ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato mercoledì 2 aprile 2014
ultima lettura mercoledì 2 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

COME FOGLIE AL VENTO - seconda e ultima parte -

di MicheleFiorenza. Letto 512 volte. Dallo scaffale Sogni

Era un modo arduo e doloroso: doveva soltanto immaginare... .......................................................................

COME FOGLIE AL VENTO – 2^ parte

- Da quanto tempo il bambino è senza mamma? – chiese Francesca.

Ernesto sospirò: - Mariella se ne è andata due anni fa, all’improvviso. – E le raccontò quel mese di malattia e tutto il seguito.

Francesca era una brava ascoltatrice. Quando Luigi terminò, la ragazza si sentì in dovere di raccontare qualcosa di sé.

- Io sono più sola di voi, da quando è morta mia madre, più di un anno fa. Ho ventinove anni e non sono sposata, né fidanzata.

- Sei una bella ragazza: come mai...

Francesca tentennò un momento, poi sorrise:

- I miei amici dicono che sono un ghiacciolo, ma non è vero. Io ho sempre cercato un uomo da stimare e ammirare, prima di tutto; e ancora non l’ho trovato. Credo che tra un po’ di tempo rinuncerò del tutto.

- Mai rassegnarsi. Ma è così difficile per te innamorarti?

Francesca scosse la testa: - Avevo appena diciotto anni quando mi innamorai perdutamente di un venticinquenne alto e affascinante; ma lui non provava niente per me e mi dovetti rassegnare. Quanto piansi! Però poi capii che almeno era stato corretto e non aveva approfittato dei miei sentimenti.

Mentre lei si confidava, Ernesto cominciava ad ammirarla fortemente: era simpatica, elegante, intelligente, obiettiva, affettuosa nonostante l’apparente distacco.

Poiché insegnava nella vicina scuola, si ritrovarono a parlare di storia, di geografia, di viaggi, come vecchi amici.

Poco prima delle cinque del pomeriggio, Luigi si svegliò; Francesca lo capì subito e andò da lui: dopo un po’ comparvero entrambi.

- Preparo un po’ di tè per tutti, prima che andate via.

Mentre prendevano il tè, Ernesto la invitò a cena per quella sera.

- Io mangio poco a cena: accetto una pizza.

- Allora andiamo alla pizzeria Sabbie d’oro! – disse Luigi.

- Passeremo da qui alle otto. – concluse Ernesto.

* * *

Probabilmente fu quella sera che Ernesto si innamorò di Francesca: del suo carattere, del suo amore per i bambini, dei suoi occhi chiari, dei suoi modi miti, dei suoi principi ferrei, del suo viso pallido e della sua figura snella.

Però aveva paura a dichiararsi: lei era una donna molto esigente nella ricerca del suo compagno, e lui temeva di rovinare tutto affrettando i tempi. Notava con trepidazione che Luigi si stava affezionando alla ragazza e che lei lo incoraggiava, però era più prudente attendere...

Ernesto la invitò ad uscire il pomeriggio seguente, ma lei rifiutò:

- Dedico la domenica alle faccende di casa, ma posso accettare per sabato prossimo.

- Allora faremo una gita da qualche parte. – disse Ernesto.

Poiché Luigi sembrava un po’ deluso, Francesca si offrì di andare a prenderlo a scuola nei giorni seguenti e portarlo a casa propria. Il bambino ne fu entusiasta, ma Ernesto temeva di disturbare troppo.

- A me fa piacere. – ribatté lei. – Anzi, dopo i compiti, lo accompagnerò io a casa tua, così potrò ammirare l’appartamento.

- Sai, - le disse Luigi – ho una stanza tutta per me, con un terrazzo e tanti fiori!

Francesca gli fece una lunga carezza sul viso.

* * *

Clara non aveva ancora perduto l’abitudine di elargire consigli al suo fratello minore.

- Vedo che mi hai sollevata dall’impegno di andare a prendere il bambino all’uscita della scuola…

- Sì, se ne occupa questa nostra vicina di quartiere.

- L’altro giorno li ho visti insieme... e credo che Luigi ci abbia guadagnato.

- Non sarai un po’ gelosa?

- No, davvero: mi faceva molto piacere occuparmi di Luigi, ma andare alla sua scuola da qui era un impegno. Che tipo è questa Francesca?

Ernesto rifletté qualche secondo: - Se vuoi fartene un’idea, pensa a un gelato.

Clara restò interdetta: - Mi sembra che a Luigi piace. E a te?

Ernesto taceva imbarazzato; poi disse:

- E’ una bella ragazza, ma molto esigente: per adesso tra noi può esserci soltanto amicizia.

- Sai come si chiama l’amicizia tra un uomo e una donna? Nove volte su dieci si chiama amore. Se ti piace, perché non ti dichiari?

- E’ troppo presto.

- Se la fai aspettare ancora, ti classificherà come un blando amico spassionato e un giorno la vedrai sposare un altro!

- Sabato andiamo a fare una gita.

- Sì? Allora sarete in due, perché Luigi è stato invitato a una festicciola dalle cuginette.

- … Non sarà che mi stai spingendo un po’ troppo?

- Ma se quasi quasi Francesca fa già da mamma a Luigi! Che cosa aspetti? Se l’ami, compra un bell’anello e dichiarati.

Ernesto guardava la sorella, pensieroso.

* * *

Quel sabato di Dicembre c’era il sole, e nella loro regione questo significava avere una temperatura piacevole. Francesca si fece trovare pronta, in un bel giaccone blu, e partirono in direzione di A. per percorrere, nel corso della giornata, l’intero promontorio, almeno per il lato meridionale, più caldo e riparato dai venti.

La ragazza chiese al suo compagno di gita di fermarsi qualche minuto presso il cimitero, perché doveva portare dei fiori a sua madre. Comprò un grosso fascio di garofani rossi e con Ernesto si recò al sepolcro di famiglia; lì sistemò la maggior parte dei fiori nei vasi, cambiando l’acqua. Poi s’inginocchiò, recitando una preghiera a mani giunte. Il giovane si unì alla preghiera.

Mentre si allontanavano, lei disse: - Il tempo passa e le cose cambiano... Come dici tu? Siamo foglie al vento... E finché stiamo per aria, dobbiamo esserne lieti.

Dopo un attimo aggiunse: - Dov’è Mariella?

- E’ laggiù...

- Andiamoci.

Francesca collocò il resto dei garofani a fianco delle rose rosse che Ernesto aveva portato il giorno precedente, poi lo invitò a inginocchiarsi insieme a lei. Guardando la foto, disse:

- Era una bella ragazza...

- Era tutta la mia vita. - E non poté dire altro, perché la gola glielo impediva.

Quando furono fuori, Francesca lo prese affettuosamente per il braccio:

- Ernesto... scusami se ti dico che... ti devi rassegnare...

- Lo so, lo devo fare soprattutto per Luigi.

Un po’ sollevato nell’animo, il giovane guidava adagio, parlando del più e del meno con la sua nuova amica. Si fermarono ad A. per il pranzo: la splendida cittadina pullulava di turisti e di gitanti, nonostante la stagione, e Francesca guardava le merci esposte per curiosità e passatempo. Ernesto le comprò una collana di corallo, che ella non voleva accettare; ma poi la mise subito al collo, sulla maglietta azzurra.

Dopo un pranzo leggero ma gustoso, proseguirono costeggiando i magnifici piccoli golfi che si susseguivano, ammirando i panorami sempre diversi che si presentavano dopo ogni curva. Il mare era calmo e azzurro scuro, variopinto vicino alla costa. Ernesto indicava punti particolari alla giovane, che sorrideva radiosa annuendo, felice di essere accanto a quel giovane uomo così sensibile e assennato.

Il traffico scarseggiava sempre più, mentre si avvicinavano all’estremità del promontorio. Qui giunti, parcheggiarono nel piazzale antistante una piccola e graziosa chiesa. L’interno era semplice e austero, immerso in una penombra che invitava alla meditazione.

Mentre se ne stavano seduti in silenzio, fianco a fianco, Ernesto si sentiva rilassato; mentalmente ringraziò Dio per ciò che aveva avuto: chissà, forse quell’amore con Mariella non poteva durare di più, perché, giunto all’apice, avrebbe cominciato a deteriorarsi; Dio, nella sua onniscienza, aveva voluto chiamare a sé la migliore, forse perché Ernesto non era ancora pronto, non si era purificato a sufficienza, forse perché Dio gli aveva assegnato il compito di... Possibile?

Il giovane guardò la ragazza al suo fianco, che pregava innocente guardando in alto, il volto illuminato da un riflesso di luce proveniente da chissà dove, e di profilo appariva bellissima, di una bellezza delicata e angelica che imponeva rispetto prima che amore. Possibile?... che proprio a lui fosse dato il compito di renderla felice, più felice di quanto fosse adesso?

Ernesto ne dubitava. O, meglio, dubitava di essere all’altezza di tale compito.

Prima di tutto doveva chiedersi se l’amava veramente, perché non si era ancora permesso questa domanda, per rispetto di Mariella; ma proprio quel rispetto gli imponeva adesso di non darsi a un’altra se non mosso da un forte sentimento senza riserve, ricambiato da un sentimento altrettanto forte e incondizionato.

Il gesto di quella mattina, da parte di Francesca, e il tempo trascorso dalla perdita di Mariella, lo fece sentire tutto a un tratto libero di interrogarsi.

Amava Francesca? Come si fa a rispondere a una tale domanda senza incertezze, dopo aver vissuto un grande amore? Dieci anni prima avrebbe risposto d’impulso; ma quei dieci anni erano passati, ed erano stati pieni, e ora lui era più maturo.

Amava Francesca? Se l’amore è una preferenza, la risposta era certamente sì: la ragazza superava di molto tutte le altre che conosceva, nel suo desiderio di averla accanto. Ma Ernesto aveva anche un altro modo per sapere se l’amava veramente. Era un modo arduo e doloroso, per lui: doveva semplicemente immaginare il proprio futuro senza Francesca...

Provò, e si sentì perduto: il vuoto assoluto sentito e vissuto due anni prima gli si presentava di nuovo come un precipizio, un baratro nero e senza fondo.

Ernesto amava Francesca... E lei? Oh, Dio, fa che lei mi accetti con tutto il suo cuore! Abbassò il capo, fortemente contrito e preoccupato.

Accanto a lui Francesca, ignara di quelle riflessioni, pregava e ringraziava il Signore, perché sentiva, sì, presagiva che il suo sogno più grande stava per avverarsi: poteva donarsi a un uomo che meritava i suoi sentimenti; con lui poteva provare a volare su quel mare che, al di là del promontorio, si stendeva senza fine, aprendosi forse al Paradiso.

Lo vide abbassare il capo con gli occhi chiusi e allora gli pose una mano sulle forti spalle:

- Stai male?

Ernesto le sorrise e si raddrizzò: - Non è niente.

Uscirono mentre il crepuscolo cominciava a chiudere quel giorno così bello. Poco più avanti Francesca si voltò ad ammirare il prospetto della chiesa, così caratteristico e grazioso:

- Se un giorno mi sposassi, vorrei sposarmi qui... – mormorò.

- E’ una bella chiesa. – confermò Ernesto; poi la condusse vicino a una balaustra prospiciente il mare, che era calmo più che mai; in lontananza alcune barche di pescatori lo solcavano senza fretta e all’orizzonte alcune stelle già si accendevano.

- Francesca...

- Sì?...

- Francesca... ti amo.

- Anch’io ti amo...

Ernesto si accorse che i propri occhi si inumidivano:

- Io non ho grandi qualità... pensi che possa farti felice, senza deluderti?

- Se tu mi amerai come ami Luigi, come hai amato Mariella, se tu sarai sempre onesto, impegnato e buono, sensibile e delicato come ti ho conosciuto, io ti amerò come il migliore degli uomini... E ora, se la tua è una dichiarazione, dammi un bacio.

Quella sera, quel bacio e quell’abbraccio furono per Ernesto la promessa di una vita felice.

* * *

Lungo la via di ritorno, Francesca guardava l’anello donatole da Ernesto, lo toccava con l’altra mano, toccava le spalle e il braccio del suo fidanzato, felice di avere accanto un uomo bello e bravo, mite e gentile, che l’amava:

- Mi sento felice come una ragazzina. Ho sempre desiderato un fidanzamento lungo, progressivo; ma ho anche sognato di sposarmi prima dei trent’anni, che compirò a Marzo. Che giorno scegliamo?

- Che ne dici di San Valentino?

- Sarebbe bellissimo. Bisognerà dirlo a Luigi.

- Luigi è innamorato di te quasi quanto me: domani glielo dirò.

Ernesto diede la buonanotte a Francesca sulla porta del suo appartamentino, baciandola con trasporto: nessuno dei due voleva bruciare le tappe; piuttosto desideravano vivere pienamente quella limpida storia d’amore.

Il giorno dopo Ernesto diede la notizia al figlio: - Luigi, ti piace Francesca?

- Oh, sì: mi piace più della zia Clara, ma non dirlo alla zia.

Ernesto si piegò sulle ginocchia per guardarlo negli occhi: - La vorresti come mamma?

- Ci ho sperato tanto!

- Allora siamo d’accordo. – e lo baciò e abbracciò.

* * *

San Valentino cadeva di giovedì. Fu una cerimonia semplice, nella chiesetta preferita da Francesca, presenti i parenti stretti e i testimoni.

Gli sposi partirono subito dopo il pranzo di nozze, con gli auguri di tutti e la gioia di Luigi: Francesca gli aveva assicurato che sarebbero tornati sabato sera.

In quei tre giorni i due giovani portarono a compimento il loro graduale percorso d’amore, completandolo con quell’unione fisica che ancora mancava nel ventaglio delle loro emozioni e dei loro sentimenti.

Benedetti dal Signore, si unirono e si amarono, si donarono e si presero, perduti nella gioia e nel piacere. Soltanto allora Francesca lo sentì veramente, totalmente suo; ed Ernesto sentì di poter nuovamente amare e vivere.

Tornarono a casa, la bella casa di Ernesto, raggianti di felicità. Luigi già dormiva nella sua stanzetta, mentre Clara, che li attendeva, si congedò rapidamente.

Nella vecchia stanza matrimoniale era stato sistemato il salotto, e la stanza liberatasi era stata arredata secondo i gusti di Francesca. Inaugurarono degnamente quella stanza e si addormentarono abbracciati.

Quando Francesca si svegliò, per la prima volta nella sua nuova casa, si sentì felice e realizzata, mentre il sole già si infiltrava prepotente tra le fessure delle tapparelle. La ragazza si alzò, mentre Ernesto dormiva ancora, spossato; si accorse di non avere niente addosso e istintivamente cercò di coprirsi. Ma perché?... Piuttosto si avvicinò allo specchio e si guardò: era giovane, bella, innamorata, desiderosa di vivere in pieno il suo amore.

Chissà... magari stava già diventando madre... A quel punto si ricordò di Luigi, indossò la vestaglia e silenziosamente uscì dalla camera ed entrò nella cameretta del bambino; dormiva ancora, e Francesca si fermò a guardarlo con affetto: si sentiva già madre, per adozione, per istinto, per voler supplire all’assenza di un’altra madre, portata via dal vento d’autunno.

Ma era un autunno smarrito nel tempo...

Luigi pian piano aprì gli occhi, la vide, sorrise e disse: - Buongiorno, mamma.

Francesca si inginocchiò accanto al lettino e lo abbracciò commossa:

- Buongiorno, figlio mio.

f i n e

Michele Fiorenza 2004

opera registrata



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: