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lavoro pubblicato giovedì 6 marzo 2014
ultima lettura martedì 13 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Claudio,Alice e Nadia...........la Fine

di ilcartaiomatto. Letto 437 volte. Dallo scaffale Amore

Dopo l’incontro alla cresima, il tornare a casa  non era più la stessa cosa. Avevo visto la “mia “ bambina e i sentimenti che avevo dentro erano molto forti. A casa avevo mia figlia che mi aspettava e che di li a due anni .....

Dopo l’incontro alla cresima, il tornare a casa non era più la stessa cosa. Avevo visto la “mia “ bambina e i sentimenti che avevo dentro erano molto forti. A casa avevo mia figlia che mi aspettava e che di li a due anni avrebbe fatto anche lei la cresima; la mia gioia era al massimo del possibile livello, in una scala da 1 a 10 era 15. Neanche le grida e gli sbraiti della mia compagna riuscivano a scalfirla. La mamma di Alice mi chiamò il giorno dopo il mio ritorno per chiedermi del viaggio di ritorno e per rassicurarmi, la mia visita non aveva traumatizzato in alcun modo Nadia anzi era rimasta molto colpita dal mio abbraccio e appena me ne sono andato mi ha cercato perché avrebbe voluto farmi vedere la casa e giocare un po’ con me. A dir la verità sono sempre risultato simpatico ai bambini piccoli o di media età; forse per il mio fare molto da “bambinone”. Mi spiacque molto sentire questo, se lo avessi saputo sarei rimasto di più e avrei esaudito i desideri di Nadia.

La mia vita continuava , il lavoro, la mia famiglia ma soprattutto mia figlia a cui dedicavo tutto il tempo libero possibile. Tutto normale,tutto troppo normale. Il ricordo di quella domenica non mi lasciava e in fondo era l’unico ricordo che avevo sia di Alice che della piccola Nadia. Ma una sorpresa mi si stava preparando all’orizzonte. Circa un mesetto dopo l’incontro con Nadia, mi arrivò a casa una lettera; era scritta con una calligrafia che mi era familiare, era quella della mamma di Alice. La misi da parte anche perché in quel momento avevo delle problematiche molto particolari e perché non capivo il senso di quella lettera,ma sapevo che sicuramente non era importantissima o urgentissima. La misi sopra il mobile del soggiorno e non ci feci più caso e cercai di risolvere le mie problematiche familiari. Mio padre era venuto a mancare da poco,mia madre era molto scossa da questo e noi ci siamo avvicinati a lei per alleviare un po’ il suo dolore. Sinceramente mi ero dimenticato della lettera quando la mamma di Alice mi chiamò e mi chiese se avessi ricevuto una lettera da parte sua; caspita, mi ero dimenticato la lettera. Le dissi che la avevo ricevuta ma che non credendo fosse importante la avevo lasciata su un mobile. Non la sentii contrariata ma mi disse soltanto di aprirla che avrei avuto una sorpresa. Non capivo il senso della “sorpresa”, che cosa poteva esserci di così sorprendente in una lettera scritta da lei?. Finì la telefonata ed andai ad aprire la lettera. Non ci potevo credere………..la lettera era scritta da Nadia e dentro c’era una sua fotografia scattata alla cresima dove eravamo raffigurati io e lei ; io inginocchiato mentre ero di fronte a lei prima di quel famoso abbraccio. Chi la aveva scattata? Non mi interessava in quel momento. Mi isolai in bagno e mi misi a leggere la lettera. Nadia mi aveva scritto ; mi diceva che aveva avuto piacere che la fossi andata a trovare, che le ero piaciuto anche se avevo troppa barba e che la prossima volta che ci fossimo visti mi avrebbe mostrato la sua casa e la sua cameretta. In fondo come firma c’era il suo nome , il mio e in mezzo un cuore. Non so come lei avesse inteso quel cuore , per me era il cuore di un padre e di una figlia e una anzi più di una lacrima scesero sul mio viso. Misi subito la foto nel portafoglio nello stesso scomparto dove avevo anche la foto di mia figlia e le lettera la misi dentro un libro che stavo leggendo in quel momento. Era una bellissima sorpresa e avrei voluto ringraziarla per averci pensato e per avermi pensato. Chiamai il giorno dopo la mamma di Alice e la ringraziai per avermela mandata e lei si commosse sentendo la mia voce rotta da un pianto di gioia .

Da quel giorno mi fece sempre avere notizie di Nadia, sapevo che faceva nuoto e pallavolo, sapevo che aveva scelto il liceo linguistico e sapevo che ogni tanto chiedeva ad Alice di me , come amico della mamma quindi amico anche suo. Stava crescendo e il tempo passava ; me ne accorgevo da come cresceva mia figlia. In fondo avevano e hanno solo due anni di differenza e ho sempre pensato a come avrebbero potuto trovarsi bene insieme. Mia figlia arrivata alle superiori scelse il liceo artistico e la cosa mi piacque molto e mi diede molta serenità. Avevo due “figlie” in due licei molto particolari. La mia vita familiare si stava piano piano sgretolando sotto la mie mani e se fino ad un certo punto ci avevo messo sempre una pezza per mettere in pari la situazione, ora non mi andava più di farlo e la situazione stava degenerando in un lento quanto inesorabile “fiume lento”.

Stavo con la mia compagna per mia figlia e questo non mi fa onore; ma non volevo che soffrisse per una separazione che doveva avvenire ormai in modo quasi matematico. Portai avanti quella relazione stanca e ormai morta dal punto di vista dell’amore fino a che ce la feci poi , visto anche il malessere di mia figlia me ne andai via e lei venne con me.

La vita nuova o la nuova vita era iniziata bene, lontano dalla mia compagna e per tutti era migliorata. Avevo notizie di Nadia puntuali e non poterle condividere con nessuno mi faceva stare male. Era stata promossa in tutti gli anni delle superiori con la media dell’otto ogni anno, studiava tre lingue ed era molto brava. Conosceva anche un po’ di “slavo” ma quello era dato dalla vicinanza ai paesi ex jugoslavi. Seppi che per i 18 anni aveva fatto una festa al casinò di Nova Gorica e che si era ubriacata. Era arrivato il momento del suo diploma; avevo deciso di andare a vedere i risultati e così feci. Partii una mattina , presto e mi diressi verso Trieste e arrivato andai presso il liceo . Arrivato cercai subito i cartelloni e poi la sua classe. 92/100 la migliore di tutta la scuola ,la migliore della sua classe. La cercai quasi in modo automatico,cercai il suo viso anche se erano molti anni che non la vedevo. Ovviamente non la trovai ma la mia soddisfazione e la mia gratificazione erano a livelli altissimi. Una signora mi vide molto eccitato e soddisfatto e mi chiese quale fosse mia figlia ; risposi in modo automatico e le indicai la riga di Nadia e lei , sgranati gli occhi, mi fece i complimenti. Ci ho pensato dopo; poteva essere una signora che conosceva Alice e il marito e avrei fatto una misera figura, ma chi se ne frega. In quel momento non pensavo a niente ; avrei voluto solamente abbracciare Nadia e dirle “ bravissima sei la mia più grande soddisfazione”. Ma sapevo che anche se fosse stata li non avrei mai pronunciato quelle parole neanche sotto tortura.

Chiamai la mamma di Alice dicendole che ero a Trieste e lei mi diede appuntamento per l’ora seguente presso un bar vicino alla stazione. Mi vide prima che io vedessi lei e mi abbracciò più calorosamente dell’ultima volta che la avevo vista. Ci sedemmo in un tavolino un po’ appartato e parlammo molto. Le raccontai che mi ero separato e che stavo vivendo una nuova vita forse un po’ vota dal lato sentimentale ma molto piena dal punto di vista genitoriale. Scoprii che Alice si era separata un anno prima ; era stata una separazione molto dura e molto traumatica per lei, molto molto meno per Nadia. Anche se voleva molto bene al padre non voleva più che Alice soffrisse in una situazione che le stava ormai stretta da anni. Le dissi che mi dispiaceva moltissimo per lei e che mi sarebbe piaciuto rivederla , ma che purtroppo mi sarei fermato ancora poche ore li a Trieste. La mamma prese il cellulare e mandò un sms. Non capii subito a chi lo avesse inviato; io speravo l’avesse inviato alla nipote invece di li a 10 minuti arrivò Alice. Sempre SPLENDIDA, una quarantenne che molti ventenni si sarebbero sognati. Sgranai gli occhi quando non vidi quei suoi bellissimi capelli lunghi e lisci ma aveva un viso così bello che qualunque taglio le sarebbe stato bene. Notai degli stranissimi occhiali, che lei non aveva mai portato. Erano allungati e bianchi , ma nel complesso le stavano bene. Mi vide , mi alzai, la abbracciai e ci risedemmo. Le dissi subito che mi dispiaceva per la sua separazione e che eravamo nella stessa barca vista la mia precedente separazione. Senza dire una parola estrasse il cellulare e cercò di fare una chiamata ma il numero cercato era irraggiungibile, così inviò un sms. Mancava solo il padre a quella bella riunione di “famiglia”. Mi stavo alzando per andare via quando da lontano vidi Alice , con i capelli lunghi e un bellissimo sorriso. Come facevo a vedere Alice se era li con me al tavolo? Non ci potevo credere, era Nadia, l’ avevano chiamata e l’avevano fatta venire qui da me. Arrivò con un sorriso che avrebbe rallegrato anche la morte in persona. Non sapevo cosa dire o cosa fare ma lei , come l’altra volta, mi tolse dall’imbarazzo parlando per prima. “Ciao Claudio come stai”?. Quelle parole mi echeggiarono nella mente; si ricordava chi ero .Il tempo per me si fermò e ritornai con la memoria a quell’incontro alla sua cresima, a quell’abbraccio con una bambina di 11 anni ; ora era una donna di 19 anni alta , bellissima e fotocopia della madre. Le risposi che stavo bene e mi venne d’istinto di cercarla per un abbraccio. Lei si fece trovare e ricambiò con entusiasmo il mio abbraccio prima timido e poi sempre più fiducioso. Le feci i complimenti per il diploma appena conseguito e le chiesi quali erano ora i suoi progetti futuri. Mi disse che sarebbe partita dopo l’estate per Londra per fare un approfondimento linguistico dell’inglese e del francese che sarebbe durato tre anni , poi forse, gli Stati Uniti. Guardai Alice e vidi la tristezza nei suoi occhi a quelle parole, la avrebbe persa anche lei adesso e sarebbe rimasta sola.

Mi congedai da loro perché il treno mi chiamava e dovevo essere a casa per le sette di sera. Abbracciai nell’ordine, la mamma di Alice sussurandole all’orecchio “grazie”, poi abbracciai Alice accarezzandole i capelli più corti ma sempre bellissimi e per ultima abbracciai Nadia. Volevo che il suo profumo fosse l’ultimo a restarmi addosso. Volevo che le sue mani fossero le ultime che stringevano le mie. Sul treno nel viaggio di ritorno non feci che pensare che probabilmente quella era stata l’ultima volta che avrei visto Nadia. Ero un “padre” felice. E ora questa mia felicità la dovevo riversare , come d’altronde avevo fatto sempre , su mia figlia in modo ancora più marcato.

Questa è la fine del racconto di Claudio, Alice e Nadia.

Sarà una storia ispirata ad una storia vera o sarà una storia completamente inventata?

Vi lascio il dubbio.



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