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lavoro pubblicato lunedì 31 marzo 2014
ultima lettura domenica 16 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

The Redeemed- Mafia a New York

di Rinkaku. Letto 401 volte. Dallo scaffale Fantasia

Secondo capitolo della storia di Edward Kane alias The Sinner. In questo capitolo il ragazzo comincia a svolgere il suo ruolo di vigilante di New York anche se più per sfida a sé stesso che per il desiderio di proteggere la città dai criminali.

Tony Ferretto era un famoso malavitoso, molto conosciuto per le strade malfamate di New York.
Al suo servizio vantava di decine di uomini, i quali svolgevano un mucchio delle sue principali attività, tenute segrete dal suo lavoro di imprenditore immobiliare.
La sua azienda, chiamata semplicemente "Ferretti Immobiliare", era la più famosa fra quelle italo-americane, nonostante il suo fondatore fosse, appunto, coinvolto in affari mafiosi.
Grazie alla corruzione della maggior parte del servizio della polizia era sempre riuscito a non farsi scoprire, tenendo ogni documento ben nascosto in cassaforte.
Era assolutamente inattaccabile, nemmeno i poliziotti più bravi dell'intera città erano mai riusciti a mettere le mani su una sola prova che dimostrasse la sua colpevolezza ma quella notte era diverso.
Sinner aveva rivelato che il suo prossimo obbiettivo sarebbe stata proprio la sua abitazione e, aveva aggiunto, sarebbe riuscito anche a sottrargli i famigerati documenti segreti dell'uomo.

02.17, abitazione di Tony Ferretto
Le guardie erano appostate ad ogni angolo della casa, sia all'esterno che all'interno.
Tenevano in braccio i propri fucili automatici, i caricatori pieni e pronti a essere svuotati contro il loro obbiettivo e, a chi lo avrebbe eliminato, la ricompensa sarebbe stato una grande somma in denaro.
Gli uomini di Ferretto erano eccitati all'idea di così tanti soldi, talmente tanto da aver iniziato già a pensare a cosa ne avrebbero fatto, i più pensavano a barche a tre piani e ville di lusso, nessuno di loro pensava certo di condividerli con qualcun altro, era un pensiero che consideravano stupido e inutile.
Puntuale Sinner arrivò, alle 2.30.
Gli uomini non potevano vederlo, in quanto era schermato dal fitto velo di oscurità che lo avvolgeva dalla testa ai piedi, così che questi lo vedessero solo come una zona buia.
Conosceva già la struttura della casa ed entrò da una porta semi nascosta sul retro che ognuno dimenticava.
Non appena fu all'interno dovette nascondersi dietro a un mobiletto per evitare una guardia di ronda nella stanza che, per fortuna, non lo aveva visto.
La luce, lì, era molto forte a causa della lampada appesa al soffitto, che proiettava luce in ogni angolo.
Rapidamente uscì dal suo nascondiglio e tirò la prima cosa che si trovò davanti contro la lampada, che esplose in mille pezzi, rendendo buia l'intera stanza.
L'uomo di ronda si spaventò e di scatto cominciò a sparare in tutte le direzioni, ma si trovava in netto svantaggio in confronto al ragazzo.
Quest'ultimo, con la stessa velocità di prima, gli arrivò alle spalle e gli fece sbattere la testa contro uno dei mobiletti appesi al muro, uccidendo l'avversario sul colpo.
Sentendo le urla del loro compagno, anche gli altri su quel piano corsero verso quella che era la cucina e, appena la ritrovarono immersa nel buio, presero anche loro a sparare all'impazzata, cercando di restare in una formazione compatta e non farsi cogliere di sorpresa.
Sinner, che anche in quella situazione si trovava avvantaggiato, distese i muscoli e allungò le braccia, stringendo le mani come se tenesse fra le mani un lenzuolo e, seppure i suoi poteri fossero ancora acerbi, riuscì ad estendere la massa di oscurità nella stanza contro il gruppo di mafiosi, che, schiacciati dal peso di quella che sembrava essere ora un'enorme martello nero, che uccise tutti gli uomini.
L'oscurità tornò nella stanza, lasciando al suo posto solo sangue e corpi decimati.
Senza preoccuparsi e fiero di aver eliminato un intero gruppo di malavitosi, Edward si incamminò verso il piano di sopra, che trovò completamente deserto.
Nell'ufficio in fondo al corridoio trovò, però, Ferretto, rannicchiato in un angolo che cercava di nascondersi da lui.
-Allora, vecchio Tony, come ti va la vita? Hai visto come stanno i tuoi bei leccapiedi?- Gli domandò minaccioso mettendosi in ginocchio davanti al mafioso.
L'uomo non riusciva a rispondergli, tutto il suo corpo era paralizzato mentre i suoi occhi sbarrati e pieni di terrore osservavano l'uomo mascherato di fronte a lui.
I suoi scagnozzi erano stati sterminati, l'assassino di fronte a lui, sicuramente pronto ad ucciderlo e i documenti segreti nella cassaforte, ormai non così tanto impenetrabile.
-Bene, visto che non rispondi a queste domande...Dimmi il codice della cassaforte o ti uccido come ho fatto con gli altri, dopotutto sei uno sporco mafioso, a chi credi che interesserà uno come te?-
-I-il codice è...3918! Ti prego, non mi uccidere! Non mi uccidere!- Gridò Ferretto sempre più in preda al panico.
Come per aumentare questo sentimento Sinner si alzò lentamente, dirigendosi verso il pannello d'acciaio, digitò il codice e la aprì, dopo il forte suono acustico.
All'interno una pila di fogli piena di dati sugli affari sporchi dell'imprenditore troneggiava, insieme a un mucchio di soldi.
-Caspita, sono molti più di quanto pensassi! Non ti credevo così fornito in un periodo come questo! Beh, i documenti andranno alla polizia, ma questi...Rimarranno a me, in ottime mani.- Sussurrò il ragazzo infilando i soldi in una borsa di tela che teneva legata alla vita.
In realtà, ogni volta che penetrava in un'abitazione per dimostrare di poter oltrepassare qualsiasi sicurezza, portava sempre via qualcosa, soldi, oggetti preziosi o simili, come fossero trofei e quella volta il suo premio personale era esorbitante, quasi come quello della National Bank.
Nel frattempo Ferretto stava cercando di fuggire da quell'uomo vestito solo con una semplice e aderente tuta nera, fregandosene dei suoi pochi subordinati rimasti vivi che lo supplicavano di aiutarlo, in mente aveva solo il desiderio di andarsene da lì, a qualunque costo, ma, improvvisamente, qualcosa fermò la sua corsa.
Sinner era in fondo alla grande sala del piano terre, qualche metro più indietro rispetto al mafioso e teneva in mano una fune di oscurità legata alla caviglia dell'uomo che cadde a terra rumorosamente.
Il ragazzo lo raggiunse, tenendo ben stretta la fune e si inginocchiò davanti al suo volto.
-Sei poco furbo, lo sai? Anziché spararmi e fuggire ti sei limitato a correre! Ah, voi mafiosi siete tutti uguali, sai?- Disse abbozzando un sorriso di scherno, visibile dall'apertura della maschera che gli lasciava scoperta la bocca e il mento.
I suoi occhi, per un attimo, si fissarono in quelli di Tony che si impietrì del tutto e svenne.

Il rientro a casa fu molto faticoso per Edward.
Non appena era uscito dalla casa di Ferretto si era ritrovato circondato da una decina di poliziotti pronti a spararli e, con i fari delle macchine puntati addosso, non poteva usare appieno i suoi poteri, che ancora doveva imparare bene a controllare, in quanto riusciva a utilizzare solo masse di oscurità vicine a lui.
Il ragazzo fu quindi costretto a fare affidamento sulle sue abilità acrobatiche che da giovane aveva imparato in una palestra di Chicago, quando era al liceo.
Con un po' di fortuna e procurandosi una lussazione alla spalla destra era riuscito a raggiungere il tetto della villa del mafioso e, da lì, era fuggito per i tetti, seminando la polizia in pochi minuti.
Faticosamente entrò dalla finestra della camera da letto, lasciata aperta apposta per l'occasione e, appena fu dentro cadde sul letto.
La spalla gli doleva terribilmente, la testa gli pulsava ma nonostante ciò era soddisfatto, aveva liberato la città da un'intera famiglia mafiosa e ciò lo rendeva felice e, a suo parere, con la coscienza pulita.
Il mattino seguente si alzò a fatica, si sistemò la spalla e corse sotto la doccia, quel mattino avrebbe avuto un incontro importante alla libreria.

-Edward, finalmente! Sei in ritardo lo sai?!- Disse allibita Jennifer, la padrona del negozio e suo capo.
-Sì, mi spiace, ho fatto più in fretta che potessi...- Rispose lui imbarazzato.
-Mi chiedo cosa ti trattenga la notte per arrivare sempre a questo orario...Sarai mica un supereroe!- Esclamò la donna ridendogli in faccia e allontanandosi verso i clienti.
In un primo momento il giovane ci rimase male ma fu costretto a riprendersi subito, il lavoro lo aspettava e, in più, quel giorno sarebbe dovuto arrivare un importante scrittore a promuovere il suo nuovo libro, un certo Tom Gordon, giornalista del Times e sostenitore della lotta contro Sinner che, lentamente, stava iniziando a dividere in due gruppi la città, chi lo reputava un mago e un liberatore e chi solo uno sporco assassino.
Edward, dal canto suo, non badava molto a ciò, si limitava a sfidare sempre più la città in cui viveva e il suo stesso potere, cercando di superarne i limiti ma non sapeva che presto le sue idee riguardo ciò sarebbero cambiate e Sinner non sarebbe mai più stato lo stesso.



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