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lavoro pubblicato giovedì 6 marzo 2014
ultima lettura mercoledì 9 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Uno strano caso

di Shaahir. Letto 389 volte. Dallo scaffale Fantasia

Diario personale di Sheen, terrestre di un universo parallelo catapultato inspiegabilmente nel nostro universo. Paragoni, pensieri e racconto di una nuova vita...

L'inizio

E' strano che il destino giochi scherzi di questo tipo.

Era un martedì di 9 anni fa (ho scoperto che era il 18 gennaio 2005) e mi stavo recando al Risanatore per sistemare un'anomalia cardiaca sorta per un colpo d'onda. Ah già... non sapete cos'è un colpo d'onda. Diversamente da voi nel mio mondo, essendoci due lune, il campo magnetico dei due satelliti riscaldato dai raggi solari crea una sorta di onde, voi le chiamereste aurore, che a volte viaggiano a pochi centimetri dal terreno. Per questo portiamo nell'occasione una cintura che genera un magnetismo contrario a quello creato dall'onda. Praticamente è un riparo, come il vostro ombrello quando piove.

Insomma, il giorno in cui si sono verificate le Onde io stupidamente non avevo portato con me la cintura. A noi sbadati capita spesso. Ma basta poi andare al Risanatore, una struttura medica che si trova ovunque , in pochi minuti sei nuovo come prima.

Arrivato al Risanatore, aspetto il mio turno e poi entro nello spogliatoio, mi spoglio, ed entro nel tubo che ripara i danni fisici. L'ho fatto decine di volte perciò non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello l'idea che qualcosa possa andare storto.

Per facilitare la permanenza nel tubo, circa 10 dei vostri minuti, il computer induce il paziente al sonno, così sta fermo e non crea problemi. Perciò addormenta anche me.

E iniziano i miei problemi.

Mi ricordo che è stato come un viaggio, mi è sembrato di allontanarmi dal mio corpo, volavo.....ma era tutto buio............ ero per caso morto? Strano, assurdo, per una cosa così semplice come una riparazione. Tutte le altre volte che ero entrato in quel tubo non era mai successo niente di simile. Finalmente il viaggio finiva. Ma la sensazione provata dalla fine di quel viaggio mi preoccupava. Non riuscivo a svegliarmi, mi sentivo male, intorpidito e con un forte dolore al petto. La testa sembrava compressa , le tempie pulsavano e ripeto....il petto mi faceva un male incredibile e cosa più strana, non riuscivo a respirare ma contemporaneamente nei polmoni entrava aria. A un certo punto apro finalmente gli occhi. Cerco di guardarmi in giro ma mi sento talmente intontito che tutto quello che ricordo è una signora con le lacrime sul viso che mi guarda piena di amore e affetto. Scoprirò a breve che si tratta di mia madre o meglio della madre di Giacomo. Perdo di nuovo i sensi e poi mi risveglio. In quel momento, mentre riacquisto lucidità ma accorgo di avere un tubo "conficcato" in gola e tanti piccoli tubicini che partono dal mio corpo. Arriva un ragazzo con un camice azzurro che mi guarda e mi chiede "Come stai? Fai cenno con la mano e non cercare di parlare". Mi chiedo che razza di lingua parla e com'è che riesco a capirlo? Ma dove sono? Ma cosa ci faccio con un tubo in gola? E poi...come potrei rispondergli se il tubo mi ostruisce la bocca? Insomma una marea di domande alle quali non riesco proprio a dare risposta. Ma con la mano faccio cenno che è tutto a posto.

Finalmente il ragazzo col camice azzurro mi strae il tubo dalla bocca.....una liberazione, i miei polmoni cominciano a respirare ma nel momento in cui faccio per alzarmi, con una mano mi blocca e mi domanda sempre con quel linguaggio strano che però capisco "ma dove credi di andare?". Sento la mia bocca , con una fievole voce, rispondere sempre nella stessa lingua e con tono molto basso "vado a casa". Al chè scoppia a ridere e mi dice "se riesci vai pure". E' in quel momento che mi ricordo di avere tutti quei tubi incollati al corpo e una grossa medicazione sul petto.... Ma la cosa più sconvolgente è che, guardandomi attorno mi accorgo anche di essere dentro a una grossa stanza separato dagli altri letti da una tenda azzurra. Sento gente che parla, chi ha il camice bianco da gli ordini mentre chi ha quello blu o azzurro esegue. "Ma dove sono?". Finalmente compare quella signora che si avvicina al mio lettino e mi bacia sulla fronte. La vedo più tranquilla e finalmente non piange più. Odio vedere gente piangere, chiunque sia. Mi guarda e mi chiede "Giacomo.....come stai amore?". Dentro di me penso che forse ha sbagliato persona, io mi chiamo Sheen, ma mi sembra molto sicura di sé in quel momento e c'è anche il ragazzo col camice blu (scoprirò che si chiamano infermieri) con in mano una cartella con scritto con dei segni assurdi che stranamente capisco "Giacomo Rossetti". Cavolo ma sono davvero io questo Giacomo?

L'infermiere in un certo senso mi aiuta dicendomi "tua mamma è molto preoccupata, falle vedere che stai bene". A quel punto, visto il mio stato di salute e la situazione in cui mi trovo, confuso e stordito da quanto fino ad ora inspiegabilmente accaduto, non ho la forza per intavolare una discussione e decido di stare al gioco tanto avrò tempo dopo per chiarire il malinteso e capire o cercar di capire che diavolo è successo. Le dico "Si mamma sto bene ma ho sonno" e con queste parole vedo che il suo viso si rasserena e finalmente sorride. Non so perché ma provo un immenso piacere nel vederla sorridere, come se fossi legato a lei da un affetto enorme. Strano perché io una madre non ce l'ho. Sono nato in laboratorio come la maggior parte di noi. Ma questa situazione, con una mamma, mi piace molto. E' bello vedere che una persona tiene a te più che a se stessa. Mi riaddormento e crollo in un sonno profondo, che viene però interrotto da un bruciore allucinante al petto. Apro gli occhi....è la prima medicazione. Finalmente riesco a vedere il danno che queste persone hanno fatto al mio corpo. Uno squarcio grandissimo sul petto. "ma siete pazzi? Ma cosa mi avete fatto?". Un uomo col camice bianco si avvicina e mi dice "Senta Giacomo, lei ha avuto un infarto, non l'ha curato e l'unico modo per salvarla da morte certa era quello di inserirle una guarnizione tra la valvola e il ventricolo e per farlo abbiamo dovuto aprirle il petto, tagliare lo sterno, sgonfiarle i polmoni e fermarle il cuore."

A quelle parole rimango scioccato. "Mi avete aperto? Mi avete messo una guarnizione? Che diavolo è un infarto? Anche se sono ignorante in materia lo so anch'io che sarà da un migliaio d'anni che non vengono più fatte cose simili. Ma siete impazziti?"

L'uomo col camice bianco, il dottore che a una persona dotta non somiglia affatto, mi guarda e mi chiede "ma crede di essere su Star Trek?"

"cos'è uno Star Trek?" gli rispondo. Non mi dice più niente e se ne va.

Dopo credo 2 giorni di assoluto far niente bevendo pure pochissimo perché quella che chiamano "anestesia" può causarmi ancora problemi, mi trasferiscono in un reparto, in una stanza con 2 finestre. Finalmente un po' di luce. Ma sono ancora rintronato e comincio a preoccuparmi perché è strano che quella sensazione persista. Non dovrò mica passare tutto il resto della mia vita così?

Entra il dottore e gli chiedo "ma perché mi sento ancora così stanco?"

"perché l'anestesia è ancora in corpo Giacomo, stai tranquillo il tuo corpo ha reagito bene all'intervento, presto starai bene"

Un paio di giorni dopo, mi levano i tubi dal corpo, uno di quelli mi che raccoglieva le mie urine mi dava un fastidio incredibile. Posso finalmente alzarmi. Dopo due giorni trascorsi a guardare un video che trasmette documentari su animali che non avevo mai visto, il telegiornale che trasmette le notizie di un mondo a me totalmente sconosciuto comincio a farmi un'idea seppur misera di in che razza di pasticcio sono finito. Fortunatamente c'è mamma Francesca che mi viene a trovare e mi da sollievo con quell'affetto che scaturisce da tutto il suo corpo. Non immaginavo di essere così importante per una persona. Questo Giacomo è un uomo proprio fortunato.

Mi alzo a fatica dal letto e mi avvicino alla finestra. E con grande sorpresa e spavento scopro un mondo che non è il mio. Finchè ero sdraiato nel letto, all'interno di 4 mura potevo ancora sperare di essere finito in un Risanatore di pessima conduzione, cosa questa assurda perché non esistono risanatori così. Ma quello che ora vedo al di là del vetro è sconvolgente. Piante di un verde intenso e un cielo di un azzurro pallido e..... manca qualcosa.... Le lune. Ma forse sono dietro e ora non si vedono. Vedo una "strada" con apparecchi che vanno e vengono. Scopro che si chiamano macchine e che sono dei mezzi di trasporto con motore a scoppio che emette fumi tossici. Alzo gli occhi al cielo e lo trovo immobile. Io sono abituato al mio cielo che è simile al vostro mare. Ha le onde che quando non scendono a bassa quota creano dei colori bellissimi nel blu limpido.

Inizio a pensare che forse qualcosa nel risanatore non ha funzionato. Mi faccio un'idea tutta mia di cosa può essere successo. Io non sono un uomo di scienza, ho sempre lavorato nei trasporti prediligendo di più quelli terrestri e marini perché quelli spaziali mi fanno venire la nausea, insomma ho paura di volare, ma ho sempre creduto che esistessero altre dimensioni oltre alla mia e forse adesso ne ho la prova reale. Sono finito, o meglio, la mia anima è finita in un universo parallelo, è entrata nel corpo del mio alter ego e ha sostituito l'anima che lo abitava. Dunque l'anima di Giacomo ora è dentro al mio corpo nel mio universo. Chissà come l'ha presa? Mi vien da ridere se penso al momento in cui è uscito dal tubo e si è svegliato. Chissà come avrà reagito. Certo è che sentirà la mancanza di mamma Francesca. Nel mio universo è solo.

Non sto a raccontare di tutti i giorni passati dentro l'ospedale perché diventerei noioso. Posso solo dire che ho meditato sul modo di tornare nel mio mondo ma non ho trovato niente che potesse aiutarmi. L'unica cosa che mi rimane da fare è accettare di vivere in questo posto finchè chi mi ha mandato qui non venga a riprendermi. Per fortuna c'è mamma Francesca che mi da sollievo col suo affetto.

Finalmente torno a casa (di Giacomo). Viene Pietro , il marito (?) di mia sorella Leila, a prendermi e finalmente salgo su questa "automobile". Sembra semplice da pilotare, a parte il rumore leggermente fastidioso. E' comoda, ma sei costretto a stare seduto e ad allacciarti una cintura che ti tiene ancorato al sedile. Vengo a sapere che serve per evitare di farsi male in caso di incidente. Che cosa stupida.... Se l'auto si schianta da qualche parte dubito di non farmi male. Ma pare sia obbligatorio usarla.

Pilotare un'automobile non sembra difficile. Studio i movimenti di Pietro, guardo come schiaccia i tre pedali e perché muove in continuazione quella leva posta tra i due sedili. Il "volante" è antiquato ma sembra l'unica cosa azzeccata all'interno di quell'abitacolo. E, cosa questa molto positiva per me, non vola, non si stacca nemmeno di un centimetro da terra.

Premetto che uso termini di uso comune perché nel tempo mi sono dovuto adeguare a parlare come voi. Alcuni oggetti nel mio mondo non esistono e altri vengono chiamati in altro modo ma penso che la narrazione sia più comprensibile se accantono la mia lingua e i termini usati nel mio mondo e parlo come voi. Avrete capito comunque che parlo una lingua diversa, che il mio mondo è tecnologicamente piu avanzato e vivo in una società sviluppata che ha acquisito conoscenze e stili di vita a un livello più elevato e comunque diverso.

Quei giorni me li ricordo ancora, qualunque cosa per me era nuova ma non volevo che si capisse onde evitare di venire scambiato per pazzo. Visto come vivono in questo mondo non mi conviene passare per diverso. Ho preferito fare la parte dello smemorato dando la sensazione di essere un po' "stordito" come dicono qui. Ma la mia mente ha lavorato molto e ora sono qui a cercare di mettere a paragone il mio mondo col vostro. Non so se vi sarà utile o meno, ma voglio spiegarvi come alcune cose che qui sono presenti, nel mio mondo non esistono piu. Voglio cercare di comunicare e condividere le enormi differenze tra la mia civiltà e la civiltà di questo universo. Ho odiato questo posto per diversi anni, ho temuto per la mia vita e ho sofferto per sopravvivere senza i mezzi che il mio universo ha messo a disposizione della mia gente. E' dura vivere in questo mondo, davvero dura, è un mondo primitivo, concentrato sul profitto di pochi a discapito di molti. Una società capitalista pronta a farsi guerra per lo sfruttamento delle risorse, una civiltà divisa da differenze culturali e religiose a volte portate all'esasperazione e sfociate in violenza. E io, uomo di un altro universo, mi trovo come catapultato qui da un'evoluzione completamente diversa, costretto a vivere una vita che non è mia, nel corpo di questo Giacomo che fortunatamente sembra essere una brava persona, visto come viene considerato dalla gente. Ho sognato per anni il mio ritorno a casa ma alla fine è qui che vivo adesso e forse nel mio piccolo posso contribuire a migliorare qualcosa. Anche se ci sono enormi differenze e divergenze di pensiero ho scoperto che in questo mondo c'è anche brava gente.

Fine I capitolo



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