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lavoro pubblicato domenica 16 marzo 2014
ultima lettura martedì 12 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ho visto l'inferno nei tuoi occhi...

di Nel. Letto 609 volte. Dallo scaffale Fantasia

Il racconto parla di un Angelo bianco, Meghann Cleary, e della sua storia con Dorian Morrigan, un vampiro originale malvagio, che cerca di salvarla dalle ire del fratello..

Meghann aveva capito sin da subito che la giornata era iniziata male, prima l’aereo in ritardo, poi il tassista pervertito che le aveva fatto fallire la giornata portandola nel bel mezzo del nulla cercando di violentarla e poi Lestat, stava decisamente continuando male e sarebbe finite allo stesso modo, ne era più che certa. Se da un lato Meg era sicura che stesse mostrando un espressione sicura dall'altro, vista dall'esterno era una piccola formica su un covo di formichieri affamati disposti ad uccidersi per cibarsene, e cos'erano i vampiri e quelle altre creature se non mostri con istinti animali? Effettivamente aveva avuto una pessima impressione guardando la casa da fuori, ed ebbe l'assoluta certezza che l'interno era ancor più macabro, parlando delle cose visibili si intende, perché non volle nemmeno immaginare tutto ciò che si celava nell'ombra... E mentre osservava Lestat non seppe non sfoggiare il suo più bel sorriso sarcastico, perché non era affatto la prima volta che si sentiva così... pensante. Era assurdo per lei rendersi conto di quanto un sentimento come l'odio, che non avrebbe dovuto appartenerle, stesse manovrando i suoi pensieri, le sue parole, e nonostante tutto era ancora se stessa, un angelo macchiato dall'odio incapace di perdonare un reato grave come la loro esistenza, anche il loro respiro era un vero e proprio scenario della perfezione, come Lestat e le sue perfette labbra che si muovevano quando le parlavano, quegli occhi azzurri come il cielo in una giornata splendida e il suo viso bellissimo come lo spettacolo dei ciliegi in fiore, era tutto così irritante per lei, ed era dannatamente vero, i vampiri erano tutti uguali, non uno più brutto, ma tutti più attraenti, affascinanti e e per lei un gran rompimento di scatole. Perché non poteva esistere un vampiro meno irritante, non capiva perché tutti dovevano farle lo stesso effetto, era come insito in se stessa, come se fosse impresso nel suo DNA, l'odio verso i vampiri era proprio naturale.
E l'interno di quella casa fece riaffiorare in lei certi ricordi, ricordi che aveva preferito seppellire del tutto capendo quanto fosse stupido e immaturo da parte sua trascinarsi e piangere ancora per un passato seppellito e il pensiero di una coppia che non aveva avuto futuro sin dall'inizio. Ma di questo Meg ne era perfettamente cosciente, quella casa le ricordava Dorian, era tremendamente simile alla sua dimora a Londra, quando quella famosa sera era successo di tutto, lei aveva ceduto e lui... lui le aveva donato il piacere più immenso che potesse desiderare, lui stesso. E ciò che la distruggeva era proprio il desiderio di riaverlo per se, di riuscire a riappropriarsi delle sue labbra anche per un solo istante, un secondo, non innocente, ma brutalmente dannato, come la sua anima. Ma non aveva creduto neanche per un singolo istante, da quando lo aveva incontrato, che lui non avesse anima e sentimenti, reputava quelle parole solo sciocchezze, nessuna creatura nasce senza sentimenti, anche Lestat di fronte a lei, spavaldo e fin troppo sicuro di se, aveva dei sentimenti, stava a lui tirarli fuori o lasciarli sopiti infondo al suo cuore. Quest'ultimo aveva deciso di morire quel giorno stesso, non voleva neanche immaginare che sensazione le avrebbe suscitato toccare di nuovo la sua fredda pelle, bianca e dura come il marmo, non voleva immaginare con quanta repellenza lo avrebbe respinto, ed era un bene per lei che Dorian non fosse affatto come Lestat, era una consolazione, almeno si sarebbe risparmiata la fatica di litigare brutalmente con lui, almeno non avrebbe dovuto odiarlo fino a quel punto, per lei sarebbe stato troppo doloroso, seppellire l'amore per far spazio all'odio, ancora una volta... era una cosa che il suo animo non avrebbe sopportato.
Meghann si reputava fortunata,anzi, a non esser caduta proprio per quell'amore folle e impossibile che le trascinava via ogni forza, ogni briciola di logica, era talmente presa da lui che sarebbe stata capace di morire per lui, se solo lo avesse rivisto un ultima volta, se solo avesse assaggiato il suo corpo un ultima volta...
- "Oh! Oh piccola piccola Creatura quanto mi fai ridere! Giuro! Ti terrei qua con me se solo il "padrone" di casa, non avesse nulla in contrario.." Meghann aveva inconsciamente iniziato a muovere il piede, chiaro segno di ansia, e quel tic smise improvvisamente quando arrivò al suo udito quella frase. Lestat era così stupido, così idiota... lo guardò con occhi rammaricati e quasi con il labbruccio, compativa quell'essere ancor di più dei suoi fratelli malsani e sgorbi, perché al contrario di questi ultimi Lestat aveva un cervello per pensare, per essere libero, e invece era li, che si limitava a ricevere ordini senza fare ciò che voleva, forse il padrone non voleva che la uccidesse, o forse si, e Lesta aspettava un qualcosa probabilmente, per saltarle alla gola, ne era sicura, era sicura che lui stesse aspettando. Ogni volta che parlava calpestava la sua dignità riducendola nient'altro che in poltiglia, e lei in situazioni simili in cui si trovava a disagio e non solo, anche arrabbiata, si tramutava in qualcosa che odiava lei stessa, era come un cucciolo di gatto impaurito e tremante davanti ad un cane di enormi dimensioni capace di schiacciarla quando e come voleva; e lei come una foglia fragile torturata da un temporale invernale se ne stava li seduta a subire tutte le frasi, le pugnalate di quel vampiro. Era come se fosse tornata indietro in un tempo che mai aveva vissuto, come se fosse una bambina che veniva rimproverata bruscamente dal padre, e come tale cercava di trattenere le lacrime, e si sentiva debole ed era chiaro che lo fosse, era un verme che poteva essere schiacciato senza crearsi inutili problemi, contrariamente a lei che per uccidere quel succhia sangue si stava incasinando il cervello.
-Perché chiedere al padrone Lestat...? Puoi tenermi qui quanto vuoi. Disse con enfasi mettendosi più comoda sul divano, era chiaro che non era un flirt, ma le piaceva giocare con le parole, ed era sicura che piacesse anche a lui, in fondo cosa aveva fatto con lei sin dall'inizio? Tra loro era tutto un gioco di parole intese e fraintese che innescava particolari reazioni più o meno violente, Meg era il fuoco e Lestat la benzina. Mi fai pena Lestat, nonostante tutto provo per te tanta compassione, soprattutto perché continui stupidamente a sottovalutarmi. Il tuo schifoso Capo te lo ha mai detto che nulla è come sembra? Che l'apparenza inganna? Tu ne sei la prova, guarda il tuo viso e guarda ciò che sei. E guarda il mio viso e imprimilo bene nei tuoi ricordi, perché sarà l'ultima cosa che vedrai, te lo assicuro. Lo minacciò finendo la frase in un sussurro. Aveva sempre detestato chi la giudicava secondo il suo aspetto ed era vero, solitamente tendevano a non prenderla sul serio, e sapeva che il vampiro si sentiva talmente potente da gonfiarsi di vanità e riempire la stanza delle sue parole vane che andavano dissolvendosi il secondo dopo, erano talmente inutili che Meghann ricambiò l'occhiata divertita, nemmeno lei gli stava dando tanto peso, facendo vibrare nell'aria il suono del bicchiere di cristallo e mantenendo poi un silenzio tale da riuscire a sentire persino il flebile rumore che le sue labbra producevano quando si poggiavano sull'orlo del bicchiere. Cominciava a sentire freddo, sembrava che da un momento all'altro sulla stanza era calato un gelo insopportabile per lei, era opprimente e per lei una terribile tortura, che fosse opera di qualche creatura? O piuttosto solo la sua immaginazione, che influenzata dalla tensione creava in lei queste impressioni.
Quella sensazione di freddo assoluto venne totalmente dimenticata quando il suo desiderio di staccare la testa al vampiro, sopraffece la sua ragione, facendole salire l'adrenalina in corpo e sfogando tutto con le solite lacrime, che occupata e concentrata com'era nemmeno sentiva sulle guance. Sentì intorno a se dei rumori, gorgoglii strani, voci di... donne (?) e lamenti come di incoraggiamento, si convinse che quei suoni tutto potevano essere tranne il frutto della sua immaginazione, non era raro che il suo cervello lavorasse di fantasia ma in quella situazione non era capace di ragionare pienamente, figurarsi se avrebbe dovuto anche permettersi il lusso di immaginare suoni mai sentiti. Il punto era che Meg cercava in tutti i modi di staccargli la testa con la sola forza delle mani ma non vi riusciva, era fisicamente troppo debole per affrontare un umano, che speranze aveva contro un vampiro? Si accorse che la sola arma che poteva usare era la sua luce, un intensa luce capace di sciogliergli il viso e rischiarare la stanza, ma non lo fece perché lui parlava ancora, e si lasciava trasportare dai gesti di Meg come ad arrendersi falsamente, come a volerla prendere in giro dicendole e sottintendendo che non valeva la pena neanche rispondere ai suoi attacchi perché non lo toccavano e non lo ferivano. E Meghann si infuriò. Più di prima cercò persino di prendere la rincorsa col braccio per strappargli il cuore dal petto, ma la sola idea la fece rinsavire poiché non era assolutamente da lei e non era nelle sue capacità farlo.
-"Sei una stolta! A pensare ancor di potermi uccidere! Ti rinchiuderò nelle segrete e poi andrò dalla Signora Cleary in persona e farò vedere a suo Marito quanto..QUANTO..possa far male vedere la propria consorte Godere come una lussuriosa donna di strada per mano d'un altro!" In risposta Meghann non riuscì a non mollargli uno schiaffo, quanto quanto a fondo poteva essere crudele, quanto immenso poteva essere l'odio che Meghann stava provando verso di lui? Era così che si sentiva un essere malvagio? Animato dall'odio e dalla vendetta per parole di uno che vale molto meno di lui? Così Meghann si agitava ascoltando la malvagità delle sue parole e assaporando il suo veleno per trasformarlo nel suo potendo così rigettarglielo contro. Sapeva ce in fondo Lestat non avrebbe più potuto rimanere passivo, essendo più forte di lei riuscì con estrema facilità a mettersi sopra di lei costringendola a stare ferma bloccandole entrambi i polsi così forte che sembrò avere delle catene a misura di bambino. Ciò non fermò Meg dall'agitarsi continuamente, non avrebbe permesso che quel lurido verme potesse ancora metterle le mani addosso, era già abbastanza così. Così, animata dall'istinto della sopravvivenza tentò in tutti i modi di distrarlo sputandogli sul collo.
-Mi fai schifo! Sei uno schifoso codardo che non sa far altro che rispondere agli ordini! Sei schiavo di Aro, schiavo di te stesso, schiavo delle apparenze. Arriverà il momento della tua fine Lestat e il Signore solo sa quanto ne godrò!disse infuriata dimenandosi da lui ma invano. Il fatto che parlasse così dei genitori le faceva salire il sangue al cervello, la faceva diventare ciò che non era. O era quella casa che stava facendo quell'effetto su di lei, si stava trasformando in un mostro senz'anima che gode e si nutre dell'odio dell'altro, doveva andare via da li, temeva davvero che non ne sarebbe uscita pura com'era sempre stata. Pregò mentalmente Dio di liberarla da quella situazione, pregò Dio non di mandarle qualcuno che la salvasse, ma di crearle un varco per uscire da quella casa, non poteva più sopportare il peso del disprezzo.
-"E perché no?! Intanto potrei proprio iniziare con Te!" Cosa... Proprio quello era ciò che Meghann non si aspettava, aveva completamente ignorato che una cosa del genere potesse accadere, voleva forse violentarla in quel divano? Voleva forse sbatterle in faccia che l'aveva dominata, che aveva avuto il corpo della donna del Fratello? Quanto in basso poteva cadere quell'uomo, che uomo non era, ma un semplice animale con l'anima corrotta e la bava alla bocca, feroce e istintivo, ma addomesticato al tempo stesso. Le sfiorò la guancia con un oggetto metallico ghiacciato almeno quanto la sua pelle, che al momento non riuscì ad identificare in preda alla paura e alla disperazione com'era. I suoi battiti cardiaci accelerarono così tanto e in così pochi secondi che ebbe paura che il cuore avrebbe potuto schizzarle fuori dal petto. pianse di rabbia e di paura, pianse per disperazione e per l'umiliazione che di li a poco avrebbe ricevuto, ma la paura... la paura avvolse il suo cuore e la sua anima rendendola debole e facile a qualunque tentativo di abuso lui avrebbe compiuto. Ormai Meghann stava diventando nient'altro che una femmina rassegnata nel suo corpo, non era più rigida e lo shock l'aveva fatta diventare inerme facendo quasi sembrare il suo corpo, un involucro vuoto, pronto per essere sfruttato da Lestat e da chiunque altro. Aveva completamente perso le speranze. l'unico segno di attività cerebrale era un eco lontano nella sua mente, una preghiera che man mano di veniva flebile come il battito del suo cuore, incredibilmente, tornato alla normalità.
-Aiutami Padre, aiuta tua figlia... Chiuse gli occhi lasciando che le lacrime potessero rigarle il viso, quasi incolore, pronta ad essere umiliata, pronta a morire.

-" Lestat! Basta così!" Un unico battito in più bastò a farla tornare in se. Quella voce tonante arrivò al suo orecchio come una tempesta nata all'improvviso in una giornata calda e soleggiata di primavera, inaspettata e allo stesso tempo attesa, grata e ingrata di sentirla e di sapere che Lui, l'unico essere notturno che avrebbe mai potuto amare, era ancora vivo. Aprì gli occhi di scatto fissando Lestat, incapace ancora di capire cosa era appena successo, e se da un lato era felice poiché lo avrebbe rivisto, dall'altro si domandò come potesse Dorian dare ordini al fratello che aveva tanto odiato. Insomma Meghann non aveva sognato quella sera alla Città Sotterranea, Dorian e Lestat erano pronti ad uccidersi l'un l'altro per i proprio interessi ed ora Dorian gli dava ordini? Che diavolo si era persa, che diavolo era successo? Meghann lo fissava per capire, scuoteva la testa incapace di intendere la situazione e cercava invano di leggere nella mente del vampiro biondo. La voce di Dorian, quella splendida, affascinante voce che sembrò esser cambiata per alcuni versi, non servì a far smettere Lestat di provare ad ucciderla, non era ancora finita. L'espressione del biondo cambiò, il sorriso sulla faccia era scomparso lasciando spazio ad un espressione ricca di furia che la spaventava più di qualsiasi altra creatura all'interno della sala. Il colorito di Meghann svanì totalmente fissando il suo volto e si sentì in mezzo secondo sbattere contro un muro, si fece male e gemette ad alta voce lamentandosi per la botta, come la prima volta con Dorian, adesso la medesima cosa sembrò ripetersi col fratello, che fosse tutto calcolato, che dovesse davvero ripetersi ogni cosa?
-" Lestat smettila. Hai svolto il tuo lavoro ora sta fermo.." Meghann sentì di nuovo la sua voce, questa volta meno chiaramente poiché la stretta sul collo di Lestat le impediva di respirare bene facendole sentire una terribile pressione sul volto dovuta alla mancanza di ossigeno.Fu assurdo per Meg notare come Lestat obbedì ai suoi ordini lasciandola scivolare sul pavimento. Lei si mise le mani sul collo cercando di riprendere il controllo del suo sistema respiratorio e della ragione perché davvero, si convinse che tutti in quella casa l'avrebbero fatta uscire di senno, e il ritorno di Dorian non era di certo un avvenimento che l'aveva estasiata, anzi col fatto che Lestat obbediva lui in Meg cominciarono a formarsi tanti piccoli dubbi e se in un primo momento era sicura della diversità di Dorian da Lestat in quel preciso istante dovette ricredersi capendo che qualcosa era cambiato, e lasciandola con l'amaro in bocca e la rassegnazione ancora una volta. Meghann Si alzò lentamente recuperando in fretta la stabilità e la vista che pochi secondi prima era offuscata, percependo così rumori, immagini e volti. Lo vide, vide Lui al centro del salone, lo vide bellissimo e dall'aspetto immutato, qualcosa in lei sembrò scoppiare, il cuore forse che riprese a battere con una velocità allarmante, ma lei lo ignorava, poteva anche morire di crepacuore ora che lo aveva rivisto. Ma i suoi occhi il suo sguardo... era così diverso, così freddo, e la sua anima così buia... non era il suo Dorian, era diverso eppure dove essere lui per forza anche perché, poggiato sulle sue spalle vide l'altro, il corvo, l'anima umana di Dorian che aveva visto attraverso lo specchio nella sua dimora a Londra, si mise una mano al petto vedendolo e sperò che almeno lui non fosse cambiato, ricordò quando lo stringeva fra le sue braccia, chissà se anche la sua parte umana era diventata fredda...
-Dorian... sussurrò più a se stessa che per farsi sentire da altri. Voleva abbracciarlo, voleva chiedergli scusa, voleva lui, ma realizzò che non era possibile, e maledisse se stessa perché si sentì in colpa, sapeva che tutto questo era colpa sua, ma Dorian avrebbe potuto evitare, di fare cosa questo doveva ancora capirlo.
-"Dorian dammi l'ordine! Dammi l'ordine di ucciderla e porterò a dovere questo Compito come tanti altri che mi hai chiesto di fare. Ordinami di farla a pezzi al posto tuo e per te non sarà più un problema.." Meghann rabbrividì a quelle parole spalancando gli occhi incredula. Scosse la testa e cominciò ad agitarsi spostandosi attraverso il muro e tremando come quando Lestat aveva provato a possederla, non poteva restare tranquilla perché non si fidava minimamente di quel vampiro dai capelli neri, Lestat aveva detto espressamente che Meghann per lui era un intralcio e come tale andava tolta di mezzo, e la cosa più grave era che Dorian non aveva detto nulla per contraddirlo, cosa era accaduto al ragazzo che amava, dove era andata a finire la sua anima, in quale oscuro meandro della casa? Ebbe paura perché penso che Dorian gli avrebbe permesso di ucciderla. Lestat stava praticamente pregando il Fratello di dargli l'ordine, Dorian era il fottuto capo della confraternita, non c'era altra spiegazione. Non capì cosa diamine stesse facendo Dorian a Lestat prima di vederlo scodinzolare come un cane felice e tranquillo.
-"Ci penso io.. non preoccuparti. Pensa a Claudia e Margot, procurati un gruppo e vai fuori.. il sole è quasi del tutto scomparso a l'orizzonte." Ci penso io... non preoccuparti. Meghann si accasciò contro il muro incredula della situazione in cui si trovava, intrappolata all'inferno con il Diavolo e il suo servo, in un labirinto senza uscita dove solo un miracolo l'avrebbe salvata. Ci avrebbe pensato Dorian ad ucciderla, benissimo, di male in peggio. Inizialmente non diede molto peso ai nomi femminili che citò poiché troppo occupata ad ansimare per la paura, era tutto un gioco per i membri di quella confraternita e si provi a indovinare chi è il giocattolo? Meg seguì poi con la coda dell'occhio Lestat andare via con due di quelle orrende creature che volevano saltarle addosso un quarto d'ora prima.
Un silenzio assordante investì l'enorme stanza per pochi minuti per poi essere spezzato dal, a quanto pareva, padrone di casa che nemmeno si era degnato di guardarla in faccia. Meghann poteva avere tutti i torti del mondo ma lui ai suoi occhi adesso era un codardo proprio come suo fratello, era giusto per lui dimenticare il passato e non guardare in faccia la realtà? Era così dura?
-"Seguimi.. andiamo in un luogo più tranquillo. Hai attirato già troppe l'attenzioni qui." Le disse freddamente come se la stesse convocando ad un colloquio, ma con chi pensava di avere a che fare? Perché era riuscito a distruggere tutto ciò che desiderava in un millesimo di secondo, perché aveva questo enorme potere distruttivo su di lei e nonostante tutto, continuava ad essere pazza di lui? Eppure nonostante volesse scappare via dovette seguirlo perché nemmeno lei poteva sfuggire a ciò che doveva accadere e per sua volontà o meno doveva affrontarlo, e non avrebbe avuto importanza se lui avrebbe affondato delle lame sul suo cuore, aveva torturato la sua anima dal primo istante in cui si erano incontrati ufficialmente, quella lontana notte a Wall street. In silenzio, lo seguì trascinando le sue gambe come se entrambe fossero costrette a trascinarsi dietro un grosso masso, gli occhi semi chiusi e lo sguardo basso, era indignata e sconfitta, ma per lo meno ancora viva. Ignorò completamente le creature che le stavano alle calcagna preoccupandosi solo di non perdere di vista le gambe del vampiro che aveva come unico punto di riferimento. Si strinse sulle spalle non appena lui si fermò e lei fece lo stesso rimanendo sempre a due passi di distanza da lui, entrarono in una stanza doppiamente più grande del salone e quando alzò lo sguardo il suo cuore un po' si riscaldò e la sue espressione mutò facendo scorgere nelle sue labbra un leggero sorriso. Era una biblioteca enorme, una di quelle in cui Meghann aveva sempre sonato di mettere piede, ma non in quella casa non con Lui. Seguì ancora una volta Dorian finché arrivarono ad una scrivania in cui lui si sedette prendendo posto davanti a lei e Meg rimase immobile, come Lestat o, quel punto, un altra delle qualsiasi creature che abitavano quella dimora in attesa di ricevere ordini.
-"Siediti pure.. qui almeno potremo parlare in pace senza le orecchie indiscrete di nessuno.." Provò in quell'istante, sentendo la durezza della sua voce quello stesso disprezzo che aveva provato in passato per lui, rinascere, risalire a galla bloccarle il respiro e la parola, e non aveva alcuna intenzione di parlare. Ci pensò lui ad incarcare la dose "..allora.. Meg. Senza tanti giri di parole.. perché sei qui? Cosa ti ha spinta così a fondo da entrare in queste mura?" Meghann serrò le labbra ancora con lo sguardo abbassato, si sedette sulla sedia e lo guardò con la coda dell'occhio notando la totale indifferenza di lui nei suoi confronti. Perché dargli quella soddisfazione? Perché obbedire ad uno come Lui? Poteva essere il capo di quelle creature e di Lestat ma non di certo il suo. Quindi Meghann si limitò a fare spallucce rispondendogli con un tono di voce calmo e neutro, ma in realtà traboccante di tristezza.
-Cosa te lo dico a fare... tanto non ti importa il reale motivo giusto? Ti importa solo la tua stupida pace, a quanto ho capito.. mormorò sommessamente. Chi sei tu..? Dov'è sepolto quello vero..? Chiese con disperazione ma sussurrata anche quest'ultima frase. Scosse la testa incapace di capire e cercò i suoi occhi desiderando di annegarvici come in passato, poi continuò rispondendo alla sua domanda.
-Che tu ci creda o no sono qui per caso... mi ero persa e ho bussato semplicemente per chiedere aiuto... Credo sia l'errore più grande e più stupido che abbia commesso... Disse l'ultima frase come se stesse pensando ad alta voce.
Alla fine non c'era nulla di più pericoloso di un amore dimenticato e di chi come Meg e Dorian erano nemici per la vita e amanti nel passato.


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