ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato martedì 1 aprile 2014
ultima lettura giovedì 11 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

|Forgiati dall'odio.|

di Nel. Letto 642 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo 1 Era il classico giorno in cui nulla aveva senso, dalla sua vita all'aria che respirava, che per quanto vitale, gli parve così inutil...

Capitolo 1

Era il classico giorno in cui nulla aveva senso, dalla sua vita all'aria che respirava, che per quanto vitale, gli parve così inutile da invidiare i morti. Più volte nel corso dei suoi 27 anni di esistenza aveva pensato come si sentisse un morto, dove sarebbe andato dopo... se effettivamente c'era un posto in cui recarsi. Paradiso e Inferno, luoghi sconosciuti in cui avrebbe volentieri fatto un giretto, tanto per capire quante di quelle anime vi aveva spedito. Ormai erano così tante che non riusciva nemmeno a fare un resoconto, e nemmeno ripensando a come aveva spedito le sue vittime a miglior vita, si sentiva in qualche modo pentito o... triste. No sin da quando aveva coscienza di se aveva capito che la pietà non faceva parte del suo essere, i sentimenti... quelli che inducevano gli uomini e le donne a morire pur di accontentare la persona amata, o la bontà d'animo che non era altro una stupidaggine, la più inutile di tutte le cose. Come tanti altri giorni rifletteva sulla stupidità della gente che si lasciava trasportare da sentimenti simili, e si chiedeva perché non si abbandonassero all'odio, di gran lunga più gustoso e passionale dell'amore. Qualcuno di molto sciocco, asseriva che odio e amore sono sentimenti che portano alla debolezza, ma per Sebastian mai parole furono più false. L'odio era la ragione e la soluzione, l'amore era la sconfitta e la debolezza; perché sennò tutti quelli che amavano morivano miseramente? La stessa identica cosa valeva per i ricordi, forse una delle poche debolezze di Sebastian era proprio la valanga di ricordi miseramente tristi e drammatici che aveva. A volte succedeva che si lasciava andare e si infuriava prendendosela con qualche lupo o qualche mobile della casa, ma la rabbia dei ricordi non lo accecava mai al punto di diventare pazzo. In ogni situazione, la sua mente era così lucida e pulita che ricordava solo ciò che era degno di essere ricordato, tutti gli altri ricordi erano scarti, anche se in piccola parte avevano contribuito a formare la sua vita, ma li considerava inutili e quindi andavano rimossi. E non si preoccupava minimamente di ricordare ogni minimo particolare, lui era così a tratti profondo a tratti superficiale, e non avrebbe cambiato nulla di se stesso, non era perfetto, non avrebbe mai potuto pretendere una cosa simile, ma sapeva che tutto ciò che faceva lo faceva per se stesso e tanto bastava, se lui sopravviveva andava tutto bene. Così come la casa degli Harris, in cui si trovava, era vuota e piena di foto il cui valore era superficiale per lui, così l'immagine che aveva del mondo in quel momento: vuoto di pensieri e pieno di corpi fisici ambulanti che vivevano perché dovevano. Proprio per questo motivo meno tempo passava in casa, meglio era, per lui vivere la dentro era come vivere in prigione, era cose se quelle mura avessero gli occhi e lo fissassero giudicandolo, gli occhi non degli Harris, ma delle sue vittime, e lui li ignorava impregnandole della nicotina di cui si beava ogni due ore. Ma perché se tanto lo infastidiva restare li, ancora vi restava? Perché uno spirito libero come lui si ostinava ad osservare una casa che, pur sua, considerava estranea? Beh la risposta era semplicissima, pensava e aspettava una risposta, pensava agli ultimi avvenimenti, alla ragazza che aveva incontrato a bordo di quella nave e a quale avvenimento lo aveva portato a viaggiare addirittura attraverso l'oceano atlantico. Aveva visto Atena in sogno, per la prima volta la dea che si dichiarava sua madre, aveva mostrato le sue sembianze al figlio, dopo 27 anni. Sinceramente non si era mai chiesto davvero perché la madre non lo avesse mai cercato, non gli avesse mai fatto capire che le mancava suo figlio, semplicemente perchè la risposta era sin troppo chiara agli occhi di lui: era il figlio che Atena non aveva mai desiderato, la pecora nera di tutti i suoi figli, bastardo e ingrato, come poteva ammettere di avere un figlio così, come poteva accettare lui che trasgrediva qualunque concetto e ideale che sosteneva la madre? E a lui, con la sincerità e la schiettezza di cui era capace, ammetteva che non gli era mai importato nulla di sua madre, ne di nessun'altra donna nella sua vita, non che ce ne fossero state chissà quante. Ma come dicevo inizialmente, era la classica giornata in cui l'ozio prendeva il sopravvento su di lui, Sebastian detestava la noia... lo irritava il fatto di non trovare nulla di suo gradimento, e sia chiaro, pochissime erano le cose che egli gradiva, ma non aveva nemmeno voglia di andare a cacciare, e questo... questo era grave. Dov'era l'adrenalina che gli scorreva nelle vene? Dov'era quella voglia di vivere, godersi ogni istante della vita? Voleva leccarsi le labbra pulendole dallo splendido sangue delle sue vittime, e voleva donarlo a vampiri assetati che avrebbe ucciso qualche minuto dopo, inebriati da quel gustoso liquido. Sebastian non beveva sangue, ovviamente, ma amava vederlo scorrere, e quasi come se fosse una stranezza avrebbe voluto provare l'ebbrezza di vedere il suo sangue colare sul pavimento e veder formarsi una pozza in cui poter specchiare il suo volto freddo e indifferente. Non c'era una sola emozione che esprimeva, mai, tranne a volte, quando ve n'era l'occasione, una malvagia ironia, volta al disprezzo più che al divertimento vero e proprio, nel suo cuore covava odio da quando ad uno ad uno i membri della sua famiglia cominciarono a cadere come briciole di pane, e lui era rimasto sempre più solo, con i suoi occhi di ghiaccio constatava come l'aver generato figli distruggeva i cuori e gli animi di chi gli stava attorno, e aveva capito che lui sarebbe stato più forte, diverso, avrebbe passato la vita in compagnia di se stesso. In un batter di ciglio decise di uscire di casa, sbattendo il portone d'ingresso producendo un tonfo sordo che non avrebbe sentito nessuno. Casa Harris era quasi immersa nella foresta e, se non creature anomale, nessun anima pensante sapeva chi vi abitava. Anzi i molti nemmeno sapevano che da quelle parti vi fosse una dimora, per le faccende si recava sempre in città, come per la posta, quindi dell'esistenza della costruzione ne erano al corrente veramente pochi: Il padre, il nonno e lui, ma i primi due erano già nella tomba da un bel pezzo e ciò non poteva che rafforzarlo. Gli era bastato soffrire in silenzio per un mese, gli era bastato smaltire la sbornia della sofferenza, non aveva più intenzione di commettere gli stessi errori affezionandosi a qualcuno. Perciò come dicevo, uscì di casa, il tempo non era dei migliori, era nuvoloso e un ora prima aveva piovuto, la costante rabbia lo portava a calcare i passi sulla terra fangosa della foresta di Sunnydale, le impronte restarono visibili sul terreno senza alcuna pioggia o nebbia alcuna che potessero coprirle, e dato che quasi non ragionava, nemmeno se ne curò, sarebbe stato pronto a qualsiasi cosa. Qualsiasi... Aveva indossato una maglia leggera nera a maniche lunghe e un jeans scuro, infine un paio di Timberland, comode per ogni evenienza, non sentiva neanche freddo anche se una brezza frizzante continuava a scagliarsi contro il suo corpo che camminava e si faceva bruscamente largo tra i rami e il fogliame fitto, perché si lui prendeva sempre la via complicata, di ogni cosa, perché le cose semplici le lasciava agli incapaci. Aveva con se solo un PDW di piccolo calibro con alcune munizioni, non sapeva nemmeno dove stava andando, cosa stava cercando, aveva solo voglia di evadere da casa, respirare aria pulita, e se era fortunato, qualche essere che aveva voglia di morire.
In una manciata di minuti Sebastian si ritrovò in una piccola radura, si fermò, non perché esausto ma per fare una specie di ricognizione veloce di dove si trovasse, il suo senso dell'orientamento era molto buono ma non poteva affidarsi a quest'ultimo in questo caso, non aveva nemmeno messo testa di dove si fosse diretto, andava avanti per inerzia, come se qualcun'altro stesse guidando il suo corpo. Alzò il capo poco poco più in alto e un oggetto che sfrecciò in aria sopra di lui attirò la sua immediata attenzione, quest'ultimo riluceva da un lato e si conficcò sul tronco di un albero vicino, producendo un suono vibrato, una lama di medie dimensioni, un pugnale da lancio che avrebbero potuto usare solo persone esperte, come lui d'altronde. Capì dunque che non era solo, e che molto vicino c'era la sua prossima vittima, spuntò fuori, un uomo incappucciato con un altro pugnale in mano, mirava sul suo petto. Sebastian lo fissò pacatamente grattandosi la nuca con fare disinvolto, la situazione era sempre a suo favore, avrebbe potuto evitare il pugnale anche se la mira dell'altro sembrava molto precisa, lo aveva fatto apposta a tirare a vuoto l'arma, nemmeno lui amava le cose semplici.
-E' da un po che ti inseguo e finalmente hai terminato la tua corsa. Credevo che tu fossi solo una favola ma... ora che so cosa sei... non posso più lasciarti vivere, sarò l'artefice dell'estinzione definitiva della tua razza. Sebastian inarcò un sopracciglio guardandolo con aria incuriosita, si guardò attorno per essere sicuro che ce l'avesse davvero con lui e constatando che l'unica persona nelle vicinanze a cui poteva riferirsi era lui, beh sorrise, gli venne da sorridere, o aveva sbagliato il bersaglio confondendosi pateticamente, o era pienamente cosciente di star parlando con un semi-dio, o era semplicemente la sua giornata sbagliata. Valutò la cosa, non voleva ucciderlo subito, la sua frase aveva tentato la sua curiosità, doveva sapere qual'era la creatura in via d'estinzione di cui parlava.
-Da quanto tempo mi sei alle calcagna? Cosa mi hai visto fare per decidere la mia sorte..? Gli disse duramente con un ghigno tra l'ironico e il maligno. Si girò completamente voltandogli le spalle incurante di qualsiasi reazione che quello avrebbe potuto avere, ed effettivamente sentì il secondo pugnale che sfrecciava nell'aria destinato a colpire la sua spalla, Sebastian si abbassò di scatto facendo conficcare l'altro pugnale nel tronco proprio accanto all'altro. Egli prese entrambi lucidandone la lama e ne lanciò uno con potenza verso quella sottospecie di cacciatore, colpendolo alla scapola destra, quei pochi lamenti di dolore non gli bastarono, usò l'estraneo come un bersaglio e senza nemmeno prendere la mira lanciò il secondo colpendogli il ginocchio sinistro, non voleva ucciderlo, ma ferire due dei punti chiave del corpo in modo da diminuire i suoi movimenti. Forse lo avrebbe lasciato in pace se non si fosse azzardato a colpirlo di nuovo, ma.. no probabilmente sarebbe finita alla stessa maniera. Si avvicinò allo straniero sorridendo quasi come se avesse davanti un vecchio compagno d'armi e mosse il pugnale sul ginocchio, avanti e indietro alternandolo a rotazioni lente e più profondo, generando lamenti terribili e spasmi di dolore, che Sebastian poteva solo immaginare.
-Cosa hai visto dunque...? L'interrogatorio era cominciato e il conto alla rovescia per la sua morte con esso.

Capitolo 2


T utte le volte che il semi-dio si trovava di fronte alla sua vittima, si assicurava di guardarla dritta negli occhi. Scavare a fondo per trovarvi, scorgervi, una delicata vena rossa dovuta alla paura intensa che stavano provando, era un brivido per lui inspiegabile. Da tempo per lui la comunicazione attraverso gli sguardi era diventata di fondamentale importanza, attraverso gli occhi captava emozioni che con i semplici gesti non riusciva a capire, per questo motivo preferiva immergersi negli occhi della vittima e respirarne a fondo l'aria che era intrisa di timore, rabbia o qualsiasi altra emozione negativa che non poteva che dare nutrimento al suo animo. Inversa era la situazione se il soggetto in questione fosse stato lui, in nessuna occasione avrebbe fatto capire ciò che pensava o provava, Sebastian Harris era considerato, e si considerava, un eterno enigma, forse un po prevedibile per via della sua solita condotta folle e maniacale che lo contraddistingueva dagli uomini comuni. Poteva far in modo di non mostrare alcuna emozione, far in modo che dai suoi occhi non trasparisse altro che l'ordinaria indifferenza, poteva sorridere o ironizzare come al suo solito, ma mai avrebbe fatto capire all'interlocutore ciò che provava davvero, o anche solo le sue intenzioni... Oh no avrebbe di certo preferito la tortura piuttosto che rivelare un piano, e neanche in quel caso avrebbe osato lamentarsi perché vi era abituato... già, tra le loro stesse mura, la famiglia Harris era famosa per i metodi bruschi e crudi della loro educazione, di generazione in generazione i padri prendevano in custodia il figlio per una buona parte della giornata e li sottoponevano ad allenamenti durissimi rispetto alla loro età, per abituarli a soffrire ed aumentare la soglia del dolore, per affrontare avvantaggiati qualunque tipo di situazione pericolosa senza far notare la debolezza fisica che, ovviamente, ne avrebbe risentito. Li addestravano a ricevere e a sopportare qualunque tipo di tortura, fisica e mentale, dalle più sopportabili alle più folli, e lui aveva imparato a resistere e quasi a sorriderne, di quei ricordi tremendi e di quel dolore che da piccolo aveva traumatizzato il suo animo. Ovviamente non disse mai una parola al padre, ne al nonno, anche questo faceva parte dell'addestramento, non piangere e nemmeno mostrare un espressione sofferente. L'obiettivo dell'allenamento era a quel punto perdere ogni tipo di umanità, e a volte... anche l'anima. Così Sebastian adottò un altro tipo di tattica, fece della tortura un arma e quando era lui a subirla, un punto di forza, era sicuro che in ogni occasione il suo aguzzino avrebbe notato la sua tenacia, la forza nel suo spirito e nel suo fisico. E se il torturatore fosse stato una donna, avrebbe provato persino piacere nell'essere torturato, e al momento opportuno si sarebbe liberato possedendo la donna. E prima o poi sarebbe successo era solo questione di tempo.. Fin troppe volte Sebastian aveva impersonato la figura del torturatore e quanto infliggeva alle vittime quel male per lui necessario, e anche in caso contrario, così piacevole da guardare, ne godeva, e più la vittima si ribellava più aumentava il suo divertimento, e le modalità di tortura si facevano più pesanti. Perché con il passare del tempo la sua vita aveva preso una piega divertente.. malsana e oscura, e lui stesso aveva deciso di annerire la sua anima, macchiarla di un odio così puro e di una rabbia feroce e violenta...
Così a guardar quell'uomo che si contorceva davanti ai suoi occhi, veder questi suoi ultimi vibrare creando un tic nervoso, notare come il suo corpo reagiva ad ogni movimento del pugnale, era davvero uno spettacolo. Era talmente sofferente che avrebbe voluto strappargli le viscere per farlo smettere definitivamente, un po come i cavalli quando subiscono una ferita grave, devono morire presto o tardi, oppure se non si ha un animo nobile, li si lascia li a soffrire, a guardar la loro carcassa putrefarsi e diventare uno splendido pranzo per gli avvoltoi. Ma non lo fece, non aveva ancora intenzione di ucciderlo, e non solo perché ancora doveva dirgli la natura di quella creatura, ma anche e soprattutto perché nella noia cercava un occupazione, qualcosa che lo tenesse vivo, che lo aiutasse ad attraversare quella giornata in cui nulla era degno di attenzione, dunque ciò che spingeva Sebastian a tenerlo in vita, era semplice passatempo. Così era lui, che giocava con le anime delle sua vittime come un burattinaio esperto, con in mente già scritta, la fine di tutta la storia. Se lo sentiva, molto presto avrebbe parlato, si vedeva dalle sue labbra schiuse da cui uscivano lamenti rochi e qualche consonante sconnessa, tentava di parlare ma il dolore sembrava impedirglielo, per cui impietosito tolse la mano dal pugnale lasciandolo però conficcato nel suo ginocchio, una mossa dettata dalle circostanze. In un caso o nell'altro sembrò impossibilitato a parlare, seppur lui stesso non facesse nulla per disturbare il suo fisico, quello sembrò ancora dimenarsi tra spasmi di sofferenza e una tortura silenziosa proveniente dall'interno del suo corpo. Sebastian non riuscì a capire cosa stava accadendo, inarcò un sopraccigli inclinando il capo di lato, serrò le mascelle e si sforzò di intendere cosa stesse accadendo alla vittima che a quanto pareva, più sua non era. Gli occhi di quest'ultimo si erano completamente spalancati, come se per ironia stesse cercando di chiedere aiuto a Sebastian, che il minuto prima lo stava torturando. Vide agitarsi il petto, passò una mano sopra il suo naso e ne conseguì che dalle sue narici non usciva aria, il tipo non respirava, era entrato in apnea da qualche minuto. In mezzo secondo perse completamente i sensi e... morì. Sebastian rilassò lentamente le spalle come se fosse affascinato e preoccupato da quella strana situazione, che certamente non aveva provocato lui. Dalla bocca dell'uomo uscì della schiuma tipica reazione di un annegamento. Ciò che si trovò davanti era un povero disgraziato torturato da un uomo e ucciso da un altro. Sfilò lentamente il pugnale dal ginocchio del cadavere e con la lama insanguinata mosse la testa dello stesso per controllare se fosse definitivamente morto, lo era. Non era per nulla agitato, ma gli era dispiaciuto non poter continuare l'argomento tanto interessante che avevano intrapreso. Ripensò con un impercettibile sorriso a quegli occhi che lo avevano implorato un aiuto che in ogni caso non gli avrebbe dato, primo perché era troppo tardi per lui, secondo perché non avrebbe voluto, in fondo era stato divertente. Adesso il problema era... l'altro. Anche in questo caso Sebastian si comportò con assoluta calma, la prima cosa da fare era guardarsi attorno, l'assassino doveva essere nelle vicinanze. Ancora piegato sulla punta dei piedi guardò tutto ciò che gli si presentava davanti agli occhi: alberi, cespugli, tra il fogliame fitto degli arbusti, tra i rami... nulla sembrava muoversi, nulla sembrava sospetto, non un ombra, non una foglia che cadeva al suolo.
-" Un Drago!" Un brivido profondo gli percorse tutta la schiena, portandola ad erigersi a mostrarsi larga in tutta la sua bellezza, effettivamente, con un corpo così, non poteva che essere figlio di una dea. Una voce delicata sussurrò tale parola, una voce appartenente a una donna che proveniva proprio dalle sue spalle, a quel punto, non potè far altro che alzarsi e mostrarle la sua incredibile statura, alto 1,87 cm era un vero e proprio uomo possente... e che possedeva. Tirò un sospiro profondo e girò dapprima il volto guardando la figura che gli aveva appena rivolto la parola, poi girò verso di lei il resto del corpo.
-"Ha visto un Drago! Ultimamente ne volano molti da queste parti. Ne avete mai visti? Oh io sì." Aveva ancora il pugnale in mano, la cui lama insanguinata era rivolta verso il basso e verso il cadavere, ignorava il motivo per cui quella donna potesse spingersi in un luogo così dispersivo, e se non si conosceva bene il carattere del semi-dio che con un cipiglio dapprima serio ed incuriosito e poi con un lieve sorriso che gli si era colorato sulle labbra sottili, giurò dentro se stesso che avrebbe evitato una scenata, mai in tutti i suoi 27 anni di vita si era abbandonato alle grasse risate, non perché non fosse capace di ridere, ma perchè non faceva parte del suo modo di comportarsi, dopotutto il riso abbonda nella bocca degli sciocchi, sorrideva questo si, spesso, ma ridere... no, mai. E proprio in quella radura, di fronte a quella donna, strana, ma dal viso piacevole come doveva esserlo la sua schiena nuda, si sforzò di non ridere, di non burlarsi di lei e di risultare maleducato.Perché si, poteva essere un assassino, uno splendido malvagio torturatore, ma di un Harris non si dica che sia maleducato. La guardò inclinando il capo, la sicurezza con cui aveva pronunciato quella frase gli fece intendere che il tipo appena morto stava inseguendo lei, un...drago? Ciò che più lo aveva spiazzato non furono tanto le sue parole, si inaspettate, quanto il suo vestiario. C'era una cosa che Sebastian non poteva trattenere, soprattutto quando davanti a se aveva una donna: la sua schietta ironia. Impossibile per lui fu il trattenersi dal provocarla.
-Credo tu abbia sbagliato epoca Donna... disse inizialmente, quell'abbigliamento non poteva che renderla buffa ai suoi occhi, sembrava addirittura che fosse diretta ad una festa in maschera, ma comunque ai suoi occhi ormai quadrava ogni cosa, dallo strano abbigliamento alla morte misteriosa dell'uomo. Quella donna era un drago, non poteva essere altrimenti, un drago.
Questo si che era interessante. Non era necessario che quella rispondesse, quella frase la disse più a se stesso che alla donna, non gli importava cosa era venuta a fare in quel posto, ne quanto aveva rischiato, ma gli importava il fatto che dietro quel viso candido e splendido vi fosse una creatura meravigliosamente maestosa e antica. Quanto fossero vecchie le origini di quelle creature spiegava anche il vestiario di lei, ecco perché anche il modo di conciarsi era strano... che anche le credenze e le abitudini fossero quelle di un tempo?
-Devi scusarmi mi hai colto alla sprovvista, avevo intrapreso un buon argomento di conversazione con quell'uomo, l'ultima cosa che mi sarei aspettato era l'apparizione di una...donna, proprio qui. Non mi piace essere interrotto ma... dato che tu hai la risposta alla mia domanda, farò un eccezione. La voce di lui era dura e nel frattempo docile, il suo timbro era sempre stato bello e se solo se ne fosse interessato avrebbe pure scoperto di essere un baritono. Si accorse di aver parlato troppo, a lui non piaceva parlare, solitamente si limitava ad agire senza dare spiegazioni a nessuno, ma come avrebbe dovuto passare la giornata? Interessante per lui fu immaginare il colore del sangue di un drago, era proprio una delle creature che mancava nella sua lista di razze che aveva ucciso, se li segnava, e ad ogni razza diversa ne cancellava uno, come un trofeo, o meglio una specie di collezione sulle sue vittorie su creature diverse dalla sua, anche se, mancava anche un semi-dio.
-Non ho mai creduto che creature così antiche e affascinanti potessero ancora vivere in quest'epoca, credimi ne sono stupito... La fissò mentre lei osava addirittura avvicinarsi, senza paura, senza esitazione, a lui che non muoveva un muscolo se non gli occhi che scrutavano la sua figura così snella e perfetta. Sebastian fece un cenno con il capo portandolo all'indietro come ad indicare il cadavere. La guardò ancora con quel sorriso lieve, come se stesse lanciandole una sfida con gli occhi, avrebbe voluto appendere quella donna su un tronco, immobilizzarla conficcandole nei palmi delle mani due pugnali e farle domande... e poi abusare di lei, violarla in tutti i modi, ed infine ucciderla, l'idea cominciava a piacergli e a prendere forma nella sua mente, e questo era anche il motivo del suo sorriso. E' senz'altro opera tua, giusto? Togliere di mezzo un inseguitore non comporta che tu sia libera di preoccuparti... esporti così.. nonostante la tua razza e soprattutto davanti un estraneo... potrei essere chiunque, qualunque cosa... Quel tipo potrebbe avermi passato il Testimone. Disse smettendo di parlare d'un tratto. Sfortunatamente per lei aveva incontrato uno dei cacciatori più esperti, non c'era arma o situazione che non avrebbe affrontato pur di uscirne vincitore. Avrebbe affrontato un drago e lo avrebbe eliminato, e l'intera generazione degli Harris sarebbe stata fiera di lui.
Nato in battaglia, forgiato dall'odio, sarebbe morto pur di vedere almeno un po del sangue di quella donna tra le sue mani.

Capitolo 3

Una delle caratteristiche che non doveva mai mancare ad un cacciatore, ma soprattutto ad un Harris, era la violenza con cui uccidevano le vittime, non dovevano avere alcuna traccia di pietà nel loro animo, erano nati e, non cresciuti, ma allevati, per essere terribili assassini, persone con cui davvero non vorresti mai avere a che fare. Non in tutti i casi Sebastian però si rivelava un essere da tenere alla larga, anzi spesso era lui stesso a mostrarsi pacato con la gente che incontrava, non solo perché era la sua ordinaria strategia ma anche e perché non era sua intenzione uccidere la prima persona che gli passava accanto. Poteva davvero essere pazzo sotto un punto di vista, e si lo era, ma non pazzo da manicomio, Sebastian era solo un cacciatore di creature che uccideva la vittima prescelta senza nessuna esitazione. In alcuni casi uccideva con rabbia ed era spietato, come se emanasse un aurea negativa che potesse sentirsi da chilometri di distanza, e capitavano anche giorni che uccideva con calma assoluta, come se fosse solo un Angelo della morte che con delicatezza sfiora la guancia del malcapitato e lo portasse all'altro mondo con ali e misericordia. Ma lui non era l'angelo, lui era il cattivo, e non c'era momento della sua vita in cui non se ne rendesse sempre più conto, sembrava che ogni giorno che passasse lui diventasse più aspro, più indifferente, come se in realtà non lo fosse mai abbastanza. Ed invece era sempre irritato e irritante, era brutale e non c'era nessuno che potesse spaventarlo, o ancora non aveva trovato qualcuno degno di essere un avversario alla pari, ed essere considerati tali da Sebastian, era un vero e proprio onore. E quando vide quella donna l'istinto di ucciderla era stato immediato, anche prima di scoprire cosa davvero fosse, di che genere di meravigliosa creatura si trattasse. e se una parte di lui volesse lasciare quel corpo così perfetto intatto, un altra parte, di tutt'altra natura, voleva fare suo il sangue di quel drago e donarlo a Dorian, l'unica creatura con cui potesse intendersi. Sicuramente avrebbe apprezzato, Sebastian e Dorian avevano molto in comune cominciando dal fatto che entrambi erano preda della lussuria più sfrenata, ed entrambi amavano l'oscurità, iniettare un veleno particolare nelle loro vittime. L'unica differenza era che se Dorian avesse voluto convertirle a passare dalla sua parte, Sebastian si limitava ad ucciderle andando al sodo. E chissà da un lato la sfrenata voglia di uccidere si trasformava in una passione illogica, una mente stabile e nel frattempo insana come quella di Sebastian, era non solo subdola ma anche accattivante ed era questo uno dei suoi punti di forza, di cui era a conoscenza e che non si risparmiava di usare quando e come gli pareva. Il suo comportamento strano faceva si che dentro di se ribollisse, e da fuori sembrasse un uomo normale e pacato con il quale scherzare, ma ecco un altro dei privilegi, poche persone potevano azzardarsi a rivolgersi a lui stuzzicandolo, e solo chi riteneva opportuno, e detto questo neanche era detto che solo per aver sorriso ad una sua battuta, o ad averci preso confidenza, la persona non sarebbe morta, anzi aveva la stessa percentuale di sopravvivere delle altre persone. Era si suscettibile, ma nel suo caso era semplicemente voglia, voglia di uccidere, non c'era altro. Semplice.
Infatti vedendola togliersi quel cappuccio e mostrare il suo volto gli fece scattare in testa un istinto terribile, e se dentro di se desiderava torturarla e squarciarle lo stomaco, da fuori la ragazza non avrebbe visto altro che il suo bellissimo e quieto sorriso, un sorriso lieve e forse anche un po tirato. Un Harris non era mai di buona compagnia, e mai una buona compagnia, aveva sempre diffidato degli amici, o quei pochi che nella fanciullezza aveva chiamato in tal modo, e mai in nessun modo aveva instaurato legami così profondi, se non appunto, con quel soldato, l'unica persona con cui andava vagamente d'accordo, e per ironia della sorte anche lui era morto. come se in ogni caso Sebastian dovesse restare solo, le persone a cui teneva erano morte tutte una ad una... forse la madre si stava vendicando del figlio, lo stava punendo togliendogli le persone che aveva di più vicine, per fargli provare le stesse sensazioni dei parenti e degli amici di tutti coloro che lui aveva brutalmente ucciso. Ma se davvero fosse stato così, Atena non poteva sbagliarsi tanto, a Sebastian non importava nulla, davvero, era stato triste per un periodo della sua vita, ma la cosa era terminata dopo un mese, ma adesso che viveva solo di vendetta e solo con se stesso, cos'aveva da perdere se non la propria vita malsana malvagia?
-" ..mi chiedo cosa si possa provare a morire affogati.. sapevi che le vittime morte di annegamento riescono ancora a vederci? Seppur non abbiano pieno controllo del loro corpo, le ultime immagini arrivano ancora alla mente.." Guardò la donna di sottecchi affinando lo sguardo, non si sarebbe mai azzardato a perderla di vista, ora che sapeva cosa in realtà era, non poteva permettersi il lusso di lasciarsi sfuggire di vista quella figura, inutile dire quanto meravigliosa e incantevole potesse essere l'apparenza, ed era bella tanto quanto bastarda perché ingannava gli occhi degli stolti, perché tutti osservavano, ma nessuno guardava oltre l'ovvio. E l'ovvio era come lei appariva, e appariva con un viso dolce quanto quello di un angelo, mentre il suo sguardo era lo sguardo di quell'angelo caduto in battaglia, un angelo macchiato da un desiderio di vendetta, perché si vantava di poter leggere gli occhi delle persone, solo quando qualcuno lo guardava intensamente e lui vi aveva letto proprio queste cose, poteva di sicuro sbagliarsi, ma in qualche modo sentiva di aver ragione. E così anche lei, come lui, cercava in qualche modo di immedesimarsi nelle vittime, di immaginare la loro morte o ciò che ne consegue, analizzò addirittura le modalità di morte su annegamento, Sebastian la guardò inarcando un sopracciglio, sembrava che fosse altrove con i pensieri, la donna continuava a parlare di post morte ma quanto in realtà ad un animo impuro come quello di Sebastian, poteva importare? Quel sopracciglio alzato stava appunto ad indicare che quella sconosciuta non poteva permettersi di fargli ramanzine o peggio ancora lezioni di autopsia. Non solo glielo fece capire con lo sguardo ma calcò il concetto anche facendole udire la sua possente voce.
-No, devo confessare che non ne so nulla sull'argomento, e aggiungo che sinceramente non me ne importa nulla. Ma è comunque interessante che vedano fino alla fine il volto del loro assassino, è affascinante. Peccato che quel viso non potrà perseguitarli per l'eternità... Finì lasciando la frase quasi sospesa. Sebastian si mise le mani nelle tasche con fare indifferente, quando la ragazza si era avvicinata a lui per poi arrivare al corpo freddo e già avviato alla putrefazione, inizialmente aveva pensato ad una sorta di pentimento da parte sua, ed invece era stata mossa solo da una specie di strana curiosità; la vide muoversi sinuosamente e non capì se lo fece apposta o se fossero movimenti che le venivano naturali, comunque sia fu ugualmente un piacere osservarla mentre muoveva i suoi fianchi. Riuscì ovviamente a nascondere il piacere che stava provando nel pensare a quale tipo di tortura sottoporla, ma volle farle notare che il suo sguardo duro, indagatore e insistente non avrebbe abbandonato la sua figura, per niente al mondo. La donna era ancora inginocchiata davanti al cadavere quando con un movimento leggero quanto fugace spinse l'uomo morto facendolo cadere a terra. Sebastian piegò leggermente il capo di lato e con lo sguardo compatì la creatura esanime, un po come si guarda un essere di inferiorità quasi tangibile, poi tornò alla donna. La caduta del corpo a peso morto provocò un tonfo sordo e la donna sembrava orgogliosa di ciò che aveva appena fatto. Sembrava in qualche modo accontentarsi di quel gesto, ma Sebastian non si sarebbe mai limitato a tanto, quando voleva lasciava le tracce delle sue vittime, al contrario se non voleva, le torturava e li mandava direttamente al maniero dei Morrigan come dono a Dorian, in segno di gratitudine, di rispetto, qualunque cosa Dorian rappresentasse per lui.
-" Credo tu abbia sbagliato, poco fa. Hai dapprima suggerito la risposta.. e dopo posto la domanda. Anche se non ti ho dato alcun modo di credere ch'io possa essere una di quelle maestose Creature che governano i cieli, sembra tu sia arrivato alla conclusione da solo.. segno, che sei molto curioso.. oltre che astuto." Sebastian rimase con lo sguardo sulla donna, la fissò in modo profondo, come se volesse scrutarle l'anima fino in fondo, ma per lui era una cosa normale, era una sua particolare routine guardare le persone in quel modo, c'era chi lo trovava irritante o chi lo considerava un maniaco, e tali volte era proprio quello il suo intento, ma non in quel caso, non con quella splendida creatura così rara, così bella... Sul volto di Sebastian vi era ancora quel sorriso non divertito ma furbo, di certo non ci voleva un genio per capire, bastava solo collegare ciò che era successo, Sebastian non era certo un genio, ma nemmeno stupido.
-Non do mai nulla per scontato, non tutto ciò che penso si rivela essere corretto, preferisco avere certezze e su queste ultime basare le mie azioni. In ogni caso è vero, sono molto curioso sulla natura di razze come la tua. Non si finisce mai di apprendere tecniche e caratteristiche non ancora di nostra conoscenza.. Disse secco, rispondendole seriamente ma non troppo. Amava essere preciso nelle risposte e ancor di più amava lasciare il suo interlocutore stupito o addirittura zittirlo del tutto, e in alcuni casi era la cosa migliore che avessero potuto fare, tacere in sua presenza. Allontanadosi da lui di poco, lei continuò a parlare.
-"Come credete io abbia vissuto per tutto questo Tempo.. Sir..?" Sorrise alzando un poco il mento e guardandola dall'alto, mentre la lasciava gentilmente parlare, "Eppure, non sei un Dovakiin.. un cacciatore di Draghi e neanche questo pazzo lo era.. o il vostro fetore si sarebbe esteso per miglia e miglia. Non ho alcun motivo d'esser preoccupata.. a l'erta sì, ma preoccupata No." Più parlava e più la guardava e più il semi-dio si convinceva che non avrebbe cancellato il sorriso dal suo volto tanto presto, non ora che la situazione cominciava a piacergli e a farsi interessante. La sua giornata poteva continuare all'insegna di un obiettivo, che aveva proprio davanti agli occhi. La donna prese il pugnale rimasto sulla spalla del cadavere, Sebastian rilassò i muscoli delle spalle, con la foga di conoscere di più su quella sconosciuta aveva completamente dimenticato di prendere il secondo pugnale, così quel drago adesso, aveva un arma che avrebbe potuto usare contro di lui. Non che Sebastian la temesse, anzi era più affascinato che altro.
-"..comunque arriveranno. Oh sì che lo faranno.. mi inseguono da credo qualche ora ma prima avevo un conto in sospeso con Lui.. mi dispiace aver interrotto la vostra conversazione ma ti assicuro che non avrebbe detto nulla di esaltate." -Sebastian Harris. Scandì il suo nome con fare imperioso, ne andava talmente fiero che quasi... ogni volta sembrava, percepire un velo di emozione. Sai.. non credo ci sia bisogno d'esser cacciatori specializzati, ogni cacciatore possiede un suo arsenale, e c'è persino chi è talmente preparato da poter affrontare chiunque, qualunque cosa... E credo anche che quando arriveranno... sarà tutto molto più divertente. Disse poggiando la schiena sul tronco di un albero e mettendosi a braccia conserte, osservandola ancora con un sorriso sadico e il mento alto. La donna doveva ormai averlo capito con chi aveva a che fare, e se non era una stolta aveva senz'altro capito che lui la stava minacciando di poter fare anche di peggio. Era sicuro che lui si differenziasse da quei cacciatori di draghi, per il solo fatto di essere specializzato in ogni genere di creatura. Anche solo prima di poter dire una parola o anche di compiere un respiro intero, qualcosa di totalmente inatteso catturò l'attenzione di Sebastian, un suono mai udito, ma di sicuro una specie di allarme. La donna si girò di scatto verso il suono, sembrava allarmata, e questo non faceva che eccitarlo sempre di più. Si distaccò dall'albero e camminò verso di lei parandosele proprio di fianco, guardò il suo profilo e la ascoltò.
-"Credo che questa conversazione si sia svolta al termine...hanno ancora l'usanza di strimpellare con il loro corno da battaglia." Ora la donna stava tornando indietro e Sebastian girandosi verso di lei e verso l'albero al quale si stava avvicinando prese il pugnale e lo lanciò verso di lei ferendole il fianco sinistro, ne superficialmente, ne in maniera così profonda, ma abbastanza da far uscire del sangue che ora le macchiava il corpetto azzurro. Sebastian non aveva intenzione di lasciarsela sfuggire, doveva essere sua, in tutti i sensi.
-Dove credi di andare.. Donna? Non vorrai forse deludere quegli uomini? Disse avvicinandosi di nuovo a lei, e mentre lei fu in un momento di debolezza le sfilò bruscamente il pugnale che aveva nel pugno torcendole il polso e facendo quindi in modo che allentasse la presa. Prese anche l'altro pugnale e si parò di fronte a lei come se si volesse innalzare, farle capire che non avrebbe avuto vita facile. Si abbassò un poco verso di lei e le prese il mento con forza e premette sulle mascelle, osservandola in modo molto serio, sguardo di odio miscelato a rabbia, il suo solito guardo insomma, e girandole di scatto il viso le parlò all'orecchio.
-Sei fortunata ad esser ancora viva... mi interessi Donna. Li senti..? Disse riferendosi agli scalpitii e alle voci di incitamento degli uomini che si avvicinavano sempre di più, Stanno arrivando... Invece di scappare e mostrarti debole, mostrami cosa sai fare. Le girò di nuovo il viso verso di lui proprio ad un palmo dal suo naso, Sebastian stava azzardando, l'adrenalina nel suo corpo aumentò e una strana luce si accese nei suoi occhi. Nel mentre una ventina di uomini li avevano appena circondati, chi trafelato li guardava impaurito, chi con foga e rabbia, chi con stupore e meraviglia di chi non poteva credere alla presenza di un drago proprio di fronte a loro, anche se era ancora una fanciulla. Ma tutti avevano in comune un solo pensiero, la presenza inaspettata di Sebastian, li aveva spiazzati, ma sapevano benissimo cosa fare di lui. Ucciderlo e con lui il dannato Drago.



Commenti

pubblicato il 01/04/2014 22.45.34
Ilrenudo, ha scritto: Non ti voglio abbastanza bene per leggere caratteri così piccoli, scusa ma non ci riesco... Il re nudo non si vergogna... ha solo freddo
pubblicato il 02/04/2014 14.29.04
Nel, ha scritto: Si, mi rendo conto che è scritto piccolissimo ma il fatto è che non riesco ad ingrandirlo qua, non ho la più pallida idea di come si faccia :(

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: