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lavoro pubblicato domenica 23 marzo 2014
ultima lettura giovedì 10 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Dignitas

di ltedesco. Letto 512 volte. Dallo scaffale Viaggi

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Luca guardava commosso le mani della mamma che delicatamente gli abbottonava il gilet. Un bel completo blu scuro, ci vuole un bel completo blu scuro, gli aveva detto qualche giorno prima quando lui le aveva rivelato di aver vinto il concorso per dirigenti della pubblica amministrazione. Ora era lì che controllava che il figlio non indossasse i calzini mosci e la cravatta allentata e sistemava il colletto, tirava i polsini della camicia che dovevano, sentenziava secca, spuntare da sotto la giacca e lucidava i mocassini.

Alla fine del lavoro, indietreggiò di qualche passo per avere meglio una visione d'assieme, fece girare Luca più volte su se stesso, si riavvicinò per stendere bene il panciotto, poi gli prese la testa tra le mani e se lo baciò in fronte, premendo forte le labbra per qualche istante, emozionata, manco il figlio stesse per partire per il fronte.

Di là il monte Conero, di qua il paesaggio piatto e sabbioso dell'Adriatico.

In mezzo la cadillac arancione decappottabile che filava solitaria sull'autostrada. Dal momento in cui l'aveva vista guidare (ma era proprio una cadillac?) da Tim Robbins nei panni del bancario Andy Dufresne in Le ali della libertà, quando da evaso se ne era scappato con il bottino del direttore del carcere, si era ripromesso che con lo stipendio da dirigente prima o poi se la sarebbe comprata.

Ora l'aveva lucidata ben bene per il grande evento, controllato olio, filtri e quant'altro, che non voleva seccature durante il grande viaggio.

I capelli, arancioni come l'automobile, nonostante il vento non perdevano la piega.

I ray-ban con la montatura in madreperla e un sorriso beffardo, appena accennato, rendevano Luca veramente elegante. Qualsiasi compagna del liceo, se lo avesse visto ora, se lo sarebbe mangiato con lo sguardo, qualsiasi madre si sarebbe pavoneggiata senza pudore.

Il certificato medico era chiaro: cancro ai polmoni. Ma Luca già lo sapeva, con tutto quel sangue che sputava ad ogni colpo di tosse. E metastasi, fin sotto le unghie dell'alluce.

«Cazzo, come si fa a scambiare una cartella clinica così? Rispondi Luca, maledizione rispondi! Macché...Che faccio? Al diavolo la deontologia medica...Laura mi senti? Sono Giorgio. Senti, Luca ovviamente non ti avrà detto della visita che ha fatto da me l'altro ieri, vero? E ti pare! Vabbé, adesso siediti. Ti sei seduta? Beh, insomma, il cancro alla gola non ce l'ha ma lui pensa di sì...Mi vergogno a dirtelo, qui...insomma...abbiamo scambiato le cartelle. Non ce l'ha, il cancro non ce l'ha. Non riesco a raggiungerlo sul cellulare, cazzo!».

Giorgio butta giù la cornetta, esausto.

Si siede sulla sedia, è solo nello studio. Tira fuori una sigaretta, «ma anche con una donna incinta qui davanti me la fumerei lo stesso, merda...»

Poi pensa, «però, quel sangue come si spiega? E adesso a quell'altro, della cartella cambiata chi glielo dice?».

Luca stava ancora fumando all'aperto nell'area ristoro, quattro panchine di legno con tavolacci, dove si era fermato dopo che era stato raggiunto al cellulare dalla moglie. Ci aveva messo qualche minuto per capire Laura che alternava tra singhiozzi insulti per non aver saputo nulla dei guai di salute del marito e esortazioni a tornare subito a casa.

Luca non gli aveva detto che si trovava oramai a qualche centinaio di chilometri da Roma.

La stazione dell'autogrill era deserta.

Aveva per troppo tempo mandato a memoria quel suo ultimo viaggio, esaminato ripetutamente finanche l'ultimo dettaglio per poter ora cambiare la partitura.

«Laura mi ha fatto perdere fin troppo tempo», pensò seccato spegnendo la cicca sull'asfalto. Quella sosta all'autogrill non l'aveva proprio prevista.

Laura aveva convocato a cena tutti gli amici più cari di Luca che sotto il lampadario della cucina la guardavano contenti mentre preparava, eccitata come una ragazzina, il piatto preferito del marito; tonnarelli, zucca e gorgonzola.

Superata la frontiera con la Svizzera, Luca riconobbe subito il Pizzo Bernina, coperto di neve. Vent'anni prima aveva conosciuto la moglie proprio lì, al rifugio Capanna Boval.

Con la coda dell'occhio gettò uno sguardo al depliant della clinica Dignitas di Zurigo.

«Per l'ora di cena sarò lì, in perfetto orario», pensò soddisfatto.



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