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lavoro pubblicato venerdì 7 marzo 2014
ultima lettura venerdì 12 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Artorias dell'Abisso

di Rinkaku. Letto 1830 volte. Dallo scaffale Fantasia

Questo testo spiega tutto ciò che non è stato raccontato nei minimi dettagli nella trama di Dark Souls riguardante l'episodio di Artorias. Ovviamente la storia è scritta dal mio punto di vista sulla faccenda e, detto ciò, vi auguro una buona lettura!

La guerra tra i draghi immortali e i Lord, appena conclusasi, era durata molto a lungo. Molti avevano perso la loro vita durante questa, altri erano saliti alla gloria, ricevendo onorificenze e titoli ma la verità era che tutti coloro che vi avevano preso parte avevano combattuto con onore, riuscendo a portare a termine lo sterminio della razza avversaria.
Appena conclusa la battaglia, un urlo di gioia e speranza si era alzato fra tutti i guerrieri presenti, in contemporanea con la caduta dell'ultima creatura rimasta.
I 4 Lord, ovvero la Strega di Izalith, Nito, Gwyn e il Nano Furtivo, alleati con Seath il Senza scaglie erano riusciti, finalmente, nella grande impresa e davanti ai loro regni si estendeva un lungo periodo di pace e serenità.
Vennero intonati canti di gloria, fuochi furono accesi nelle piccole città che cominciavano a sorgere e fu festa ovunque. I soldati tornarono dalle loro famiglie per prestare servizio a Gwyn, che divenne ufficialmente Re in quanto aveva guidato lui gli eserciti nella battaglia, ordinando la costruzione di Anor Londo, della Fortezza di Sen e del Santuario del Legame del Fuoco. Io, dal mio canto, non potevo fare molto, a quel tempo. Ero solo un cavaliere divenuto famoso grazie ad alcuni gesti eroici svolti durante quella che poteva essere denominata "La Grande Guerra del Fuoco" a mio parere. Grazie a ciò io, Artorias, ero divenuto uno dei quattro cavalieri al di Re Gwyn, sotto la supervisione di Ornstein l'Ammazza-draghi.
Quest'ultimo aveva, in poco tempo, superato ogni aspettativa, uccidendo numerosi draghi durante la guerra ma, in verità, non è di ciò che vi voglio raccontare. La vera storia comincia da molto più in là, quando l'Oscurità cominciò a inondare ogni angolo del mondo, portandolo nella perdizione.

Mi svegliai col sole del mattino, l'aria era fredda ma piacevole, i lunghi capelli blu riempivano il letto accarezzandomi leggermente il volto e solleticandomi le guance. Lentamente aprii gli occhi, sorridendo alla vista del corpo avvinghiato al mio braccio destro. Questa era Ciaran, mia compagna in armi e in amore ormai da lungo tempo. I suoi capelli biondi legati in una lunga treccia si mischiavano coi miei, il suo viso così vicino, bianco come la neve ma con delle rosse labbra morbide e perfette in ogni dettaglio. Le diedi un bacio sulla fronte e mi alzai, noncurante del gelido pavimento sotto i miei piedi, indossai l'armatura di ferro e allacciai scudo e spada dietro alla schiena.
Le sale del castello erano già piene di vita, i servi giravano per i corridoi sorridenti, salutandomi al mio passaggio e offrendomi diversi cibi per la colazione, le guardie che stavano davanti alle porte del giardino mi fecero svariate domande riguardanti le sessioni di allenamento e, non appena aprii le porte, Sif, mio compagno di battaglia e fedele lupo da compagnia, mi saltò addosso leccandomi la parte visibile della faccia attraverso l'armatura.
Erano, quelli, giorni felici per il grande regno di Lordran ma una strana sensazione invadeva il mio corpo, come se avessi un qualche presentimento su qualcosa.
Qualcosa di grande e pericoloso.
Nel frattempo, in lontananza, l'Oscurità cominciava a rigenerarsi e a rafforzarsi sempre di più ad insaputa di chiunque nel mondo.
I giorni passarono in fretta, fra duri allenamenti con la spada contro Ornstein o coi cavalieri del regno, tornei di scherma e momenti di riposo passati con Ciaran finchè, una notte, tutta la mia vita cambiò.
Il cielo era scuro, terso, la luna nascosta da strati di nuvoloni neri mentre ovunque regnava il silenzio, fatta eccezione solo per il debole vento. Una notte strana, quella.
Il mio sonno era agitato, scosso da strani incubi con creature che mai prima d'ora avevo visto, abitanti di un mondo quasi parallelo a quello attuale, peggiore addirittura di quello dei draghi, un mondo buio, tetro, senza inizio o fine, pieno di desolazione e paura.
Fu proprio in questo mondo parallelo che la incontrai, in sogno, per la prima volta.
Lunghi capelli neri sbucavano fuori da un lungo cappuccio che le copriva il volto, contornandole un viso chiaro come la luna ma dall'espressione assai triste. Mi venne incontro lentamente, sussurrando parole a me incomprensibili.
-Chi sei tu?- Provai a chiederle ma la mia voce sembrava svanire col vento, senza che arrivasse alle sue orecchie.
Un attimo di silenzio e poi parlò, cominciando a scomparire ma, della frase che pronunciò, riuscii a distinguere una sola parola: Abisso.
Mi svegliai di soprassalto, madido di sudore e solo nel mio letto. Mi guardai attorno con occhi attenti e vigili, ansimando e cercando di riprendermi. Cosa era successo? Chi era quella donna? Cos'era l'Abisso?
Mi tormentai con queste domande per settimane, mesi, senza trovare alcuna risposta ma avevo troppa paura per chiedere consiglio a Ornstein o a Re Gwyn. Dovevo pensarci da solo.
Decisi di partire, alla ricerca di chiarimenti, seguendo solo il mio istinto e portandomi dietro Sif.
Giunsi fino al Santuario del Legame del Fuoco, dove la dolce e gentile Natacia mi ospitò per qualche giorno, scendendo in profondità fino alla grande palude giungendo infine a Izalith, dove regnavano le sorelle del Chaos, insieme alla Strega con la speranza d trovare qualche informazione ma non riuscii a scoprire nulla nemmeno là da loro.
Deluso e amareggiato cambiai meta, dirigendomi verso le catacombe e le tombe dei giganti dove, pensavo, si sarebbe potuta trovare la donna del sogno ma nemmeno lì riuscii a risolvere nulla. Deluso ed amareggiato tornai verso Anor Londo, col morale in pezzi e il corpo stanco, deluso e col costante sentimento di inutilità addosso finché un giorno non arrivai di fianco a un grande albero forte e rigoglioso ai cui piedi vi si trovava qualcosa di piccolo, luccicante e semi-nascosto in mezzo all'erba.
Non appena mi avvicinai scoprii che questo era un piccolo e semplice anello, con un a pietra a forma di sfera e di colore verde.
Sul momento pensai che qualcuno lo avesse perso lì e lo misi all'indice destro.
Quando tornai al castello era ormai notte, le guardie pattugliavano con attività le mura di Anor Londo e alzarono le fiaccole non appena mi videro in lontananza.
Salutandoli debolmente per la stanchezza lasciai Sif e mi diressi verso le mie stanze.
Girando lentamente per i corridoi del castello li trovai vuoti, il silenzio riempiva l'aria.
Mi sentivo stranamente a disagio, pesante sotto l'armatura che ero ormai abituato a portare. Mi guardai attorno, girando su me stesso ma non notai nulla di strano. Una voce sussurrava piano nella mia testa, cos'era?
Qualcosa, in me, non andava, in quel momento. Il disagio aumentava e anche i sussurri, mi appoggiai a un muro, la testa mi scoppiava, le vene si gonfiavano e sentivo l'impulso di urlare per il dolore.
-Artorias?- Una voce dal nulla.
Mi girai, gli occhi sbarrati e il volto contratto in un'espressione di orrore e paura.
-C-Ciaran..?- Fu l'unica cosa che riuscii a dire, mentre il mio corpo e la mia mente ritrovavano la pace.
-Tutto a posto, Artorias..? Eri così strano...-
-Sì, tranquilla, sono appena tornato dal viaggio e sono un po' stanco.- Le risposi sorridendo e togliendomi l'elmo.
-Certo, lo immagino. Ci si rivede domani, allora.-
-Sì, a domani.- Dissi baciandole la fronte e poi le labbra, prima di voltarmi e dirigermi verso la mia camera da letto.
La notte passò in fretta e con tranquillità, ma un cattivo presagio continuava a perseguitarmi mentre, il mattino seguente, continuavo ad osservare l'anello.
-E così llo hai trovato, Sir Artorias.- Disse piano una voce accanto a me.
Appena mi voltai vidi alle mie spalle una figura alta, con un lungo mantello nero sgualcito, seduta sul davanzale della grande finestra che svettava al centro della stanza.
Mi ricordava molto una delle sorelle del Chaos, i suoi piedi erano nudi, del suo corpo non si intravedevano nemmeno le mani ma solo il volto, dal naso in giù, scurito dall'ombra proiettata dal lungo cappuccio.
Aveva delle dolci labbra rosse, il naso stretto e piccolo e le guance rosee svettavano sul volto pallido, il tutto contornato da un mento perfettamente ovale, senza alcuna imperfezione.
-Ti è piaciuto il mio regalo?- Parlava con estrema calma e, anche se non li vedevo chiaramente, teneva gli occhi fissi nei miei.
-Questo anello...E' tuo?- Le domandai con stupore.
-Sì, un piccolo regalo per te.- Rispose.
-Perchè lo hai fatto?-
-Aspetta. Lascia che sia io a farti qualche domanda, prima. Sei stato per caso tormentato da un presentimento, in questi ultimi giorni? Qualcosa che ti ha spinto a compiere un fugace viaggio attraverso le terre dei Lord?-
-I...Io..-
-Beh, quel sentimento è vero. I draghi sono stati sconfitti ormai da molti anni, ma quello che sta per arrivare ora è molto, molto peggio....L'era che porterà con sé sarà la peggiore che abbia mai colpito queste terre e non potrà essere evitata. Solo tu, Artorias del Lupo, potrai impedirlo.-
-Come? Come posso io, un semplice cavaliere di Re Gwyn, impedire tutto ciò? Io non sono nulla se non un servitore!- Esclamai al limite dell'incredulità, cercando di non alzare troppo la voce per non attirare l'attenzione di qualcuno nei paraggi ma fu comunque difficile trattenere questi sentimenti.
-Tu? Tu non sei un semplice cavaliere, tu sei Artorias, l'unico che può attraversare l'Abisso e, credimi, riuscirai a superare questo compito, portando la salvezza, di nuovo.-
-Se ciò che dici è il vero....Come posso compiere un'impresa simile?-
-E' semplice, dirigiti verso il reame di Oolacile, là troverai la principessa di quel regno e l'entrata per l'Abisso, superalo e troverai il suo creatore, grazie al dono che ti ho fatto riuscirai a sorpassarlo incolume ma ora è arrivato, per me, il momento di andare.-
Aspetta! Dimmi il tuo nome..- Le dissi piano prima che questa uscisse dalla finestra, correndole incontro.
-Artorias, il mio nome è nei tuoi pensieri ormai da molto tempo e, vedrai, lo ricorderai a tempo debito. L'unico mio rimpianto è di lasciare un uomo come te in questo modo....La tua pelle così liscia, i tuoi chiarissimi occhi dello stesso colore di un lago dalle acque calme e limpide, i tuoi capelli così brillanti e il tuo corpo così ben temprato da numerose battaglie....Arrivederci, Sir Artorias, mi ricorderò di te, come l'uomo che ci salvò tutti.- E, detto questo, scomparve, gettandosi fuori nel vuoto.

Rapidamente indossai l'armatura, presi spada e scudo e misi tutto ciò che poteva servirmi in un resistente borsone di cuoio che mi caricai in spalla e uscii dalla mia stanza, la mente piena di pensieri che si univano in uno solo: Distruggere l'Abisso.
Ma potevo davvero fidarmi di quella donna? Le sue parole erano convincenti, ma ero davvero io quello in grado di salvare tutti? Ero io, colui che avrebbe portato la salvezza nell'era del fuoco? Tutti questi pensieri andavano in contrasto con quello principale ma decisi comunque di dirigermi verso Oolacile, ora che conoscevo quale era la meta di questa storia non volevo lasciarmi sfuggire alcuna occasione.
All'improvviso mi si parò davanti Ciaran, teneva la sua tipica maschera bianca in una mano mentre l'altra era stretta al petto. I suoi occhi curiosi mi osservavano dal basso e, io, cercai di non distogliere lo sguardo da lei, facendola diventare, così, sempre più curiosa.
-Come mai quel borsone Artorias? Non mi dirai che stai di nuovo per partire, sei tornato appena ieri dal precedente viaggio!- Esclamò indignata.
-Tranquilla, questo durerà molto poco e, quando tornerò, potremo finalmente vivere assieme e avere una famiglia insieme.- Le risposi sorridendole con dolcezza.
-Cosa intendi dire, Artorias?- Domandò guardandomi ora con paura.
-Qualcosa sta per attaccare. Qualcosa di oscuro e sconosciuto, ben più potente dei draghi che combattemmo tempo fa e, questa volta, non sarà semplice.-
-Fammi venire con te! Ti prego, non lasciarmi sola così!- Gridò lei all'improvviso.
-Ma Ciaran...!-
-Sono anche io un cavaliere di Gwyn! Ti prego, non lasciarmi sola! Non di nuovo...- Disse crollando a terra in ginocchio, tenendo la maschera sul viso per coprirrlo ma calde lacrime le caddero sul collo.
-Ciaran...Non temere, io tornerò da te il più presto possibile e non ti lascerò mai più, questa è una promessa, amore mio ma, purtroppo, nessuno all'infuori di me può compiere questo viaggio, ti prego di credere in ciò che ti sto dicendo.- Le dissi dolcemente, abbracciandola e stringendola al mio petto, sicuro delle mie parole.
I suoi singhiozzi cessarono di colpo, sentendo il battito calmo del mio cuore che, per lei, erano sempre stati di aiuto e conforto nelle notti che passavamo insieme.
-Artorias...-
-Dimmi, Ciaran.-
-Prendi questo, ti porterà fortuna durante il tuo viaggio e ti aiuterà a tornare qui sano e salvo.- Disse lei mettendomi al collo un pendente argentato, che indossava sempre lei.
-Grazie mille, tornerò il prima possibile.- E, detto questo, mi alzai, baciandola sulle labbra.
Il sole brillava alto su Lordran, quel giorno e i fiori riempivano di colore e profumo i giardini di Anor Londo, ovunque la gente sorrideva felice e ignara della disgrazia che incombeva su tutti loro e che, presto, avrebbero conosciuto con terrore ma io ciò non lo sapevo, quello era appena l'inizio del mio viaggio verso l'Abisso e del mio futuro che, piano piano, di giorno in giorno, sarebbe diventato una leggenda.



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