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lavoro pubblicato giovedì 6 marzo 2014
ultima lettura mercoledì 30 settembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

la storia di Claudio,Alice e Nadia

di ilcartaiomatto. Letto 770 volte. Dallo scaffale Amore

La storia totale di Claudio,Alice e Nadia.Tre racconti che ne narrano la storia fantastica e quasi surreale. Un padre che vede una figlia mai potuta vivere fino in fondo.

“UN PADRE SENZA CORAGGIO”

Mi chiamo Claudio, ho 42 anni e una vita normale. Ho una figlia di 18 anni che è la mia gioia e vivo con lei. Molti tentativi di formare una famiglia , compreso quello con la madre di mia figlia, ma tutti falliti miseramente. Si vede che non fa per me avere una famiglia; poter vivere una vita serena e una quotidianità normale. Sembrerei una persona come tante altre ma tutti abbiamo qualcosa o qualcuno in fondo al cuore ; un ricordo , un profumo , un odore che non vuole andare via. Oppure uno scheletro nell’armadio che nessuno sa , che sappiamo solo noi.

Ecco questo mio scheletro nell’armadio, questo ricordo che non se ne vuole andare e che non voglio se ne vada dalla mia mente iniziò nel 1992 in Friuli. Ero lì a fare il militare e dovevo starci ancora 10 mesi. Conobbi lei, Alice, a gennaio del 1992 in una libera uscita. Come tutte le sere o quasi, ero uscito con dei colleghi per fare un giro nel centro della città. In un locale dove ci siamo fermati per una birra ho visto Alice; sguardo magnetico e fisico imbarazzante da quanto era perfetto. Oddio perfetto visto da un ragazzo di 20 anni che è lontano da casa. Ci siamo conosciuti, abbiamo parlato molto e poi da giovani che eravamo gli ormoni impazziti hanno fatto il resto. Siamo finiti a letto in casa sua un pomeriggio piovoso mentre i suoi non c’erano. Non è stata né la prima volta per me né tantomeno per lei; è stato piacevolmente sorprendente l’affinità che abbiamo avuto fin dal primo momento che nudi , ci siamo trovati di fronte; nessuna paura nessun timore, nessun imbarazzo , solo tanta complicità . L’imbarazzo c’era ogni volta che finivamo , li quasi ci vergognavamo dei nostri corpi nudi e tutto l’imbarazzo possibile finiva in una grande risata mentre ci rivestivamo. Possiamo dire che stavamo insieme ; io ogni due giorni ero in libera uscita e lei passava a prendermi e andavamo in giro e poi a casa sua. Sua madre mi piaceva molto e anch’io piacevo molto a lei pur non essendo friulano. Suo padre era un uomo tutto d’un pezzo , mai un sorriso mai una parola in più dei saluti di rito, ma tanto rispetto sia da parte mia sia da parte sua. C’era anche un fratello più piccolo, che vedeva in me un fratello più grande. Una famiglia normale come era normale la mia; solo che ero lontano da casa 450 km e ci tornavo ogni 90 giorni. Purtroppo non si poteva tornare a casa prima e quindi passavo quei 90 giorni che mi separavano dalla sospirata licenza un giorno di guardia e il giorno seguente libero. 45 giorni liberi , lontano da casa e apparentemente senza nulla da fare; Alice era capitata a proposito, con lei avevo quasi tutti i giorni occupati specie in estate; si andava a Lignano Sabbiadoro al mare e si stava li fino a sera per poi andare a casa sua a cenare. Dopo cena di solito si stava nella sua camera a guardare la tv oppure a far giocare il fratello. I giorni del servizio militare, praticamente un servizio inutile, così passavano molto più in fretta e i dieci mesi che mancavano da gennaio non sembravano più così lontani e lunghi. Andava tutto a meraviglia con Alice e con la sua famiglia; la madre continuava ad adorarmi ed è per questo che più avanti si comporterà in un determinato modo con me.

Il tempo passa in modo molto regolare e la “relazione” con Alice funziona sempre di più e inizio a pensare cosa succederà quando tornerò a casa a fine novembre di quell’anno. Ci rivedremo ancora? Ci perderemo di vista come succede spesso nei rapporti a distanza? Erano domande che mi facevo molto spesso ma vedevo che le cose con lei andavano bene e quindi questi dubbi scomparivano momentaneamente. Tutto bene fino a metà settembre, tempo in cui Alice sparisce e non si fa più sentire. Un giorno, due giorni, una settimana e inizio a preoccuparmi non vedendola e sentendola più. Penso a tutto e a niente , non capisco cosa possa essere successo ; non ho fatto niente di male, non ho detto niente di male eppure lei non c’è più. Un giorno , in una giornata libera , vado a casa sua e trovo la madre che guardandomi con molta tristezza mi dice che Alice non vuole più vedermi. Chiedo spiegazioni più soddisfacenti ed esce il padre a dirmi con molta meno tristezza che non mi devo fare più vedere. Continuo a non capire ma mi rassegno, ho solo 20 anni , anzi no non mi rassegno e faccio in modo di vederla prima o poi per chiederle che cosa è successo per un comportamento del genere. Passa un mese interminabile, in caserma sono sempre nervoso, rischio di prendere giorni di rigore per aver mancato di rispetto ad un ufficiale ma non mi interessa molto di tutto questo. Nei giorni “liberi”, cerco ogni modo per vederla o fare in modo di vederla ma non c’è nulla da fare, fino a che un giorno mi cerca lei in caserma e mi dice che mi deve parlare. Non ci credo, finalmente posso chiedere quelle risposte che non ho avuto né dai suoi né tantomeno da lei. Arriva il giorno aspettato da più di un mese, ci vediamo in bar in centro ; arrivo e lei è li al tavolo, il nostro tavolo dove ci mettevamo sempre ovviamente se era libero. E’ bellissima come al solito ma ha lo sguardo triste; mi siedo e subito le chiedo come sta. Lei ha lo sguardo triste e impietrito, non mi risponde ma vedo le mani che tremano; gliele prendo fra le mie e le chiedo con una dolcezza che non mi apparteneva all’epoca che cosa stesse succedendo. Lei senza guardarmi inizia a piangere e stringe la mia mano, poi alza lo sguardo e mi dice di aspettare un bambino. Non so cosa pensare, non so più cosa dire. Il gelo entra in me e inizio a farfugliare qualcosa ma le parole non escono dalla mia bocca. Io padre? A 20 anni? E chi lo dice ai miei? E come faccio con il bambino? Tutte cose che ho pensato ma che non ho mai detto. Le ho chiesto solo che intenzione avesse e lei sempre tra le lacrime mi disse che lo avrebbe tenuto. Non so se ero più felice o più triste; mi sarei aspettato una risposta diversa da lei ma ero felice lo stesso. La mia felicità durò poco quando lei mi disse che suo padre non voleva che io riconoscessi il figlio perché Alice doveva sposarsi tra un anno con il figlio di un suo conoscente. Mi salì una rabbia tremenda e l’impulsività dei miei 20 anni esplose in tutta il suo fragore. Come poteva permettersi di dirmi una cosa del genere, io volevo riconoscere mio figlio volevo far parte della sua vita; era stato un caso, un errore, uno sbaglio ma volevo metterci rimedio o meglio volevo essere un “padre” e volevo prendermi cura di mio figlio e di Alice. Lo dissi a lei che mi diede ragione ma doveva fare quello che diceva suo padre. Prima di andarmene le chiesi se sua madre fosse d’accordo con il padre e lei mi disse di no ma non poteva fare niente di più. Me ne andai da quel bar con l’amarezza nel cuore e la rabbia nell’anima. Non avrei voluto un figlio a quell’età ma sapevo che lo avrei voluto comunque in età abbastanza giovanile. Era successo perché non accelerare il processo per diventare padre?.

Il mese che doveva passare fino al congedo è stato forse il più lungo della mia vita, non passava mai; ma alla fine passò e mi congedai a fine novembre. Cercai di contattare Alice e la sua famiglia ma senza grossi risultati fino a che dieci giorni dopo il congedo mi arrivò a casa una lettera dalla madre di Alice che mi spiegava che non era d’accordo con il pensiero di suo marito ma che non poteva opporsi al suo volere. Ero un bravissimo ragazzo ma senza un presente e con un futuro incerto , il futuro marito di Alice era figlio di un noto imprenditore triestino e il padre di Alice voleva il meglio per sua figlia. Non dissi niente ai miei volevo dimenticare tutto e tutti, non avevo voglia di fare niente ma mi buttai a capofitto nel lavoro precario che mi attendeva. Arrivò l’anno 1993 e arrivò il momento in cui Alice avrebbe dovuto partorire; io avevo notizie dalla madre che mi aggiornava su tutto. E finalmente il 20 giugno arrivò lei ,la piccola Nadia. Ero felicissimo era domenica e non stavo nella pelle. Era nata una bambina che era per un pezzettino anche mia. Ma la felicità svanì presto e al suo posto montò una rabbia tremenda , la stessa che mi colse quel giorno al bar quando Alice mi disse di aspettare un bambino. Chiamai la madre di Alice che mi disse che sia lei che la bambina stavano bene e alla mia richiesta di venire a trovarla mi diede subito il suo benestare chiedendomi però molta discrezione. Avevo abbandonato l’idea di fare la guerra al padre di Alice e a malincuore avevo abbandonato l’idea di poter crescere mia figlia insieme ad Alice. Andai a trovarla portandole un piccolo regalino per Nadia. Arrivai in ospedale proprio nel momento più sbagliato che avessi mai potuto scegliere; erano presenti sia suo padre che il suo futuro marito , si sarebbero sposati nel settembre prossimo. Appena mi vide Alice rabbuiò lo sguardo ma al mio sorriso ricambiò con uno dei suoi magnifici e migliori sorrisi e sono convinto ancora oggi che il suo attuale marito un sorriso così per lui non l’ha mai avuto. Il padre mi squadrò ma capì subito che non ero venuto con la voglia di creare problemi; mi salutò ,mi diede la mano e mi invitò a salutare Alice. Io , per tutti, ero un suo amico e così rimase per sempre.

Due anni dopo quell’episodio impattante per me , nacque mia figlia, la gioia della mia vita. La crebbi con tutto l’amore che avrei dato alla piccola Nadia e fino ad ora mi sembra di aver fatto un attimo lavoro anche se non sono riuscito a darle una famiglia “completa”. Cercai sempre notizie di Nadia, andai a vederla tramite Alice un paio di volte nei primi tre anni di vita. Andai alla sua comunione, alla cresima e fui presente anche quando due anni fa si diplomò al liceo linguistico. Lei mi conobbe e le fui presentato il giorno della sua cresima ; quel giorno ebbi l’unica possibilità di poterla abbracciare. La madre e Alice fecero di tutto per fare in modo che quell’abbraccio non fosse disturbato da nessuno. Ero emozionato, il cuore mi batteva fuori dal petto, avrei voluto dirle tante cose tra cui anche “ ciao Nadia sono il tuo papà”, ma non era giusto rovinare l’armonia che c’era in quella famiglia. La abbracciai e in quell’abbraccio misi tutto il mio amore , tutto il mio “essere un padre nascosto”; durò mezzo minuto l’abbraccio ma una vota finito vidi nei suoi occhi una luce diversa e mi chiesi se avesse capito quello che c’era nel mio stringerla a me.

Tornai a casa e la prima cosa che feci fu quella di abbracciare mia figlia e in quel abbraccio misi le stesse cose che misi in quello con Nadia. Lei non potrà mai essere mia mentre “mia figlia” sarà per sempre mia.

So che Nadia è partita per l’Inghilterra dove starà per circa tre anni per studiare e approfondire le lingue. Ha 21 anni ormai e non passa giorno che non mi alzi la mattina e pensi di andare all’aeroporto e di prendere un aereo che mi porti da lei. Trovarla , riabbracciarla e dirle tutto finalmente.

Ma mi manca il coraggio,

quel coraggio che avrei dovuto avere molti anni fa ,

quel coraggio che mi è mancato molte altre volte nella vita,

quel coraggio che forse non mi merito.

NADIA

Ieri sera non ero in formissima. Capitava spesso negli ultimi tempi e questo mi faceva molto pensare. Mi sono messo a guardare la tv sperando in qualcosa di carino da vedere ma come al solito ho dovuto rinunciare dopo poco la visione per la straziante offerta che i canali tv mi proponevano. L’avevo vista, ero riuscito a vederla e ad abbracciarla; un’emozione indescrivibile. Mi ero dovuto inventare una scusa con la mia compagna per andare a trovarla e avevo dovuto dare un sacco di spiegazioni quando sono tornato indietro. Ma tutta questa rottura di scatole non era niente se paragonata alla felicità di quell’incontro. Quando seppi che potevo incontrare Nadia, per un momento , pensai che il cuore mi scoppiasse dal petto. L' avevo vista nascere ma poi per vari motivi non ero mai riuscito a vederla; avevo notizie sporadiche dalla mamma di Alice, che mi informavano sulla crescita della piccola. Il primo giorno di asilo, il primo giorno di scuola e tutte queste notizie se vogliamo banali che per me assumevano un significato particolare.

Avevo organizzato tutto nei particolari più piccoli ; al lavoro avevo preso il sabato libero e avevo deciso di partire con calma il sabato pomeriggio, arrivare a Trieste in serata e pernottare in un hotel che avevo già prenotato. La domenica mi sarei alzato presto e avrei contattato la mamma di Alice per sapere dove facevano la Cresima. L’avrei vista e non sapevo cosa fare o cosa dire; ci avevo pensato molto nelle settimane precedenti e tutto quello che avevo pensato era risultato o troppo complicato o troppo scontato. Dovevo sempre tenere conto dell’età di Nadia e non volevo sicuramente rovinarle un giorno speciale. Partii il sabato pomeriggio con il treno e per tutto il viaggio non feci altro che pensare all’indomani. Non ero pronto per quell’incontro anche se era quello che avevo sempre desiderato. L’impossibile che era diventato possibile, un raggio di sole che squarciava la nubi e che mi dava quello che non avevo potuto avere negli anni passati. Forse sarebbe stato più facile incontrarla quando era più piccola, sarebbe stato più facile giocarci insieme a 4 o 5 anni che vederla adesso. Ma ora forse era il tempo giusto ; avevo deciso di non fare una domanda alla nonna di Nadia e se la risposta fosse stata quella che credevo non avrei detto niente. Arrivai a Trieste alle venti più o meno e mi diressi subito verso l’hotel che avevo prenotato; mi persi un paio di volte, non perché non sapessi dove andare , ma perché il pensiero era fisso a Nadia; finalmente avrei potuto esaudire uno dei miei desideri più grandi che avevo.

Cenai con una pizza e una birra in una pizzeria che si chiamava “pizzeria Milano” giusto per restare in tema e iniziai a camminare su un viale e mentre camminavo pensavo; pensavo a domani, pensavo ad Alice. Chissà come era cambiata, non la vedevo da una vita e avevo una voglia matta di parlare con lei, sapere della sua vita e raccontarle della mia. Passeggiai per circa un’oretta e poi tornai verso l’albergo e sorpresa delle sorprese trovai ad aspettarmi la mamma di Alice. Non era cambiata molto anche se erano passati molti anni, sempre una bellissima donna anche se l’età cominciava ad avvicinarsi ai 60. Con mia sorpresa mi abbracciò e mi baciò sulla guancia. Avevo sempre saputo del suo affetto per me , ma non mi vedeva da molto e aveva avuto questa accoglienza nei miei confronti. La salutai con calore anch’io, in fondo lei era stata sempre l’unica a darmi notizie di Nadia e sapevo che mi voleva bene; andammo in un bar che conosceva lei,un bel locale molto caratteristico e non molto frequentato a quell’ora. Ordinammo due the e iniziammo a parlare. Le chiesi subito di Nadia e lei mi tranquillizzò e mi disse che stava benissimo un po’ emozionata ma stava bene e mentre me lo diceva tirò fuori una foto che mi diede in mano. Non potevo crederci era una foto di Nadia anche abbastanza recente; era bellissima. Notai delle somiglianze con mia figlia e riconobbi alcuni tratti tipici della mia famiglia. Quei capelli lunghi e liscissimi erano gli stessi di Alice. Quegli occhi grandi e “castanissimi” erano invece miei. Mi scese una lacrima quando la vidi. Mi chiese della mia vita, se fossi sposato se avessi dei figli e le raccontai che convivevo da molti anni e che avevo una figlia due anni più piccola di Nadia. Avrei voluto chiamarla Nadia ma la mia compagna si era opposta dicendo che era un nome che non le piaceva. Le chiesi di Alice, come stava come viveva se era felice. Le si rabbuiò lo sguardo per un attimo ma tornò quasi subito sereno; mi disse che Alice stava bene e che era felice ma scorsi in quelle parole una non verità. Non penso fosse una bugia ma penso non fosse completamente la verità. Le dissi che non ci credevo e così mi spiegò che da qualche anno Alice era in guerra con il padre e che stava pensando alla separazione . Le feci la domanda che avevo in mente sul treno e le chiesi se Nadia era felice con il suo papà. Il suo volto si illuminò,in quel momento sapevo che qualsiasi cosa mi avrebbe detto sarebbe stata la verità. Mi disse che stravedeva per il padre e che era felicissima con lui; infatti era preoccupata per l’eventuale separazione tra Alice e suo marito; non voleva che Nadia soffrisse per una separazione forzata con il padre. Era la risposta che volevo sentire e nel contempo quella che non avrei mai voluto sentirmi dire. Nadia era felice , non avevo nessun diritto per rovinarle la vita e la felicità, ci avrebbe forse già pensato Alice separandosi dal marito. Congedai la nonna di Nadia e me ne andai a letto non prima di averla ringraziata per essere passata a trovarmi. Mi disse che domani forse non ci sarebbe stata occasione per parlare e quindi aveva trovato un motivo per uscire e parlarmi di persona oggi, forse anche per testare le mie intenzioni alla vigilia della Cresima. Sapeva che non avrei mai fatto niente per rovinare la festa ma forse aveva bisogno di rassicurazioni . Mi preparai per andare a dormire non prima di aver preparato tutti i vestiti per l’indomani. Avevo portato un bel completo di Zegna, nero con una camicia rosso bordeaux e una cravatta a tono. Preparai tutto sulla sedia e mi misi a letto ; chiamai la mia compagna a casa per sapere come stava mia figlia e poi mi addormentai.

La sveglia suonò alle nove e mi alzai subito. Mi vestii con i jeans del giorno prima e scesi a fare colazione. La chiesa dove avrebbero celebrato le Cresime non era lontana e la funzione sarebbe iniziata alle 11; avevo tutto il tempo di prepararmi e di andare con calma in chiesa. Mi sarei messo in fondo e avrei cercato di riconoscere Nadia confrontandola con l’immagine che sua nonna mi aveva mostrato ieri sera. Feci una colazione molto abbondante , stranamente avevo fame; forse una fame nervosa. Tornai in stanza e iniziai a vestirmi e mentre lo facevo ripassavo mentalmente tutte le azioni che avrei dovuto fare cercando di non sbagliarne neanche una. Era complicatissimo cercare di non commettere errori; avrei visto Alice dopo molti anni , dovevo essere molto gentile ma non troppo affettuoso, avrei visto il padre e lì dovevo trattenere molta rabbia e molta acredine nei suoi confronti. Avrei visto probabilmente il marito di Alice e dovevo sembrare un vecchio amico di sua moglie senza far trapelare nulla e avrei sicuramente rivisto la madre di Alice e con lei potevo lasciarmi andare un attimo di più senza far capire ci eravamo già visti la sera prima.

Lasciai l’albergo alle 10.20 chiedendo al gestore se potevo lasciare la borsa fino alla sera , quando sarei tornato per riprenderla e poi andare in stazione. Non ci furono problemi anzi mi guardò e mi disse “buona giornata”. Non penso sapesse nulla di ciò che stavo per andare a fare ma quell’augurio mi rallegrò . Mi incamminai verso la chiesa constatando che le scarpe erano l’unica cosa a cui non avevo pensato in modo maniacale come viceversa avevo fatto con tutto il resto del mio vestiario;ci avrei pensato dopo alle scarpe. Arrivai davanti alla chiesa e la mia attenzione fu subito attirata da tutta quella gente davanti al sagrato; madri , padri, nonni e familiari vari che attendevano l’arrivo dei ragazzi. Confusione totale che però faceva il suo bel effetto. Arrivarono i ragazzi in processione con il Don ed entrarono tutti in chiesa; avevano tutti quella tunica bianca e sembravano tutti fratelli a vederli da lontano. Appena entrati tutti i ragazzi e appena entrati tutti i parenti mi diressi anch’io verso l’entrata della chiesa. Entrai e vidi un posto un po’ isolato ma da dove si poteva vedere benissimo l’altare e, anche se non benissimo,tutti i ragazzi e le prime quattro o cinque file di parenti. Mi misi in quel posto cercando per tutta la durata della funzione di riconoscere Nadia e Alice ma non mi riuscii. Per fortuna la funzione finì e prima che tutti uscirono , mi diressi verso la porta e uscii dalla chiesa. Cercai subito l’indirizzo che mi aveva lasciato la mamma di Alice su dove avrebbero mangiato e festeggiato; cercai nelle tasche sicuro di averlo a portata di mano. Eccolo! Lo avevo trovato; era una specie di villa con ristorante annesso dove erano soliti festeggiare comunioni, cresime , matrimoni e qualsiasi ricorrenza. Non ero invitato al pranzo quindi aspettai un po’ prima di andare in quella villa. Mi fermai in una pizzeria da asporto e mangiai un trancio di pizze decisamente buono , tentando di non sporcarmi come mi succedeva di solito; obiettivo centrato , non mi ero sporcato.

Era tempo di avviarmi , presi un taxi e mi diressi verso la villa. Avevo un misto di nervosismo ed emozione dentro di me e mi tremavano le mani.

Arrivai , scesi dal taxi e mi diressi all’entrata non prima di aver avvisato via telefono la madre di Alice del mio arrivo. Mi venne incontro dopo poco dicendomi che era felice di vedermi e di essere felice del fatto che all’ultimo non avessi cambiato idea. Ci incamminammo verso l’entrata della villa e inaspettatamente prese il mio braccio come se fossi un suo carissimo parente ; era stato veloce e improvviso che non avevo potuto reagire a questo e forse non avrei neanche voluto farlo. Incontrammo molte persone durante il nostro cammino e lei non mancò di presentarmi come un grandissimo amico di Alice. Poi mi disse una cosa che non sapevo: nessuno a parte lei sapeva della mia venuta, nemmeno Alice. Francamente pensavo che lei lo sapesse ma la madre mi disse che non sapeva come Alice avrebbe reagito alla notizia; poteva reagire benissimo come poteva reagire malissimo. Ora la mia tensione era arrivata a livelli record, quella notizia mi aveva scosso; e se avesse reagito male? Se non mi avesse voluto vedere e non mi avesse permesso di vedere Nadia? Non ci dovevo pensare , ormai ero li e dovevo “ballare”. Entrammo nella sala principale e ci venne incontro l’unica persona che non avrei voluto vedere per prima: il padre di Alice. Mi squadrò dalla testa ai piedi ; non mi ero mai sentito inferiore a lui ma in quel momento mi sentii così piccolo. Feci un respiro e tesi la mano che venne presa e stretta da lui in modo molto energico ; risposi con la stessa energia e più stringevo quella mano più ritornavo ad essere “normale” e non mi sentivo più inferiore. Disse di essere contento di vedermi ma non ci volle un genio a capire che non era vero, accettai la bugia e ricambiai con la stessa frase e con la stessa bugia mal celata. La madre visto l’imbarazzo che si stava creando tagliò corto e mi portò via da lui. Eccola la vedevo ed era bellissima come l’ultima volta che la avevo vista; Alice era splendida, una visione celestiale. Me l’ero cercata di immaginare ma non così bella,quel vestito color salmone le dava un’aria così semplice ma i suoi lineamenti erano sempre da gran “nobildonna”. Ci avvicinammo e finalmente mi vide; rimase imbambolata come “la mucca che vede il treno” , guardò me , guardò la madre e nel suo viso comparve un sorriso tanto grande quanto stupito. Ci venne incontro e mi salutò; non sapeva se stringermi la mano o abbracciarmi e io da gentiluomo la tolsi dall’imbarazzo e la abbracciai non forte ma con decisione. Lei ricambiò quell’abbraccio e nell’orecchio mi disse:” perché non sapevo che tu venivi oggi”?. E io le risposi sussurrandole che era merito o colpa della madre. Cercò con lo sguardo il padre ma la anticipai dicendole che lo avevo già salutato. Mi lasciò un attimo da solo e scappò con la madre lontana; vidi che stavano parlando in modo amichevole e guardavano tutte e due in una direzione. Mi voltai anche io verso quel punto che stavano fissando loro e vidi Nadia. Era lei , era quasi uguale alla foto che avevo visto ieri sera; era bellissima in un vestitino bianco e rosa. La cosa che mi colpì subito erano i capelli “castanissimi” e lunghissimi. Ebbi un sussulto, era a pochi metri da me e io ero impietrito. Tornarono Alice e la madre e mi dissero di aspettare un attimo che avrebbero trovato un momento per presentarmela. Dissi alla madre di fare con calma , non volevo forzare nessun comportamento e avrei avuto il tempo di rilassarmi un po’ anch’io. Passarono molti minuti e per me furono come ore, e finalmente arrivò Alice che mi disse di seguirla. Andai con lei per mano e mi portò in un angolo di un’altra sala; mi disse di aspettarla li e di fidarmi di lei. Sembrava mi avesse portato lontano da tutti per non farmi vedere da nessuno ma dopo poco arrivò e con lei c’era Nadia. Mi presentò come Claudio un amico molto caro alla mamma; eccolo il momento tanto atteso non potevo fallire, non potevo bloccarmi. La salutai prendendole la mano e lei strinse la mia; non c’era sensazione che in quel momento poteva rendermi più felice. Sentii un brivido che partiva dalla mano percorreva tutto il braccio e arrivava alla schiena ,era un brivido che avevo provato solo alla nascita di mia figlia. Chiesi il permesso a Nadia di abbracciarla per farle gli auguri per la cresima e inaspettatamente fu lei a venirmi incontro con le braccia aperte. Non persi l’occasione e l’abbracciai e vidi lo sguardo di Alice dietro di lei; era uno sguardo pieno di amore e di emozione. Quell’abbraccio durò 30 secondi più o meno ma per me durò un’eternità. Cercai di trasmettere a Nadia tutto quello che volevo dirle ma che non le avrei mai detto; anche lei mi stringeva forte .Volevo dirle che ero il suo papà che l’amavo tanto, che finalmente ero lì davanti a lei e che finalmente potevo abbracciarla. Volevo dirle che non mi ero dimenticata di lei, che la sognavo tutte le notti,che ogni sera in una mia preghiera chiedevo il meglio per lei. Volevo dirle tante cose ma non era giusto; mi presi quell’abbraccio come ricompensa per tanti anni di silenzio e di sofferenza . L’abbraccio finì e subito dopo arrivò il padre di Nadia,che la chiamò; Nadia si girò e corse incontro a lui ,lo abbracciò e lo baciò. Ecco quello che volevo vedere , Nadia felice con il suo papà. Mi alzai e dissi ad Alice che dovevo andarmene perché avevo il treno. Mi abbracciò e mi disse :” grazie di essere venuto”. Le sorrisi e insieme alla madre andai verso l’ingresso chiedendo se era possibile chiamarmi un taxi per andare all’albergo. Il taxi arrivò , salutai la madre di Alice e salii. Andai in albergo presi la borsa , mi cambiai e mi diressi in stazione a prendere il treno. Il viaggio di ritorno fu un unico grande video nella mia mente di quell’abbraccio. Mi ricordai ogni piccolo movimento del viso di Nadia,ogni gesto ,ogni piccolo dettaglio su come era vestita. Per tutto il viaggio rividi in un loop continuo il nostro momento ; quello che io avevo sempre aspettato e quello che lei non aveva capito ma era giusto così.

Arrivai a casa e fra le urla della mia compagna cercai mia figlia e la abbracciai; lei non capì il mio abbraccio ma lo ricambiò . La “mia Nadia” era lei , la mia unica ragione di vita era lei.

Nadia sarebbe rimasta per sempre un bellissimo ricordo e anche se non l’avrei più rivista non mi sarei mai dimenticato quel giorno; il giorno in cui potei vedere e tastare con mano il MIO POCO CORAGGIO.

CLAUDIO,ALICE E NADIA …… LA FINE.

Dopo l’incontro alla cresima, il tornare a casa non era più la stessa cosa. Avevo visto la “mia “ bambina e i sentimenti che avevo dentro erano molto forti. A casa avevo mia figlia che mi aspettava e che di li a due anni avrebbe fatto anche lei la cresima; la mia gioia era al massimo del possibile livello, in una scala da 1 a 10 era 15. Neanche le grida e gli sbraiti della mia compagna riuscivano a scalfirla. La mamma di Alice mi chiamò il giorno dopo il mio ritorno per chiedermi del viaggio di ritorno e per rassicurarmi, la mia visita non aveva traumatizzato in alcun modo Nadia anzi era rimasta molto colpita dal mio abbraccio e appena me ne sono andato mi ha cercato perché avrebbe voluto farmi vedere la casa e giocare un po’ con me. A dir la verità sono sempre risultato simpatico ai bambini piccoli o di media età; forse per il mio fare molto da “bambinone”. Mi spiacque molto sentire questo, se lo avessi saputo sarei rimasto di più e avrei esaudito i desideri di Nadia.

La mia vita continuava , il lavoro, la mia famiglia ma soprattutto mia figlia a cui dedicavo tutto il tempo libero possibile. Tutto normale,tutto troppo normale. Il ricordo di quella domenica non mi lasciava e in fondo era l’unico ricordo che avevo sia di Alice che della piccola Nadia. Ma una sorpresa mi si stava preparando all’orizzonte. Circa un mesetto dopo l’incontro con Nadia, mi arrivò a casa una lettera; era scritta con una calligrafia che mi era familiare, era quella della mamma di Alice. La misi da parte anche perché in quel momento avevo delle problematiche molto particolari e perché non capivo il senso di quella lettera,ma sapevo che sicuramente non era importantissima o urgentissima. La misi sopra il mobile del soggiorno e non ci feci più caso e cercai di risolvere le mie problematiche familiari. Mio padre era venuto a mancare da poco,mia madre era molto scossa da questo e noi ci siamo avvicinati a lei per alleviare un po’ il suo dolore. Sinceramente mi ero dimenticato della lettera quando la mamma di Alice mi chiamò e mi chiese se avessi ricevuto una lettera da parte sua; caspita, mi ero dimenticato la lettera. Le dissi che la avevo ricevuta ma che non credendo fosse importante la avevo lasciata su un mobile. Non la sentii contrariata ma mi disse soltanto di aprirla che avrei avuto una sorpresa. Non capivo il senso della “sorpresa”, che cosa poteva esserci di così sorprendente in una lettera scritta da lei?. Finì la telefonata ed andai ad aprire la lettera. Non ci potevo credere………..la lettera era scritta da Nadia e dentro c’era una sua fotografia scattata alla cresima dove eravamo raffigurati io e lei ; io inginocchiato mentre ero di fronte a lei prima di quel famoso abbraccio. Chi la aveva scattata? Non mi interessava in quel momento. Mi isolai in bagno e mi misi a leggere la lettera. Nadia mi aveva scritto ; mi diceva che aveva avuto piacere che la fossi andata a trovare, che le ero piaciuto anche se avevo troppa barba e che la prossima volta che ci fossimo visti mi avrebbe mostrato la sua casa e la sua cameretta. In fondo come firma c’era il suo nome , il mio e in mezzo un cuore. Non so come lei avesse inteso quel cuore , per me era il cuore di un padre e di una figlia e una anzi più di una lacrima scesero sul mio viso. Misi subito la foto nel portafoglio nello stesso scomparto dove avevo anche la foto di mia figlia e le lettera la misi dentro un libro che stavo leggendo in quel momento. Era una bellissima sorpresa e avrei voluto ringraziarla per averci pensato e per avermi pensato. Chiamai il giorno dopo la mamma di Alice e la ringraziai per avermela mandata e lei si commosse sentendo la mia voce rotta da un pianto di gioia .

Da quel giorno mi fece sempre avere notizie di Nadia, sapevo che faceva nuoto e pallavolo, sapevo che aveva scelto il liceo linguistico e sapevo che ogni tanto chiedeva ad Alice di me , come amico della mamma quindi amico anche suo. Stava crescendo e il tempo passava ; me ne accorgevo da come cresceva mia figlia. In fondo avevano e hanno solo due anni di differenza e ho sempre pensato a come avrebbero potuto trovarsi bene insieme. Mia figlia arrivata alle superiori scelse il liceo artistico e la cosa mi piacque molto e mi diede molta serenità. Avevo due “figlie” in due licei molto particolari. La mia vita familiare si stava piano piano sgretolando sotto la mie mani e se fino ad un certo punto ci avevo messo sempre una pezza per mettere in pari la situazione, ora non mi andava più di farlo e la situazione stava degenerando in un lento quanto inesorabile “fiume lento”.

Stavo con la mia compagna per mia figlia e questo non mi fa onore; ma non volevo che soffrisse per una separazione che doveva avvenire ormai in modo quasi matematico. Portai avanti quella relazione stanca e ormai morta dal punto di vista dell’amore fino a che ce la feci poi , visto anche il malessere di mia figlia me ne andai via e lei venne con me.

La vita nuova o la nuova vita era iniziata bene, lontano dalla mia compagna e per tutti era migliorata. Avevo notizie di Nadia puntuali e non poterle condividere con nessuno mi faceva stare male. Era stata promossa in tutti gli anni delle superiori con la media dell’otto ogni anno, studiava tre lingue ed era molto brava. Conosceva anche un po’ di “slavo” ma quello era dato dalla vicinanza ai paesi ex jugoslavi. Seppi che per i 18 anni aveva fatto una festa al casinò di Nova Gorica e che si era ubriacata. Era arrivato il momento del suo diploma; avevo deciso di andare a vedere i risultati e così feci. Partii una mattina , presto e mi diressi verso Trieste e arrivato andai presso il liceo . Arrivato cercai subito i cartelloni e poi la sua classe. 92/100 la migliore di tutta la scuola ,la migliore della sua classe. La cercai quasi in modo automatico,cercai il suo viso anche se erano molti anni che non la vedevo. Ovviamente non la trovai ma la mia soddisfazione e la mia gratificazione erano a livelli altissimi. Una signora mi vide molto eccitato e soddisfatto e mi chiese quale fosse mia figlia ; risposi in modo automatico e le indicai la riga di Nadia e lei , sgranati gli occhi, mi fece i complimenti. Ci ho pensato dopo; poteva essere una signora che conosceva Alice e il marito e avrei fatto una misera figura, ma chi se ne frega. In quel momento non pensavo a niente ; avrei voluto solamente abbracciare Nadia e dirle “ bravissima sei la mia più grande soddisfazione”. Ma sapevo che anche se fosse stata li non avrei mai pronunciato quelle parole neanche sotto tortura.

Chiamai la mamma di Alice dicendole che ero a Trieste e lei mi diede appuntamento per l’ora seguente presso un bar vicino alla stazione. Mi vide prima che io vedessi lei e mi abbracciò più calorosamente dell’ultima volta che la avevo vista. Ci sedemmo in un tavolino un po’ appartato e parlammo molto. Le raccontai che mi ero separato e che stavo vivendo una nuova vita forse un po’ vota dal lato sentimentale ma molto piena dal punto di vista genitoriale. Scoprii che Alice si era separata un anno prima ; era stata una separazione molto dura e molto traumatica per lei, molto molto meno per Nadia. Anche se voleva molto bene al padre non voleva più che Alice soffrisse in una situazione che le stava ormai stretta da anni. Le dissi che mi dispiaceva moltissimo per lei e che mi sarebbe piaciuto rivederla , ma che purtroppo mi sarei fermato ancora poche ore li a Trieste. La mamma prese il cellulare e mandò un sms. Non capii subito a chi lo avesse inviato; io speravo l’avesse inviato alla nipote invece di li a 10 minuti arrivò Alice. Sempre SPLENDIDA, una quarantenne che molti ventenni si sarebbero sognati. Sgranai gli occhi quando non vidi quei suoi bellissimi capelli lunghi e lisci ma aveva un viso così bello che qualunque taglio le sarebbe stato bene. Notai degli stranissimi occhiali, che lei non aveva mai portato. Erano allungati e bianchi , ma nel complesso le stavano bene. Mi vide , mi alzai, la abbracciai e ci risedemmo. Le dissi subito che mi dispiaceva per la sua separazione e che eravamo nella stessa barca vista la mia precedente separazione. Senza dire una parola estrasse il cellulare e cercò di fare una chiamata ma il numero cercato era irraggiungibile, così inviò un sms. Mancava solo il padre a quella bella riunione di “famiglia”. Mi stavo alzando per andare via quando da lontano vidi Alice , con i capelli lunghi e un bellissimo sorriso. Come facevo a vedere Alice se era li con me al tavolo? Non ci potevo credere, era Nadia, l’ avevano chiamata e l’avevano fatta venire qui da me. Arrivò con un sorriso che avrebbe rallegrato anche la morte in persona. Non sapevo cosa dire o cosa fare ma lei , come l’altra volta, mi tolse dall’imbarazzo parlando per prima. “Ciao Claudio come stai”?. Quelle parole mi echeggiarono nella mente; si ricordava chi ero .Il tempo per me si fermò e ritornai con la memoria a quell’incontro alla sua cresima, a quell’abbraccio con una bambina di 11 anni ; ora era una donna di 19 anni alta , bellissima e fotocopia della madre. Le risposi che stavo bene e mi venne d’istinto di cercarla per un abbraccio. Lei si fece trovare e ricambiò con entusiasmo il mio abbraccio prima timido e poi sempre più fiducioso. Le feci i complimenti per il diploma appena conseguito e le chiesi quali erano ora i suoi progetti futuri. Mi disse che sarebbe partita dopo l’estate per Londra per fare un approfondimento linguistico dell’inglese e del francese che sarebbe durato tre anni , poi forse, gli Stati Uniti. Guardai Alice e vidi la tristezza nei suoi occhi a quelle parole, la avrebbe persa anche lei adesso e sarebbe rimasta sola.

Mi congedai da loro perché il treno mi chiamava e dovevo essere a casa per le sette di sera. Abbracciai nell’ordine, la mamma di Alice sussurandole all’orecchio “grazie”, poi abbracciai Alice accarezzandole i capelli più corti ma sempre bellissimi e per ultima abbracciai Nadia. Volevo che il suo profumo fosse l’ultimo a restarmi addosso. Volevo che le sue mani fossero le ultime che stringevano le mie. Sul treno nel viaggio di ritorno non feci che pensare che probabilmente quella era stata l’ultima volta che avrei visto Nadia. Ero un “padre” felice. E ora questa mia felicità la dovevo riversare , come d’altronde avevo fatto sempre , su mia figlia in modo ancora più marcato.

Questa è la fine del racconto di Claudio, Alice e Nadia.

Sarà una storia ispirata ad una storia vera o sarà una storia completamente inventata?

Vi lascio il dubbio.



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