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lavoro pubblicato domenica 9 marzo 2014
ultima lettura martedì 25 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Un mondo nell'oscurità

di Rinkaku. Letto 568 volte. Dallo scaffale Fantasia

Seguito di "Artorias dell'Abisso", in questo secondo capitolo si conclude il viaggio del cavaliere verso e attraverso il famigerato e misterioso Abisso.

Arrivai a Oolacile in un paio di giorni e, con Sif al mio fianco, attraversai le mura della città.
Le strade erano deserte, i palazzi corrosi dalle fiamme e ormai ridotti in macerie.
Una fitta cortina di fumo e polvere riempivano l'aria, rendendola quasi irrespirabile.
Improvvisamente, una grossa creatura con in mano un pesante martello mi si parò davanti e, lanciando un urlo disumano, cercò di colpirmi.
Prontamente schivai il colpo e lo colpii a mia volta con la spada, infierendogli una lunga ferita alla schiena.
Questo urlò di nuovo, poco prima che Sif gli saltasse addosso azzannandolo al collo.
Osservandolo, notai che aveva le sembianze di un grande minotauro, le corna svettavano lunghe e forti sulla testa facendosi strada fra la massa di pelo che gli ricopriva tutto il corpo.
Facendo segno a Sif di seguirmi mi incamminai insieme a lui verso il castello, eliminando ogni creatura che mi si parava davanti con pochi colpi di spada.
Il luogo, quasi come il resto della città, era deserto e in rovina, corpi di uomini e donne erano sparsi ovunque fuori e all'interno della costruzione.
Non appena varcai la porta d'entrata l'odore di stantio e decomposizione colpì le mie narici, costringendomi a coprirmi il naso col braccio.
Girai rapidamente per le stanze del primo piano, che ospitavano le cucine, i bagni e la sala per i banchetti senza trovarci nulla che potesse ricondurmi a ciò che era accaduto.
L'intero castello era immerso nel silenzio, interrotto solo dal debole fruscio del vento e dai respiri miei e di Sif.
L'area era spettrale, le pareti erano semi distrutte, sporche di sangue raffermo, mobili e utensili ormai inutilizzabili, fogli sparsi ovunque sul pavimento della grande biblioteca, un tempo famosa per i testi di magia.
Quando salii al piano superiore riuscii a distinguere due figure nell'ombra. Erano alte e scheletriche, la pelle rossastra attaccata alle ossa, talmente tanto da poterne distinguere le forme. Indossavano abiti stracciati, come se una potente fiamma li avesse colpiti.
Quando si accorsero della nostra presenza si voltarono lentamente, lanciando gemiti di paura e terrore ma ci corsero incontro comunque, in mano tenevano delle spade dalla lama spezzata.
Caddero a terra rumorosamente sotto un solo colpo della mia lunga arma, senza spargere nemmeno una goccia di sangue e, insospettito sempre più, decisi di andare avanti con l'esplorazione.
D'un tratto, una voce giunse alle mie orecchie.
-E così sei finalmente arrivato qui, Sir Artorias.-
Quando mi voltai la vidi. Era appoggiata a una finestra spalancata, dietro di lei si intravedeva il cielo oscurato da numerosi nuvoloni scuri, che non lasciavano trasparire un solo raggio di luce.
-Hai visto cosa è in grado di fare l'Abisso? Ha colpito pochi giorni fa, in pochi minuti l'intero reame di Oolacile è stato invaso da queste immonde creature, bruciato e infine raso al suolo, insieme ai suoi abitanti. Questo male si sta diffondendo sempre di più, i morti tornano in vita, i demoni salgono dall'inferno e i draghi rischiano di tornare insieme ad essi sotto forma di non morti. Vai in quella stanza, là dove tutto è iniziato e poni immediatamente fine a tutto ciò.- Disse la donna incappucciata prima di svanire nel nulla, come nell'incontro precedente.
Volevo imprecare verso di lei con tutta la rabbia che avevo in corpo ma non c'era tempo per questo.
Esitante mi diressi verso la porta da lei indicata e, con cautela, la aprii.
L'interno era immerso nella più profonda oscurità.
Appena misi un piede all'interno sentii uno strano verso, come un ruggito provenire dal fondo della stanza e delle piccole luci rosse si illuminarono, dal nulla.
Sif iniziò a ringhiare.
Afferrai l'impugnatura della spada, tenendola stretta, pronto ad estrarla da un momento all'altro ma, senza alcun preavviso, un'enorme creatura mi si parò davanti spalancando le fauci e lanciando un ringhio ben più potente di quello del mio compagno di battaglia.
La creatura alzò quella che sembrava essere una sua zampa anteriore e me la scaraventò contro, facendomi scoprire che era due volte più grande di me e scaraventandomi contro un muro laterale.
Mentre mi rialzavo a fatica per il dolore sentii Sif ringhiare sempre di più, accanendosi contro la bestia e cercando di morderla ma questa sembrava essere nettamente in vantaggio.
Senza stare troppo a pensarci sfoderai l'enorme spada e mi lanciai all'attacco.
In quello sprazzo di luce riuscii ad intravedere le grosse e pesanti corna del mostro cadere a terra, sotto il peso della mia lama ma un potente colpo come quello precedente mi rispedì da dove provenivo.
Non feci in tempo a rialzarmi che vidi un enorme sfera di fuoco oscura volarmi contro.
Già sicuro di essere sul punto di morte chiusi gli occhi e mi abbandonai al mio destino ma, stranamente, non sentii alcun dolore.
Quando riaprii gli occhi la sfera era scomparsa e il medaglione argentato regalatomi da Ciaran brillava.
Sorridendo mi rialzai, fissai quelli che erano gli occhi della bestia e tornai all'attacco, schivando e parando con lo scudo ogni suo colpo, fino ad arrivargli alle spalle.
Mentre Sif cercava di tenerlo occupato io lo infilzai da dietro con la punta della spada.
La creatura non fiatò nemmeno, si limitò a girarsi verso di me, fissandomi con gli occhi colmi d'ira e mi attaccò stringendo l'enorme mano sinistra in un pugno che mi investì in pieno.
A causa del colpo andai a sbattere contro un mobile di ferro e un forte rumore di qualcosa che si rompeva sovrastò ogni rumore nella stanza.
All'inizio non me ne accorsi ma, provando a rialzarmi, scoprii che il mio braccio sinistro si era spezzato e penzolava come se non avesse più vita.
Noncurante del dolore impugnai la spada con la mano destra e mi lanciai contro la bestia, atterrando sulla schiena e infilzandolo di punta tra la testa e il collo.
Da l tutto avvenne in un attimo.
Come un'esplosione scaturì dal centro della stanza, colpendo tutto ciò che incontrava espandendosi e investendoci in pieno.
Sentii il corpo cedere, la mente spegnersi mentre i miei occhi fissavano il vuoto, in quei pochi secondi che passarono come a rallentatore. Sentivo il rumore dell'esplosione, il guaito di dolore di Sif e il sorriso malvagio della creatura. Capii di essere ormai spacciato per sempre.
Ripensai a Lordran, alla mia casa, ai miei compagni, agli altri cavalieri di Gwyn e, infine, a Ciaran.
Una lacrima rigò il mio volto, prima di venire inghiottito dal buio.

Mi svegliai lentamente, come da un coma profondo dal quale stavo uscendo dopo anni di oblio.
Attorno a me solo macerie e quelle che sembravano le pareti di una grotta.
Mi guardai meglio attorno e compresi di trovarmi in quello che era l'Abisso.
Non so bene come lo capii, fu, più che altro, una sensazione nel mio corpo e nella mia mente, come se qualcosa stesse cercando di comunicarmi che in quel luogo sarebbe accaduto qualcosa di importante e inevitabile, ma cosa?
Sif era seduto davanti a me e mi fissava con aria preoccupata. Istintivamente gli sorrisi e gli accarezzai la testa alzandomi. Il dolore al braccio sinistro tornò subito a farsi sentire, molto più forte di prima e decisi così di fasciarlo insieme a una lunga stecca di legno che trovai sul posto.
Rapidamente mi incamminai, seguendo l'unico sentiero possibile tra le scure pareti di pietra attorno a me.
Il cuore batteva sempre più forte nel mio petto, ero ormai stremato dalla battaglia precedente, il braccio mi doleva e la testa sembrava sul punto di scoppiare ma qualcosa mi teneva ancora in piedi, ma non avrei mai saputo dire cosa, a quel tempo.
Era come se il mio corpo fosse ormai morto da tempo, ma il mio cuore e i miei sentimenti continuavano a lottare per il destino di Lordran, per salvare il mondo e preservarlo così come lo conoscevo.
Sif, a fianco a me, aveva uno sguardo fiero, fisso verso il fondo di quel lunghissimo tunnel fatto di pietra e macerie che ci avrebbe portati entrambi a un destino sconosciuto. In quel tratto di strada ripensai a varie cose, al ritorno al castello ai sorrisi degli abitanti del regno intero e ai giorni di pace che avrebbero seguito quest'ultima battaglia, finchè non raggiunsi un'imponente porta nera, anch'essa fatta di pietra come tutto ciò che stava attorno a noi.
Essa era rifinita da varie decorazioni con al centro una specie di testa abilmente incisa e rifinita in ogni singolo dettaglio. Era raffigurato il volto della creatura.
Senza pensarci guardai un attimo Sif, sorridendogli e, senza perdere troppo tempo, spalancai il portone col suo aiuto, entrando in una gigantesca stanza.
Questa era immersa nel buio più totale, come se fosse la stanza più remota e terrificante dell'inferno, una stanza in cui nessuno dovrebbe entrare e da cui niente è mai uscito.
Attraverso l'oscurità riuscii a distinguere delle colonne spezzate sparse ovunque per quello che sembrava essere un'immensa sala del trono.
Ed ecco che arrivò il momento, un ruggito fece presto a farsi sentire, gli occhi rossi della creatura si accesero nell'oscurità come quelli del demonio prima che scateni la sua ira.
La creatura si liberò in un ruggito possente e maestoso, che rimbombò a lungo per il grande salone mettendo in guardia me ma soprattutto Sif.
Sfoderai subito la spada da dietro alla schiena, parando un colpo del gigantesco mostro che si lanciò come un fulmine verso di noi.
Il mio compagno schivò, arrivandogli rapidamente alle spalle e mordendogli la coda, in modo da darmi l'opportunità di colpirlo e non mi feci mancare l'occasione.
Vibrai un fendente dritto sul muso della bestia con quanta forza avevo in corpo ma una cosa mi preoccupava, la mia forza era nettamente diminuita.
Senza preoccuparmene schivai di lato un'enorme sfera di fuoco oscura e tornai a colpirlo al fianco destro, ferendolo lungo il braccio più piccolo.
Questo lanciò un urlo di dolore e Sif gli balzò addosso mordendolo con forza a uno degli occhi, dal quale sprizzò subito sangue scuro.
Contemporaneamente lo aggirai, colpendolo alla coda.
Io e Sif sembravamo, ormai, una cosa sola, una sola entità che combatteva contro quella creatura abominevole con lo scopo di ucciderla per sempre, usando a pieno ogni briciolo della nostra forza.
Improvvisamente il mostro si alzò sulle zampe anteriori, ruggendo e colpì il mio compagno, spedendolo contro un muro procurandogli una lunga ferita su una zampa.
Velocemente rinfoderai la spada e mi piazzai davanti a lui con lo scudo alzato, appena in tempo per parare una delle gigantesche sfere di fuoco del mostro.
-Tranquillo amico mio, riposa. Da qui in poi combatto io anche per te.- Dissi sorridendo al lupo che si faceva via via sempre più piccolo, conficcai lo scudo nel terreno davanti a lui a mi rialzai, sfoderando la spada e fissando la creatura dritta negli occhi.
Passò qualche secondo carico di silenzio e tensione finchè ognuno di noi si lanciò in corsa verso l'altro.
Nonostante il braccio rotto cercavo di affinare ogni mio senso, concentrandomi sui suoi colpi e parandoli uno dopo l'altro.
La mia spada infliggeva sempre più ferite sul corpo della bestia ma anche quest'ultima non voleva arrendersi e lasciarmi vincere facilmente, cercando di colpirmi in ogni modo.
Il medaglione che portavo al collo assorbiva ogni sua magia, rendendolo, però, sempre più infuriato finchè, al culmine della rabbia, non mi bloccò la spada con l'enorme mano e micolpì con l'altra, schiacciandomi poi il braccio rotto con tutto il peso del suo corpo.
Finii in ginocchio, il braccio del tutto in pezzi, sparso sul pavimento, la testa mi pulsava sempre più forte, il mio corpo era madido di sudore e il sangue colava copiosamente dalla mia fronte.
Fu proprio nel momento in cui l'enorme creatura mi sovrastò, alzando in alto il gigantesco pugno che qualcosa mi apparve e capii.
La donna incappucciata, l'anello, l'Abisso.
Un'infinita serie di immagini e momenti si sussegguivano nella mia mente.
Esplosioni, guerre, draghi. Il mio passato.
Felicità, pace, duri allenamenti e sorrisi. La fine della guerra.
Oscurità, perdizione, paura. L'Abisso.
E infine arrivò qualcosa che mai mi sarei aspettato.
Vidi ciò che sarebbe successo dopo tutto ciò.
Le streghe di Izalith riunite attorno a una fiamma, una gigantesca esplosione, urla terrorizzate miste a fiamme che corrodevano i loro corpi, trasformandoli in figure deformi. In seguito Gwyn, alla Fornace della Prima Fiamma, corroso dal Fuoco insieme all'esercito dei cavalieri che bruciavano insieme a lui. Il ritorno dei Draghi, la comparsa dei Non-Morti, rinchiusi in una regione remota, mostri di ogni genere che salivano dalla terra infestando Anor Londo e l'intero reame di Lordran e l'Abisso che, sempre più velocemente, ricopriva il mondo, gettandolo in un era davvero peggiore di quella dei Draghi.
Compresi di essere stato ingannato. Quella donna, quella maledettissima donna.
Mi aveva preso i giro sin dal primo momento, non avrei mai dovuto raccogliere l'anello, non avrei mai dovuto compiere quel viaggio per il regno, da lì era cominciato tutto.
Il rimorso cominciò a prendere possesso del mio corpo ma un pensiero, un solo e unico pensiero bastò per riportarmi alla lucidità. Il sorriso di Ciaran, nella prima delle notti che avevamo passato insieme, il sorriso che irradiava ogni mio giorno, rendendomi fiero di ciò che ero e, in seguito, di ciò che sarei diventato.
Io, quel giorno, ero diventato colui che aveva superato l'Abisso, combattendo con vigore e fierezza e morendo per il suo regno. Un sorriso si dipinse sul mio volto mentre le lacrime mi rigavano le guancia, cadendo sull'armatura di ferro un attimo prima che l'ultimo colpo della creatura mi togliesse la vita.

-Sif, Ciaran, compagni miei, combattete con onore, questa notte come ogni altra. Vi affido il destino di questa terra e dei suoi abitanti, combattete al mio posto, da ora in poi e vincete là dove io ho fallito.- Queste furono, per me, le ultime parole prima della morte.

In quello stesso momento, tutto ciò che avevo visto prima di morire si avverò.
Il mondo fu consumato dall'oscurità dell'abisso, i quattro Lord erano stati corrotti, il male aveva trionfato, la magia oscura era nata e cominciava a diffondersi e da qualche parte, nel mondo, una donna aveva compreso, purtroppo, la triste piega che gli avvenimenti avrebbero preso da lì a poco sul mondo e un ululato si unì al suo pianto, per un cavaliere che sarebbe stato presto dimenticato fatta eccezione per qualche voce, qualche leggenda o alcuni oggetti.



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