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lavoro pubblicato martedì 4 marzo 2014
ultima lettura sabato 5 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il satiro e il fiore

di Cmin. Letto 730 volte. Dallo scaffale Fiabe

C'era una volta, in una foresta dimenticata dall' uomo, un satiro molto laborioso. Passava le giornate occupandosi delle piante della foresta, curava gli alberi e dissetava le piantine più fragili, dilettandosi, nel tempo libero, con le belle ni...

C'era una volta, in una foresta dimenticata dall' uomo, un satiro molto laborioso. Passava le giornate occupandosi delle piante della foresta, curava gli alberi e dissetava le piantine più fragili, dilettandosi, nel tempo libero, con le belle ninfe che abitavano i cespugli più rigogliosi e i fiumi più limpidi.

Un giorno, vagando nel sottobosco, il satiro vide un piccolo e fragile fiore che splendeva al centro di una radura, baciato lievemente dal sole. Era una pianta magnifica, dai petali di un rosso brillante ornati da gocciole di rugiada cristallina, e foglie di un verde brillante.

Il satiro se ne innamorò perdutamente. Si mise subito all' opera, portando coccinelle per tenere lontani gli insetti nocivi e creando un piccolo riparo di ramoscelli contro le piogge troppo violente, ma facendo in modo che il fiore ricevesse sempre una illuminazione adeguata.

Ogni giorno raccoglieva la rugiada più fresca del mattino in grandi foglie, che usava poi per dissetare l' amata piantina; e restava disteso per ore ed ore, incantato, ad ammirare quel monumento alla bellezza.

Ma un brutto giorno il satiro trovò quello splendido fiore debole e fragile, colpito da un male sconosciuto. Si prodigò ore ed ore per trovare una cura, inutilmente. Chiese a chiunque nel bosco, ma nessuno sapeva come aiutarlo.

Distrutto dal dolore, si sdraiò nella radura, accanto al fiore morente. Pianse disperato pregando chiunque potesse sentirlo di non lasciar morire l' unica fonte del suo amore, fino ad addormentarsi.

Si svegliò alle prime luci dell' alba, colpito da una luce potente, troppo bianca perché fosse del sole. Difatti era la luce della Natura stessa, destata dalle preghiere dello sfortunato amante. Senza dire nulla, quella creatura luminosa si chinò verso il fiore, ormai quasi del tutto appassito, e versò una lacrima che andava al di là dello spazio e del tempo, in grado di mostrare passato, presente e futuro, come simbolo di ammonimento; poi semplicemente svanì.

Dapprima non successe nulla, ma lentamente la pianta cominciò ad acquisire colore, poi a crescere, sempre di più, sempre più luminosa. Divenne grande tre, quattro volte di più, fino a raggiungere l' altezza del satiro, che carponi ammirava lo spettacolo totalmente stupito. Poi il fiore cominciò a trasformarsi, ad assumere sembianze umane, finché non divenne una splendida donna dai capelli rossi.

Il satiro rimase a terra, paralizzato, per alcuni momenti. I suoi occhi si inumidirono e si alzò con rapidità, correndo incredulo ad abbracciare la donna che prima era stata quel suo fiore tanto amato.

Rimasero abbracciati a lungo ed è così che ci piace ricordarli.

Fine.

Ebbene, se proprio volete sapere come proseguì la storia e cosa significò quella lacrima veggente, potete continuare a leggere, ma siete ancora in tempo per andarvene.

I giorni passarono, dopo un primo periodo di gioia ed estasi, che vedeva i due teneri amanti appassionatamente legati l' uno all' altra, qualcosa cominciò a guastarsi.

Il satiro cominciava a sentire uno strano malumore, divenne sempre più taciturno e si allontanava di casa spesso, senza dire nulla a quella donna che era stata il suo fiore, ed il suo amore.

Cominciò a fumare e a diventare irritabile, una sensazione di Nulla si era fatta strada nel suo cuore, sentiva un freddo apatico che non riusciva a scacciare e che cancellava ogni sentimento benevolo.

Lei cercò di parlargli, di capire cosa avesse, ma era dolce e gentile come un fiore, incapace di persistere. E il satiro sembrava sempre più irritato dalla sua presenza e dalle sue domande.

Finché un giorno, dopo quasi una settimana di assenza, la donna decise di andare a cercarlo. Preoccupata, vagò nei boschi per molte ore, finché non sentì delle risate provenire da un laghetto. Andò ad indagare, ma quale dolore la invase quando vide l' amato satiro che nuotava felicemente con due giovani ninfe, sorridente come non lo vedeva da tempo.

Scappò in lacrime decisa a non tornare mai più. E il satiro la vide, assisté alla sua reazione, ma fece semplicemente spallucce e tornò a godersi la vita come aveva sempre fatto, forse anche più di prima.



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