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lavoro pubblicato giovedì 20 marzo 2014
ultima lettura lunedì 21 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'albero

di Medardus. Letto 540 volte. Dallo scaffale Fiabe

La fiaba pone un interrogativo riguardo all'amore. Ci si domanda se l'uomo è in grado di comprendere la sua gratuità oppure no.

L’ALBERO

C’era una volta un fanciullo che si innamorò di un albero.
“Oh, che fanciullo perverso!” penseranno alcuni lettori. Ahimè, tali lettori fanno un’associazione affatto scontata tra sesso e Amore. Ma si sa che son due cose completamente distinte, e che non si implicano a vicenda. Dunque, appurato che il nostro fanciullo non è un perverso, continuiamo con la storia.
Questo fanciullo (che si chiamava Pietro) incontrò il suo albero una mattina di Maggio. Stava andando come sempre alla sua scuola e per farlo passava per un grande parco. Al lato, spoglio e leggermente triste trovò quella vecchia betulla. All’inizio sentì solo un formicolio al petto e si sentì quasi commuovere, ma ben presto si rese conto che quell’albero gli faceva provare sensazioni mai sentite prima. Così smise di studiare e di leggere i suoi tanto amati libri. Marinava la scuola e stava tutto il giorno seduto sotto quella betulla. Lo faceva sentire bene. Quando quella betulla era con lui, il mondo gli appariva sotto una luce nuova. Ogni piccolo episodio sembrava trovare un senso e anche le situazioni sgradevoli sembravano decorate con i nastri brillanti di una gioia sottesa . Aveva provato anche con altri alberi, ma solo quell’unica betulla spoglia riusciva a donargli quella calma contemplativa di cui aveva bisogno.
I giorni passavano, e il suo Amore non accennava a diminuire.
Scriveva lunghi e bellissimi sonetti in lode alla betulla, e sentiva che bastava la sua vicinanza, il suo odore, la sua presenza per farlo stare in paradiso.
Tutto procedeva nel migliore dei modi. Ma qualcosa venne a turbare la sua quiete.
Pietro cominciò a chiedersi.: “Ma la betulla può corrispondere i miei sentimenti? E’ giusto che io provi questa passione verso di lei, che invece rimane indifferente?”
Si rispondeva: “Non importa cosa prova la betulla, basta che io non le dia fastidio. Se lei possa amarmi oppure no, questo non deve cambiare il mio sentimento. L’Amore deve essere gratuito. Quindi, anche se lei mi è indifferente, io continuerò ad amarla.”
Ma l’uomo, pur essendo capace di ospitare amore, non ne riesce a carpire la profonda essenza di gratuità.
E così il fanciullo, da allegro e beato che era prima, diventò triste e malinconico.
Passava le giornate a sussurrare alla corteccia della betulla : “Mia cara, puoi tu comprendere la grandezza dell’amore che io provo per te? Perché non prendi vita e mi segui in ogni passo della mia giornata? perché non mi rispondi mai?”
La betulla restava in silenzio.
Un giorno il fanciullo mise dentro il tronco dell’albero tutti i sonetti che aveva scritto.
“Poiché sei tu che li hai ispirati, questi ti appartengono” sussurrò, senza rendersi conto che in realtà quello che desiderava era solo capire se la betulla potesse provare Amore nei suoi confronti.
All’inizio l’unico obiettivo dell’innamorato è amare, ma troppo presto egli pretende anche di essere amato.
Il gioco del fanciullo continuò ancora per tanto tempo.
Si era reso conto da un pezzo che la betulla non aveva la struttura per corrispondere il suo sentimento, eppure continuava a passare gran parte del tempo con lei.
Un giorno però si rese conto che aveva due possibilità: amare incondizionatamente la betulla senza aspettarsi nulla in cambio, oppure cercare una distrazione, e dedicare il suo amore a qualche persona umana che potesse ricambiare il sentimento.
Noi sappiamo solo che scelse la seconda possibilità, e che quando la betulla fu abbattuta provò solo un po’ di dispiacere.

Sta a voi giudicare se il fanciullo fece una scelta saggia, oppure se la sua mentalità utilitaristica lo indusse rinnegare una caratteristica fondamentale dell’Amore.



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