ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato martedì 18 marzo 2014
ultima lettura mercoledì 13 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ho visto l'inferno nei tuoi occhi...

di Nel. Letto 473 volte. Dallo scaffale Fantasia

U n Angelo ha un unico padrone: Dio. Non esiste al mondo altra creatura al di sopra di esso, o che potesse anche solo pensare di darle ordini. Nessuno...

U n Angelo ha un unico padrone: Dio. Non esiste al mondo altra creatura al di sopra di esso, o che potesse anche solo pensare di darle ordini. Nessuno era così potente oltre Lui da potersi elevare a darle ordini, non avrebbe obbedito ad altri che a Dio, e nessuno faceva eccezione, forse solo i genitori, che convinti di avere una normale figlia, si azzardavano a rimproverarla, a volte come se avessero a che fare con una bambina. Ma un vampiro che le ordinava di tacere... Lestat, aveva creduto di essere in grado di prevalere su di lei, ma Dorian... quell'uomo che aveva tanto amato, più di se stessa, ma mai più di Dio, lo stesso uomo per cui aveva rischiato di cadere e per cui avrebbe ucciso pur di mantenerlo in vita, pur di respirare la sua stessa aria, il suo profumo, pur di sprofondare dentro di lui.. quel vampiro le stava ordinando di tacere e per quanto lo avesse amato, per quanto ancora lo amava in quel momento, non poteva accettare l'idea di essere sottomessa a lui, non poteva davvero credere che avrebbe messo da parte il suo orgoglio facendosi trattare come una misera schiava pronta a leccargli le ferite, Meghann stessa ci avrebbe pensato a procurargliele, non c'era mai un attimo di pace tra loro, non c'era mai stato, ma proprio quella sera in quella maledetta casa, nessuno dei due aveva intenzione di abbassare la guardia, entrambi orgogliosi, entrambi convinti di ciò che credevano, entrambi pronti a scuoiarsi pur di farsi valere. Meghann era convinta davvero della sua superiorità su Dorian, e per prima cosa c’era il fatto che lei sapesse controllarsi, se lui non l’avesse ancora notato Meghann cominciava a stancarsi delle sue parole, era l’ennesima cantilena, un deja-vù, il ricordo di Lestat che le urlava quanto fosse stupida, e infondo lei sapeva che non aveva tutti i torti, ma sentirselo rinfacciare da un comune vampiro, no non lo avrebbe mai accettato, e Meg era molto tollerante su tutto tranne che su quella particolare persona dai capelli biondi, proprio non poteva accettare l’idea che avrebbe ancora avuto modo di far uscire da quelle labbra il suono di quella risata maledettamente ironica. La stessa cosa non poteva dirsi per il fratello, non solo Meghann stava combattendo una guerra contro di lui, ma era in guerra con se stessa per ciò che desiderava. E mentre se ne stava con gli occhi puntati sulla sua triste figura, si perché il suo volto, vedere quell’uomo cambiato in peggio, era solo una triste visione, null’altro avrebbe potuto essere, stringeva i pugni scuotendo la testa conscia del trambusto e dello scompiglio che avrebbe creato in quella stanza, nell'intera casa. Sapeva che ad ogni mossa falsa, ogni attacco verso Dorian era un passo verso la sua stessa fine, forse era vero che la morte dell'uno avrebbe portato inevitabilmente alla fine dell'altra. Ma continuava a dire a se stessa che era solo un illusa, anche se non aveva mai avuto intenzione di incontrarlo di nuovo, perché sapeva quanto male avrebbe fatto alla sua anima ed effettivamente eccolo che strappava con ferocia e violenza qualunque pezzo di lei. E sulle spalle di lui il suo corvo, la sua anima, la sua debolezza più grande, e lei ne era certa, era una dei pochi a saperlo e nonostante fossero eterni nemici, non avrebbe mai spezzato una piuma a quel volatile che proprio in quel momento gracchiò. Lo fissò per attimi infiniti e preferiva di gran lunga guardare i suoi occhi piuttosto che quelli del suo padrone, preferiva guardare l'essere umano che Dorian disprezzava, seppur tenesse a lui più di qualsiasi altra cosa. Meghann avrebbe voluto avvicinarsi, prenderlo fra le braccia e comunicare con lui ancora una volta, ignorando l'anima oscura dell'altro, ignorando il resto. Voleva rivederlo dall'altra parte dello specchio provare ancora quell'infinito calore che la avvolse quando aveva visto quel dolce sorriso rivolto a lei, uno dei pochi sinceri che le aveva mostrato e ne aveva goduto se l'era tenuto stretto, come pure le sue parole..
-La notte più lunga di Londra accadde quella Notte. Ed il Corvo da allora vive con il Vampiro e lo farà per sempre. Uccidi il Corvo e l'anima di Dorian morirà e l'anima del Corvo morirà con esso. Non negò che ripensando alle sue parole una piccola parte del suo cervello avrebbe voluto accertarsi di quell'affermazione, poi ancora, Se l'amore è vero amore niente può separare due persone fatte per stare insieme... niente. Erano frasi di Dorian, non se le era inventate, erano del Dorian umano e quest'ultimo schiettamente diceva ciò che la sua parte oscura ripudiava. Eppure una cosa che può separarli c'era ed era l'odio, il disprezzo che l'uno provava verso l'altra, e Meghann l'aveva sempre temuto. Cercò con tutte le sue forze di mostrarsi forte almeno quanto lui, menefreghista ma non vi riuscì, come poteva fingere che di lui non le importasse nulla, dopo tutto quello che avevano passato? Sembrava che avesse dimenticato tutto, ma che quest'ultima cosa potesse essere accaduta non le era passato per la mente perché la ritenne una vera assurdità, non poteva aver dimenticato... tutto. Lo vedeva alzare il capo fiero di essere il verme che era diventato, e non era mai stato così malvagio come in quel momento, e sapeva che a lui non importava nulla del loro passato, si vedeva chiaramente, ma se davvero gli fosse importato nemmeno quest'ultimo l'avrebbe salvata dalle sue ire, niente poteva impedirgli di ucciderla tranne la stessa Meg.
-"..e allora perchè commettere lo stesso errore due volte.." Disse lui all'improvviso. Dorian doveva stare attento alla scelta delle frasi, di ogni singola parola, perché poteva farle capire che di lei qualcosa ancora gli importava... quando invece non era così, giusto? Ma lei si era ormai adeguata alla situazione capiva perfettamente che lui covava rabbia e desiderio di ucciderla, ma non riusciva ancora a capire se davvero lui non avrebbe battuto ciglio vedendola morire, chissà forse per disperazione ci avrebbe provato.. Meghann fece spallucce in risposta scuotendo debolmente la testa e sorridendo guardando un paio dei tanti occhi rossi che la fissavano.
-Perché mi sei mancato, Dorian... è inutile nasconderlo persino a me stessa. Mi sei mancato terribilmente. E lui non era te e... avrebbe voluto continuare ma il resto della frase le morì tra le labbra, nessuno potrà mai rimpiazzarti... ma si limitò a sussurrarla nel suo cervello, non serviva dire a parole ciò che aveva dimostrato più volte con i gesti, gli sguardi. Perché, perché si chiese la ragazza, per una volta non dovevano discutere da persone normali e civili? Perché non andava mai come voleva lei? Ancora una volta quando finì di parlare fece un respiro profondo scuotendo debolmente il capo e puntando gli occhi al pavimento, non era in quel modo che aveva immaginato di incontrarlo, nella sua fantasia vedeva il Dorian di un tempo, una litigata e ore e ore di amore, era inutile negarlo con lui tutto aveva senso, ogni sua cellula riprendeva a vivere, anche li, incatenata tra la paura e la rabbia e la voglia di rimettere ogni cosa a posto, Meghann stava vivendo appieno, il senso di noia a apatia era scomparso, se non altro la vita le aveva accarezzato la guancia o piuttosto l'aveva schiaffeggiata e spintonata fino alla dimora maledetta. Maledetta vita, maledetto Dorian. Il viso di Meghann era completamente disteso e rilassato, ora sembrava davvero un angelo in tutta la sua perfezione, una creatura mandata da Dio per convertire le anime impure, una piccola luce su un oceano di oscurità. I suoi occhi azzurri sembravano voler toccare l'anima di lui, voleva raggiungerlo, voleva fargli capire che non era necessario uccidersi per farsi capire, litigavano come due bambini che si contendono la figurina d'oro. E schiuse le labbra sperando che potesse dire qualcosa di sensato ed invece inarcò leggermente le sopracciglia sentendo la sua risata. Non era già abbastanza tremendo litigare, adesso doveva pure sopportare il fatto che la deridesse?
-"..a no?" non rispose, non disse nulla, rimase zitta e quando lo vide spostarsi avanzando verso di lei si mise in posizione eretta, concentrandosi in caso di un suo attacco. Ma quella piccola parte di lei era convinta che stesse andando ad abbracciarla, a cingerle ancora i fianchi come aveva fatto più volte in passato ed invece cominciò semplicemente a girarle attorno, fu inquietante perché lei non sapeva come comportarsi, come muoversi, si sentiva solo un pezzo di carne in bella vista di un avvoltoio affamato. Ma tutto sommato lei teneva duro e cercava di fargli capire che davanti a lui c'era una donna, un angelo che non avrebbe schiacciato facilmente, di fatti con quella frase gli aveva chiaramente fatto capire cosa ne pensasse di tutta la sua stirpe, e inizialmente non si era accorta che si fosse fermato. Come poteva anche solo pensare che lui se la prendesse per quella frase quando ne aveva ignorate altre? Suo fratello poteva offendere la sua famiglia e lei non poteva fare altrettanto? Dorian era il responsabile di ciò che diceva il suo cane. Meghann riuscì nonostante tutto a sorridergli con un pizzico di derisione, ma l'attimo dopo sentendo il tono della sua voce, divenne seria e sospirò pesantemente come se sapesse che l'aveva fatta grossa e stesse andando incontro alla morte. Abbassò lo sguardo per un singolo attimo notando i pugni chiusi dalla rabbia che contrastavano quell'espressione di innaturale dolcezza, la quiete... prima della tempesta.
-"Vediamo se ho compreso.. sei perfettamente convinta che tra noi due non vi sarà mai pace. Siamo due anime destinate ad ucciderci e ferirci ogni qualvolta le nostre maledette strade s'incontrano.. Sussurravo tali parole a voce bassa, calda, pacata. - ..sei entrata qui dentro con quale convinzione Meg? Che dopo anni ed anni tutto sarebbe tornato come prima? Sei davvero convinta che ogni tua, stupida ed insulsa parola non abbia una ritorsione.. come in passato? No Meg.. No.." Si avvicinò, si avvicinò ancora fino a quando non la costrinse contro uno scaffale, lo guardò negli occhi provando a mostrarsi temeraria, riuscì in qualche modo a sostenere il suo sguardo. Le mani di lui la chiusero in quell'angusto spazio, era come se soffocasse, le vennero i brividi, data anche la sua estrema vicinanza, nascose anche un altro brivido, diverso dalla paura. "..questa volta è diverso. Piccola.. bambola di porcellana questa volta la Morte è molto più vicina a te. Molto più di quanto tu possa immaginare ed è inutile che chiamerai America.. perchè non può sentirti qui dentro, in questa oscura e silenziosa feccia in cui vivono i Morrigan, non c'è pace ne salvezza qui sotto Meg solo i lamenti delle Anime che in tempi lontani vennero violate della loro purezza e scarnificate delle loro gioie. Vuoi giocare con la tua Luce continuando a vomitare sentenze su ciò che è la mia orrida esistenza? Vuoi continuare a dire falsità.. ad ammettere di fronte al tuo Dio che sono un codardo come Lestat. E' forse questo? E' QUESTO CHE VUOI?! Vuoi ammettere ch'io sia un viscida creatura come Lestat? IO! IO che ti ho salvata da una Morte certa! IO che UCCIDO IN PRIMA LINEA osservando ogni sguardo d'ogni mia vittima! Ricorda una cosa Meg.. Aro Morrigan! ARO ERA UN CODARDO! Mio Padre che mandava i suoi leccapiedi ad uccidermi! Ma io no... è troppo facile sfuggire alla Morte mandano i propri schiavi a perire per mano propria.. ma poi guarda.. è bastato così poco, per ucciderlo. Povero.. stolto.. insulso Vampiro." Meghann spalancò gli occhi, troppe notizie in un secondo, troppe emozioni forti in poco tempo per sopportarne il peso. Lui le aveva accarezzato una guancia, il suo tocco era così delicato che le fece venire la pelle d'oca, le faceva ancora lo stesso effetti, antico ma immutato negli anni, come i suoi occhi, così scuri, così profondi, adesso erano solo un baratro in cui non poteva far altro che annegare senza alcuna speranza di salire a galla, era lui stesso ad osservarla mentre moriva, moriva dentro. Aveva tre modi per reagire, il primo era di spintonarlo più forte che poteva e correre via, correre fin quando non si sarebbe stancata e poi sfogare tutto con fiumi e fiumi di lacrime, come sempre; o poteva restare in silenzio, rispondere con pacatezza e rettitudine, come avrebbe dovuto fare lei in base alla razza di cui faceva parte; infine avrebbe potuto rispondergli sbraitando e continuando ad urlare, a far rimbombare le loro voci come fossero tuoni. Aro era...morto? Dorian aveva ucciso dunque suo padre? Incredula scosse la testa lasciando che i battiti del suo cuore potessero accelerare, era sempre stata convinta che Aro gli avesse lasciato il comando di sua volontà, infondo Dorian era sempre stato il suo prediletto, che bisogno aveva avuto di ucciderlo? E quando era successo? Si spaventò terribilmente quando cominciò ad urlare e temette più volte di essere uccisa in una frazione di secondo, lui poteva farlo, aveva il tempo materiale, lei non avrebbe avuto il tempo nemmeno di pensare alla sua prossima mossa che sarebbe stata preceduta dal suo esercito di mostri e vampiri. -Io.. non avevo neanche programmato di mettere piede qua dentro. Pensi che non sia stata una sorpresa sentire la tua voce interrompere tuo fratello? Non pretendo che tu mi perdoni, non pretendo che tutto torni come prima, non sono io che faccio i miracoli... Ma non mi arrenderò, voglio almeno che smetti di odiarmi in questo modo, mi distrugge, non sai quanto... disse con calma assoluta, non aveva la minima intenzione di urlare l'ennesima volta, non ce n'era bisogno.Nessuno qui dentro riuscirà ad oscurare la mia luce, nemmeno il Diavolo può farlo... sussurrò azzardandosi a sfiorargli la gota, strinse la mascella e schiuse le labbra, allontanando la mano dal suo volto e facendo cadere il braccio lungo il suo fianco. Era dunque diventato un assassino senza anima, come diceva lui, ma Meghann non era d'accordo, tutti hanno un anima soprattutto chi dice di non averla.Allora dimmi Dorian, cosa stai aspettando ancora? Dopo tutte le cose che ti ho detto, perché mi permetti ancora di respirare la tua stessa aria...? Uccidimi, provami che effettivamente non hai un anima. Cosa avrebbe dunque risposto? Come avrebbe agito? Le era servita una non poca dose di coraggio per pronunciare quelle parole, sapeva che avrebbe potuto tranquillamente esaudire il suo desiderio, ma qualcosa le diceva che lui non voleva ucciderla, perché mai..? Ci fu un attimo, un lungo intenso attimo di silenzio rotto solo dagli sguardi che gridavano tutto e nulla, per un secondo Meghann ricordò i vecchi tempi, ma erano solo ricordi, solo favole che avrebbe raccontato, già, a chi? -"Puoi pensare ciò che vuoi di Lestat.. puoi pensare ogni cosa, Angelo mio, ma sappi che la mia stirpe vivrà e con essa ogni anima uccisa con o senza il tuo volere. Ho fatto un patto con la Morte e mi è stata concessa l'immortalità. Sei ancora innamorata di questo.. mostro? Sei ancora innamorata di questo, terribile, viscido, Vampiro la cui anima corrotta morirà solo quando la Dea della Morte lo riterrà consono?" Dea della Morte..? Maya Callaway, la stessa che guidava una delle quattro famiglie? Cosa centrasse in quel discorso quella donna non ne ebbe la più pallida idea, per questo motivo preferì sorvolare l'argomento ignorandone l'importanza, per lei non c'era nulla di più importante che chiarire e se possibile continuare a vivere..-L'immortalità Dorian è un lusso che può concedersi solo Dio, il resto delle creature ha un punto debole, guarda quell'animale poggiato sulla sedia, non è forse un punto debole? Tuo padre si credeva immortale, pavoneggiandosi del suo esercito di creature, ma ciò non lo ha salvato dalla morte.. E questo stesso esercito, il tuo adesso, quando arriverà il momento, non riuscirà a contrastare le nostre schiere. Chiunque potrebbe morire quel giorno, che sia tu, o io... Non cullarti dunque, non vantarti di un immortalità che non ti hanno concesso, hai solo leccato i piedi a chi ti conveniva. Perché nasconderlo? Si era rifugiato dietro la Callaway così da avere la vita in salvo. Codardo. Vigliacco.Mi hai segnata Dorian... Non ho il dono di rimuovere i miei ricordi, ne i miei sentimenti. Non riesco a dimenticarti e nonostante tutto... non voglio. finì guardandolo negli occhi ancora una volta. Ci fu qualche minuto ancora di discorsi quando una visita inaspettata fece capolino nella stanza.Una bambina, una minuta e riccia ragazzina di almeno 7-8 anni, entrò nella stanza della biblioteca rompendò quell'attimo di discussione tra i due. Meghann sussultò distaccando gli occhi da quelli di Dorian facendo scattare lo sguardo sull'intruso, la vide a poca distanza da loro, un espressione mista tra la rabbia e la tristezza.-"Sto per caso disturbando?" Un brivido terribile scosse Meghann da quello stato di incredulità, la voce era talmente cristallina da ispirarle tenerezza, ma il suo aspetto non era tanto diverso da un altra creatura imparentata con Dorian stesso, Giselle, la sfortunata sorella. Quella ragazzina, Claudia come l'aveva chiamata lui, sembrava la copia esatta di Giselle, una miniatura della vampira, non poteva essere lei, a prescindere del nome... e non pensava nemmeno che ci fosse una maledizione in grado di far tornare bambini degli adulti, e a parte tutto ciò Giselle era morta, definitivamente! Dunque chi era quella piccola creatura che aveva fatto calmare l'animo di Dorian? Chi era... per lui? Non volle nemmeno ascoltare l'ovvietà dei fatti, non accettò l'idea...-" Non dire niente." Secco, mortale. La bambina era importante, bene... benissimo. Meghann sorrise alla piccola ragazzina, un sorriso dolce, nonostante tutto era pur sempre una bambina, aveva un viso così delicato che ne fu toccata, era così bella da togliere il fiato, ne era rimasta incantata, immaginava quella bambina correre su un campo floreale, con i capelli adornati di ogni tipo di fiori, e un sorriso splendido con quell'innocenza tipica di un cucciolo d'uomo di quell'età.-No piccola... non disturbi. Se avesse avuto un fiore glielo avrebbe dato in dono, ma non aveva nulla con se, nulla.-"Claudia! Come potresti mai disturbarmi? Mio piccolo Angelo Nero.. Discutevamo di.. affari, come sempre.." Angelo nero? Meghann spalancò gli occhi allarmata, non era un essere umano? Era un essere umano corrotto? E non appena Dorian cinse quella stessa bambina in un abbraccio, non poté fare a meno di ammettere l'evidenza. Era diventato... padre? No. Chiuse gli occhi voltando il capo altrove ma rimanendo con il corpo esattamente di fronte a loro. Non era possibile, come poteva un vampiro avere... un figlio? Da chi... chi era la madre?-"Vieni qua. Mi sei mancata ogni giorno lontano da Londra.. ma ora sono quì, insieme a Te e Dorothy...e saremo per sempre insieme." Rabbrividì, avrebbe tanto voluto essere sorda in quel momento. Pianse il più silenziosamente possibile, ma per fortuna durò poco. Ma non somigliava a lui, somigliava moltissimo a Lestat, i lineamenti rispecchiavano i suoi ed anche la sua grazia effeminata, ma lo sguardo... era lo sguardo di Dorian, senza alcun dubbio. Come avrebbe potuto prendersela con una creatura simile, così piccola e apparentemente indifesa, come avrebbe potuto far del male ad una bambina? Tutto ciò in cui credeva glielo vietava e lei non aveva alcuna intenzione di trasgredire le sue regole. Per cui fece qualche passo verso i due e si piegò un poco sorreggendosi poggiando le mani sulle ginocchia.-E tu chi saresti piccola? Io mi chiamo Meghann... Disse spostandole un ricciolo che le era caduto davanti al viso,..sei così bella... Meg amava i bambini, sebbene non visse mai il periodo dell'infanzia, non sapeva cosa si provasse ma certo era che il mondo doveva sembrar loro così grande e le esperienze nient'altro che avventure da vivere, l'eccitazione della giornata era giocare e far finta di trovare luoghi bellissimi, l'innocenza e l'ingenuità erano doti che non invidiava perché facevano parte di lei, ma nonostante ciò non era una bambina, era un adulta che non capiva quando smettere di credere ad un illusione. Perché questo era ciò che provava, solo una terribile illusione, se stessa davanti uno specchio rotto, dietro lo specchio, Lui.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: