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lavoro pubblicato martedì 1 aprile 2014
ultima lettura sabato 12 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Andrew

di vennyrouge. Letto 555 volte. Dallo scaffale Fantasia

di Veniero Rossi ... stava solo riflettendo su come sarebbe stato meglio operare. I compagni di lavoro erano morti nel .....

Andrew

di Veniero Rossi

*

Andrea era fermo e immobile. Piuttosto, avrebbe dovuto decidersi e andare perché era arrivato il momento. Stava solo riflettendo su come sarebbe stato meglio operare. I compagni di lavoro erano morti nel tentativo di recuperare quel prezioso carico e si trattava di gente esperta e assai preparata. Eppure non erano riusciti a portare a termine la missione. Indubbiamente era preoccupato. Il sole era alto e il tempo ventilato. Mancavano diverse ore al tramonto. Ancora troppo presto per sospendere le operazioni a seguito della penuria di visibilità. ‘No! Non l’avrebbe sfangata.’

In fondo si trattava unicamente di arrampicare in verticale una parete rocciosa e riscendere lateralmente dal costone opposto. Fatto ciò, sarebbe bastato procedere lungo un piano per un altro pezzo di strada, recuperare il materiale e tornare indietro per il medesimo passaggio. Non certo oltre alla portata delle proprie abilità.

Raccolse la sfida prima che i compagni di lavoro lo accusassero a chiare lettere, d’essere sfaticato, o peggio, lo reputassero un vigliacco.

‘Non l’una. Non l’altra cosa era vera.’ Andrea era giovane e forte, e aveva dalla propria una discreta intelligenza. In più, possedeva un carattere calmo e riflessivo. Tutto ciò costituiva una dote, non una mancanza. Semmai non era sempre pronto all’azione e per questo motivo si attardava più del necessario, senza perdere mai del tutto l’occasione. Era puramente una questione d’iniziativa. Non intendeva mai apparire troppo e per carattere era portato a esaminare i pro e il contro di una data questione prima di ultimare la scelta. E quando i compagni lo prendevano in giro, a si stancavano ad attendere le sue decisioni, rispondeva loro che ‘Erano degli incoscienti’ e rischiavano inutilmente di perdere la vita, quando sarebbe stato sufficiente il raziocinio per risolvere il problema. “Si potrebbe comprendere il modo di pensare che aveva, attento e prudente.” Purtroppo la società in cui viveva non era formata su questo concetto, bensì, sul risultato spiccio. Non era facile allora e c’era poco da scherzare con i metodi risoluti d’organizzazione. Ancora un istante d’attesa e l’avrebbero esonerato dal servizio passandolo a un altro incarico. ‘Chissà. Lo avrebbero trasferito a qualche ufficio interno.’

Andrea non desiderava proprio che accadesse. Gli piaceva operare all’aperto. In missione, per così dire, e poi, amava le serate trascorse a ghignare con i compagni, bevendo qualcosa d’alcolico e tardare vantandosi di qualche conquista. A confidare agli amici la ‘Cosa’, per il quale a piacergli era una tipa e magari già ce n’era un'altra cui fare la corte. Erano questioni semplici, da ragazzi, e certamente era da preferire per loro, ancora per un poco, una vita spensierata e non al tavolo delle scartoffie. E poi? ‘Ci avrebbe pensato, quando fosse giunta l’ora.’ Per il momento nessuna fretta. ‘No. Figli no. Non li cercava.’

Si portò in avanti, per disporsi senza accorgersene alla salita. In molti lo osservarono, decidendo di lasciarlo fare. Grazie alla scelta coraggiosa, avrebbero potuto interessarsi d’altro. “Così, come spesso avviene in ogni società.” Essendoci chi dipana il lavoro pericoloso, gli altri svolgono il proprio, senz’altro più ordinario, senza scrupolo di coscienza.

A ogni buon conto, Andrea procedeva bene nell’arrampicata verticale.

Le gambe rispondevano a meraviglia ed erano sufficientemente fresche e riposate anche quando arrivò in vetta. Adesso avrebbe dovuto recarsi sulla parete opposta. Non perse tempo a cincischiare o vantarsi per il risultato. Anche i suoi predecessori avevano raggiunto la cima e proseguito di là da quel punto. Per questo, non essendoci particolari problemi, nemmeno poteva far valere il risultato.

Spostò la posizione del corpo, disponendosi a oltrepassare il costone, procedendo lateralmente e purtroppo volgendo la schiena nel vuoto. Non poteva fare diversamente. Non c’era altro modo per procedere. Ad ogni modo si poteva stare tranquilli. Durante gli anni dell’infanzia gli avevano insegnato a fare anche questo, pertanto: nessun problema. Quelle conoscenze, tecniche gli tornavano utili.

Sulla roccia grigia, nascosta alla luce, l’umidità era tanta da rendere viscide le prese e il freddo pungente gli irrigidiva le articolazioni. Incominciava a comprendere le sofferenze vissute dagli esploratori, i quali non avevano fatto ritorno alla base. Non sapeva, però, cosa fosse accaduto.

I loro immobili resti, non visibili dal basso, apparivano in tutta la loro crudezza da quell’altezza. Qui corpi, riversi in terra a pancia all’aria, giacevano a poca distanza l’uno dall’altro. La sciagura doveva averli colpiti insieme e nello stesso momento, ma la morte doveva essere stata una faccenda lenta e personale. “Un poco come sempre è il trapasso.”

Si sarebbe sostenuto potessero avere sofferto di una qualche forma d’avvelenamento, ma non c’era certezza a riguardo. La missione, invero, consisteva anche in questo. Occorreva valutare e riferire sul perché, quei coraggiosi, avevano cessato di vivere e non erano riusciti a comunicare per tempo la difficoltà. Toccava a lui adesso scoprirlo, e prima ci fosse riuscito, tanto meglio sarebbe stato per il buon esito dell’operazione e per la personale salvezza.

Più volte in quella posizione innaturale, si avvertì sul punto di cedere e cadere nel vuoto. Un appiglio non aveva retto, o si era semplicemente staccato durante il camminamento. In quelle occasioni, le sue gambe e le braccia, forti e allenate lo avevano salvato. Anche a quella quota la testa rimaneva lucida e sgombra da vertigini, o da idee stupide e comuni, le quali, a volte con la diversa ossigenazione, si avvertivano. Era talmente bello il mondo da là su che sarebbe rimasto volentieri a viverci. Provò a fermarsi un istante. “Un gesto spavaldo trattenersi in quella posizione, d’accordo, ma in un giovane il rischio è un fatto assai naturale.”

Non era detto però, i colleghi al campo base avrebbero capito e pensato stesse solo scherzando. Piuttosto, diventava probabile scambiare quanto accadeva con la difficoltà tecnica o la stanchezza. Per tanto si sarebbero potuti mettere in allarme e peggio, se lo avesse notato il caposquadra, a fare lo ‘ stupido’ in quel modo gli avrebbe fatto per certo rapporto. Ciò nonostante, Andrea non si smosse. Continuava a rimanere là, attratto dal panorama. Dall’alto i suoi simili apparivano piccoli e deboli. E pareva difficile ricordare le quantità di cattiverie di cui erano capaci ogni giorno. Pensò di poter urlare l’ebetaggine di cui erano spesso vittime: strillò, ma nessuno lo udì.

Provò a farlo di nuovo, però all’ultimo istante cambiò la frase: . Affermò, mettendosi dopo a ridere, forse per sdrammatizzare.

Non avendo avuto risposta nemmeno in quest’occasione, si sentì sciocco ad affermare quelle cose, e comprese in perché: “Non aveva senso pronunciarle da là!” Piuttosto avrebbe dovuto esprimerle in faccia e quando potevano sentirlo. Allora, solo allora sarebbe stato diverso e avrebbe avuto un altro significato. Detto a maniera da adulto e non da ragazzino.

Lo sfogo, in ogni caso, era servito a farlo sentire meglio. Del resto, la sua gente, spesso pronta a sparare sul fratello, al contempo era disposta a sacrificarsi se il caso richiedeva. Come stava praticando in prospettiva futura lui, in questo momento.

“Sarebbe morto o sopravvissuto?” Si domandò senza trovare una risposta in assoluto, ma senz’altro, i suoi amici da sotto, se pure indaffarati tifavano per lui! “Tanto valeva riconoscere che per lui era altrettanto.”

Allora viveva per loro e restava in famiglia perché gratificato dall’appartenenza al gruppo e all’affetto?

Avvertì dentro di sé chiaro il concetto e sentì di voler bene al prossimo, e d’essere tutt’uno con lui.

Si rianimò così dal freddo e dal torpore per percorrere lo spazio rimasto. Aveva da fare un ultimo tratto discretamente difficile e sarebbe tornato a muoversi lungo il piano e raggiunto il carico.

Scese lentamente e con attenzione il tratto di parete. Passando dalla zona in ombra, a quella, illuminata. I raggi del sole tornarono a scaldare l’esile corpo.

“Rassicurandosi sul fatto di potercela fare non pensò più a voler dimostrare unicamente il proprio valore.” Adesso Andrea era una propaggine dei suoi amici. Della comunità. Della sua specie. Avvertì un coraggio mai provato e avrebbe lottato contro di tutto e tutti, pur di fare bene il lavoro. “Così, come un buon padre e madre di famiglia fanno, uscendo da casa di buon mattino con l’intento di procurare un pasto ai loro piccoli.”

Disceso quel percorso, si cautelò. Una volta giunto al livello avrebbe prestato particolare attenzione. I suoi amici avevano cominciato a morire da quel punto in poi. Andrea scrutò l’intorno, in cerca di un pericolo il quale non vide. “Ad ogni modo qualcosa doveva esserci.” Pensò, e proprio perché non emergeva la minaccia, valutò, questa doveva essere subdola. Inalò per diverse volte l’aria profumata, sospettando qualche agente chimico. Assodata la qualità, la quale poté definire, pulita, si avventurò dribblando i corpi rigidi dei colleghi. “Lo spettacolo non era il migliore!” Ad atterrirlo, era constare che i compagni avevano ancora i segni della bava alla bocca e rilasciato il contenuto del pranzo. “Non poteva essere diversamente: doveva trattarsi di avvelenamento.” Sentenziò nella mente.

Una folata alzò della fine polvere bianca che andò a depositarsi dappertutto sul corpo. Si affrettò a ripulirsi, trattenendo il respiro. Era sicuramente la sostanza rilasciata dal nemico, e quella ad avere decretato la fine delle povere anime.

Ora le tempie gli battevano ferocemente. Si avvertiva preoccupato e incerto. Cominciò a correre in quella desolazione in direzione del carico.

La vita di Andrea poteva finire in pochi istanti, ma quanto contava in ogni caso, era arrivare più lontano. Un passo. Un metro in più. Se fosse perito nell’impresa, nessuno avrebbe abbandonato il suo corpo. Alla fine sarebbero saliti a prenderlo e altri colleghi, nei giorni seguenti avrebbero seguito il suo esempio e sarebbero partiti per il bene della specie. Quel valore etico era noto e chiaro, scritto nel suo Dna e nella coscienza seppure le idee cominciassero a vacillare per la quantità d’anidride carbonica accumulata nel mantenere bloccata la respirazione. Avvertì un conato, nondimeno non si abbandonò. Continuò a trattenersi ben sapendo che sarebbe morto. La speranza era costituita dalla scarsa probabilità che il carico si trovasse in una zona non contaminata. Il cuore gli pulsava come mai, ma era a destinazione. Tornò a prendere fiato e inizialmente gli parve non accadesse nulla, come se i muscoli si fossero bloccati. Finalmente si accorse di respirare. Un dolore acuto al torace e al ventre si presentò come sarebbe stato se gli avessero lacerato il corpo con una lama o un ferro caldo. Poi, il piacevole fluire dell’aria tornò a invadere e sanare quegli organi. Confidò che l’elemento non contenesse veleni. Diversamente, tutto il supplizio affrontato sarebbe stato inutile. Infine si riebbe. Grato fosse andata bene e l’angelo custode l’avesse protetto anche stavolta. Controllò rapidamente il carico. Non appariva per nulla infestato. Altrimenti sarebbe pericoloso portarlo alla base. Poteva rivelarsi una sorta di: “Polpetta avvelenata.” E nel caso, la vittoria si sarebbe palesata una disfatta per la gente.

‘No! No!’ Pensò. ‘Tutto era posto e non avrebbe fallito portando la disperazione in casa. Sollevò il gravame sulle spalle e si apprestò ossigenare il più possibile, al fine di creare una riserva di zuccheri. La strada del ritorno era altrettanto ardua e questa volta appesantita dal fardello. “Adesso però, conosceva cosa lo attendeva.” Poteva contare su questo per farcela, e quando si avvertì pronto, partì veloce. Tuttavia non in piena lena. Avrebbe sudato e la polvere bianca incollata alla cuticola. Cercò di non dirottare dalla linea d’accompagnamento. Passò tra quei corpi senza guardare. Erano dei martiri, e sperò le loro anime lo proteggessero. Rivolse per loro, una breve preghiera. Non poteva far altro per ora. La pressione alle tempie non lo dilaniò. Piuttosto scoprì gli dolevano mascelle, tanto erano contratte dallo sforzo, ma, oramai, aveva superato l’insidia ed era giunto al costone. Guardò nuovamente dall’alto i suoi simili. “Sì. Certo! Ci si stanca dei propri comuni.” Si osserva spesso, e la vita si mostra senza sosta la medesima. Un giovane vorrebbe spaziare oltre. Scoprire differenti modi di vivere. A volte si ritiene d’essere nati sfortunati. D’avere poco. “Tuttavia, quel poco era tanto!” Ad Andrea sembrò strano ragionare in questo modo e possedere idee troppo amorevoli, quando minuti prima aveva considerato i fratelli degli stolti. Fu allora che vide le cose come mai aveva avuto modo di fare nella vita. Comprendendo, come tutti al mondo abbiamo in realtà bisogno di essere stimati e amati, e una volta percepito questo sentimento come reale e veritiero non ci stacca mai dalla propria gente. “ Ed è l’atto di coraggio estremo a distinguerci e integrarci con i nostri, non certo la viltà o il sotterfugio!” Pensò ad alta voce nel sentirsi forte e a pieno titolo al mondo.

Arrivò alla base, quando si stava facendo scuro. I colleghi e gli amici si accostarono a lui, togliendogli il fardello e occupandosi di sistemarlo nei magazzini. Nessuno di loro ebbe un segno di riconoscimento per il lavoro svolto. Per tutti loro, andava bene così. Non occorreva darsi arie - punto e basta. “Era nello stile della comunità.” Nessun ringraziamento. Alcuna ciancia.

Ad Andrea, non restò andare a riposarsi soddisfatto.

Aveva recuperato beni preziosi per la popolazione e non cercava encomi. A sera, dopo aver riso e cantato con il gruppo, trovò posto e si addormentò felice tra camerati, anche per oggi il proprio dovere lo aveva svolto.

Il terremoto lo colse sorridente. Pensava ancora, a quanto era stata intensa la giornata.

L’inquilina del piano di sopra, costata la parziale inefficacia della polvere velenosa dispersa il pomeriggio sui gradini prospicienti l’abitazione, aveva deciso a tarda notte di demolire per sempre, in fretta e furia col mattarello, quel formicaio sorto sull’uscio stradale. Il marito, corso fuori in pigiama a riprenderla, riuscì a riportare la donna tra le mura domestiche, unicamente a tragedia compiuta.



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