ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato giovedì 6 marzo 2014
ultima lettura lunedì 18 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La figlia sfortunata

di enzobombardieri. Letto 641 volte. Dallo scaffale Fiabe

Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE MicrosoftInternetExplorer4 C’era una volta una donna molto ...

C’era una volta una donna molto ricca che aveva sette figlie, una più bella dell’altra.

Era da qualche tempo arrivata l’età da marito, ma nessuno si presentava a chiedere la mano delle ragazze. La madre non sapeva spiegarsi il motivo e per questo decise di andare a chiedere consiglio a una maga.

Questa consigliò la donna di osservare come dormissero le figlie. La sera

lasciò che figlie si addormentassero e poi andò a vedere come dormivano e si accorse che la maggiore dormiva con un braccio penzoloni.

La mattina dopo si recò dalla maga e riferì quanto aveva visto e questa le disse: “ Quella ragazza ti porta la sfortuna in casa, se vuoi maritare le altre, devi mandarla via.”

Figuratevi come rimase la donna che tornò a casa piangendo perché non aveva il coraggio di cacciare da casa la figlia, ma per il bene delle altre decise di affrontare la situazione e di dire tutto alla figlia maggiore.

Questa rispose che era giusto che lei se ne andasse così le sorelle potevano trovare lo sposo.

La madre le fece una cintura imbottita di soldi e le diede dei viveri, l’abbracciò, pianse con lei e si salutarono.

La figlia partì e dopo tanto camminare giunse in un paese e chiese alloggio per la notte a un vasaio. – Puoi dormire nella mia bottega, ma stai attenta a non rompere i miei vasi. E se ne andò a casa.

La ragazza si buttò su dei sacchi e siccome era molto stanca, si addormentò.

Quando giunse, la mezzanotte arrivarono tanti diavoletti e ruppero tutti i vasi. La ragazza si raccolse in un cantuccio e pensava che avrebbero bastonato anche lei, ma i diavoli, dopo aver fracassato tutto, se ne andarono.

La mattina dopo il padrone della bottega vedendo quel disastro rimproverò aspramente la ragazza che non tentò di giustificarsi, perché sicuramente non l’avrebbe capita, ma pagò il danno e se ne andò.

Lungo il cammino incontrò un pastore e gli chiese se poteva prepararle una giacca con una pelle di pecora.

- Ci vorrà una settimana per fare questo lavoro – disse il pastore.

- Tu preparala che fra una settimana ritornerò e te la pagherò – rispose la ragazza e se ne andò.

Si recò al mercato e chiese a una venditrice se poteva darle un po’ di lavoro.

-Certo - rispose la donna – comincia ad aiutarmi a mettere la frutta nelle cassette.

E così passò il giorno. L’indomani la donna non potendosi recare al mercato perché si sentiva male mandò la ragazza a vendere una cesta di pane.

Mentre stava esponendo il filone e le focacce arrivò una donna brutta come il peccato che le disse:- Vendi del pane?

- Certo – rispose la ragazza

- Ah sì, guarda questo è duro, questo altro è poco lievitato- E così dicendo tagliava il pane in tanti pezzi rovinando tutto.La ragazza non vendette nemmeno un tozzo e per non buttarlo lo regalò.

Ritornata dalla signora, glielo pagò e non disse nulla dell’accaduto. La mattina dopo andò al mercato a vendere cipolle e si munì di un grosso coltello. Appena depose la cesta sul bancone ecco arrivare la donna brutta, brutta e cominciò a tagliare le cipolle dicendo che non erano buone o che erano marce. La ragazza la lasciò avvicinare e improvvisamente l’afferrò per i capelli e le puntò il coltello alla gola dicendole: - Hai finito di rovinarmi, adesso ti mando all’altro mondo.

-No, no lasciami vivere, io sono la tua fortuna.

- La mia sfortuna vorrai dire.

- Da oggi in poi sarò la tua fortuna, vedrai.

- E come se mi hai sempre rovinata?

- Prendi questo gomitolo di filo bianco e conservalo, sarà la tua fortuna. La donna scomparve e la ragazza invece di ritornare dalla signora andò dal pastore a prendersi la giacca di pecora.

L’indumento era pronto, la ragazza pagò e partì verso la città. Si presentò al palazzo del re e chiese se la potevano accettare come serva e la regina, interpellata, acconsentì. In quel tempo si stavano facendo i preparativi perché il figlio del re si doveva sposare.

Le sarte erano intente a cucire l’abito della futura sposa, ma arrivate alla parte finale non bastò il filo per l’orlo. Si mandò a comprarlo, ma in nessun paese si trovò quello dello stesso colore e della medesima qualità. La regina era disperata, non sapeva come fare.

Nel castello non si parlava d’altro e anche la ragazza seppe il fatto.

- La regina pagherebbe a peso d’oro se qualcuno potesse procurarle quel filo che manca per finire l’abito- disse un giorno una serva alla ragazza.

- Se è per questo io, avrei un gomitolo di filo, ma non so se è quello giusto.

- Vieni ti conduco dalla regina, sarà lei a dire se va bene.

La ragazza fu condotta alla presenza della regina e avuto il gomitolo si accorse che era quello giusto e disse alla ragazza:

- Metteremo questo gomitolo su piatto della bilancia e dall’altra parte metteremo dell’oro. Ti darò tanto oro quanto peserà il gomitolo e conciarono a mettere oro sul piatto della bilancia che pendeva sempre dalla parte del gomitolo. Misero gioielli, pietre preziose, il testamento del castello, lo scettro, ma solo quando misero la corona, la bilancia si equilibrò.

- A questo punto – disse la regina- poiché abbiamo messo tutto nelle tue mani per il tuo gomitolo, è meglio che sposi tu mio figlio.

Così si celebrarono le nozze e la ragazza volle invitare anche le sorelle che nel frattempo si erano sposate anche loro. E fu una grande festa che ancora oggi qualcuno ricorda.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: