di Steve, visto che non sembrava saggio rimanere vicino ai suoi zii in un momento come questo.

Steve, Chelsea e Kate erano tutti presenti, mentre Janice aveva preferito tornare a casa per lasciare a Matt un po' di privacy.

"Allora, va meglio?" chiese Kate.

Matt annuì. "Quanto è grave il danno?"

"Te la senti di controllare di persona?" chiese Chelsea

"Credo di potercela fare, si." rispose. Chelsea allora la condusse nella sua camera da letto dove aveva uno specchio molto grande.

"Prenditi tutto il tempo che ti serve, noi ti aspettiamo in salotto." disse prima di chiudere la porta, lasciando Matt sola per la prima volta dalla sua trasformazione.

Stava tremando quando si spostò davanti allo specchio, a occhi chiusi. Poi prese un bel respiro e guardò.

Di fronte a lei c'era una ragazza dai dai capelli viola e grandi occhi dello stesso colore. Aveva il viso arrotondato e il naso piccolo e aggraziato. Il resto della sua figura era snella e graziosa. I suoi seni e le anche erano piccoli, non ancora del tutto sviluppati, ma erano sufficienti a darle un aspetto decisamente femminile. Era bassa, probabilmente più bassa di Chelsea. Non sembrava potesse avere più di quindici anni, e tutto di lei sembrava gridare "carina".

Ed era identica a come Matt aveva immaginato il suo personaggio nella partita di quella sera.

Questo le ricordò che spesso il Cambiamento di una persona era collegato a quello a cui stava pensando in quel momento.
Matt restò davanti allo specchio, stordita, per un tempo che le sembrò eterno mentre assorbiva lentamente l'idea che questa strana ragazzina era lei. Guardò più di una volta le sue mani, si mosse e si girò tentando di dare un'occhiata al suo nuovo corpo da ogni possibile angolazione.

Un senso di disagio crebbe lentamente in lei, e quando ne ebbe abbastanza Matt tornò in salotto e senza dire una parola si sedette di nuovo sul divano.

La madre di Steve, una donna molto bassa con le orecchie a punta che sembrava uscita da un libro di Tolkien, entrò e porse a Matt una tazza.

"Tieni un po' di tè, ti aiuterà a sentirti meglio."

"Grazie, signora Adele" rispose Steve.

"Sai" disse Steve "il tuo Cambiamento ha fatto davvero un casino. Va bene che spesso una persona rilascia molta energia durante il Cambiamento, ma non credo che lanciare un raggio di luce sia normale!"

"L'ho fatto? Davvero?"

"Si! E' partito dalla matita che avevi in mano e ha colpito il soffitto sfondando il pavimento del salotto dei tuoi zii al piano di sopra. Avresti dovuto vedere la faccia di tuo zio Craig. Continuava a sbraitare con Kate che non era possibile che fossi stato tu."

Matt sorrise, poi scoppiò a ridere. "Si, immagino. Doveva essere terrorizzato, credendo che fossimo demoni o cose del genere."

Steve, Chelsea e Kate si unirono alla risata.
"Temo che mi vieteranno di giocare di ruolo d'ora in poi!"

"Già, lo so come sono fatti i tuoi zii... E' bello vederti ridere, ad ogni modo." disse Steve. "Devi avere sonno. Visto che la tua stanza è distrutta, puoi restare a dormire qui."

"Grazie mille. Mi metterò sul divano."

"Nemmeno per sogno!" disse Chelsea. "Hai bisogno di una bella notte di sonno in un vero letto. Io posso dormire con Steve e tu puoi prendere il mio letto."

"Credo me ne tornerò a casa, allora" disse Kate, poi andò ad abbracciare Matt. Lei si mosse istintivamente per baciarla sulla bocca, ma Kate si ritrasse e Matt finì per baciarle la guancia. Le sembrò di vedere un lampo di preoccupazione nei suoi occhi, e di vergogna.

"Andrà tutto bene." disse Kate, senza sembrarne davvero convinta.
Matt diede un ultimo sorso al tè poi seguì Steve e Chelsea al piano di sopra. Chelsea la abbracciò prima di dirigersi alla stanza di Steve, e Matt non potè trattenersi dall'abbracciare anche quest'ultimo. Poi si vestì con un pigiama di Chelsea e si infilò nel letto.

Nonostante fosse terribilmente stanca, non riusciva a prendere sonno. Si rese conto che le mancava qualcosa, o meglio qualcuno. Adesso che era da sola sentiva il bisogno di... conforto. Aveva bisogno di aggrapparsi a qualcuno che le desse protezione e affetto.

Un'ondata di tristezza la sommerse. Questa persona era davvero lei? Da dove venivano queste emozioni? Il Matt che era stata fino a poche ore prima non si sarebbe mai sentito così. E allora perchè queste sensazioni le sembravano così... naturali?

Scosse la testa, poi fece una cosa che non aveva più fatto da quando era una bambina.
Prese un pupazzo di peluche da uno scaffale, un grande orso bianco. Tornò a letto e lo abbracciò stretto.
E così, cadde finalmente addormentata.



Capitolo 3: Rachel

Matt sedeva al tavolo della cucina di Steve. Una massa indistinta di capelli viola le ondeggiava davanti al viso ogni volta che si muoveva. Indossava ancora il pigiama prestatole da Chelsea.

"Non riesco proprio a credere di aver avuto bisogno di un peluche per addormentarmi." disse mentre ruotava lentamente il cucchiaio nella tazza di latte e cereali davanti a lei.

"Il tuo Cambiamento è stato un bel colpo. Non solo hai tutto l'aspetto di una ragazzina, ma stai anche cominciando a comportarti come se lo fossi." rispose Steve dall'altra parte del tavolo. "Perlomeno, questo dovrebbe aiutare ad abituarti alla trasformazione."

"Già. Peccato che io non sia davvero una donna. E non sono sicura di volermi abituare ad esserlo."

La notte precedente non aveva avuto modo di rendersi conto completamente dei cambiamenti a cui era andata incontro. Era troppo scioccata, fisicamente provata, e tutto era avvenuto troppo rapidamente. Ma quella mattina mille piccoli cambiamenti l'avevano colpita con l'effetto complessivo di una locomotiva che si schiantasse contro una parete di cartapesta.

L'intero assetto del suo corpo sembrava sbagliato, a cominciare dal fatto di stare guardando il mondo da quindici centimetri più in basso. I suoi capelli, ora lunghi fino alle scapole, finivano costantemente davanti al suo viso costringendola a spostarli di continuo. Nonostante non fossero molto grandi, i suoi nuovi seni si spostavano quando si muoveva, rendendola acutamente cosciente del suo cambiamento. E ovviamente, qualcosa tra le sue gambe era sparito ed era stato sostituito da qualcos'altro, che mai avrebbe pensato di possedere.

Si chiese fino a che punto il suo nuovo corpo fosse funzionante. Avrebbe dovuto aspettarsi una sgradevole visita una volta al mese? Qualcuno avrebbe potuto, e qui rabbrividì al pensiero, metterla incinta? E in caso contrario, sarebbe riuscita ad accettare di essere sterile?

La voce di Steve la riportò alla realtà.

"Pensavo... Ora che sei una ragazza avrai bisogno di un altro nome."

Matt non ci aveva pensato prima. L'idea le creava sentimenti discordanti. Da un lato sapeva che non avrebbe potuto evitarlo, ma dall'altra cambiare il proprio nome significava in qualche modo abbandonare ancora un'altra parte della sua identità. La colpì il pensiero che, in fondo, la sua metamorfosi era solo iniziata. Quanto ancora sarebbe cambiata la sua vita, aldilà del corpo?

"Credo di si. Ci penserò su." rispose Matt.

Una voce arrivò da dietro le sue spalle.

"Buongiorno! Hai dormito bene?" chiese il padre di Steve con cordialità.

"Si, grazie. Vi ringrazio per quello che avete fatto per me la notte scorsa."

"Di nulla. Pensavo che questa mattina sarebbe opportuno che andassimo insieme all'ospedale. Per controllare che tutto sia a posto, e tentare di capire se tu non abbia qualche Trucco."

I Trucchi erano strane abilità possedute da molti Cambiati, capacità che in passato sarebbero state considerate sovrannaturali. Qualcuno ne possedeva anche due o tre, e solitamente si trattava di capacità semplici e innocue, ma a loro modo utili.

"Immagino sia il caso. Meglio che avvisi i miei zii."



"Bene, direi che abbiamo finito. Puoi alzarti."

Matt si alzò dal lettino dello scanner medico mettendosi a sedere.

"I tuoi organi interni sono tutti al loro posto e sono anatomicamente normali. Anche i valori delle analisi del sangue e delle urine sono nella norma. In sostanza, sei una normale, sana ragazza adolescente."

Matt non sapeva se sentirsi sollevata o no da questo annuncio.

"Per organi interni intendi anche..."

"I tuoi genitali, si." disse Lawrence.

"Quindi posso aspettarmi di avere un ciclo, come tutte le ragazze."

"Dai tuoi livelli ormonali, direi che puoi aspettarti la tua prima mestruazione tra circa un mese."

Matt annuì, gli occhi carichi di preoccupazione.

"Adesso però abbiamo un'ultima area da indagare. Dobbiamo capire se e quanto è cambiata la tua psiche. Immagino tu sappia che il Cambiamento può portare a modifiche della personalità e a comportamenti compulsivi. Hai notato nulla del genere?"

Matt ripensò alla nottata passata con un peluche in braccio e si sentì avvampare.

"Coraggio, non avere paura di parlare. Non sei certo il primo paziente Cambiato con cui ho a che fare. Dopotutto ho lavorato dieci anni a Spiral prima di venire qui."

"Lo so. E poi ho visto come è diventato Steve con il suo Cambiamento."

Matt fece una pausa, poi continuò guardandosi i piedi.

"Per prima cosa, non riesco a fare a meno di riferirmi a me al femminile..."

"Una compulsione minore. Quasi tutti ne hanno una. Qualcos'altro?"

"La scorsa notte... non ho potuto fare a meno di... dormire con uno dei peluche di Chelsea."

Lawrence sembrò per un attimo sorpreso, poi tornò alla consueta professionalità.

"Sono così emotiva. Un momento sono spaventata, sola e bisognosa di protezione e l'attimo dopo penso che nonostante tutto non posso non sperare che le cose andranno meglio. Ho gli sbalzi d'umore come..."

"Come una ragazzina?" completò Lawrence. "Credo di capire la tendenza del tuo Cambiamento. Non la vedi anche tu? Che tipo di gioco di ruolo stavate giocando ieri sera?"

"Era una storia manga. Ragazze magiche. Capisco cosa vuoi dire: le protagoniste di questi manga tendono ad essere molto giovani e in certi aspetti infantili." rispose Matt. La cosa aveva senso!

"Esatto! Ora, la tua età biologica sembra essere regredita: dal punto di vista medico il tuo corpo è quello di una persona intorno ai quindici anni. Allo stesso modo, la tua mente sembra essersi adeguata all'aspetto, forse con qualche tratto infantile."

"Intendi dire che potrei avere il bisogno compulsivo di giocare a servire il tè alle bambole o di mettermi un bel vestito rosa?"

"Non possiamo escluderlo." Lawrence la guardò serio, poi la sua espressione si sciolse in un sorriso paterno. "Capisco come ti devi sentire. Il Cambiamento non è mai un'esperienza facile ma è anche un fatto della vita, e se saprai guardarlo nel modo giusto potresti scoprire opportunità tutte nuove."

Matt lo guardò così triste da avere quasi le lacrime agli occhi. "Ma questa non sono io, Lawrence. E'... un'estranea. Questi pensieri non sono i miei."

Lawrence la guardò dolcemente. "Capisco come ti senti. Ma ora questo è ciò che sei. Non puoi cambiarlo. Se tenterai di combattere i cambiamenti vivrai sempre infelice, se invece proverai ad accettarli a breve questi pensieri saranno naturali, parte di te."

"Ricorda che non sei sola. I tuoi amici ti sono intorno e molte persone hanno passato la tua stessa esperienza." Fece una pausa, poi riprese. "Sai, non sei il primo caso di Cambiamento che coinvolge un cambio di sesso. Mi sono capitati almeno due casi in passato. Se vuoi, posso provare a metterti in contatto con uno di loro."

Matt si asciugò le lacrime.

"Grazie mille."

"Questo non significa che devi immediatamente fare cose che non ti fanno sentire a tuo agio. Prenditi un momento di calma se ti serve, ma sperimenta. E' una grande occasione per prendere contatto con la persona che sei adesso."

Matt annuì e si diressero insieme verso l'uscita.

"Adesso vediamo cosa ci ha preparato per pranzo mia moglie Adele." disse Lawrence.



Quel pomeriggio Matt fu costretto ad affrontare uno dei suoi personali nemici. Ora che il suo corpo era del tutto diverso i suoi vecchi vestiti non le sarebbero più stati, e di certo non poteva continuare a farsi prestare cose da Chelsea.

Fu quindi con l'aria da funerale di chi parte per il fronte che una ragazza dai capelli viola, vestita in abiti qui larghi e qui stretti, varcò la porta del centro commerciale.

La spedizione comprendeva altre tre persone.
Steve era forse l'unico ad avere mantenuto il consueto umore. Chelsea correva da una vetrina all'altra come un criceto sovreccitato, proponendo a Matt qui un vestito, lì una blusa. A fare da contraltare, una Kate con un viso decisamente cupo ed insolitamente taciturna li accompagnava, lanciando occhiate nervose alla persona che fino al giorno prima era stata il suo ragazzo.

La cosa preoccupava Matt non poco. Si chiedeva cosa ne sarebbe stato di loro, ora che lei era diventata una donna. Ovviamente sembrava improbabile che rimanessero insieme: anche se, con suo enorme sollievo, Matt si sentiva ancora attratta dalle ragazze lo stesso non sembrava essere vero per Kate. Aveva sentito che spesso le donne transessuali restavano amiche intime delle ex fidanzate. Sarebbe successo anche a loro? Non sapeva se sperarlo o no. Da un lato le sarebbe dispiaciuto se si fossero allontanate, ma non sapeva se avrebbe avuto la forza di restare amica di una persona che amava ancora.

Alle cinque del pomeriggio, i quattro si sedettero su una panchina di fronte al centro commerciale con un gelato in mano. Steve posò a terra il carico di buste di carta ricolme di acquisti, visto che non solo Matt aveva dovuto comprare molte cose ma anche le altre due ragazze non avevano resistito alla tentazione di fare qualche acquisto.

Il viaggio per vetrine aveva riservato a Matt ancora un altra inquietante sorpresa: apparentemente non riusciva a sentirsi a proprio agio se non in abiti piuttosto femminili. Vestiti, camicette, gonne, qualunque cosa andava bene purché contribuisse alla sua aria "carina". In breve, aveva smesso semplicemente di provare t-shirt e scarpe da ginnastica, rassegnandosi a comprare cose che avrebbero fatto impallidire una bambola.

Al momento, indossava un completo formato da camicetta, gonna scozzese e ballerine che avrebbe fatto l'invidia di una cosplayer, mentre Chelsea si divertiva a sperimentare con i suoi capelli intrecciando e disfando una treccia.

"Sai, hai proprio dei bei capelli. Sono così lisci e morbidi!"

"Sono capelli magici" rispose Matt con un mezzo sorriso.

"Sapete, ragazzi, per la faccenda del nome..." continuò. "Ci ho pensato su. Credo di aver capito come voglio chiamarmi. E' il nome che mia madre mi avrebbe dato se fossi nata femmina. Il nome di sua nonna."

"Ooooh! Dimmi che è qualcosa di carino!" esclamò Chelsea.

"Rachel" disse. "Rachel May. Così, almeno nel secondo nome, manterrò un collegamento al vecchio me."

"Rachel! Mi piace!" disse Chelsea, abbracciandola.

"Rachel May Lewis" ripetè Steve. "Piacere di conoscerti!"


Capitolo 4: Punto di rottura

Rachel aprì la porta di casa ed entrò, reggendo i sacchetti con i suoi nuovi vestiti. Tentò di non tradire la sua apprensione quando chiamò:

"Sono a casa!"

I suoi zii comparvero sulle scale che portavano al loro appartamento, al piano di sopra, e si arrestarono con un'espressione sorpresa.

"Matt" disse Zia Mary "Sei tu?"

"Si, sono io." rispose lei.

Rimasero un lungo e imbarazzante momento a guardarla prima che suo zio Craig rompesse il silenzio.

"Cosa sono questi vestiti?" chiese, visibilmente confuso.

"I miei vecchi vestiti non mi vanno più. Ho dovuto comprarne degli altri."

Ancora una volta, piombò il silenzio.

Con le mani che le tremavano per l'agitazione, Rachel iniziò a armeggiare con la serratura della sua stanza, e aprì la porta rivelando che il monolocale si trovava esattamente nello stesso stato in cui era stato lasciato, fatta eccezione per una tavola di legno che tappava il foro sul soffitto. Posò le borse per terra subito dopo l'entrata e si rivolse di nuovo agli zii.

"Ehm... Credo che inizierò a mettere a posto la stanza." disse. Loro risposero con un cenno assente e Rachel chiuse la porta dietro di sé.

Tirò un lungo respiro di sollievo, felice di aver lasciato dietro di sé l'aria pesante che regnava nell'ingresso.

Si cambiò in qualcosa di più comodo, top e gonna, e iniziò a fare il punto della condizione della stanza. Il danno peggiore era stato subito dal tavolo e dal cuscino su cui si trovava la notte precedente. Erano praticamente bruciati e avrebbe dovuto buttarli via.
Il resto della stanza, compreso il suo letto, erano coperti da un sottile strato di cenere, probabilmente i resti dei numerosi fogli di carta e di parte del tavolo stesso.
Con un sospiro, afferrò una scopa e iniziò a ripulire.

Fortunatamente, il danno era minore del previsto e una volta eliminato il grosso della cenere Rachel si rese conto con sollievo che la stanza era ancora vivibile. Ammesso, pensò, che i suoi zii l'avrebbero ancora lasciata vivere con loro ora che la sua natura di Cambiata era evidente.

Aveva appena finito di scopare via gli ultimi residui di cenere quando la porta si aprì e i suoi zii entrarono.

"Matt, dobbiamo parlare." iniziò suo zio con tono grave.

I tre si sedettero sulle poltrone in condizioni migliori.

"Tuo zio ed io abbiamo discusso seriamente." continuò zia Mary.

"Come sai, non ci è permesso avere contatti con le persone nella tua... condizione" disse. Nonostante il suo tentativo di essere educata, quest'ultima parola tradiva un tono di disprezzo.

"Se tu fossi ancora dell'idea di andare a studiare a Spiral, crediamo che questa potrebbe essere una buona idea." disse suo zio.

Rachel si sentì avvampare.

"Mi state... mi state cacciando!"

Zia Mary abbassò lo sguardo, ma non disse nulla. Zio Craig guardò la nipote con viso duro.

"Sei adulto e maggiorenne. Ti abbiamo cresciuto in memoria di tua madre, il nostro dovere l'abbiamo fatto. Hai buoni voti e dovresti poter vincere una borsa di studio per il college. E se anche non dovessi riuscirci, i soldi dell'assicurazione sulla vita dei tuoi genitori basteranno a coprire le spese per qualche tempo."

"Non posso credere che..." ma Rachel sentiva già le lacrime sgorgare dagli occhi.

"Matt..." disse sua zia.

"Rachel!" gridò lei. "Il mio nome è Rachel! Sono Cambiata e ne vado fiera!"

Mary reagì come se avesse appena ricevuto uno schiaffo.

"Come ti permetti! Il nome di mia nonna a... ad un..."

"Un mostro? Come mio padre? Lui mi voleva bene. Era con me ogni volta che avevo bisogno di lui!" dopo tutto lo stress della trasformazione questa era l'ultima goccia. Si alzò dalla poltrona, piangendo di rabbia.

"Cosa avete fatto voi? Vi siete mai preoccupati di me quando i miei genitori erano vivi? L'avete mai conosciuto davvero mio padre? Mi avete presa con voi solo perché eravate obbligati per legge. Mi avete sempre trattato come una reietta, un'appestata. Non potevo nemmeno vivere nella vostra stessa casa! La mamma... si starebbe vergognando di voi!"

Suo zio scattò in piedi, il suo braccio si mosse rapidissimo e uno schiaffo colpì Rachel sulla guancia sinistra. Lei lanciò un grido. Di nuovo suo zio alzò il braccio per colpirla, lei guardò terrorizzata la mano calare e...

Qualcosa dentro di lei scattò, e la mano di suo zio si arrestò, come se avesse colpito un ostacolo a mezz'aria. Rachel si rese conto con stupore che uno scintillante muro di luce azzurrina stava ora avvolgendo la sua persona. Era di forma ovale e circondava il suo corpo come un guscio a una distanza di alcuni centimetri.

"Che cosa... brutto... brutta strega!"

Rachel era letteralmente terrorizzata. Sapeva che questo scudo doveva essere il suo Trucco, ma sapeva anche che i suoi zii non avrebbero gradito vederlo all'opera.

Suo zio Craig lanciò un grido di frustrazione poi si diresse a lunghi passi verso la porta.

"Mi aspetto di vedere questa stanza vuota entro la fine della prossima settimana."

Zia Mary la guardò con un misto di disgusto e paura, prima di andarsene anch'ella.

E Rachel, finalmente sola, si rannicchiò per terra nella sua corazza azzurrognola, a piangere come una bambina.



"Mat... Rachel?" disse Steve aprendo la porta di casa. "Sei uno straccio. Cos'è successo?"

Rachel aveva camminato fino a casa di Steve sotto una pioggia debole ma insistente, che aveva inzuppato i suoi capelli fino a trasformarli in un unico ammasso. Anche i suoi vestiti erano bagnati, e aveva ancora gli occhi rossi di pianto.

Entrò in casa e gli saltò al collo, abbracciandolo stretto. "I miei zii... loro..." non riuscì a continuare, la voce rotta da un singhiozzo.

"Calmati, racconta cos'è successo."

"Vogliono cacciarmi di casa!" finì lei, tutto d'un fiato, prima di abbandonarsi ad un'altra crisi di pianto sulla spalla di Steve.

Lui la strinse ancora, lì sulla porta di casa, pensando a come ventiquattr'ore avessero trasformato il suo migliore amico in una ragazzina in lacrime.

"Steve, chi è?" disse Chelsea, entrando nella stanza. I suoi occhi caddero su Rachel, e le corse incontro.
"Cosa è successo? Sei tutta fradicia... Vieni, ti presto qualcosa di mio."

E così, per la seconda sera di fila, Rachel si trovò ad approfittare dell'ospitalità dei Diamond. I genitori di Steve erano a cena fuori insieme, e loro tre ordinarono qualcosa da mangiare a un take-away. Rachel si era cambiata e mentre aspettavano la cena, si era calmata ed aveva raccontato tutto agli amici.

"E così, a quanto pare, hai davvero un Trucco. Credi di potermelo mostrare?" chiese Steve

Rachel si concentrò, tentando di ritrovare quell'interruttore mentale che aveva creato la sua protezione, ma per quanto provasse non ci riuscì.

"Non lo so... non ci riesco. Forse non è sotto il mio controllo."

Steve annuì, poi fece un passo verso Rachel e le scagliò contro un pugno.
"Ow!!!" gridò, mentre il colpo si infrangeva sul muro scintillante che improvvisamente era comparso intorno a Rachel. Chelsea gridò di stupore.

"Tutto bene!" disse Steve massaggiandosi la mano. "Questo ha fatto male!"

"Io... non capisco come ho fatto..." balbettò Rachel. "Ti ho visto attaccarmi e..."

"A quanto pare, abbiamo capito come si attiva il tuo Trucco" disse Chelsea. "Puoi creare la tua protezione solo quando ti senti minacciata."

Steve si avvicinò di nuovo a Rachel, e provò lentamente a tastare la corazza.

"E' liscia. Liscia e solida..." osservò stupefatto. Provò a spingere sulla superficie della bolla e sebbene Rachel percepisse un senso di pressione, le mani di Steve non si spostarono.

A questo punto, Rachel allungò un braccio per toccare la sfera dall'interno, e la sfera si mosse con il braccio, deformandosi per avvolgerlo. "Fantastico" disse, muovendo il braccio intorno. Provò a spingere una sedia, e si rese conto che veniva respinta dal guscio che la circondava.

Infine, provò di nuovo a cercare l'interruttore mentale che comandava il suo Trucco. Stavolta lo trovò facilmente e con un pensiero lo fece scattare: la bolla si dissolse nel nulla.

"Questa volta sono stata io a comandarlo. L'ho... spento!" esclamò.

"Beh... è un Trucco che potrebbe venire utile in futuro. Sicuramente terrà lontano i bulli!" disse Chelsea. Un momento dopo suonarono alla porta, e dopo essere andato ad aprire Steve tornò con tre confezioni fumanti di ramen.


Parte 5: Crollo

La prima cosa che Rachel fece dopo cena fu una doccia. Sentiva il bisogno intenso di lavarsi, come se gli avvenimenti di poco prima le avessero lasciato addosso un senso di sporcizia.

Spogliarsi la rese nervosa. Finora, si era denudata solamente per provare i nuovi vestiti e aveva accuratamente evitato di guardarsi allo specchio mentre si cambiava. Questa volta, tuttavia, sentiva il bisogno di prendere confidenza col proprio corpo.
Si tolse il top con calma, osservando il tessuto scorrere sulla sua pelle, che aveva un colore impercettibilmente più chiaro di come la ricordava. Notò con sollievo che i nei e le piccole imperfezioni che aveva sempre avuto erano ancora al loro posto. Era bello vedere che qualcosa del vecchio Matt era rimasto.

Non aveva peli tranne che sotto le ascelle, solamente una fine peluria chiara come quella di un bambino. Slacciò il semplice reggiseno bianco, svelando i seni ancora acerbi. Uno spiffero freddo le fece venire la pelle d'oca, e i suoi capezzoli si rizzarono sull'attenti. Rachel sentì l'impulso di coprirsi di nuovo il seno, come per modestia.

Infine fece scivolare a terra la gonna e le mutandine. Ebbe un attimo di esitazione prima di guardare in basso, all'inguine ormai piatto. Anche lì, solo pochi peli sparsi.

Si guardò allo specchio, gli occhi grandi che si fissavano sulla curva appena accennata delle sue anche, sul collo delicato, sulle piccole spalle.

La colpì il pensiero di essere, a suo modo, bella. Della bellezza eterea e virginale di una ragazza non ancora del tutto sbocciata. Si trovò a pensare agli sguardi che il suo nuovo corpo avrebbe attirato, ai desideri che avrebbe potuto suscitare...

Scrollò il capo ed entrò nella doccia, lasciando che l'acqua calda lavasse via i suoi pensieri, come se potesse purificarle l'anima.



Rachel sedeva sul divano a guardare la televisione con Chelsea. Sullo schermo Matt Smith chiacchierava con Karen Gillian in una puntata di Doctor Who vecchia di anni.

Uscita dal bagno, Rachel aveva scoperto che nel frattempo Janice era venuta a trovare il suo ragazzo. Con la complicità di Chelsea, speravano di approfittare della casa libera.
La ragazza l'aveva salutata con un certo imbarazzo, chiedendole se stesse bene. Dopo il suo Cambiamento, Rachel era più bassa di lei di quasi dieci centimetri.

I due si erano ritirati in camera di Steve, così Rachel aveva nuovamente indossato il pigiama che Chelsea le aveva prestato la notte precedente ed era scesa a cercarla al piano terra.

"Non sapevo che ti piacesse la televisione classica" commentò Rachel mentre Chelsea le passava un pacchetto di biscotti. Avrebbe pensato che Chelsea fosse più il tipo da telefilm romantici, e decisamente più recenti.

"Un'altra passione che mi ha attaccato Steve" rispose. "E poi Smith è così carino!"

Chelsea si fermò a guardarla con un'espressione strana e pensosa, poi cominciò a ridacchiare.

"Che c'è?" chiese Rachel

Chelsea indicò la TV. "Sai, non riesco a non pensare che è come se anche la tua fosse una rigenerazione. Come il Dottore."

Rachel la guardò stralunata. Non ci aveva pensato.

"Così, da un giorno all'altro, hai cambiato aspetto, abitudini e modo di esprimerti. Ma dentro, sei sempre la stessa persona di prima.
Come succede a lui."

"Hai ragione!" rispose ridendo.

Le due ragazze tornarono a guardare la televisione, ma Rachel continuava a pensare a Chelsea.

Si conoscevano da quasi tutta la vita. Aveva persino vaghi ricordi di lei come una bimba in fasce, intenta a succhiare il latte della madre. Eppure, in anni non poteva dire di averla mai conosciuta davvero.
Da buoni maschietti, erano lei e Steve a fare coppia fissa estromettendo la piccola Chelsea e di tanto in tanto divertendosi alle sue spalle. Eppure, lei non aveva mai smesso di guardarli con ammirazione. Non solo Steve, ma anche Matt. Il Matt di prima.

Ora, si rese conto, sarebbero diventate molto più vicine. Era già cominciato, un processo naturale, istintivo. Le femmine tendevano a stare insieme. Inoltre ormai dal suo aspetto sembrava più vicina alla sua età che a quella di Steve. Ancora una volta per istinto, la abbracciò.

"Grazie di tutto quello che state facendo per me"



Rachel spese la mattinata a svuotare la sua vecchia camera con l'aiuto di Steve e Chelsea, ringraziando il cielo che i suoi zii fossero al lavoro. Impacchettò serie dopo serie di fumetti, i suoi videogiochi e le action figures. Ad ogni scatola che riempiva, sentiva una stretta al cuore ricordando dove e quando aveva comprato ogni cosa. Le trame delle sue storie preferite le passavano per la testa come se le avesse lette il giorno prima, eppure le ricordavano un passato talmente distante che avrebbe potuto persino non essere il suo.

Ciao come stai? Credi che oggi potremmo vederci?

Sospirò, guardando il messaggio di Kate sul suo telefonino. Sapeva che il momento sarebbe arrivato, ma aveva paura di affrontarla. Cosa avrebbe potuto mai dire un ex-maschio alla sua fidanzata etero? Per un momento pensò di accampare una scusa, poi si rese conto che non poteva fare questo a Kate. La loro storia non lo meritava.

Meglio, ma ancora sottosopra. Possiamo vederci quando vuoi, dimmi solo un'ora e un posto.

Si accordarono per il primo pomeriggio al parco. Avrebbe avuto bisogno di parecchio supporto morale quella sera, pensò.
Dopo pranzo spese un'ora buona a inviare lettere di iscrizione ai college di Spiral. Per fortuna aveva già una bozza, e bastò aggiornarla con gli ultimi avvenimenti perchè fosse pronta.

Poi si cambiò indossando jeans e una camicetta non troppo attillata, combattendo contro la sensazione insistente di non essere sufficientemente femminile. Forse la cosa era stupida, considerando che Kate era presente durante il giro di shopping del giorno precedente, ma sentiva il bisogno di mantenere un minimo della sua virilità per questo incontro. Se si dovevano lasciare, voleva che fosse il più possibile Matt a essere presente, e non Rachel.

Si incontrarono al parco, col sole che si era appena nascosto dietro una coltre di nuvole estive. Rachel rabbrividì, ma non sapeva se la colpa fosse tutta del freddo improvviso.
Non si abbracciarono nè si baciarono, solo un timido "Ciao."

La cosa durò nemmeno un'ora ma a Rachel sembrò un'eternità. Kate aveva le lacrime agli occhi mentre le diceva che non poteva continuare a restare con lei. Che anche se sapeva che, dentro, lei era sempre la stessa persona, non riusciva a capacitarsene. Le disse che avrebbero potuto essere amiche un giorno, ma non subito. Che aveva bisogno di tempo per superare la perdita di Matt.

Poi scoppiò definitivamente in lacrime e rimase dieci minuti su una panchina, prima di andarsene.


"Rachel, vieni fuori dai. Ti ho preparato del tè." disse Chelsea, bussando sulla porta. Rachel era rientrata un'ora prima, livida in viso, ed era corsa in bagno chiudendosi dentro.

"Vattene. Non voglio, Chelsea." rispose una voce mesta.

"Non puoi restare lì dentro ancora a lungo..."

"Posso restarci per il resto del giorno se necessario"

Chelsea rimase fuori dalla porta per un po', ascoltando l'amica piangere sommessamente.

"Almeno fammi entrare, ti prego. Parlami."

Seguì un attimo di silenzio. Poi la chiave girò nella serratura e le apparve una Rachel distrutta.

"Oh! I tuoi capelli..." esclamò Chelsea

Rachel aveva ancora in mano un paio di forbici con cui aveva tagliato i suoi capelli corti, come un ragazzino, ma nonostante i suoi migliori sforzi il taglio era irregolare, a chiazze. I suoi occhi erano cerchiati di scuro, arrossati dal pianto, e avevano uno sguardo spiritato.

"Non voglio questi capelli! Non voglio questo corpo!" gridò scagliando le forbici sul pavimento. "Io... non sono così!".
Poi, come una marionetta senza supporto, collassò per terra piangendo.

"Non ce la faccio. Non ce la posso fare! E' troppo!" balbettava, tra un singhiozzo e l'altro. "Non voglio essere una ragazza. Odio sentirmi così piccola e indifesa!"

Chelsea la strinse forte, poi la accompagnò nella propria camera, dove adesso Rachel dormiva. Si sedettero sul letto e Rachel continuò a piangere, a sfogarsi.

"Deve essere dura, lo capisco. Ma sei sempre tu là dentro... C'è ancora Matt. Devi solo abituarti... Senti, hai voglia di fare qualcosa insieme? Potremmo guardarci uno degli anime di mio fratello. Qualcosa che ti piace."

Rachel si asciugò le lacrime e guardò Chelsea. Poi annuì e si diressero al piano di sotto, cercando qualcosa da guardare insieme.



Capitolo 6: Giù in fondo

Anche quella notte Rachel dormì abbracciata all'orso di peluche. Chelsea aveva insistito per regalarglielo, dicendole che si chiamava Neve. Il sonno tuttavia giunse soltanto dopo molte altre lacrime.

Al mattino, si svegliò presto, la luce del sole che le illuminava il letto. Emise un lamento prima di aprire gli occhi.
Per un attimo, nel dormiveglia, era tornata ad essere Matt. Camminava con Kate in riva al lago e si baciavano. Il movimento dei suoi seni quando si rigirò pigramente sul materasso le confermò la triste realtà dei fatti.

Quando recuperò abbastanza lucidità si rese conto che i suoi capelli erano ricresciuti esattamente alla loro lunghezza precedente. Come se non li avesse nemmeno toccati. Guardò una ciocca che le cadeva davanti al viso prima con stupore, poi con rabbia. Sembrava che il fato godesse a prenderla in giro.

Scese a piano terra dove la famiglia Diamond era già in piedi, e mentre faceva colazione fu raggiunta da Chelsea.

"Buongiorno!" esclamò, prima di fermarsi stupita sulla soglia della porta. "I tuoi capelli! Sono ricresciuti!" disse.

"Non hai bisogno di ricordarmelo, sai?" rispose con stizza, poi si morse la lingua. "Scusa. E' solo che mi sembra tutta una colossale presa in giro. Voglio dire, non posso nemmeno più tagliarmi i capelli?"

Chelsea la guardò comprensiva, poi si sedette accanto a lei.

"Dovresti parlarne con papà. Magari sa dirti qualcosa di più."

Accennò la cosa a Lawrence mentre stava uscendo per andare al lavoro, e lui promise che avrebbe fatto sapere loro qualcosa.

"Sai, non so se ti farà piacere o no." cominciò Chelsea mentre Rachel rimetteva a posto i piatti della colazione. "Ma i tuoi capelli ti stanno davvero bene così. Non fare mai più una cosa simile! Mi hai... spaventata" aggiunse.

"Con tutto il rispetto Chelsea, non credo che tu possa capire come mi sento. Tutto quello che avevo mi è stato strappato via nel giro di due giorni." si voltò e la guardò negli occhi, con uno sguardo duro. "La mia sessualità è andata a quel paese, e chissà quanto tempo mi ci vorrà per abituarmi. Ammesso che mi ci abituerò mai. E ora scopro di non poter nemmeno decidere del mio aspetto? No, non credo proprio tu possa capire."

Chelsea la guardò imbarazzata, ma negli occhi aveva una punta di delusione e di dolore.
"Scusami. Non avrei dovuto... E' solo che mi fa male vederti così. Sai che... ti voglio bene."


A metà mattinata Lawrence tornò a casa e si sedette in salotto insieme a Rachel.

"Ciao!" disse lui. "Stavo ripensando a quello che mi hai detto stamane sui tuoi capelli, e riguardando i file della tua scansione medica credo di aver capito cosa è successo." fece una pausa.

"Ora, apparentemente questo si tratta di un fenomeno simile ad un Trucco. Immagino tu sappia che quando noi Cambiati attiviamo un Trucco stiamo in realtà estraendo energià da un campo di potenziale quantistico, il campo di Darrington, che si trova tutto intorno a noi. Apparentemente, e ci sono numerosi casi nella letteratura scientifica, quando un Cambiamento è particolarmente estremo esso può lasciare una sorta di "traccia" nel campo quantistico. Questa impronta è creata dalla tua mente al momento del Cambiamento e corrisponde al tuo aspetto futuro. A quanto pare, tu non sei in grado di disconnetterti da questa impronta, ma continui a estrarre energia dal campo e ad adeguarti a questa immagine. E' in pratica un "progetto" a cui il tuo nuovo corpo tenta continuamente di assomigliare."

Il cuore di Rachel le balzò in petto.

"Vuoi dire che... non potrò mai più cambiare il mio aspetto? Non ho possibilità di... tornare un uomo?"

"Mi dispiace doverti dare questa notizia. Temo che nessun trattamento, nè ormonale nè chirurgico, potrebbe riportarti a un aspetto maschile. Se, ad esempio, rimuovessimo chirurgicamente i tuoi seni, rapidamente riprenderesti a estrarre energia dal campo di Darrington ed essi ricrescerebbero. A dire la verità, come hai notato, nemmeno cambiamenti molto meno drastici potrebbero durare a lungo."

A Rachel vennero le lacrime agli occhi, ma annuì.

"Posso però dirti che questo fenomeno ha anche risvolti positivi. Prima di tutto, dato che il tuo corpo è fissato sulla tua "impronta" nel campo di Darrington, non invecchierai mai. Sei effettivamente bloccata alla tua età biologica attuale. Inoltre dovresti essere in grado di riprenderti da qualunque ferita o malattia con il dovuto tempo. Tecnicamente..." e fece una pausa "sei potenzialmente immortale. Non puoi morire per l'età e sei virtualmente immune da ogni malattia degenerativa o cronica. L'unico modo in cui tu potresti morire è che il tuo corpo sia danneggiato molto più rapidamente di quanto tu possa rigenerarti, per esempio in caso di malattie acute gravi o di incidenti."

Rachel rimase a bocca aperta. Mille pensieri e mille domande le correvano in testa... cosa avrebbe potuto fare della sua vita adesso?
Decise che aveva bisogno di fare due passi. Salutò e si diresse verso la porta, poi iniziò a camminare, guardandosi i piedi.

Era una donna. Definitivamente. Irrimediabilmente. Per sempre.
Un'eterna quindicenne, costretta dal suo corpo a restare per sempre minuta, debole, e dalla sua mente a comportarsi come una ragazzina, a vestire femminile.
Non solo non poteva nascondere quello che era, ma era addirittura costretta ad esaltarlo.

Vista in questi termini, una vita probabilmente molto lunga non sembrava una benedizione, ma piuttosto una condanna.
Dannata in vita, nel suo inferno personale di estrogeni.

Mentre camminava, molte persone le lanciarono occhiate perplesse. Ma molti di più erano gli sguardi ostili o spaventati. Negli ultimi giorni la notizia del suo Cambiamento si era sparsa in giro, sicuramente con il contributo dei suoi zii, e i benpensanti della città trovavano sempre interessante spettegolare sui cattivi mostri pericolosi che giravano indisturbati per le strade, intenti a chissà quali malefatte.

Quando giunse al lago si fermò sulla riva, su di una panchina. Era bel tempo e bambini e ragazzi giocavano sulla riva. Una giovane coppia di innamorati si scambiava effusioni all'ombra di un albero.
Un flash di lei e Kate, appoggiate allo stesso albero, il giorno del suo ultimo compleanno. Rachel le aveva regalato una collana con un ciondolo a forma di fiore e lei aveva gridato di gioia e le aveva lanciato le braccia al collo.

Ancora una volta sentì le lacrime risalire, ma poi si arrestarono. Come se non potesse più piangere. Come se il suo cuore anestetizzato fosse andato ormai oltre il pianto e fosse piombato in una totale, nera indifferenza.


"A terra!" gridò Rachel mentre la testa del compagno alla sua sinistra esplodeva improvvisamente. "Cecchino sulla cresta a nord. State in copertura."
Gesticolò qualcosa ai rimanenti compagni di squadra mentre altri proiettili sibilavano intorno a lei.

"Steve, la tua posizione? Ci serve aiuto qui!"

Colpi di arma da fuoco risuonarono sulla cresta, poi Rachel sentì la voce di Steve.

"Beccato. Correte verso la base, qui vi copriamo noi."

Rachel scattò verso un basso edificio alla sua sinistra, in fondo a una strettoia, aprendo il fuoco contro tre soldati nemici alle finestre. Poi, altri colpi si unirono ai suoi, provenienti dalla cresta alla sua destra.

"Edificio libero. Piazzate la bomba!" ordinò Rachel, mentre la sua squadra si disponeva a difesa della zona. In breve l'edificio fu raso al suolo in una grossa esplosione.

"Bella partita, novellina" disse qualcuno in cuffia a Rachel. "Steve ha detto che era parecchio che non giocavi, ma se è così non hai perso smalto."

"Grazie" rispose lei, togliendosi il casco da realtà virtuale. Alla sua sinistra Steve la guardava con un pollice in su.

"Questo nuovo sistema di gioco è fantastico Steve!" disse lei. "Sembrava di essere lì sul serio."

Steve sogghignò orgoglioso. "Altro che le vecchie consolle!"

Gli ultimi giorni per Rachel erano stati passati per metà a letto, tra crisi di depressione e di pianto, e per metà invece preda delle sue nuove compulsioni. Una mattina era capace di piangere disperatamente, e il pomeriggio poteva essere sorpresa a provarsi un abito a fiori o ad acconciarsi i capelli.
Gli altri abitanti della casa erano seriamente preoccupati per lei, e in particolare Lawrence. Nel tentativo di tirarla su di morale e di restituirle una parvenza di normalità, Steve e Chelsea avevano dato sfogo a tutto il loro lato nerd, e in particolare Steve l'aveva coinvolta nel clan di un videogioco di guerra online di cui faceva parte.
Con addosso i sistemi di realtà virtuale, Rachel era libera dal suo piccolo e vulnerabile corpo e si sentiva di nuovo alla pari con gli altri. Sapeva che era solo una consolazione temporanea e comunque parziale, visto che le sue compulsioni la spingevano comunque a giocare un personaggio femminile. Ma almeno non si sentiva più così debole e indifesa: era di nuovo in controllo della situazione.

Aveva pensato spesso a Kate in quei giorni. Intellettualmente sapeva che probabilmente non era la ragazza della sua vita, quella che avrebbe sposato e a cui avrebbe dato tanti bambini. Quella del "E vissero felici e contenti", insomma. Però le voleva bene, ed erano stati insieme per quasi tre anni. Ora, sembrava una sconosciuta.

Anche il suo rapporto con Steve si era modificato. Certo, tentava di essere supportivo al massimo, ma sembrava anche in qualche modo spaventato. Non da lei personalmente, Rachel sospettava, ma da quella caduta dallo stato di grazia che una trasformazione come la sua rappresentava per ogni maschio adulto che si rispetti.
Inoltre, non potè evitare di notare come qualche volta a Steve cadesse l'occhio sul suo petto o sul suo posteriore. Certo, se il vecchio Matt avesse visto una ragazza come Rachel probabilmente avrebbe lanciato la sua dose di occhiatine, ma essere dall'altro lato della barricata era estremamente bizzarro e imbarazzante. Specialmente perchè a guardare era il suo migliore amico.

Tuttavia, sentiva che c'era dell'altro. Dietro agli occhi di Steve c'era una sorta di... disagio quando la guardava.
Un giorno, Rachel semplicemente non aveva più voglia di stare zitta:

"Steve, cosa c'è? Qualcosa non va?" chiese, mentre stavano seduti in salotto davanti alla TV.

"Nulla Rachel, figurati." rispose lui con finta nonchalance. Se c'era una cosa in cui Steve era pessimo, quella era mentire.

"Steve ti conosco troppo bene. C'è qualcosa che non torna nel modo in cui mi guardi, come se stare con me ti risultasse difficile. Ora, capisco che magari vedermi in questo corpo..."

Steve spense la televisione e la guardò.

"Si, è anche questo. Ma la realtà è che... uhm..." Steve arrossì.

Oh Dio, pensò Rachel. Non avrà una cotta per me? Il cuore le partì a mille.

"Janice. Credo sia gelosa di te. Pensa che potrei... insomma..."

Rachel restò pietrificata, la faccia una maschera di orrore. Guardò un imbarazzatissimo Steve come se avesse appena pronunciato la peggiore bestemmia che potesse concepire.

"Noi... due???" esclamò. "Steve, siamo migliori amici, per Dio! Come si può mai pensare che..."

Steve non seppe come rispondere, semplicemente continuò a guardarla.

"Voglio dire... ci scambiavamo i video porno! E'... semplicemente... disgustoso!" continuò lei.

"Ok, ok... però guardala dalla sua prospettiva. Già passavamo tutto il tempo insieme prima. Poi un giorno il mio migliore amico si trasforma in una ragazza attraente e viene a stare a casa mia..."

"Aspetta... Attraente? Mi trovi attraente?" chiese Rachel, paonazza. Non sapeva se sentirsi imbarazzata, prenderla come un complimento o essere ulteriormente disgustata.

Ora anche Steve era rosso in viso, provò ad aprire bocca ma non gli uscì nulla.

"E va bene. Adesso stammi a sentire!" disse Rachel. "Fingeremo che questa imbarazzantissima conversazione non sia mai avvenuta. E per mai intendo... MAI"

"Credo sia meglio, si..." rispose Steve.

"Dovrà essere cancellata dalla storia... voglio dire... deve essere più innominabile di... degli episodi prequel di Star Wars!"

Steve annuì velocemente, e di comune accordo tornarono ad occuparsi della TV.


Ora che Rachel sapeva di stare involontariamente rovinando il rapporto di coppia di Steve, si trovò a passare ancora più tempo del normale con Chelsea. Non che ci tenesse particolarmente a fare sì che Janice non si arrabbiasse con lei, anzi se avesse potuto avrebbe sfogato con soddisfazione la sua frustrazione su un bersaglio così ovvio. Tuttavia, voleva troppo bene a Steve per fare qualcosa che lo danneggiasse. Quando erano in casa e Janice non era presente stavano insieme, certo, ma in pubblico tentavano di evitarlo.

Nel frattempo, Chelsea aveva fatto tutto il possibile perchè Rachel si abituasse al suo nuovo corpo. La confortava quando stava male, e nei momenti migliori, quando lei era sufficientemente poco depressa da affrontare le proprie compulsioni, tentava di insegnarle il modo migliore di presentarsi come una ragazza.

Le lezioni di trucco erano particolarmente odiose, Rachel sembrava non trovare mai la giusta dose di fondotinta, oppure sbavava la matita o il mascara. Una volta, un tentativo particolarmente maldestro di darsi dell'eyeliner sulla palpebra di sotto portò ad una striscia nera dentro all'occhio, con molte imprecazioni di Rachel e almeno altrettante risate da parte di Chelsea. La conseguente reazione di Rachel scatenò una battaglia di matite, con le due che tentavano di lasciarsi strisciate scure sul viso a vicenda, finchè non finirono sedute per terra ridendo a crepapelle.

Chelsea era una delle poche persone che ancora riuscivano a farla ridere. Abbandonata ormai molta timidezza, si lanciava continuamente in discorsi senza senso e in buffe battute, solitamente a danno della malcapitata Rachel.

Era un lunedì sera, circa dieci giorni dopo il suo Cambiamento, quando Rachel e Chelsea decisero di andare al cinema. Rachel era in fase "su" quel giorno. La cosa in sè era certamente positiva, ma aveva lo sgradevole effetto di far emergere a tutta forza il suo bisogno di essere femminile.


Chelsea la aiutò a prepararsi, e Rachel riuscì a trovare un compromesso tra il suo odio per l'essere femmina e le sue compulsioni indossando una maglia rosa leggermente scollata, jeans attillati e scarpe con appena un accenno di tacco. Era decisamente più femminile di quello che avrebbe coscientemente scelto ma aveva ormai imparato che se essere vestita da uomo in privato le provocava fastidio, farlo in pubblico la rendeva paradossalmente estremamente imbarazzata, facendola sentire brutta e sciatta. Una collana che riprendeva il viola dei suoi occhi completava la mìse.

Chelsea parcheggiò la sua auto, una sgangherata Ford così vecchia da viaggiare ancora su ruote, di fianco al centro divertimenti. Era una grossa e tozza costruzione che rappresentava il luogo di aggregazione preferito dei ragazzi della città nei periodi di cattivo tempo, e visto che il cielo prometteva pioggia sicuramente sarebbe stato pieno.

Rachel si sentì molto nervosa quando entrò al fianco di Chelsea nell'edificio. Si guardava attorno continuamente e la sua mano destra prese a giocherellare nervosamente con una ciocca di capelli. Chelsea le posò la mano sul braccio, rassicurandola. "Non essere nervosa. E' tutto normale. Siamo solo due persone che vanno al cinema, ok?"

Erano ormai vicine all'ingresso del cinema quando sentirono qualcuno fischiare rumorosamente.

"Ehi, guarda chi si vede!" esclamò Adrian con un ghigno.

Le ragazze si voltarono a guardarlo. Stava seduto su una panchina insieme a un gruppo molto rumoroso di ragazzi e ragazze, molti visibilmente più grandi di lui. Tra di loro c'erano i due che aveva incontrato al parco.

"Allora è proprio vero quel che si dice in giro, hai dato via l'equipaggiamento per un bel paio di tette eh Matt?" rise ostentatamente, poi continuò. "Secondo me hai fatto un affare, tanto non hai mai saputo cosa fartene."

Rachel abbassò lo sguardo a terra, palesemente imbarazzata.

"Andiamo via, Rachel" le disse Chelsea, e iniziò a guidarla via tenendola per mano.

"Oh, che carine eh? Proprio come due amichette. Presto finiranno a parlare di scarpe, vestiti e bambini come niente fosse. Fai vedere più spesso il tuo bel culetto qui in giro, Matt. Magari a qualcuno potrebbe venire voglia di farti vedere come è fatto un vero uomo!"

Le due si allontanarono verso il cinema mentre il gruppetto continuava a sghignazzare, Rachel che si guardava i piedi. Acquistarono i biglietti e proseguirono verso la sala.
Quando arrivarono all'entrata, Chelsea la strinse e le sollevò gentilmente il viso.

"Andrà tutto bene" disse. "Sai come sono quelli, no?"

Rachel annuì, e tentò di ricomporsi, poi successe l'incredibile.

Si guardarono negli occhi per un momento lunghissimo. E Rachel capì cosa stava per avvenire.

Si baciarono lì, sulla porta della sala. Fu intenso, dolce e ansioso allo stesso tempo.

Quando le loro labbra si staccarono, Rachel guardò Chelsea dritta negli occhi. Senza aprire bocca, le stava chiedendo perchè.

"Non sono in molti a saperlo" disse lei. "In realtà... beh anche io ho già avuto il mio Cambiamento. Sei mesi fa. Solo che non è stato nulla di esteriore come nel tuo caso."

Si fermò un momento, distogliendo lo sguardo imbarazzata.

"Da allora, non importa più quale sia il sesso di una persona. E' il suo animo ad attirarmi." disse. "E il tuo, di animo, è bellissimo. Non farti buttare a terra dagli eventi. Sei una persona splendida e buona e ce la farai..."

Rachel era senza parole. Si abbracciarono ancora una volta. Ma questa volta, non era un abbraccio da amiche.


Era sera tardi quando Rachel e Chelsea, mano nella mano, tornarono al parcheggio.
Non riuscivano a staccarsi gli occhi di dosso.

Sarà stato per questo, forse, che non si accorsero della figura che si appoggiava ciondolante al muro esterno del centro divertimenti fino a quando non parlò.

"Ancora voi eh?" disse la voce.

Un Adrian visibilmente alterato, una bottiglia di birra in mano, si fece avanti alla luce di un lampione. Puzzava di alcool e sudore.

In retrospettiva, avrebbero dovuto correre a perdifiato fino alla macchina. Ma quando hai il corpo di una adolescente, che sia o meno il tuo, e sei alta meno di un metro e sessantacinque, un colosso tutto muscoli può essere molto, molto terrorizzante.

"L'ho sempre detto che eri una femminuccia. Me l'hai dimostrato. Dicono che voi mostri quando vi trasformate diventate quello a cui state pensando. Quale uomo, dico io, vorrebbe diventare una ragazzina viola?"

"Adrian per favore... sei ubriaco..." iniziò Rachel,

"L'hai fatto apposta, troia!" sbottò lui. "Scommetto che hai sempre voluto essere una ragazza. Ma ti vedi come vai vestita?"

Adrian si avvicinò così tanto a Rachel che lei poteva sentire il suo alito fetido sul viso. Torreggiava su di lei come un gigante. Provò ad allontanarsi ma era paralizzata dalla paura.

"Io dico che ti piace. Vuoi che la gente ti guardi. Scommetto che ti piacerebbe prenderlo come la troietta succhiacazzi che sei, vero?"

Improvvisamente il braccio di Adrian scattò in avanti per afferrarla, e allo stesso tempo il Trucco di Rachel si attivò. Il colpo si infranse sul muro di luce blu e Adrian urlò.

"Cagna Cambiata! Voi e vostri maledetti Trucchi!" gridò, per poi colpire ancora il guscio di Rachel con la bottiglia di birra. Il fondo andò in frantumi lasciandolo con un coccio appuntito in mano.

Chelsea il quel momento gli saltò addosso afferrandogli il braccio. "No! Lasciala stare!"
Adrian si voltò, scagliandola per terra come se fosse un fuscello.
"Cos'è, sei gelosa della tua amichetta? Vuoi un po' del mio cazzo anche tu?" rispose, dirigendosi verso la ragazza rannicchiata a terra.

"No ti prego... Stammi lontano!" gridava Chelsea.

Adrian sollevò il braccio per colpirla.

Fu allora che Rachel sbottò. Non solo viveva il suo inferno personale ogni giorno. Questo idiota la umiliava, voleva farle del male, e ora voleva colpire Chelsea! Tutta la rabbia e la frustrazione degli ultimi giorni si concentrarono su un unico obiettivo: Adrian.

Il guscio di luce che la proteggeva esplose proiettandosi in avanti e colpendo Adrian come una mazzata, sbattendolo a terra a fianco a Chelsea.

"Corri!" urlò Rachel, e Chelsea fu subito in piedi. Fuggirono verso l'auto, senza guardarsi indietro.



Capitolo 7: Addii
Rachel e Chelsea guidarono verso casa, nei limiti in cui l'ansia consentiva loro. Nessuna delle due parlava. Quando arrivarono, si infilarono nel letto di Chelsea e restarono abbracciate strette, con le lacrime agli occhi.

Il mattino le sorprese ancora lì.

Sgusciarono fuori senza farsi vedere e si diedero il cambio a farsi una doccia, prima di fare colazione.

Steve entrò in cucina mentre le due guardavano silenziosamente in basso, nella tazza di cereali.

"Cosa succede?" chiese preoccupato

Chelsea aveva le lacrime agli occhi. Si alzò e gli saltò al collo.

"Ieri sera... ci hanno aggredite Steve!"

Lui si irrigidì, strinse a sè la sorella mentre il suo sguardo si spostava verso Rachel.

"Siete ferite? Chi è stato?"

Le due raccontarono la vicenda della notte precedente, e Rachel sentì un peso sollevarsi dal suo cuore mentre narrava come Adrian avesse tentato di colpire prima lei e poi Chelsea.

Più proseguivano nel racconto, più lo sguardo di Steve si riempiva di furore.

"Quel bastardo! Gliela faccio vedere io! Questa volta non la passerà liscia!" gridò.

"E invece, sospetto proprio che andrà così." rispose la voce di Lawrence, che era comparso all'improvviso sulla porta della stanza insieme alla moglie.

"Ci ha chiamato lo sceriffo Peters. Pare che Adrian abbia sporto denuncia. Dice che è stato aggredito da Rachel."

I tre si fermarono stupefatti.

"Cosa?" esclamò Rachel "Io mi sono solamente difesa! Lui... stava per colpirci... era ubriaco e voleva... voleva..." la parola era "stuprarmi", ma le morì in bocca. Non riusciva nemmeno a pensarci.

"Abbiamo rischiato grosso, papà!" disse Chelsea. "E poi non crederai davvero che Rachel potrebbe aggredire qualcuno vero?"

Lawrence insistette per farsi raccontare tutto per filo e per segno, anche se le due ragazze decisero di omettere gli ultimi sviluppi del loro rapporto. Adele era preoccupatissima e abbracciava Chelsea con affetto, accarezzandole i capelli.

"Potete giurarmi che è stata solo difesa, quindi?" chiese Lawrence infine, ricevendo un cenno di assenso da Rachel e Chelsea.

"Vi credo, ma la situazione è comunque complessa. Lo sceriffo sta venendo qui per ascoltare la vostra versione dei fatti. Sapete che è un uomo ragionevole. Troveremo un modo per uscire da questa situazione."

Come se l'ultima frase l'avesse magicamente richiamato, lo sceriffo suonò alla porta.

Alan Peters era un uomo tra i cinquanta e i sessanta, pelato come un uovo. La sua notevole stazza e il viso rubizzo erano testamento al suo amore per le bistecche e la birra.

"Buona giornata, Lawrence, Adele, Steve, Chelsea." il suo sguardo si fermò su Rachel con sorpresa. "Tu devi essere il... la giovane Lewis. Ho saputo del tuo Cambiamento ma... devo dire che vederlo coi miei occhi è tutta un'altra cosa. Spero tu stia bene."

Rachel annuì timidamente.

"Prego, Alan, siediti pure." disse Adele, facendolo accomodare su una poltrona del salotto. "Come sta tua moglie? Posso offrirti un caffè?"

L'uomo si sedette e la poltrona scricchiolò sotto la sua mole.

"Sta bene, nonostante il mal di schiena. E si, lo accetterei volentieri." rispose. Poi però si fece serio e guardò prima Chelsea poi Rachel.

Si fece raccontare la vicenda della sera prima, ascoltando con attenzione mentre sorseggiava il caffè. Le due ragazze erano ancora molto colpite e dovettero fermarsi più volte durante la narrazione. Infine Peters parlò con aria seria.

"Conosco Adrian e non fatico a credere che le cose siano andate come raccontate voi. Ci è già stato segnalato per comportamenti fastidiosi e vandalismo, e la gente con cui va in giro non è molto migliore a mio parere. Devo ammettere che non mi aspettavo una cosa così seria da lui." si fermò un momento, sospirando.


"Sfortunatamente non siamo in grado di provare che la vostra versione dei fatti sia vera. Per come ha raccontato l'incontro Adrian, sarebbe stato Matt..." si interruppe. "Scusami. Rachel, ad attaccarlo per primo usando un Trucco per sbatterlo a terra."

"Adrian si è fatto vedere questa mattina in ospedale con una lesione contusiva alla spalla sinistra, dovuta probabilmente alla sua caduta a terra. Inoltre, aveva una lesione meno grave alla mano destra. Voi due, invece, siete perfettamente illese. Non c'era nessun altro testimone presente, né telecamere che abbiano potuto riprendere la scena. In un'aula di tribunale, sarebbe la vostra parola contro la sua."

"Tuttavia, c'è di più. Ho ricevuto numerose chiamate oggi. Pare che la parte di città più apertamente anti-Cambiati stia prendendo la cosa personalmente, come una prova che i Cambiati siano pericolosi mostri."

"Ma è ridicolo!" rispose Steve

"Lo so. Tuttavia, sapete meglio di me come le vedute di certe persone possano essere chiuse. E non possiamo nemmeno negare che alcuni Cambiati, vuoi per via di Trucchi particolari o di stravolgimenti della loro personalità possano essere pericolosi per sé stessi e gli altri. Vi devo ricordare il caso Bogmann?"

Era vero. Simon Bogmann era stato un caso particolarmente pericoloso di Cambiato. Aveva una fissazione compulsiva per le armi da fuoco e aveva combattuto nell'esercito per dieci anni, prima di cominciare a dare di matto. Un giorno, durante una azione in medio oriente, era entrato in una sorta di follia combattiva e aveva continuato a sparare a qualunque cosa si muovesse anche a battaglia conclusa, uccidendo una decina di civili.

In seguito fu internato in un ospedale psichiatrico militare, ma poco dopo la sua dimissione si appostò sul tetto di un supermercato con un fucile da caccia recuperato illegalmente e iniziò a sparare ai passanti. Alla fine, la polizia dovette rispondere al fuoco e Bogmann rimase ucciso.

I giornalisti ci andarono a nozze. L'evento scatenò una lunghissima polemica sulla sicurezza dei Cambiati, con le ali politiche più conservatrici che premevano per l'adozione di leggi asfissianti per il controllo dei Cambiati.

"Non credo proprio che sia positivo per te o per le persone che ti circondano lasciarti trascinare in un caso giuridico dall'esito incerto, col rischio di un coinvolgimento massiccio della stampa. Siamo in periodo di elezioni e sai benissimo che i candidati tenterebbero di usarti come materia di campagna elettorale. Tuttavia, siamo riusciti a trovare una soluzione diplomatica."

Rachel lo guardò in silenzio.

"Ha chiamato tua zia Mary. Ha detto che ha parlato con la madre di Adrian, e lui si è detto disposto a ritirare la denuncia a patto che tu lasci al più presto la città. E credimi, sarebbe meglio se tu non facessi più ritorno."

Nella stanza piombò un silenzio pesante.
Rachel aveva lasciato tutto dietro di sé. Prima i suoi genitori. Poi il suo vecchio corpo. La sua ragazza. I suoi zii. Ora, poteva lasciarsi dietro le spalle anche le ultime persone che ancora aveva al suo fianco?
Guardò uno ad uno gli altri presenti, interrogandoli con lo sguardo. Si vide restituire preoccupazione e dispiacere.

"Credimi, ragazza." disse lo sceriffo. "Ho una figlia che avrà si e no la tua età. Se succedesse una cosa del genere a lei, vorrei poter sgozzare il responsabile con le mie mani. Ma purtroppo, devo seguire le regole, e questa volta hanno gli altri il coltello dalla parte del manico."

Come sempre, pensò Rachel.

Nel silenzio, squillò il suo cellulare. Aveva una mail.

Sig.na Rachel May Lewis,

E' con grande soddisfazione che Le comunichiamo che la Sua richiesta di accesso alla borsa di studio per studenti universitari Cambiati erogata dalla nostra fondazione è stata accettata.
La borsa coprirà il costo dei Suoi studi presso il Grace Harrington College di Spiral, più il costo della Sua accomodazione presso il campus del college e di una assicurazione sanitaria coprente le spese per ogni Suo problema di salute, fisica o mentale, associato al suo Cambiamento.

Cordiali saluti,
La Fondazione Greymoore per gli orfani Cambiati


"Posso?" chiese Chelsea, entrando nella sua vecchia stanza, dove Rachel stava finendo di fare le valigie.

"E' camera tua..." rispose lei, senza voltarsi.

Chelsea accostò la porta e avvicinandosi la abbracciò dolcemente e la baciò, la mano che le accarezzava una guancia.
Lei rispose al bacio senza troppa passione.

"Che ne sarà di me adesso? Di noi?" chiese Rachel.

"E' la tua vita. Hai un'opportunità tutta nuova. Hai sempre voluto lasciare la città comunque, no? Una borsa di studio al Grace Harrington, non è da sputarci sopra. Vai a Spiral, crea la tua nuova strada. Scopri chi sei veramente. Hai tutta la vita di fronte, Rachel."

"Credi che ce la farò? Mi sento così... piccola e inerme..."

"Ce la farai. Come ti ho detto, sei una persona splendida."

Rachel annuì, e si baciarono ancora.

"Ho deciso di iscrivermi a biologia. Voglio studiare la fisiologia dei Cambiati. Lavorare per capire meglio il fenomeno." continuò. "Forse un giorno si riuscirà a evitare che i Cambiamenti siano così casuali."

Chelsea annuì.

"Senti, ho avuto un'idea. Io non ho molto da fare nei prossimi giorni. Posso chiedere ai miei zii se mi ospitano per qualche tempo. Così potrei venire con te a Spiral, darti una mano ad ambientarti. E poi non si dice di no a una vacanza in California. Mi spiace solo che Steve non potrà venire, altrimenti stavolta Janice gli sparerebbe per davvero!"

Gli occhi di Rachel si illuminarono. "Mi piacerebbe molto!"

"Allora è deciso. Chiamerò i miei zii stasera."


Il viaggio a Spiral fu tranquillo, anche se un po' noioso.
Presero un volo per San Francisco, dove dovettero aspettare un paio d'ore per la coincidenza con la corriera che, risalendo la costa californiana verso nord, le avrebbe portate a Spiral.

In passato la città era stata molto più piccola e molto più insignificante, prima di diventare uno dei luoghi con il maggior numero di Cambiati degli USA. Al tempo dei suoi nonni, con la comparsa dei Cambiati, sempre più famiglie si erano trasferite lì in fuga da una società che le temeva e la città era improvvisamente cresciuta di dimensioni.

Mercoledì sera, la corriera superò una galleria e, adagiata sul fondo di una valle, bagnata dalla luce dorata del tramonto riflessa sul Pacifico, comparve la città, coi suoi viali ordinati di casette a schiera e il porto brulicante di barche.

"Spiral." mormorò Rachel. "La mia nuova casa..."



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