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lavoro pubblicato giovedì 6 marzo 2014
ultima lettura martedì 12 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Gli occhi di Gianna

di ATREDES68. Letto 1257 volte. Dallo scaffale Gialli

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La stanza è di una banalità assoluta. Di quelle che per una vita intera guardi senza mai osservarle veramente, che non sapresti nemmeno descrivere perché in verità i tuoi occhi sono stati solo di passaggio su di essa. Un divano dal tessuto consunto, poltrone che hanno visto tempi migliori, un carrello dei liquori e un ripiano dove è poggiata la televisione. Foto di famiglia appese al muro, generazioni intere che guardano l’unica cosa non banale della stanza: il corpo della donna riverso a terra, morti che guardano una morte. La pelle bianca attraversata da una profonda ferita alla gola da cui è uscito il sangue e con esso la sua vita. La vita di Gianna,così si chiama, così mi pare che m’informa il maresciallo Ronzani. Il liquido vitale rosso scuro si è rappreso sul pavimento, formando una pozza dietro la testa e intingendo il castano dei capelli della donna. Le da quasi una sorta di aureola grottesca, un tentativo macabro per mettere in risalto quel viso giovane, quegli occhi verdi persi nel vuoto. Quegli occhi che ora fissano me, chino su di lei, e che hanno fissato per ultima cosa il suo assassino e che se potessero parlare mi semplificherebbero la vita da investigatore della scientifica. Bella ragazza, penso, la morte non ha potuto cancellare completamente la sua bellezza diafana. Le sue labbra mantengono ancora un piccolo bagliore rosa, che scomparirà nel grigio man mano che la morte conquisterà ogni angolo del suo corpo. Quelle labbra che..

Dio Santo,non non può essere possibile!!! Lei è morta, Gianna è morta!!

“Ciao” mi dicono le sue labbra.

Non può essere, sto vaneggiando,sono fuori di testa!! Maledizione, è quel maledetto oppio. Incomincio ad avere le visioni. Troppi anni nella scientifica, troppi cadaveri, vite spezzate, membra disfatte e corpi straziati, alla lunga mi hanno portato il conto da pagare, e ho cercato di sfuggire al mio creditore invisibile,nascosto prima nell’animo e poi nella mente, annebbiandomi a mia volta nelle volute di fumo dell’oppio, la mia ultima debole corazza. O forse il mio cavallo di Troia dove il nemico, subdolo, si è nascosto per poi attaccarmi

“Ciao” mi ripetono le labbra, quasi a capire il mio stupore e a cercare di convincermi che è tutto vero

“Ho poco tempo, prima che anche il mio ultimo segno lasci questo posto, perciò ascoltami!!”

Resto quasi pietrificato, instupidito e come un ebete mi trovo a rispondergli, anche se non so se parlo o lo faccio solo con la mente. Ma che importa, non è grottesco comunque stare qui a rispondere ad un corpo senza vita?

“Non può essere, tu sei morta, questo è solo un brutto scherzo dovuto all’uso dell’oppio!!”

“ E se anche fosse così, cosa importa? Perché negarmi questo mio ultimo atto?Ascoltami!!” le labbra paiono quasi supplicarmi ora.

“tu DEVI scoprire il mio assassino. DEVI far in modo che lui la paghi”

Io continuo ad essere inebetito, non so piu dove sono e forse nemmeno chi sono.

Mi sento stupido e spaventato allo stesso momento “Ma come posso….tu non puoi parlarmi…io..”

“No, tu puoi..tu SAI….ti prego…l’hai fatto molte altre volte…DAMMI giustizia!!”

“ Io vorrei..cercherò.. ma tu come puoi parlarmi, tu non sei viva, sei MORTA!!!

“Lo so..e lo sai tu..non stai impazzendo…almeno non ora…”

“Perché proprio io?Cosa vuoi da me? “

Le labbra continuano, sempre piu emaciate, ma ancora capaci di parlarmi, almeno alla mia mente!

“Perché tu sai…tu puoi…l’hai fatto per tanti altri..ora lo devi fare per me..”

“Bastaaaa!! Dimmi cosa vuoi, cosa debbo fare e vattene..vattene dalla mia mente!”

“Sì andrò via dalla tua mente…ma solo quando tu mi avrai dato giustizia,quando avrai dato il colpevole alla giustizia..ero un fiore, ora sono solo pasto per vermi”

“Ma come posso…”

“Guardati le mani, guardati le mani…ora devo andare, via..per sempre…dammi giustizia, ti prego!”

Le sue labbra ora sono completamente grigie. E non si muovono piu. Se mai realmente si siano mosse, se il tutto non sia stato frutto della mia fantasia o dell’oppio. O di entrambe le cose, causa ed effetto.

MI guardo le mani, però, quasi infantilmente. Cercando in esse il riscontro che è stato tutto un sogno, un incubo ad occhi aperti.

Ma le mani mi rispondono che no, non è stata fantasia. Nemmeno fisica realtà, ma qualcosa incredibilmente piu vero di qualsiasi fantasia. Le mani, le mie mani sono sporche di sangue. Non mio, suo.

E allora ricordo. Il ritorno a casa dalla fumeria d’oppio. Il litigio con Gianna, la mia compagna. La minaccia di abbandonarmi. E la rabbia, cupa e vorace divoratrice d’anima, che s’impossessa di me. Il punteruolo per il ghiaccio afferrato e usato per colpirla. Per fare in modo che Gianna appartenga per sempre a me. Per punirla. O per punirmi.

Solo ora sento nitidamente il maresciallo Ronzani che mi parla “Tenente, tenente… cosa è successo qua? Chi è stato a fare questo alla signorina Gianna?”

Riesco a staccarmi da quegli occhi verdi, e mi giro verso di lui. Lo guardo, ma, in realtà, non lo vedo come per molti anni non ho mai veramente visto quella stanza di casa mia. Lo guardo sapendo che ora gli occhi presenti in quelle fotografie appese ai muri sono voltati verso me. Ma lui, il Ronzani, questo non può vederlo, né capirlo.

Alzo le mani, sporche di sangue. Il sangue di Gianna, l’unica cosa che mi è rimasta di lei.

Le devo dare giustizia, lo so. E’ il mio mestiere, dopotutto.

Ora sono lucido. Non sono piu l’oppio e le mie paure, i miei incubi a farmi agire, muovermi,parlare.

Il Ronzani cerca di scuotermi :

“Tenente, mi risponda..,dica qualcosa. Maledizione! ha l’aria di chi ha visto il diavolo!”

Continuo a guardarlo. Gli sorrido perché non sa quanto sia vero ciò che ha detto.

“ E’ vero, ho visto un diavolo…e quel diavolo sono io,Maresciallo Ronzani. Sono stato io..io ho ammazzato Gianna…”



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